201 research outputs found

    Recensione a: Gennaro Sasso, Purgatorio e Antipurgatorio. Un’indagine dantesca, Roma, Viella, 2019, pp. 200.

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    Recensione a: Gennaro Sasso, Purgatorio e Antipurgatorio. Un’indagine dantesca

    «Io son advisato como Habondio, cancellero de Bartholomio Collione, ritornò de Burgogna...»: la ricerca dell’ultima impresa del signore di Malpaga, Bartolomeo Colleoni

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    Il Quattrocento in Italia fu il secolo d'oro dei condottieri: protagonisti delle vicende politiche della Penisola, alcuni di loro divennero, grazie soprattutto alle loro imprese belliche, padroni di vasti territori italiani. Francesco Sforza, Federico da Montefeltro, Ercole d'Este sono gli esempi più celebri del ruolo da protagonista che i grandi condottieri ebbero sulla scena politica italiana quattrocentesca. Bartolomeo Colleoni, uno degli ultimi di questa generazione di uomini d'arme, animato da un sempre vivo spirito guerriero, può essere assunto a modello del condottiero tardo-medievale. Fino all'ultimo, infatti, dedicò la sua vita all'arte della guerra: nel 1473, quando ormai aveva 78 anni, era al servizio della Serenissima, e si era ritagliato un feudo personale nei pressi di Malpaga, nel Bergamasco, intavolò fitte trattative per passare al soldo del duca di Borgogna, Carlo il Temerario. Questo lavoro racconta l'affannosa ricerca dell'ultima grande impresa da parte del Colleoni, attraverso il confronto con le fonti storiche, in primis quelle diplomatiche. Queste, frutto dell' alacre attività degli ambasciatori che le potenze italiane inviavano presso le loro alleate o rivali, sono prime e vivide testimonianze degli accordi e dei numerosi tentativi che il signore di Malpaga fece per porre un ultimo, glorioso sigillo alla propria vita. Fino alla sua morte avvenuta nel novembre del 1475, infatti, il Colleoni accarezzò sempre l’idea di mettersi alla guida delle truppe borgognone nella guerra contro il duca di Milano, suo acerrimo nemico, ed esportare così oltralpe la propria fama di signore della guerra

    «Siati per le mille fiate el ben venuto…»: la prassi dell’arrivo e dell’accoglienza di un ambasciatore (Napoli 1471-Venezia 1473)

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    It was during the 15th century, the golden age of Italian diplomacy, that the role of resident ambassadors was gradually codified. They were sent by the Italian powers and they had the delicate task of being correspondents of the complex diplomatic relations between states for their masters. Starting with the study of the letters that the ambassadors used to sent to their masters during their missions, the main objective of this paper is to illustrate practices and customs that ruled their arrival and reception in the host state. The three delegations examined here, Francesco Maletta’s and Zaccaria Barbaro’s in Naples and Leonardo Botta’s in Venice, offer the chance to discover and see through the eyes of a fifteenth-century emissary a fundamental part of the Italian medieval diplomacy practice.Fu durante il Quattrocento, il secolo d’oro della diplomazia italiana, che si codificò gradualmente il ruolo degli ambasciatori residenti. Costoro, inviati delle potenze italiane, avevano il delicato compito di fare da tramite ai loro signori nel governo delle complesse relazioni diplomatiche tra gli stati. L’obiettivo di questo lavoro è quello di raccontare, a partire dallo studio delle missive che gli oratori stessi inviarono ai loro signori nel corso delle loro missioni, la prassi e le consuetudini previste che regolavano il loro arrivo e la loro accoglienza presso la potenza ospite. Le tre ambasciate che sono state scelte, quella di Francesco Maletta e Zaccaria Barbaro a Napoli e quella di Leonardo Botta a Venezia, offrono la possibilità di conoscere e scoprire con gli occhi di un oratore quattrocentesco una parte fondamentale della pratica diplomatica italiana di fine Medioevo

    Recensione a Courts and Courtly Cultures in Earl Modern Italy and Europe. Models and Languages, a cura di Simone Albonico e Serena Romano, Roma, Viella, 2016, pp. 504.

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    Recensione a Courts and Courtly Cultures in Earl Modern Italy and Europe. Models and Languages, a cura di Simone Albonico e Serena Romano, Roma, Viella, 2016,pp. 504

    Notizie da Venezia e dall'Oriente negli inediti dispacci sforzeschi di Leonardo Botta

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    I rapporti diplomatici tra il ducato di Milano e la repubblica di Venezia furono particolarmente vivaci nella seconda metà del Quattrocento. Viste vicinanza geografica e rilevanza politica della Serenissima, il duca milanese Galeazzo Maria Sforza decise di inviare nel 1473 un ambasciatore ufficiale in Laguna, Leonardo Botta. Questa ambasceria, durata 7 anni, si distinse per essere stata una delle più lunghe e fruttuose, sia per Milano che per la scomoda, ma potente vicina Venezia. Durante questi anni presso la Serenissima, l’oratore inviò numerosissime lettere al suo signore, con l’intento di informarlo riguardo tutto quello che avveniva a Venezia, allora la porta verso l’Oriente. Il mio lavoro, partito dalla trascrizione di 121 missive inedite, inviate da Botta al duca, e conservate nell’Archivio di Stato di Milano, vuole fornire uno spaccato della realtà e della vita veneziana viste con gli occhi e descritte con le parole di un perspicace ambasciatore lombardo del tempo. Oltre ai contenuti, estremamente vari, lo studio si sofferma anche sulla cifra, sulla grafia e sulla lingua usate da Botta, con lo scopo di presentare un quadro completo della fonte esaminata. Gli argomenti trattati sono, si diceva, molti: ecco comparire nelle lettere i Turchi, pericolosi invasori da est che assediano la cittadella di Scutari, l’Ungheria e la Persia, potenziali alleate per Venezia, ma anche le altre realtà italiane, Firenze, Roma, Napoli, Ferrara, con le quali la Serenissima e Milano volevano, ognuna per ragioni distinte, giungere ad un accordo generale, e infine i dissidi personali dello Sforza col celeberrimo condottiero Bartolomeo Colleoni, suddito di San Marco. Le lettere studiate coprono un arco temporale da aprile a giugno 1474

    Janueys, merchants of Itaille: i rapporti commerciali tra Genova e l’Inghilterra negli anni della crisi (1458-1466)

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    La tesi è focalizzata sulla comunità di mercanti genovesi attivi in Inghilterra, e in particolare a Londra, negli anni tra il 1458-1466; tale periodo, infatti, segnò una crisi nelle relazioni commerciali tra il regno di Enrico VI ed Edoardo IV e gli operatori commerciali liguri, scoppiata in seguito ad alcuni atti di pirateria messi in atto al largo di Malta da Giuliano Gattilusio, corsaro legato alla città ligure. Obiettivo dell'eleborato è quello di ricostruire il contesto storico in cui i mercanti genovesi si trovarono a operare, il funzionamento della loro massaria e la rete di rapporti che avevano costruito con i loro interlocutori inglesi. Oltre a ciò, grazie allo studio di fonti primarie genovesi, milanesi e inglesi, è stato ricostruito il macrocontesto storico-economico dell'Inghilterra della Guerra delle due rose in cui i massari genovesi si trovarono a operare. Vista la rilevanza di alcuni di questi documenti ai fini della ricerca (fonti diplomatiche, amministrative e finanziarie), inoltre, all'interno dell'elaborato vi è anche la loro trascrizione completa e/o il regesto, che, si ritiene, potranno essere utili per l'avvio di futuri percorsi di studio.The thesis is focused on the community of Genoese merchants active in England, and in particular in London, in the years between 1458-1466; this period, in fact, marked a crisis in commercial relations between the reign of Henry VI and Edward IV and the Ligurian commercial operators, which broke out following some acts of piracy carried out off the coast of Malta by Giuliano Gattilusio, a corsair linked to the Ligurian city. The aim of the paper is to reconstruct the historical context in which the Genoese merchants found themselves operating, the functioning of their farm and the network of relationships they had built with their English interlocutors. In addition to this, thanks to the study of primary Genoese, Milanese and English sources, the historical-economic macro-context of England during the War of the Roses in which the Genoese massari found themselves operating has been reconstructed. Given the relevance of some of these documents for research purposes (diplomatic, administrative and financial sources), moreover, within the elaborate there is also their complete transcript and/or summary, which, it is believed, may be useful for starting future courses of study

    Recensione a: Florence Gal, Jean Patrice Boudet, Laurence Mouliner-Brogi, Vedrai mirabilia. Un libro di magia del Quattrocento, Roma, Viella, 2017, pp. 472.

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    Recensione a: Florence Gal, Jean Patrice Boudet, Laurence Mouliner-Brogi, Vedrai mirabilia. Un libro di magia del Quattrocento, Roma, Viella, 2017, pp. 472

    La didattica della storia, fra tradizione e innovazione: una proposta per il secondo biennio

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    In ogni manuale di didattica che si rispetti è più volte affermato che non c’è apprendimento significativo nei discenti senza il loro coinvolgimento cognitivo ed emotivo. Il docente, e nel nostro caso quello di storia, è chiamato, dunque, ad attivare la motivazione attraverso il piacere ad apprendere e a sollecitare le capacità degli alunni, mettendoli alla prova. Obiettivi questi difficili da raggiungere, che prevedono da parte dell’insegnante la capacità di progettare un’attività da svolgere quanto più reale e significativa possibile, progettata per veicolare ben definiti contenuti curricolari e avendo chiari gli obiettivi formativi. Si tratta, dunque, di problematizzare un tema, delinearne i contorni e fornire prospettive per analizzarlo. Alla luce di tali richieste, complesse e stringenti, si propone, con questo intervento, un’unità di apprendimento, volta a fornire un’occasione didattica significativa per gli alunni, che non si limiti alla mera e arida trasmissione di conoscenze e abilità disciplinari, ma tenda alla formazione integrale della persona, sviluppando competenze (trasversali e disciplinari) attraverso l’utilizzo di una didattica laboratoriale. Oggetto dell’”ua” che sarà qui raccontata è un macro argomento affrontato nelle classi terze delle scuole secondarie di secondo grado: la guerra dei Cent’anni. Si tratta, infatti, di un conflitto la cui estensione geografica e soprattutto temporale può mettere in difficoltà sia l’alunno che l’insegnante. Il percorso qui previsto conterrà tutte le componenti di una “ua”: prerequisiti, conoscenze, abilità e competenze da raggiungere, strumenti impiegati, metodologie didattiche suggerite (tradizionali e innovative), tempi impiegati e modalità di organizzazione dell’attività didattica. Infine, si fornirà anche qualche suggerimento sulle modalità di valutazione della classe una volta completato il percorso didattico, prevedendo anche delle attività di recupero in itinere per gli alunni che in sede di valutazione avranno messo in luce qualche difficoltà nella costruzione delle competenze

    I mercanti della Superba in terra inglese: introduzione alla crisi del 1458

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    Nel Quattrocento l’Inghilterra dei Plantageneti era uno tra i paesi europei più xenofobi dell’epoca; nonostante ciò, per tutto il secolo, i mercanti italiani continuarono tenacemente a praticare la loro attività anche in un contesto così difficile. Tra questi, la presenza più forte era quella dei Genovesi, le cui carracks, come le fonti d’Oltremanica definivano le loro navi di notevoli dimensioni, si avventuravano in acque oceaniche fino alle coste inglesi a partire dal XIII secolo. Nella prima metà del XV secolo, però, il sentimento xenofobo, nutrito da un sempre più crescente nazionalismo, dilagò fra la classe mercantile londinese, rendendo l’attività commerciale dei Genovesi ancora più difficile. L’akmè di questo clima di tensione e competizione si ebbe dal 1457, anno in cui Robert Sturmy, mercante di Bristol, tentò, con una spedizione di due navi dirette in Oriente, di spezzare il monopolio che gli Italiani avevano sul commercio inglese col bacino orientale del mar Mediterraneo; le navi di Sturmy furono assaltate e catturate da pirati all’epoca ritenuti legati alla Superba e questo episodio alimentò la campagna anti-genovese che già l’atteggiamento xenofobo di cui sopra aveva contribuito a diffondere nel paese di Enrico VI. La crisi che si aprì nel 1458 e si trascinò per circa 8 anni segnò una nuova fase dei rapporti diplomatici e commerciali anglo-genovesi. Come si evolsero questi ultimi in tali difficili contingenze e quali furono le risposte della Superba alla politica anti-italiana messa in atto dalla corona britannica? Come cambiò la presenza genovese sulla piazza inglese, in riferimento soprattutto a Londra, Southampton e Sandwich, i tre principali centri frequentati dagli Italiani? Scopo di questo lavoro è quello di cercare di dare risposte a queste domande, che ancora oggi costituiscono un problema storiografico che limita la nostra conoscenza della storia tardomedievale della Superba
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