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Tra fede e marketing: devozione nella Livorno d’età moderna
Tra fine Seicento e inizio Settecento, i ritratti in negativo delle città porto, che ne sottolineavano il carattere empio, erano assai frequenti tanto nelle opere letterarie, quanto nelle fonti ufficiali. Ad essere bersaglio di tali strali erano in particolare i porti franchi accomunati, seppur con sfumature e regolamenti diversi, da specifiche libertà che li rendevano luoghi di alterità e sperimentazione. Era in particolare su Livorno che si andava sviluppando una “leggenda nera”. Proprio quei caratteri che ne favorivano il successo indiscusso nei commerci (le sue libertà fiscali e civili, una popolazione che oggi si direbbe multietnica, con usanze, religioni e quindi anche contatti e saperi diversi) erano visti come minaccia alla morale dei suoi cittadini. Se la stampa gesuitica aveva tutto l’interesse a presentare Livorno quale luogo di perdizione, quale palestra in cui le virtù dei propri padri
erano messe alla prova e temprate, internamente a Livorno si andava costruendo una narrazione ben diversa, tesa a presentare la città porto come luogo di devozione. Le élites locali si impegnarono nel veicolare un’immagine affatto diversa dal loro porto franco, facendo leva sul culto e sulla supposta protezione della Vergine di Montenero
Virtù, empietà e devozione nella costruzione dei porti franchi d’età moderna
Quello di virtù è concetto che, proprio per la sua ampiezza, e al contempo vaghezza, di significato, trovò in età moderna ampio impiego nei più diversi dibattiti. Nel corso del Settecento, ad esempio, venne utilizzato nel discorso sulla nascente società commerciale, domandosi se questa potesse conciliarsi o meno con gli ideali di virtù che derivavano dall’antichità classica attraverso il filtro dell’esperienza cristiana. Un punto di osservazione di particolare interesse per comprendere le funzioni del concetto di virtù tra economia, politica, morale sono i porti franchi. I porti franchi sono istituzioni sorte durante l’età moderna, inizialmente nel bacino mediterraneo, e in seguito diffusesi a livello globale. In origine si trattava di città porto nelle quali, oltre ad agevolazioni di natura fiscale per promuovere il commercio, gli abitanti godevano di peculiari libertà civili e religiose. Ne conseguì che per tutto l’antico regime i porti franchi rappresentarono laboratori non solo economici – ottica con la quale sono stati per lo più studiati, anche per l’influenza della lettura di Adam Smith secondo il quale rappresentavano il primo gradino verso il libero commercio – ma anche politici, istituzionali, civili, culturali e religiosi. L’immagine pubblica, spesso giocata sulla contrapposizione tra virtù e vizio, era un elemento costitutivo dei porti franchi e poteva contribuirne al successo o all’insuccesso. Per questo motivo la discussione sulla moralità dei porti franchi non era appannaggio dei soli circoli intellettuali, ma era parte delle quotidiane pratiche di governo e di gestione dell’informazione, come qui illustrato attraverso il caso di Livorno che passò dall’essere luogo di empietà a sede delle più profonda devozione, almeno nelle narrative delle élite locali
«Society is a hole»: la virtù della disobbedienza civile e incivile nelle controculture della seconda metà del Novecento
Il rapporto tra le diverse generazioni si è sempre definito in termini conflittuali, a maggior ragione nel Novecento, un secolo non solo “breve” (secondo la celebre definizione di Hobsbawm), ma anche “accelerato” (riprendendo il sottotitolo del romanzo Generazione X di Coupland), in cui la ricerca di modalità espressive autonome da quella dei genitori ha portato a ridurre sempre più l’arco cronologico in cui si inscrive una generazione. In questa prospettiva il giovane, qualunque giovane in qualunque momento del secondo Novecento, diventa il perfetto folks devil e suscita quel fenomeno ben descritto da Stanley Cohen, proprio partendo dalle sottoculture dei Mod e dei Rocker britannici, che conosciamo come panico morale (moral panic). L’intervento punta ad evidenziare come nel Novecento le sottoculture e controculture abbiano definito nuovi canoni etici ed estetici che disobbedivano al comune sentire e che progressivamente sono rientrati (in parte o in tutto) nell’alveo della cultura dominante in un susseguirsi di conflitti più o meno espliciti. La disobbedienza, quindi, diventa un modo di affermazione individuale e generazionale, uno strumento per affermare un passaggio di consegne generazionale e in questi termini, una virtù
Free Trade and Free Ports in the Mediterranean
How did free trade emerge in early-modern times? How did the Mediterranean as a specific region – with its own historical characteristics – produce a culture in which the free port appeared? What was the relation between the type of free trade created in early-modern Italy and the development of global trade and commercial competition between states for hegemony in the eighteenth century? And how did the position of the free port, originally a Mediterranean ‘invention’, develop over the course of time? The contributions to this volume address these questions and explain the institutional genealogy of the free port.
Free Trade and Free Ports in the Mediterranean analyses the atypical history and conditions of the Mediterranean region in contradistinction with other regions as an explanation for how and why free ports arose there. This volume engages with the diffusion of free ports from a Mediterranean to a global phenomenon, whilst staying focused on how this diffusion was experienced in the Mediterranean itself. The contributions to this volume bring together the traditional issues of religious openness and tolerance in physically separated areas and the role of consuls and governors, via fiscal techniques, architectural and administrative aspects, with questions about geopolitical balance and primacy
Virtù e società perfette: una questione pedagogica di lungo periodo
Forme di immaginazione di realtà sociali, politiche ed economiche pensate come alternative rispetto alla realtà storica in cui vengono elaborate; disegni di società perfette, proiettate in una dimensione spazio-temporale indefinita, le utopie vengono assunte in questo contributo come privilegiata fonte storica. La tensione al miglioramento sociale è però anche, intrinsecamente, questione pedagogica, le società perfette infatti richiedono l’esistenza di uomini altrettanto perfetti capaci di far esistere e sussistere le stesse società. La felicità individuata come stato sociale ottimale è il risultato di un’educazione alla virtù a sua volta testimonianza di una subordinazione della felicità del singolo a quella della collettività. Attraverso l’analisi di alcune utopie moderne si cercherà di evidenziare, nel reciproco rimando tra politeia e paideia, le virtù necessarie alla perfetta felicità
Goethe e l’Arcadia: riflessioni a partire dal ritratto dell’artista da giovane
The subject of the article is the recurrence of the Arcadian motif in certain significant moments in Goethe's life and works, from the family portrait of Johann Conrad Seekatz to "Faust". Arcadia in Goethe never ceases to resurface as an archetypal image of an indelible desire
Et in Arcadia Arcadiae? Il paesaggio della Foresta di Arden in As You Like It
This essay focuses on the Forest of Arden in "As You Like It", highlighting how this landscape is not simply a homogeneous ‘other’ space that allows characters to undergo metamorphoses of various kinds; rather, it also offers references to particular genres and traditions that privilege awareness and change at the expense of the immobility of the Arcadian ideal. Focusing on the religious and romance tradition, this essay attempts to show how the implications of these references are more specific than generally understood: although certain traditions are usually listed among the influences on Shakespeare’s playwriting of this comedy, this paper focuses on the role they play in the text – that is, they contribute to the play’s didactic aims. Also, this essay suggests that such educational approach is probably the only feature of the pastoral seriously maintained in the comedy
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