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NESSUNA ISOLA È UN’ISOLA. INSULARITÀ, MUTAMENTI SOCIALI E PROCESSI IDENTITARI A CAPO VERDE
O que ganhamos com isso? Politiche di patrimonializzazione, logiche di turistificazione e conflitto sociale a Cidade Velha, Capo Verde
Mappe e sentieri. Un'introduzione agli studi urbani critici
Che cos’è una città? Quali soggetti, forze, poteri contribuiscono al suo cambiamento, e perché questo avviene in determinate forme e non in altre? E ancora: come si studiano le città? Quali sono gli approcci possibili e qual è il loro contributo effettivo? Qual è il ruolo della conoscenza nelle discipline che si occupano in vario modo di città e territori? Attraverso una selezione di testi che, nel loro insieme, definiscono un campo nel quale un numero crescente di studiosi e studiose si riconosce, quello degli studi urbani, questo volume propone alcune possibili risposte: mostrando come una riflessione critica sulle città nel nostro Paese non manchi e indicando un’attitudine alla ricerca che stimola le diverse discipline a ripensare al loro significato e alle loro finalità e a costruire un nuovo linguaggio, una nuova conoscenza condivisa e una capacità di visione orientata alla trasformazione. Tre assi tematici: Continuità -Trasformazione, Materiale - Immateriale, Istituzioni -Pratiche sono le coordinate sulle quali costruire tali nuove mappe; i saggi, le relative bibliografie e gli itinerari testuali proposti individuano sentieri, ulteriori percorsi e possibili direzioni di approfondimento e sperimentazione
On stage: l’antropologia pubblica come evento urbano
Il volume collettaneo è dedicato a presentare e a discutere alcune esperienze nate negli ultimi anni in diverse città italiane e internazionali con l’obiettivo di comunicare l’antropologia a un vasto pubblico attraverso la dimensione dell’evento. Come è noto, per altro grazie a una vasta letteratura antropologica sul tema, la produzione e la fruizione di eventi culturali in ambito urbano costituiscono delle dimensioni emblematiche dei processi di spettacolarizzazione ed estetizzazione in atto nella società contemporanea. Le ambivalenze comunicative legate alla “messa in cornice” dell’evento sono molteplici: quel che si guadagna in visibilità, riconoscibilità del brand e vastità di pubblico, rischia di essere perso in termini di complessità, approfondimento e riflessività. Una tensione che, in termini più generali, riguarda l’antropologia pubblica nel suo complesso, ma che nella dimensione dell’evento diventa più visibile e pregnante
Cosa dicono oggi le antropologhe e gli antropologi?
Il volume collettaneo è dedicato a presentare e a discutere alcune esperienze nate negli ultimi anni in diverse città italiane e internazionali con l’obiettivo di comunicare l’antropologia a un vasto pubblico attraverso la dimensione dell’evento.
Come è noto, per altro grazie a una vasta letteratura antropologica sul tema, la produzione e la fruizione di eventi culturali in ambito urbano costituiscono delle dimensioni emblematiche dei processi di spettacolarizzazione ed estetizzazione in atto nella società contemporanea. Le ambivalenze comunicative legate alla “messa in cornice” dell’evento sono molteplici: quel che si guadagna in visibilità, riconoscibilità del brand e vastità di pubblico, rischia di essere perso in termini di complessità, approfondimento e riflessività. Una tensione che, in termini più generali, riguarda l’antropologia pubblica nel suo complesso, ma che nella dimensione dell’evento diventa più visibile e pregnante
‘Ci dovrebbe essere qualcuno che lo fa di lavoro’. Pratiche per la vita vs Razionalità burocratica
In questo contributo si invita il lettore/la lettrice ad entrare in quello spazio-tempo in cui l’assistente sociale e le persone ad esso/a “in carico” interagiscono. Uno spazio-tempo quale spazio politico, in cui si asciugano le retoriche sull’ascolto e si dilata il senso comune, in cui si possono giocare molte delle aspirazioni che hanno fatto lasciare il proprio paese e – ancora – nel quale il setting è rigido, i ruoli ben delineati, il potere di negoziazione estremamente sbilanciato, e il tempo lascia la vita per arrendersi incerto e fragile alle procedure e alla burocrazia. Questa situazione relazionale asimmetrica è trattata attraverso un approccio analitico che si ispira anche alla microfisica del potere (Foucault 1977), considerando l’assistente sociale un soggetto facente parte di quell’organizzazione reticolare attraverso la quale il potere si esercita, e che incorpora quei discorsi e stratificazioni di senso che in-formano il suo interpretare ed agire, lasciandogli comunque la possibilità di apportare modifiche, novità o distorsioni. Il fulcro del testo è la narrazione di un caso “esemplare”, scelto tra un corpus di casi in cui, tra coloro che si rivolgono al servizio sociale, sono coinvolte, da una parte, porzioni di “utenza” diverse – singoli e famiglie, italiani e di origine straniera con un breve o medio-lungo background migratorio – accumunati sia da una serie di questioni materiali ingenti da risolvere, in primis quella di vivere in una dimora inadeguata, sia da una visione esterna mainstream che li accorpa nella categoria di “esclusione” e/o “marginalità”. Dall’altra parte, gli/le assistenti sociali di diretto riferimento, con età e vocazioni diverse, e percorsi di vita, formativi e lavorativi differenti. “Da una parte” e “dall’altra” non vuole delineare una dicotomia, ma evocare l’immagine di uno spazio relazionale reale, interrotto da una linea netta, una scrivania, che – di fatto – disegna la collocazione effettiva delle persone al di qua e al di là di quel limite fisico, sociale e simbolico
Ecologie degli ambienti urbani: sfide applicative/Ecologies of Urban Environments: Challenges in Applying Anthropology
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