597 research outputs found

    Decay of persistent currents in annular atomic superfluids

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    We investigate the role of vortices in the decay of persistent current states of annular atomic superfluids by solving numerically the Gross-Pitaevskii equation, and we directly compare our results with experimental data from Ref. [1]. We theoretically model the optical phase-imprinting technique employed to experimentally excite finite-circulation states in Ref. [1] in the Bose-Einstein condensation regime, accounting for imperfections of the optical gradient imprinting profile. By comparing simulations of this realistic protocol to an ideal imprinting, we show that the introduced density excitations arising from imperfect imprinting are mainly responsible for limiting the maximum reachable winding number wmaxw_\mathrm{max} in the superfluid ring. We also investigate the effect of a point-like obstacle with variable potential height V0V_0 onto the decay of circulating supercurrents. For a given obstacle height, a critical circulation wcw_c exists, such that for an initial circulation w0w_0 larger than wcw_c the supercurrent decays through the emission of vortices, which cross the superflow and thus induce phase slippage. Higher values of the obstacle height V0V_0 further favour the entrance of vortices, thus leading to lower values of wcw_c. Furthermore, the stronger vortex-defect interaction at higher V0V_0 leads to vortices that propagate closer to the center of the ring condensate. The combination of both these effects leads to an increase of the supercurrent decay rate for increasing w0w_0, in agreement with experimental observations. [1]: G. Del Pace, et al., Phys. Rev. X 12, 041037 (2022

    La pace “positiva” nell’ottica del diritto costituzionale comparato: lo Stato interculturale nell’area andina

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    Al termine pace Norberto Bobbio attribuisce vari significati. Due di essi sembrano utili a introdurre il tema dello Stato interculturale nella prospettiva del diritto costituzionale comparato. Con pace “negativa” si intende l’assenza di guerra. Con pace “positiva” si fa invece riferimento a uno stato giuridico in cui le parti politiche si accordano per regolamentare i loro futuri rapporti, al fine di evitare la conflittualità

    The portraits of Giulia Gonzaga: a virtuous noblewoman of the Renaissance

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    reservedGiulia Gonzaga fu una nobildonna italiana vissuta tra il 1513 e il 1566. Appartenente ad un ramo cadetto dei Gonzaga che si contraddistinse per valore militare e buone lettere, risulta figlia di Ludovico, signore di Gazzuolo e Sabbioneta, e di Francesca Fieschi. Alla base del mio elaborato vi è il desiderio di conoscere fino in fondo una delle figure femminili che animarono buona parte del XVI secolo e una delle donne più celebrate del suo tempo per bellezza, ingegno e moralità. Durante le mie ricerche ho appreso che i testi su Giulia Gonzaga, messi a disposizione dalla storiografia, sono vari e diversificati; ognuno di loro mette in luce un particolare aspetto della vita della nobildonna. Le prime biografie iniziarono ad apparire sulla scena dal XVII secolo e proseguono fino ai nostri giorni. Giulia riuscì a creare un mondo tutto suo, recitando più parti e arrivando a creare molte immagini idealizzate di se stessa. La nobildonna mantovana fu una delle ultime titolari di una corte rinascimentale. Riuscì infatti a raccogliere nel castello di Fondi una piccola ma raffinata corte frequentata da intellettuali, scrittori, pittori come Sebastiano del Piombo e poeti illustri come Gandolfo Porrino e Francesco Maria Molza. Il cardinale Ippolito de’ Medici fu una delle personalità più vicine alla bella Giulia Gonzaga e fu di sicuro la persona politicamente più importante. Procedendo con lo studio, ho scoperto che Giulia Gonzaga fu protagonista di vicende non solo politiche ma anche religiose che segnarono nella storia dell’Italia del Cinquecento, una svolta senza possibilità di ritorno. Una volta che raggiunse la posizione di signora di corte, venne presa dall’angoscia e fu tormentata da una moltitudine di problemi morali. La nobildonna iniziò allora ad organizzare a Fondi convegni e conferenze ad indirizzo religioso che portarono alla nascita di uno dei centri di riforma religiosa italiana in cui si impegnavano a ricercare la vera Fede. Tra i visitatori che le resero omaggio a Fondi fu lo spagnolo Juan de Valdés. Dopo il loro incontro e stanca delle controversie famigliari, decise di trasferirsi a Napoli. Dopo aver ascoltato la predicazione di Bernardino Ochino fu enormemente scossa e cadde in una profonda crisi religiosa; ella trovò pace soltanto nella conversazione assidua con Juan de Valdés finendo con il diventare uno dei più importanti membri del gruppo che lo spagnolo aveva riunito attorno a sé a Napoli. A succedere al ruolo di guida del movimento alla morte di Valdès fu proprio la Gonzaga. Nel 1542 l’Inquisizione romana dette inizio alla caccia degli eretici iniziando dagli ordini religiosi tradizionali. La morte la risparmiò dall’essere dichiarata eretica ma il papa ritenne che si dovesse infamare la sua memoria, cancellandone il ricordo per i posteri. Successivamente ho posto la mia attenzione su i ritratti di Giulia Gonzaga, una questione molto complicata e ancora non del tutto risolta. I problemi iconografici della bella dama sono resi complessi sia dall’ingente numero di copie e varianti dei suoi ritratti, sia dal fatto che molte sue rappresentazioni pittoriche, in seguito alle vicende religiose in cui fu coinvolta, vennero ritoccate. L’unico ritratto di Giulia Gonzaga che venne eseguito dal vero è quello realizzato da Sebastiano del Piombo nel 1532 su commissione del cardinale Ippolito. Da questo furono desunte copie commissionate ad altri pittori e la conseguenza fu che non si riuscì più a risalire all’unico originale. Oggi, di fronte alla moltitudine di dipinti che raffigurano Giulia Gonzaga, un gruppo di essi è stato individuato e sono riferibili a un’immagine di pia donna votata allo stato vedovile e dedita alla questione religiosa. Dopo un attento esame della ritrattistica di Giulia Gonzaga è stato possibile notare la persistenza di alcuni modelli iconografici che discendono da alcune effigi di elevata qualità

    Riqualificazione urbana ed infrastrutture per i trasporti. Il recupero di aree e la formazione di nuove centralità

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    Il tema della Tesi è la qualificazione del tessuto urbano frammentato attraverso il riuso delle aree dismesse. E’ stato elaborato un metodo che possa essere uno strumento di valutazione delle aree, al fine di comprenderne la loro vocazione e poterle sinergicamente legare fra loro e con il contesto circostante, in modo da creare nuove centralità che inducano una crescita socio-economica e urbana dell’intorno. Le reti di collegamento assumono un ruolo primario nel meccanismo induttivo e nel garantire l’interazione tra le parti del tessuto urbano. Nel corso del dottorato, la partecipazione a convegni, seminari, lezioni e laboratori, attinenti l’argomento di ricerca, hanno contribuito ad approfondire i temi trattati, dando un importante contributo alle riflessioni riguardanti il tema di ricerca. Il lavoro è composto da tre fasi: l’inquadramento ai temi principali, l’analisi attraverso l’individuazione e la stesura del metodo di ricerca; la diagnosi e la cura che comprendono la valutazione degli indicatori applicati ad un caso studio quale aiuto per calibrare e verificare lo strumento generico di guida all’orientazione delle decisioni di pianificazione. La prima parte inquadra i temi fondamentali inerenti l’argomento di Tesi. Si parte dall'analisi della città contemporanea; cui segue un breve approfondimento su alcune teorie economiche, spaziali ed estetiche che supportano la realizzazione del metodo di ricerca condotto; successivamente si delineano alcuni aspetti relativi ai temi delle aree dismesse e del sistema di reti e nodi e si conclude la parte di supporto al metodo con un cenno alle normative urbanistiche, utili ai fini della Tesi. Il metodo elaborato per valutare la vocazione sinergica dei siti dismessi, è stato applicato al Comune di Udine e, attraverso l’applicazione degli indicatori di qualità urbana individuati, ha fornito alcuni dati sui siti e sul territorio circostante, di natura morfologica, socio-economica ed ecologica che hanno permesso di elaborare alcune riflessioni sulle potenzialità delle aree abbandonate individuate come casi studio. Per rinforzare la validità del metodo sarebbe interessante realizzare altre applicazioni su contesti simili e anche diversi dal Comune Udinese, in modo da generalizzare maggiormente lo strumento di guida alle politiche urbane elaborato nella Tesi

    L'Unione Europea e l'obiettivo della pace

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    Contributo al volume edito in occasione del 50° anniversario del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Trieste, il testo evidenzia l'importanza della pace e del suo mantenimento alle origini e nell'evoluzione dell'Unione Europea

    Esserci a qualsiasi costo: Albania, Mediterraneo Orientale e spedizioni minori

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    Il saggio fa parte del volume, edito da Laterza e curato da Raoul Pupo, dal titolo “La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra”. Il libro si compone di tre parti, una sulle zone di occupazione italiane in territorio austriaco, di Andrea Di Michele, una sulle occupazioni adriatiche (Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia), di Raoul Pupo, e infine quella di Giulia Caccamo sulle occupazioni “altre”, suddivise tra i quattro capitoli dedicati rispettivamente all’Albania, al Mediterraneo Orientale (spedizione in Asia Minore e Dodecaneso), alle spedizioni minori in Russia e nel Caucaso e alle spedizioni in Bulgaria e in Alta Slesia). La finalità dell’opera è dare al lettore una visione complessiva delle logiche che hanno mosso la politica estera dell’Italia nell’immediato dopoguerra, sia attraverso le annessioni dirette sia “mostrando la bandiera” in territori sui quali si prospettava la possibilità di una futura influenza sul piano economico o strategico. Non si tratta di un saggio di storia militare, ma semmai di una rilettura in chiave politica di provvedimenti militari sui quali la storiografia corrente si è soffermata in misura minore e piuttosto frammentata, rispetto alla maggior attenzione dedicata alle occupazioni militari a ridosso e durante la seconda guerra mondiale. L’autrice si sofferma in particolare sugli aspetti velleitari di una politica di occupazione la cui sostenibilità, sul piano finanziario e politico, era assai discutibile, in un paese drammaticamente a corto di risorse e a rischio crescente di agitazioni sociali. Larga parte della classe dirigente, infatti, sperava che il tornaconto economico e politico di una presenza militare così estesa avrebbe di gran lunga superato i costi. Coloro che potevano vedere tutte le insidie insite in tale disegno, come gli alti comandi militari e i rappresentanti diplomatici, non seppero o non vollero opporvisi, confidando piuttosto che l’attesa affermazione dell’Italia quale grande potenza potesse costituire la panacea per i problemi interni

    Giudici di pace, polizia e “cultura giuridica del confine”

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    In questo contributo, partendo da ricerche svolte in Italia sull'attività del giudice di pace nel controllo dell'immigrazione e sui controlli di polizia verso l'immigrazione irregolare, si elabora il concetto di cultura giuridica del confine che accomuna polizia e giudici nella gestione dei confini interni in Italia

    Guardare al futuro: intelligenza artificiale, sicurezza nazionale e la sfida di preservare la pace

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    il contributo esamina l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla sicurezza nazionale, evidenziando rischi cibernetici, democratici ed etici e il ruolo del diritto, in particolare amministrativo, nel preservare pace, sicurezza e tutela dell’interesse pubblico collettivo

    La pace sbagliata: Versailles

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    Il "tradimento" dei XIV punti del presidente Wilson alla pace di Parigi creò i presupposti del tragico regolamento di conti, che fu la seconda guerra mondiale

    Amoreno Martellini, "Morire di pace. L’eccidio di Kindu nell’Italia del 'miracolo'", Bologna, Ed. Il Mulino - 2017

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    Il dibattito circa le relazioni tra Italia e Africa si arricchisce del contributo di Amoreno Martellini che, con il suo ultimo volume, propone un’analisi dell’eccidio di Kindu (Congo, 1961), durante il quale tredici soldati italiani furono uccisi da militari congolesi nel corso della missione di pace Onu, finalizzata ad arginare la guerra civile scoppiata in Congo a seguito della proclamazione dell’indipendenza dal Belgio. Obiettivo dell’autore è analizzare la ricezione in Italia dell’evento, rintracciando il clima politico e culturale all’interno del quale, a partire dall’eccidio, “si fabbricarono schemi culturali e stereotipi, si definirono appartenenza politiche, memorie e tradizioni contrapposte, si disegnarono culti, pratiche di elaborazione collettiva del dolore e del lutto, si declinarono al presente lacerazioni del passato” (p. 21)
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