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Archeologia a San Basilio tra passato, presente e futuro. Le ragioni delle nuove ricerche
Il contributo illustra le ragioni della ripresa delle attività di ricerca archeologica presso il sito di San Basilio di Ariano nel Polesine tra il 2018 e il 2024
Archeologia a San Basilio. Work in progress
Il volume raccoglie una serie di studi realizzati nel quadro dell'insediamewnto antico di San Basilio di Ariano nel Polesine tra il 2018 e il 2024. Le ricerche presentate sono il frutto di un ampio progetto di ricerca che vede coinvolte le Università di Padova e Ca' Foscari di Venezia che mira alla ripresa degli studi sull'abitato etrusco e romano citato nella Tabula Peutingeriana come Hadriani (o Radriani). Nei diversi contributi sono illustrati gli esiti di ricerche di superficie, indagini archeologiche, studi geomorfologici e approfondimenti vari su materiali recuperati nel corso delle attività recenti e passate
I resti faunistici rinvenuti nelle sepolture di età romana della città e dell'agro veronese. Un'analisi archeozoologica
Il presente contributo illustra i risultati delle analisi archeozoologiche effettuate nell’ambito del progetto "Food and wine in ancient Verona" sulla fauna rinvenuta all’interno di alcune sepolture nelle necropoli di età romana che si allineano lungo la via Postumia (Porta Palio, Via Albere/Spianà, Spianà) e a Gazzo Veronese in località Ronchetrin
Il contributo delle analisi morfometriche e genetiche condotte sui vinaccioli
Lo studio svolto nell’ambito del progetto Food and Wine in ancient Verona è focalizzato su una specifica
tipologia di reperto archeologico emerso in vari scavi della zona del veronese, ovvero vinaccioli antichi di
vite. L’obiettivo è quello di contribuire a comprendere meglio la storia della produzione viticola e del vino
del territorio mediante indagini specifiche incentrate su questa tipologia di resti organici.
Tra i vari reperti archeo-botanici i semi rappresentano il materiale sicuramente più rappresentato, essendo
tipicamente organi molto resistenti che possono mantenere la propria vitalità anche per diversi anni
resistendo a condizioni ambientali normalmente proibitive per la pianta. Questa tipologia di reperto è quindi
estremamente utile nell’investigazione delle radici storiche antiche della coltivazione delle diverse colture
vegetali.
L’approccio più classico per l’analisi di questa tipologia di reperti è sicuramente quello botanico. Semi
antichi oltre ad essere osservati per la loro integrità e catalogati possono essere comparati con varietà moderne
sia domestiche che selvatiche, permettendo con un certo grado di affidabilità la discriminazione dei
campioni antichi. I semi delle varietà di vite selvatica, per esempio, presentano tratti peculiari, con forme più
rotondeggianti e becchi più corti rispetto alle varietà domestiche, dove troviamo invece semi più allungati
con becchi più lunghi. La discriminazione subspecifica è pertanto quella più ovvia e facilmente applicabile,
anche se approcci morfometrici più complessi, basati sull’analisi del profilo esterno dei semi usato come
descrittore fenotipico, sono stati proposti per una discriminazione anche a livello varietale1.
Questo studio ha voluto però approfondire in particolare il contributo di un diverso e innovativo metodo
di indagine, basato sull’analisi del DNA antico (aDNA) dai semi ritrovati in scavi archeologici. Nell’ultimo
decennio, infatti, la ricerca sull’aDNA è fortemente progredita, grazie allo sviluppo di metodi di estrazione
avanzati per il recupero del DNA anche molto frammentato e grazie all’avvento delle tecnologie di sequenziamento
ad alto rendimento, che consentono di ottenere fino a diversi miliardi di brevi sequenze di nucleotidi
in pochi giorni, consentendo l’analisi anche delle corte frazioni di DNA conservate nei campioni antichi.
Le ricerche hanno dimostrato che l’analisi dei polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) ottenuti attraverso il
sequenziamento del DNA fornisce una elevata risoluzione filogenetica2. Il confronto dei profili SNP di campioni
antichi con pannelli di profili SNP di grandi dimensioni derivati dalle attuali varietà, consente di studiare
la relazione genetica tra i vitigni antichi e quelli moderni, di indagarne le possibili origini e di scoprire nuove
importanti informazioni sulla viticoltura e la diffusione geografica delle diverse varietà di vite nei diversi
periodi storici3. Nei campioni antichi l’aDNA oltre ad essere estremamente frammentato si presenta anchemodificato chimicamente. Tra le modifiche maggiormente riscontrate troviamo la deaminazione della citosina
in uracile (analogo della timina)4 che aumenta tipicamente verso l’estremità del frammento. La presenza
di questa tipologia di modifica tipica di un aDNA può essere facilmente verificata mediante sequenziamento.
In questo capitolo descriveremo quindi l’applicazione di queste analisi nell’ambito del progetto Food
and Wine in ancient Verona ai vinaccioli di vite ritrovati nei diversi siti archeologici veronesi studiati. Descriveremo
prima i reperti ed i siti in cui sono stati ritrovati. Parleremo poi di come i reperti sono stati catalogati
sfruttando l’osservazione microscopica e come abbiamo scelto sulla base dell’analisi morfometrica i campioni
più promettenti per le successive indagini. Infine, descriveremo i risultati delle indagini genetiche condotte,
includendo esempi per chiarire come tali indagini possono supportare l’identificazione anche varietale,
contribuendo così a produrre informazioni utili per delineare meglio le basi storiche dell’evoluzione della
viticoltura e produzione del vino a livello locale
San Basilio tra la fine del mondo antico e l'inizio dell'età di mezzo: contesti ed evidenze di natura numismatica
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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