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    Napoli e il suo Regno nel congedo del poeta: i due esordi e l’epilogo del "De hortis Hesperidum" di Giovanni Pontano

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    Giovanni Pontano’s De hortis Hesperidum was published posthumously in the summer of 1505 for the types of Aldo Manuzio. It presents a reinterpretation and an updating of the Virgilian georgic model with the help of the erudition and the mythopoietic ability of its author. The beginning of the two books and the epilogue of the whole poem build an unforgettable material and immaterial image of Naples and its Kingdom, an image made of personal feelings and, above all, of allusions to the permanence of an ancient wisdom. This wisdom is embodied by Virgil and reaches the poet’s hands to be delivered even greater to the future generations. Since the De hortis Hesperidum and, in particular, its liminal portion represent the extreme production of Pontano, who committed himself to this work with his labor limae until almost to his death, we can recognize in these passages the poet’s farewell not only from Naples, his adopted homeland, with the enchantment of its welcoming beauty and the pride of its greatness, but also from his own poetry, with the conviction of having created for both of them a well-defined space in the eternity

    Le Epistolae praefatoriae di Pietro Summonte all’editio princeps dell’opera pontaniana

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    La relazione L'editio princeps Neapolitana delle opere inedite di G. Pontano e le epistolae praefatoriae di Pietro Summonte è stata strutturata in due momenti: la prima parte, affidata al prof. Giuseppe Germano, si è focalizzata sulla storia dell’edizione postuma delle opere inedite di Giovanni Pontano per le cura di Pietro Summonte; la seconda parte, affidata alla prof. Antonietta Iacono, ha riletto invece le epistolae praefatoriae di questa edizione come tessere documentarie della costruzione del mito del ‘Gran Pontano’. Il 17 settembre 1503 moriva in Napoli Giovanni Gioviano Pontano, Maestro riconosciuto dell'Umanesimo meridionale e capo dell'Accademia che da lui prendeva il nome. La morte colse impreparati i discepoli, gli amici e i soci tutti dell'Accademia, che però in breve tempo – e in evidente concorrenza con il progetto editoriale avviato dal Pontano stesso con Aldo Manuzio almeno per la parte delle opere in versi – riuscirono a radunare i manoscritti del maestro, recuperandone anche le carte disperse dalle figlie. Pietro Summonte, discepolo del Pontano e già suo fidato collaboratore, fu investito dell'incarico di curare l'edizione di quanto il Maestro aveva lasciato inedito: la concessione del vicerè Gonzalo Fernàndez de Cordoba nel 1504 di un privilegio di durata decennale che vietava a tutti (tranne che al Summonte) di stampare nel Regno di Napoli qualsiasi opera del Pontano ed anche di vendervi opere che fossero state stampate da altri fuori del Regno permise di realizzare un monumento straordinario alla memoria dell'amatissimo Maestro. Nel dare alle stampe i volumi degli inedita pontaniani, impresa nella quale avrebbe speso quasi un decennio della sua vita, dal 1503 al 1512, il Summonte accompagnò ciascun volume con lettere prefatorie che contenevano dediche, chiarivano contesti storici e indicavano i collaboratori e i sostenitori finanziari dell'onerosa edizione. La prima parte della relazione intende ricostruire la storia dell’edizione postuma napoletana, tracciando un quadro complessivo delle problematiche ecdotiche, del valore e della fortuna dell’editio princeps napoletana delle opere pontaniane. La seconda parte, invece, rilegge le epistolae praefatoriae dei volumi pontaniani pubblicati dal 1505 al 1512 alla luce scelte culturali e delle posizioni ideologiche dell’entourage di intellettuali che continuarono a sentirsi sodalitas nel nome e nel ricordo del Maestr

    Germano-Américains et presse ouvrière (1845-1854)

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    Obermann Karl, Ranc I. Germano-Américains et presse ouvrière (1845-1854). In: Bibliothèque de la Révolution de 1848, Tome 23, 1966. La presse ouvrière 1819-1850

    Germano-Américains et presse ouvrière (1845-1854)

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    Obermann Karl, Ranc I. Germano-Américains et presse ouvrière (1845-1854). In: Bibliothèque de la Révolution de 1848, Tome 23, 1966. La presse ouvrière 1819-1850

    Per una moderna edizione critica del Liber Abaci di Leonardo Pisano, detto il Fibonacci

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    The author summarizes the acquisitions on the current status of the manuscript and printed tradition of Fibonacci’s treatise and demonstrates the need of preparing a critical edition of the work

    Il mito di Partenope tra fonti letterarie e immagini

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    Al centro della riflessione la Sirena Partenope che rappresenta l'anima mitica della città. Su tale aspetto punterà l'attenzione, in particolar modo, Giuseppe Germano: «La Sirena Partenope diventa in epoca aragonese, soprattutto nella trasfigurazione letteraria dell'umanista Giovanni Pontano, non solo il simbolo della bellezza ammaliatrice dei paesaggi variegati ed abbaglianti adagiati intorno al golfo, ma anche il simbolo della sapienza antica che ivi si era fin dall'antichità attestata sotto forma di scuole filosofiche e grandi tradizioni poetiche. Nella visione umanistica bellezza e sapienza si fondono nell'immagine di Partenope per celebrare i fasti della più grande capitale del Mediterraneo». Simbolo di tradizione sapienziale e richiamo alle origini greche della città, il mito di Partenope, la sirena sul cui sepolcro sarebbe sorta la città di Napoli, rappresenta quindi uno dei principali fattori identitari per i protagonisti dell'Umanesimo e del Rinascimento napoletano. Questo ciclo di seminari, al suo terzo anno, intende mettere in luce e valorizzare caratteri, aspetti e protagonisti della cultura umanistico-rinascimentale di ambito partenopeo con un'attenzione dedicata anche alle peculiari declinazioni europee di tale cultura

    «Dulcis alebat Parthenope». Memorie dell’antico e forme del moderno all’ombra dell’Accademia Pontaniana

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    I saggi contenuti nel presente volume rappresentano il frutto di ripensamenti, approfondimenti e ricerche realizzati dai loro rispettivi autori dopo due fortunati incontri di studio tenutisi a Napoli in una sorta di feconda continuità intellettuale ed emotiva, sia pure a distanza di un certo tempo l’uno dall’altro, nell’ambito delle attività promosse dall’Accordo di cooperazione scientifica internazionale stipulato fra l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Université de Rouen Normandie. Nello spirito di tale Accordo, finalizzato a promuovere lo studio delle forme della civiltà umanistica a Napoli e nel suo Regno dalla metà del XV alla metà del XVI secolo, gli incontri in questione hanno consentito a numerosi studiosi di confrontarsi con profitto sulla definizione della cultura umanistica napoletano-aragonese nei suoi molteplici aspetti, con una particolare attenzione rivolta sia ad alcuni intellettuali che più hanno contribuito all’evoluzione dell’Accademia Napoletana nel periodo della sua attività più feconda, sia alla sopravvivenza ed alla permanenza del suo magistero, delle sue idee e dei suoi modelli nella civiltà letteraria europea dei secoli successivi. Tali idee e tali modelli, come appare via via più chiaro grazie agli studi sempre più numerosi in quest’ambito, furono sorretti e veicolati da tanta forza intellettuale e da tanta raffinatezza dialettica ed espressiva, che non solo nutrirono con la loro linfa, per lungo tempo, la cultura italiana, ma riuscirono anche ad influenzare, con le loro immagini e con le loro strutture di pensiero, la formazione di alcune delle più grandi e fortunate correnti della cultura europea, destinate ad un durevole successo fino all’età moderna e contemporanea

    Il patriarca Germano II (1223-1240) e i Bogomili

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    REB 51 1993 France p. 91-110 A. Higd, Il patriarca Germano II (1223-1240) e i bogomili. — Cinque scritti del patriarca Germano II (1223-1240) trattano del Bogomilismo. Un esame delle quattro omelie e della «circolare» indirizzata ai costantinopolitani — contenente una serie di anatemi che va raffrontat.a con formule analoghe - permette di distinguere tra le notizie tratte dai reportori eresiologici e le informazioni che sembrano il frutto delle indagini del patriarca.Rigo Antonio. Il patriarca Germano II (1223-1240) e i bogomili. In: Revue des études byzantines, tome 51, 1993. pp. 91-110
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