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    La Passione alla maniera di Euripide. La ripresa della tragedia classica nel Christus Patiens.

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    L’intervento si propone di indagare le forme di ripresa della tragedia classica e in particolare di quella euripidea all’interno del Christus Patiens e di valorizzare il tentativo di riproposizione della grande tragedia antica nell'età bizantina. Il Christus Patiens è una cronaca della Passione di Cristo redatta, secondo quanto dichiara l’anonimo autore, «alla maniera di Euripide», traendo cioè interi versi o emistichi dalla tradizione tragica dell’Atene del V secolo, integrandoli insieme a partire da tragedie diverse e facendoli confluire in un’opera nuova, dall’impianto ideologico completamente diverso, che costituisce una rilettura della vicenda di Cristo in chiave tragica. Tra le tragedie riutilizzate nel testo, che si configura come un vero e proprio centone tragico, spiccano soprattutto le euripidee Medea, Baccanti, Ippolito, ma compaiono anche le eschilee Prometeo e Agamennone; proprio per la sua natura di centone, il Christus Patiens ha un’importanza particolare per la filologia, in quanto preservatore di alcuni versi delle Baccanti euripidee, purtroppo pervenuteci multile nel finale. Che si tratti di un’opera ancora tardoantica di IV/V secolo, come sostenuto da Antonio Garzya, o di un testo già pienamente medievale di VIII/IX secolo, secondo l’analisi di Enrica Follieri, il Christus Patiens rappresenta in ogni caso l’espressione di una fortissima volontà di appropriazione degli stilemi e della bellezza incrollabile della letteratura classica, di fusione tra due mondi e due mentalità diverse, ma per nulla inconciliabili, un atto d’amore della cultura cristiana nei confronti di quella pagana

    Un apologo politico nella scuola bizantina. Da Stesicoro Ta34(a) Ercoles = PMGF TA8 a Niceforo Basilace Fab. 2

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    Il μῦθος del cavallo e della cerva di Niceforo Basilace (Fab. 2) è la redazione bizantina più tarda della favola eziologica della doma del cavallo, le cui radici sembrano risalire fino a Stesicoro (PMGF TA8). Il presente contributo ricostruisce le varie tappe dell’evoluzione dell’apologo attraverso i secoli, fino ad arrivare all’analisi della redazione basilaciana, del suo contesto di produzione e dei suoi modelli. In base all’analisi della pericope esplicativa associata alla favola e dedicata all’uso della prosopopea, la stessa viene attribuita al μῦθος successivo, quello del leone innamorato, cui risulta più pertinente.The mythos of the horse and the doe by Nikephoros Basilakes (Fab. 2) is the latest byzantine drafting of the aetiologic fable concerning the tame of the horse, whose origins are ascribed to Stesichorus (PMGF TA8). This article outlines the path and the phases of the fable’s evolution throughout the centuries, culminating with the analysis of Basilakes’ version of the story, its context and its models. Based on the analysis of the explanatory sentence which is traditionally associated to the fable and concerns the use of direct speech, this sentence comes up to be rather ascribable to the following text, the fable of the lion in love, being more coherent with its narrative construction

    ἀκολουθεῖν μετ’ αὐτοῦ (Antiatt. α 122, Phryn. Ecl. 330, Σb α 747 [= Phot. α 789])

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    This article provides a philological and linguistic commentary on the expression ἀκολουθεῖν μετ’ αὐτοῦ, discussed in the lexica Antiatt. α 122, Phryn. Ecl. 330, Σb α 747 (= Phot. α 789)

    βρωμᾶσθαι (Moer. β 21, Poll. 5.88)

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    This article provides a philological and linguistic commentary on the verb βρωμᾶσθαι, discussed in the Atticist lexica Moer. β 21, Poll. 5.88

    ἀνθέων (Antiatt. α 137, [Hdn.] Philet. 7)

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    This article provides a philological and linguistic commentary on the form ἀνθέων, discussed in the Atticist lexica Antiatt. α 137, [Hdn.] Philet. 7

    ἔξηβος (Phryn. PS 65.20–1)

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    This article provides a philological and linguistic commentary on the adjective ἔξηβος, discussed in the Atticist lexicon Phryn. PS 65.20–1

    ψυχορροφεῖν (Phryn. PS 128.11–3)

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    This article provides a philological and linguistic commentary on the compound verb ψυχορροφεῖν discussed in the Atticist lexicon Phryn. PS 128.11–3
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