201,276 research outputs found

    Ottimizzazione e certificazione ambientale e prestazionale delle strutture sanitarie

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    In uno scenario dominato dalla complessità, la progettazione si connota sempre più come attività interdisciplinare. Anzi, l’interdisciplinarità diviene sinonimo di modernità, un requisito indispensabile per una progettazione di qualità. È da queste premesse che dipende la necessità/opportunità di analizzare approfonditamente i progetti e di individuare metodiche-strumenti per la loro validazione e certificazione prima di passare alla fase realizzativa. La ricerca alla base di questo testo, finanziata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca- Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) 2009, ha messo a punto un sistema denominato “Brave Hospital” che può essere utilizzato per valutare le prestazioni complessive di una struttura sanitaria di tipo ospedaliero. Il progetto ha visto la partecipazione di quattro università italiane: Politecnico di Milano, Università degli Studi di Chieti-Pescara, Università la Sapienza di Roma e Università degli Studi di Sassari

    Luna/Moon. Riflessi dallo spazio letterario, linguistico e culturale

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    Dall’immaginaria presenza del volto umano raffigurato sulla superficie lunare, fino al realizzarsi del sogno del primo viaggio sulla luna, i saggi raccolti in questo volume rileggono – attraverso il filtro degli studi letterari, linguistici e culturali – la storia del rapporto antico e sempre nuovo dell’uomo con quello spazio infinito e misterioso che lo circonda, di cui la luna è simbolo potente e inestinguibile riflesso

    Cholangiocarcinoma: risk factors and clinical presentation.

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    Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2010 Apr;14(4):363-7. Cholangiocarcinoma: risk factors and clinical presentation. Gatto M, Alvaro D. SourceDepartment of Clinical Medicine, Division of Gastroenterology, "Sapienza" University of Rome, Polo Pontino, Rome, Italy. Abstract Cholangiocarcinoma (CCA), a cancer originating from the neoplastic transformation of the biliary epithelium, is characterized by a progressive increase in incidence and prevalence. A number of risk factors have been identified including primary sclerosing cholangitis, liver fluke infestation, and hepatolithiasis. More recently, hepatitis viruses (HCV, HBV) have been taken into consideration as risk factors for the intrahepatic CCA and this could explain the increased incidence seen in the last two decades. All these risk factors induce chronic inflammation in the biliary epithelium together with partial bile obstruction. These two conditions are considered the background (chronic inflammation) favouring the cancer development. The only effective treatment is the radical surgical resection but, this is applicable in less than 40% of the patients since CCA is mostly diagnosed at an advanced stage. This mainly occurs because, in the majority of the cases, CCA is clinically silent, with symptoms only developing at an advanced stage but also for the lack of effective biomarkers to be used for a screening purpose. A number of serum and bile biomarkers have been recently proposed for the diagnosis of CCA but, their impact on the early diagnosis is still under the evaluatio

    Culture and the Legacy of Anthropology Transatlantic Approaches 1870–1930

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    The reader investigates the changing face of the notion of culture, tracing how it emerged in some of the most important and controversial phases of the lively Anglo-American debate on the subject from the late nineteenth century to the mid-twentieth century, including the crucial years of Modernism. Shedding light on the cross-disciplinary approaches that characterized the debate and focusing especially on the legacy of anthropology, the volume presents a selection of some of the most distinguished voices from such assorted fields as literature, linguistics, anthropology, sociology and ethnology, whose interests and areas of enquiry apparently converged and partly overlapped. A selection of primary sources from leading figures such as Matthew Arnold, Bronisław Malinowski, Ruth Benedict, T. S. Eliot, Ezra Pound and Aldous Huxley provide an overview of the crucial issues raised on a wide array of topics: civilization, race, nation, progress, evolution, education, art, science, literature and politics. The primary sources are accompanied by critical essays that offer new insights into these classic texts. This reader will be of use to undergraduate and postgraduate students as well as to scholars exploring the cross-disciplinary or transatlantic nature of the study of culture

    Adenocarcinoma prostatico in un gatto

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    Le patologie prostatiche nel gatto sono rare e non conosciamo la loro reale incidenza, data la consolidata pratica veterinaria di effettuare l’orchiectomia in giovane età. Pochi casi di neoplasia prostatica sono stati riportati nel gatto, per la maggior parte si tratta di adenocarcinomi del corpo della prostata e recentemente è stato descritto anche un adenocarcinoma della porzione disseminata. Nel gatto, i carcinomi prostatici si sviluppano in età avanzata e la castrazione non sembra condizionare l’incidenza della patologia

    William Butler Yeats e il folklore irlandese

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    Negli anni fra il 1988 e il 1893 il giovane poeta William Butler Yeats realizzò quattro antologie di leggende e fiabe irlandesi, seguite da una raccolta di saggi sul folklore, in duplice edizione, intitolata The Celtic Twilight(1893; 1902). Queste opere giovanili rappresentano il fulcro dell’intenso rapporto che Yeats sceglie di instaurare con la tradizione folklorica irlandese, da sempre riconosciuta dai critici, primi fra tutti Richard Ellman (1954) e Norman Jeffares (1965), come una delle componenti essenziali - accanto alla passione per le scienze occulte - della sua esperienza di formazione artistica e intellettuale. Pur riconoscendone la centralità, la critica ha tuttavia tardato a indagare in maniera più approfondita il rapporto di Yeats con il folklore e solo a partire dalla metà degli anni Settanta alcuni studi hanno cominciato a metterne a fuoco la portata, alla luce dei numerosissimi articoli e contributi in conferenze e riviste in cui Yeats sceglie per oggetto motivi ed elementi della tradizione popolare irlandese . In tempi più recenti l’attenzione della critica ha guardato con rinnovato interesse al rapporto di Yeats con il folklore dalla prospettiva dell’etnografia e della antropologia culturale cogliendo nel suo interesse per il folklore un fenomeno figlio della stessa temperie culturale che aveva generato le opere di Frazer e gli studi di Boas e di Malinowski. Secondo Sean Heuston (2011), tale approccio antropologico ed etnografico alle opere di Yeats legate al folklore è quanto mai opportuno e consentirebbe di riequilibrare quell’ipoteca negativa che grava sulla posizione ambivalente di Yeats come figura rappresentativa dell’identità irlandese, compromessa nel suo caso dalla discendenza da una famiglia protestante anglo-irlandese. La possibilità di rileggere l’opera di Yeats da una prospettiva antropologica ed etnografica come un tentativo di andare incontro al popolo irlandese per dargli voce, proprio attraverso la raccolta di materiali del folklore, rappresenterebbe dunque una occasione di rilettura di questo aspetto cruciale dell’opera del poeta e della sua formazione (Heuston 2011)

    From ‘armchair’ to ‘open-air’ anthropology: Views of culture in James George Frazer and Bronisław Malinowski

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    In 1922 two works were published simultaneously marking a significant turning point in the emerging discipline devoted to the study of man and culture, Frazer’s The Golden Bough and Argonauts of the Western Pacific by Malinowski. By that time, Frazer had long been recognized as a leading figure in anthropology, and yet his reliance upon an evolutionary paradigm and his consequent choice of the comparative method were being called into question by new emerging paradygms by new generation of younger anthropologists who were narrating their own field experience with the natives, focusing on different kinds of questions concerning the life and culture of particular peoples, rather than simply collecting a reportoire of facts from second-hand accounts. Among them, Bronisław Malinowski, more than anyone else, has been credited with having sounded the death knell for Frazer’s removed ‘armchair’ approach to anthropology
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