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Attività di socializzazione, interesse, partecipazione alla politica e comportamento elettorale dei/delle giovani pugliesi. Un'illustrazione dei dati
Il testo presenta un’indagine dettagliata dei dati relativi alle attività di socializzazione, all’interesse, alla partecipazione alla politica e al comportamento elettorale dei/delle giovani pugliesi. I dati sono stati raccolti tramite la somministrazione di un questionario nell’ambito della ricerca “Giovani e comunicazione politica. Il peso dei media locali e dei new media nella costruzione del consenso”. La ricerca è stata finanziata dal Comitato Regionale per le comunicazioni della Puglia (Co.Re. Com.)
Pandemic and Ideology. For a Semiotics of Racist Discourse in the Pandemic Crisis
In this text, I will start from the concept of ‘ideology’ as elaborated by the Italian semiotician Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985). Criticising the traditional Marxist-Engelsian meaning, Rossi-Landi did not understand ideology as a mere state of ‘false consciousness’: rather, he highlights
both its verbal-discursive character as well as its practical-teleological perspective.
Particularly, starting from the semiotic model of Charles Morris (1901-1979), Rossi-Landi showed how ideological discourses operate on the ‘semantic dimension’ to structure the validity claims of their arguments, putting in place specific strategies of constructing truth. Analysing the relations between ideology, discourse and argumentation, Critical Discourse Analysis seem to have developed an approach convergent with that of Rossi-Landi.
Furthermore, I will illustrate how Rossi-Landi’s semiotics of ideology can be completed with Colette Guillaumin’s (1934-2017) sociology of ‘race’; the reason of this research proposal lies in the fact that Guillaumin understands racist ideology – including racist behaviour – as a signsystem produced by social interpretative processes. From this perspective, Guillaumin’s theses can provide a concrete scope of application for Rossi-Landi’s theoretical framework.
Hypothesising a dialogue between Rossi-Landi’s semiotics, Guillaumin’s sociology of ‘race’ and CDA, this contribution will focus on the rhetoricalargumentative operations put in place by racist ideological discourse in the narration of the Covid-19 pandemic, with a particular reference to the African continent
La performatività linguistica e l’approccio di genere alla comunicazione istituzionale
Questo contributo analizza il rapporto tra linguaggio, genere e comunicazione istituzionale attraverso la teoria della performatività linguistica, elaborata da John L. Austin (1901-1960) e successivamente sviluppata da Jürgen Habermas e Pierre Bourdieu (1930-2002). Judith Butler – criticando sia Habermas che Bourdieu – ha costruito la sua analisi del rapporto tra genere e performatività linguistica. Individuando il potere performativo del linguaggio unicamente nella dimensione perlocutoria, Butler sembrerebbe escludere la possibilità di intendere la sfera giuridica e politico-istituzionale come lo spazio in cui sono possibili forme di categorizzazione e significazione alternative a quelle dominanti. Connettendo Habermas e Butler, Kanchana Mahadevan ha invece individuato nella dimensione illocutoria una possibilità per risignificare dialogicamente le differenze di genere e per rafforzare il carattere democratico delle istituzioni.
Questo dibattito teorico costituirà lo sfondo per alcune proposte di ricerca relative a un tema che sta progressivamente emergendo nel dibattito pubblico del nostro Paese: “l’approccio di genere al linguaggio” e il suo riconoscimento nella comunicazione istituzionale – specialmente attraverso l’adozione di specifiche linee guida da parte delle pubbliche amministrazioni. In questa prospettiva, adottare un approccio al linguaggio politico e amministrativo che tenga conto delle differenze di genere può rientrare nella progettazione di nuove politiche trasformative della società
Solidarietà “inevitabile” e desiderio di Neutro. Il posto della pace oltre il paradigma dell’identità
Negli anni che vanno dal 1984 al 1989, lo European Coordination Centre for Research and Documentation in Social Science di Vienna – per iniziativa del filosofo del linguaggio Adam Schaff (1913-2006) – promosse un ciclo di seminari focalizzato su un’analisi semiotica dell’Atto finale degli Accordi di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (1975).
Questo importante trattato – sottoscritto sia da Paesi appartenenti ai “Blocchi”, sia da Paesi “non allineati” – escludeva la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali e promuoveva la cooperazione dei popoli degli Stati partecipanti al fine di assicurare una pace “vera e duratura”.
Augusto Ponzio (2008) – uno dei partecipanti agli incontri organizzati da Schaff – ha mostrato come le argomentazioni dell’Atto finale riposino su due logiche diverse: da un lato, la logica dell’identità, secondo cui “pace” e “cooperazione” dipendono da un patto tra entità autonome e indipendenti – una visione contrattualista, appunto; dall’altro, una logica dell’alterità basata sulla solidarietà passiva; cioè, sul comune riconoscimento della necessità – indipendente dalle volontà dei singoli Stati – di cooperare in vista di un sistema di tutele reciproche per i differenti popoli; pena la reciproca distruzione e la distruzione stessa del Pianeta. Secondo Ponzio, la prima logica ha prevalso sulla seconda, rendendo l’Atto finale una lettera morta.
Molti anni dopo l’Atto finale di Helsinki, la logica dell’identità sembra prevalere nelle argomentazioni dei discorsi sulla guerra in Ucraina: la logica dell’identità emerge – ovviamente – nelle contrapposizioni paradigmatiche “amico/nemico”, “o con noi, o contro di noi”, “se non sei con noi, sei con loro”. Resta da capire il posizionamento della categoria di “pace” in questo sistema di opposizioni. Non a caso, una categoria invisa a entrambi i poli del conflitto.
Partendo da queste considerazioni, proverò a leggere la categoria di “pace” alla luce del concetto di “Neutro” così come tematizzato da Roland Barthes. Il “Neutro” per Barhtes è il desiderio di eludere il paradigma, la scelta obbligata posta dall’ordine del discorso. In questo senso, il neutro non è “nénéismo” – pur somigliandogli. Il neutro non risponde a un interesse da tutelare – come la neutralità degli Stati, un’ulteriore manifestazione della logica dell’identità. Il “Neutro”, da un lato, schiva il conflitto per sopravvivere alla sua violenza – come il Signor Egge di Bertold Brecht; dall’altro, è un violento No alla violenza – proprio come quello del Signor Egge. Una protesta irriducibile come la disperata vitalità di Pasolini – citato a più riprese da Barthes nel suo Corso sul Neutro del 1977-1978. Il “Neutro” è la rivendicazione del diritto alla stanchezza, intesa come condizione di possibilità del gioco e della creazione. Il diritto – se si vuole, passivo – di arrendersi reciprocamente all’ineluttabilità della presenza degli altri in questo mondo e dunque il diritto di arrendersi all’alterità; con le parole di Barthes: il diritto – reciproco – a essere lasciati in pace. Si potrebbe aggiungere, il dovere di arrendersi alla pace
Trabajo y mercancía. Propuestas para una investigación semiótica
Partiendo de la semiótica de Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985), en este artículo analizaré dos categorías fundamentales de la crítica marxista de la economía política: el «trabajo» y la «mercancía».
Para estructurar el análisis del concepto de «trabajo», me centraré en la teoría desarrollada por uno de los principales referentes del pensamiento de Rossi-Landi: Charles Morris (1901-1979). En particular, intentaré mostrar cómo es posible delinear una convergencia entre la categoría morrisiana de «semiosis» y la acepción marxista del trabajo como representación [Vorstellung] y actividad conforme al propósito [zweckmässige Tätigkeit]. Además, examinaré cómo Rossi-Landi, partiendo de las categorías de «trabajo» y «semiosis», llega a plantear la posibilidad de una producción específicamente signífica y de un «trabajo lingüístico».
Mostraré una convergencia adicional entre las diferentes acepciones que el concepto de «trabajo» adquiere en la teoría marxista y el concepto de «lenguaje» [Language] como dispositivo de modelización primario estructurado por Thomas A. Sebeok (1920-1901). A través de la comparación entre Rossi-Landi y Sebeok, pondré de relieve la importancia del concepto de «trabajo lingüístico» y las contradicciones derivadas de la idea de una producción específicamente «signífica». Sin embargo, intentaré mostrar qué elementos de la teoría de Rossi-Landi pueden contribuir a superar estos aspectos problemáticos.
Para esbozar un análisis semiótico de la categoría marxista de «mercancía», tomaré en consideración el método homológico de Rossi-Landi. En particular, mostraré cómo Rossi-Landi intenta ampliar su hipótesis homológica identificando una lógica común a los procesos de generación del valor lingüístico y a los procesos de generación del valor económico. partiendo de una lectura marxista del Cours de linguistique générale (1916) de Ferdinand de Saussure (1857-1913), Rossi-Landi ha intentado aplicar en el campo semiótico lo que comúnmente se conoce como «teoría del valor-trabajo», una interpretación del pensamiento económico de Marx cuyos fundamentos han sido fuertemente cuestionados por el debate más reciente. Mostraré cómo Rossi-Landi declara explícitamente seguir este enfoque teórico, reproduciendo sus confusiones terminológicas y quedando atrapado en algunas de sus implicaciones.
A continuación, mostraré cómo las dificultades relacionadas con la hipótesis de una homología entre valor lingüístico y valor económico no invalidan uno de los principales méritos de Rossi-Landi: haber esbozado un análisis semiótico de la Forma Mercancía a través del modelo de la «mercancía como mensaje»; sin embargo, este modelo también presenta algunas imprecisiones. Para superar estas limitaciones teóricas, propondré complementar la semiótica materialista de Rossi-Landi con otros enfoques analíticos. En particular, trataré de mostrar cómo el modelo teórico desarrollado por Algirdas Julien Greimas (1917-1992) puede poner de relieve otras implicaciones semióticas del análisis marxista de la mercancía. A este respecto, plantearé la posibilidad de leer la forma mercancía a través de un cuadrado semiótico y de considerar el método de exposición [Darstellungsmethode] marxista como una semiótica particular
Gesture, Labor, and Semiosis: Some Research Hypotheses for a Theoretical Convergence between Semiotics and Dialectics
In this chapter, I will try to illustrate how semiotics and dialectical theory
can converge towards a common analysis of cognitive processes. The concept of
“gesture” will constitute the meeting point between the two approaches. My starting
point will be the argumentations thematized by Giovanni Maddalena in his 2011 article
“Lavoro come conoscenza. Uno sguardo semiotico”—i.e., “Labor as knowledge.
A semiotic overview.” According to Maddalena, the teleological structure of labor—
understood in a Hegel-Marxian sense—presents some homologies with what he defines
as “complete gesture” (Maddalena 2015), i.e., a model of synthetic reasoning
based on the three semiotic elements posited by Charles S. Peirce (1839–1914), i.e.,
Icon, Index, and Symbol. More specifically, Maddalena’s proposal conjugates the
Hegel-Marxian meaning of labor—understood precisely as “a type of purposeful action”
(Maddalena 2011, 3, my translation)—with the pragmatist reworking of the
Kantian paradigm, defining labor as a model of synthetic reasoning: labor is “our
way of reasoning synthetically” (Maddalena 2011, 10, my translation). The theoretical
convergence between the Marxian concept of “labor” [Arbeit] and the pragmatist
concept of “gesture” can be further confirmed by developing a parallel between
Peirce’ and Ernst Bloch’s (1885–1977) theories of knowledge. In this regard, I will underline
two aspects: a) both authors hypothesize a phenomenological foundation for
their theory of categories: categories are elements of experience (according to
Peirce) and products of praxis (according to Bloch); and b) both authors develop a
theory of categories strongly connected with the issue of temporality. Furthermore,
I will underline that Bloch’s theory of knowledge is characterized by an element
which contributes to the parallel between labor and gesture: indeed, by establishing
a homological relation between the act of gazing—the theoretical act par excellence
(see Petrosino 2004)—and the act of manipulating, Bloch emphasizes the fundamental
role played by the gestural dimension in the knowledge process
Cuerpos y signos. Para una tipología de la materialidad semiósica
This article takes up and develops my 1986 article, “On the materiality of signs,” commissioned by Thomas Sebeok for publication in the journal Semiotica. The aim is to continue analysing the different levels, aspects and functions of sign materiality in light of semiotic studies today. The concept of “sign materiality” does not only allude to physical bodies necessarily implicated in semiosic processes, but also to the social materiality of human work necessarily distributed in semiosis. The initial focus on sign and linguistic work engaged in modeling sign material in social-ideological practice, presented in my 1986 article, is here contextualized and developed in the framework of Sebeok’s “global semiotics” according to which semiosphere and biosphere converge. The result is a more complete, therefore a more complex typology that aims to account for semiotic materiality and that is better able to explain the functioning of our current glbobalised worl
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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