1,720,971 research outputs found
In-Hospital Mortality in Non-COVID-19-Related Diseases before and during the Pandemic: A Regional Retrospective Study
Italy was one of the nations most affected by SARS-CoV-2. During the pandemic period, the national government approved some restrictions to reduce diffusion of the virus. We aimed to evaluate changes in in-hospital mortality and its possible relation with patient comorbidities and different restrictive public health measures adopted during the 2020 pandemic period. We analyzed the hospital discharge records of inpatients from public and private hospitals in Apulia (Southern Italy) from 1 January 2019 to 31 December 2020. The study period was divided into four phases according to administrative restriction. The possible association between in-hospital deaths, hospitalization period, and covariates such as age group, sex, Charlson comorbidity index (CCI) class, and length of hospitalization stay (LoS) class was evaluated using a multivariable logistic regression model. The risk of death was slightly higher in men than in women (OR 1.04, 95% CI: 1.01–1.07) and was lower for every age group below the >75 years age group. The risk of in-hospital death was lower for hospitalizations with a lower CCI score. In summary, our analysis shows a possible association between in-hospital mortality in non-COVID-19-related diseases and restrictive measures of public health. The risk of hospital death increased during the lockdown period
Impact of Socioeconomic Deprivation on the Local Spread of COVID-19 Cases Mediated by the Effect of Seasons and Restrictive Public Health Measures: A Retrospective Observational Study in Apulia Region, Italy
The aim of this study was to investigate the spatiotemporal association between socioeconomic deprivation and the incidence of COVID-19 and how this association changes through the seasons due to the existence of restrictive public health measures. A retrospective observational study was conducted among COVID-19 cases that occurred in the Apulia region from 29 February 2020 to 31 December 2021, dividing the period into four phases with different levels of restrictions. A generalized estimating equation (GEE) model was applied to test the independent effect of deprivation on the incidence of COVID-19, taking into account age, sex, and regional incidence as possible confounding effects and covariates, such as season and levels of restrictions, as possible modifying effects. The highest incidence was in areas with a very high deprivation index (DI) in winter. During total lockdown, no rate ratio between areas with different levels of DI was significant, while during soft lockdown, areas with very high DI were more at risk than all other areas. The effects of social inequalities on the incidence of COVID-19 changed in association with the seasons and restrictions on public health. Disadvantaged areas showed a higher incidence of COVID-19 in the cold seasons and in the phases of soft lockdown
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
OUTCOME MATERNI E NEONATALI SFAVOREVOLI: CONFRONTO IN PUGLIA TRA I CONCEPIMENTI FISIOLOGICI E QUELLI DA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
Introduzione
La procreazione medicalmente assistita (PMA) è l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare le coppie nelle
quali il concepimento spontaneo è impossibile o remoto e si avvale di metodiche che comportano la
manipolazione di ovociti, spermatozoi o embrioni nell'ambito di un trattamento finalizzato a realizzare una
gravidanza. Diverse sono le opzioni terapeutiche e si suddividono in tecniche di I, II e III livello in base alla
complessità e al grado di invasività. Le metodiche di I livello sono semplici, poco invasive e caratterizzate
dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile. Le tecniche di II e III
livello sono invece più complesse, invasive e la fecondazione avviene in vitro. In Italia, le linee guida previste
dalla legge 40/2004 regolano la PMA e prevedono l’utilizzo in prima istanza delle opzioni terapeutiche più
semplici, meno invasive e solo successivamente di quelle più complesse. Le tecniche più utilizzate sono: il
trattamento farmacologico per l’induzione dell’ovulazione, IUI (Intra Uterine Insemination), GIFT (Gamete
Intra fallopian Transfer), FIVET (Fertilization in vitro and Embryo transfer) e ICSI (Intra Cytoplasmatic Sperm
Injection). Tra le tecniche di PMA, la fecondazione in vitro è stata utilizzata per la prima volta con indicazioni
limitate alla sola occlusione tubarica bilaterale; ultimamente le sue indicazioni sono state estese ad altre
cause di infertilità [1,2,3]. Sebbene la maggior parte delle gravidanze con PMA non sia complicata, la
fecondazione artificiale è associata ad un aumento di esiti perinatali avversi come la prematurità [4]. La
fisiopatologia della prematurità è in gran parte sconosciuta, ma sono stati identificati fattori predisponenti,
inclusa la riproduzione assistita [5]. Le gravidanze derivanti da PMA sono maggiormente associate anche a
esiti avversi ostetrici e perinatali come gravidanze multiple, difetto di accrescimento fetale, basso peso del
neonato, ricovero in terapia intensiva neonatale, complicanze placentari, ricorso a parto vaginale operativo
e parto cesareo. Le cause di questi esiti sembrano essere associate ad una combinazione di infertilità dei
genitori, età materna e tecniche PMA [6,7,8,9].
Obiettivi
Lo scopo di questa analisi esplorativa è di confrontare la distribuzione percentuale di alcuni esiti materno
infantili, tra i parti avvenuti con PMA e quelli con concepimento spontaneo (fisiologici), analizzando il flusso
informativo dei certificati di assistenza al parto (CedAP) avvenuti in Puglia nel periodo 2019-2022. Tale
confronto è finalizzato a valutare se eventi come il decorso della gravidanza, l’accrescimento intrauterino,
la modalità di parto, il genere di parto, la presentazione fetale, l‘età gestazionale, il peso del neonato, l’Apgar
e la necessità di rianimazione si verifichino con modalità diversa nei parti con PMA rispetto a quelli con
concepimento spontaneo.
Metodi
L’analisi è stata condotta sui CedAP relativi ai parti espletati in strutture pubbliche e private della regione
Puglia negli anni 2019, 2020, 2021 e 2022. I dati sono stati raccolti attraverso il sistema informativo regionale
di gestione dei flussi relativi all’area gravidanza e nascita. Abbiamo definito l’esito del parto “sfavorevole”
quando, attraverso i campi del CedAP, è stato riscontrato un decorso della gravidanza patologico, un difetto
di accrescimento intrauterino, un espletamento del parto tramite taglio cesareo, un parto plurimo, una
presentazione podalica del bambino, una nascita pretermine (età gestazionale < 37 settimane), un peso
neonato ≤ 2500 gr, un punteggio Apgar a 5’ < 7, o un neonato con necessità di rianimazione. Per ogni anno
analizzato, la frequenza di parti con ciascuno di questi esiti sfavorevoli è stata confrontata tra i concepimenti
avvenuti tramite PMA rispetto a quelli fisiologici attraverso il test ꭓ2. È stato considerato statisticamente
significativo ogni risultato con p < 0,05. L’analisi è stata condotta con il software SAS / STAT® Statistics
versione 9.4.
Risultati
I parti del 2019 sono stati 27524 di cui l’1.3% riferiti a concepimenti con PMA; negli anni seguenti il numero
di parti è sceso progressivamente mentre la percentuale di PMA è cresciuta: nel 2020 26386 parti di cui
l’1.5% PMA, nel 2021 26244 parti di cui l’1.4% PMA e nel 2022 26118 parti di cui 2.1% PMA. Rispetto a
tutte le variabili identificative di un esito “sfavorevole”, si evidenzia una frequenza maggiore di eventi avversi
nei parti PMA rispetto ai non PMA. Nel 2019 i parti con decorso patologico di gravidanza, difetto di
accrescimento, presentazione fetale anomala (podalica), ricorso al parto cesareo, plurimi, con punteggio
Apgar inferiore a 7, con necessità di rianimazione, pretermine e con basso peso del neonato sono
significativamente maggiori nei parti PMA rispetto ai non PMA (per tutti p<,0001). Nel 2020 tutti i precedenti
esiti sono significativamente maggiori nei parti PMA (p<,0005 per il punteggio Apgar e p<,0001 per gli altri),
ad esclusione della necessità di rianimazione, la quale non è risultata diversa tra due gruppi (p=0,152).
Anche nel 2021 tutti gli esiti sono significativamente maggiori nei parti PMA (p<,0001) ad eccezione del
punteggio Apgar (p=0,977). Nel 2022 tutti gli esiti avversi sono più frequenti nei parti PMA (p=0,0002 per il
punteggio Apgar, p=0,0010 per la necessità di rianimazione, p<,0001 per gli altri) (Figura 1).
Conclusioni
L’analisi esplorativa evidenzia, per tutti e quattro gli anni in studio, una maggiore frequenza di eventi avversi
materno infantili nei parti con concepimento PMA rispetto a quelli con concepimento spontaneo. La
maggiore frequenza di questi eventi avversi nei parti PMA lascia ipotizzare che la PMA sia coinvolta
direttamente, ma andrà controllata per altri possibili fattori indipendenti quali l’età materna e la stessa
infertilità
IMPATTO DELLA DEPRIVAZIONE SOCIO ECONOMICA SUL RISCHIO DI ABORTO SPONTANEO IN PUGLIA
Introduzione
L'aborto spontaneo è considerato uno dei problemi più frequenti che una donna può all’inizio della
gravidanza, la cui causa principale risultano essere le anomalie di tipo genetico [1]. In Italia il tasso di
abortività spontanea del 2020 è pari a 3,67 aborti ogni 1000 donne di età compresa tra i 15 ed i 49 anni,
mentre in Puglia è pari al 4,15‰ [2]. Lo stato socioeconomico, come indicatore del livello di ricchezza,
istruzione e occupazione, è associato alla salute di un individuo ed un suo impatto è stato osservato anche
sugli esiti della gravidanza, poiché le persone con elevata deprivazione socioeconomica hanno maggiori
probabilità di mostrare modelli comportamentali a rischio e godono di un accesso limitato ai servizi sanitari
[3]. Anche l’attività lavorativa ha un impatto sulla gravidanza soprattutto se la mansione è stressante,
fisicamente o psicologicamente impegnativa. In questo caso si osserva un aumento del rischio di aborto,
parto pretermine, basso peso alla nascita e preeclampsia [4].
Obiettivi
L’obbiettivo principale è quello di valutare i fattori di rischio associati all’evento aborto spontaneo (AS),
utilizzando le banche dati di tipo amministrativo. Obiettivo secondario è verificare se la deprivazione
socioeconomica incide sul rischio di aborto spontaneo.
Metodi
L’analisi è stata condotta utilizzando le schede di dimissione ospedaliera (SDO) delle strutture pubbliche e
private della regione Puglia, nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2021. Il tasso di
aborto spontaneo comunale è stato calcolato dividendo il numero di AS delle donne residenti in un
determinato comune per il numero totale dei concepiti di quel comune. Gli AS erano individuati mediante il
codice ICD9-CM 634.xx o ICD9-CM 632 (aborto ritenuto). Le interruzioni volontarie di gravidanza erano
individuate dai codici ICD9-CM 635-636. I nati erano individuati dai codici ICD9-CM 650-651. La condizione
socioeconomica della gestante è stata valutata utilizzando l’indice di deprivazione comunale (ID) di Caranci
aggiornato al 2011 [5]. L’ID è stato suddiviso in diverse classi secondo i quartili della distribuzione regionale
come segue: alta deprivazione (H), ID-1.331; medio (M), per -1,331 ID-0,78; basso (L), -0.78 ID-
0,202; e molto basso (VL), per ID -0,202. Il rischio di aborto spontaneo è stato stimato attraverso un
modello logistico. Le covariate incluse nel modello erano l'età (classificata in sei gruppi: <18 anni, 18-24
anni, 25-29 anni, 30-34 anni, 35-39 anni, >40 anni), la classe dell'Indice di Deprivazione, il grado di istruzione
e la provincia di residenza. L’effetto indipendente di ciascuna variabile sul rischio di AS è stato espresso,
mediante l’odds ratio ed il suo intervallo di confidenza al 95%. I confronti multipli a coppie sono stati
aggiustati con il metodo di Tukey. È stato considerato statisticamente significativo ogni risultato con p <
0,05. Tutte le analisi sono state condotte con il software SAS / STAT® Statistics versione 9.4.
Risultati
Il numero di SDO registrate durante il 2021 è stato di 391563, ma solo 25961 soddisfacevano i criteri di
inclusione. L'età mediana di tutte le donne arruolate nello studio era di 33 anni (IQR 29-36). La mediana
delle età delle donne con un evento di aborto spontaneo era di 35 (IQR 30-39), mentre quelle con una
interruzione volontaria di gravidanza era 31 (IQR 25-37). L’età mediana delle donne che hanno portato a
termine la gravidanza era di 32 (IQR 28-35). Il modello di regressione logistica e le variabili esplicative del
modello (classe di età, classe di indice di indice di deprivazione, grado di istruzione e provincia di residenza
della gestante) risultavano essere statisticamente significativi. Il rischio di avere un aborto spontaneo era
aumentato nelle donne over 40 anni rispetto alle under 18 (OR 1.97, IC95% 1.01-3.87), mentre era diminuito
nelle donne comprese tra i 18-24 anni (OR 0.44, IC95% 0.22-0.88). Un livello di istruzione basso (OR 0.45,
IC95% 0.22-0.90), medio (OR 0.34, IC95% 0.17-0.70) o alto (OR 0.35, IC95% 0.17-0.70) risultava essere
protettivo per il rischio di aborto spontaneo rispetto all’assenza d’istruzione. Le donne residenti nella
provincia di Taranto avevano generalmente un rischio aumentato rispetto alle altre province (Taranto vs
Foggia: OR 1.99, IC95% 1.52-2.60; Taranto vs Bari: OR 1.95, IC95% 1.55-2.44; Taranto vs Barletta-AndriaTrani OR 1.36, IC95% 1.04-1.79). Un rischio ridotto si osservava per la provincia di Bari rispetto alle province
di Lecce (OR 0.6, IC95% 0.45-0.79) e Foggia (OR 0.59, IC95% 0.43-0.81). Le aree meno deprivate rispetto
alle aree con alta deprivazione risultavano più a rischio di AS (MID vs HID: OR 1.71, IC95% 1.33-2.20; LID
vs HID: OR 1.39, IC95% 1.06-1.83; VLID vs HID: OR 1.69, IC95% 1.28-2.23). L'associazione geografica tra
il livello di deprivazione socioeconomica ed il tasso di aborto spontaneo sul totale dei concepiti, è stata
valutata attraverso la costruzione di una mappa choroplet bivariata della Regione in studio (Figura 1).
Conclusioni
Lo studio consente di valutare quali sono i possibili fattori di rischio associati all’aborto spontaneo e di
verificare se esiste un effetto determinato dalle condizioni socioeconomiche della gestante. Il rischio di avere
un AS, piuttosto che portare a termine una gravidanza, dipende dall’età della gestante, dal livello di
istruzione e dalla provincia di residenza. Generalmente le donne con un basso livello socioeconomico hanno
un aumentato rischio di aborto spontaneo [6,7]; mentre nel nostro studio abbiamo riscontrato che le donne
a maggior rischio di aborto erano quelle con un alto livello socioeconomico. Tale condizione potrebbe essere
associata allo stress derivante dall’attività lavorativa che svolge la donna con un migliore tenore di vita [4,8]
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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