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Ferite nel virtuale: dalla presentazione alla rappresentazione dell’autolesionismo
I comportamenti di autolesionismo appaiono oggi ancor più visibili grazie all'esplosione raggiunta nel web. Un crescente numero di studi si sta interrogando sui possibili fattori di rischio e di protezione connessi all’esposizione e alla partecipazione a tali comunità virtuali. Il lavoro propone una lettura dei blog redatti in prima persona da autrici che si dichiarano autolesioniste attraverso un’interpretazione delle dimensioni culturali che si dispiegano nel contesto virtuale. Sono stati monitorati 34 blog italiani dedicati all’autolesionismo, i cui post, considerati come narrazioni, sono stati accorpati in un unico corpus testuale, analizzato mediante il software T-Lab (Lancia, 2004; 2008). Sono emersi quattro cluster tematici che sul piano fattoriale organizzano tre vettori di senso (il dolore come elemento di aggregazione, il vuoto dell'altro, la dinamica di svelamento/mascheramento del limite). Anche se i corpi sono decostruiti, le identità disincarnate e le relazioni trasformate, si impone la dimensione del genere femminile, che si ancora al dolore raccontato dal corpo e da un linguaggio declinato al femminile. Si discuterà di come alcune funzioni che la condotta autolesionista assume si ripropongono, con variazioni, nei blog
"Corpi lesi in adolescenza: l'autoferimento tra questioni contemporanee e ricadute nella clinica"
E’ noto come con il termine Self Injury (SI) s’intenda un’alterazione consapevole della propria superficie corporea, agita senza intento suicidario (Herpertz, 1995; Favazza, 1996). La letteratura evidenzia un generale aumento dell’incidenza, con una prevalenza nella popolazione femminile (Brunner et al., 2007) e una forte comorbilità con il DBP (Chapman et al., 2005). Tra le funzioni, in rilievo quella di modulazione affettiva (Gratz, 2007; Klonsky, 2007; Sarno, Madeddu e Gratz, 2010). Nell’ambito di una più ampia indagine sulle funzioni che l’autoferimento può assumere, in un’ottica di prevenzione del rischio, si propongono alcune riflessioni sul diffondersi “contemporaneo” del fenomeno in adolescenza, come la comparsa del fenomeno dei siti Pro-Sia.
A partire da alcuni nodi concettuali relativi alla psicodinamica dell’adolescenza (Blos, 1988; Margherita, 2009) alle questioni di genere (Chasseguet Smirgel, 1964; Nunziante Cesàro, 1996) alle tematiche del corpo (Laufer, 1986; Ruggiero, 2007), si presenta una ricerca esplorativa sulle rappresentazioni del SI nella relazione clinica.
In una logica esplorativa, è stata realizzata un’intervista a venti operatori, psicologi e psichiatri, aventi in carico pazienti che manifestavano comportamenti autolesivi. L’intervista è stata costruita a partire dalle aree tematiche affrontate nei lavori di Gratz (2010; 2007) ed analizzata attraverso un’analisi del contenuto (Losito, 1993; Rositi, 1970).
Dalle categorie semantiche emergenti si evidenzia come la rappresentazione dei SI rimandi ad alcune specifiche funzioni, quali il controllo delle emozioni, l’autopunizione, l’autostimolazione, la cura di sé, con alcune varianti di genere, confermando i dati della letteratura. Il rimando alle ferite e al sangue, rappresentando il dolore non mentalizzato, testimonia come la sofferenza passi attraverso il livello primitivo del corpo. La relazione terapeutica con soggetti self injurers appare connotata da sentimenti ambivalenti che coinvolgono il clinico in controtransfert dolorosi
Drifts of the adolescent psychopathology in virtual environments: disembodied bodies, symptomatic identities, narratives of groups
In the interpretation of contemporary psychopathology, considering the link among different factors, that go from biological to inter- subjective dimensions, the role of the cultural contest appears relevant. The process of meaning making of adolescents discomfort assumes nowadays specific configurations intovirtual environments. We focus our contribution on e-communities that have built up on the basis of a collective identity through shared symptoms of attacks on body, Anorexia (Harshbarger et al., 2009; Hammersley and Treseder, 2007), Non-suicidal self-injury (Lewis and Michal, 2016; Whitlock et al., 2006). These groupsmay be used as an alternative and in opposition to clinical or therapeutic contexts (Brotsky and Giles, 2007), creating relational dynamics either harmful or helpful. We performed a cluster analysis to compare 40 Italian blogs, anorexia blogs (Pro-Ana) and Self-injury blogs, to find dimensions of meaning and themes. The text was analyzed through the software T-Lab (Lancia, 2004). Four thematic clusters, which, after interpretation using factorial mapping fall into three sense vectors, emerged. Blogs significantly differ in terms of content and function: Pro-Ana blogs tend to reinforce the symptomatic identity, a propagandist portrayal of anorexia as a lifestyle choice that leaves little space for outsiders, whereas Self-injury
blogs reveal aspects of relationship building and emotional support, proving ambivalent in their attitude towards discomfort. Some implications of this analysis for clinical practice will be discussed even with the aim of thinking of a kind of assessment for adolescents on the internet mediated relationships they have
Incidere i limiti. Dalla Body Art all’autolesionismo, considerazioni psicodinamiche sul corpo all’epoca del postumano
Il lavoro interroga il tema della corporeità da una prospettiva psicoanalitica, partendo dalle modalità con cui l’esperienza del corpo si pone alla base dei processi di pensiero considerando le variazioni delle funzioni psichiche in rapporto alle esperienze di destrutturazione e ristrutturazione del corpo che compaiono, oggi, sulla scena contemporanea. In campi distinti, quello della psicologia clinica, attraverso le condotte autolesive e quello dell’arte, attraverso forme estreme di Body art si rifletterà sull’esperienza del limite, a partire dai confini corporei, che il postumano sfida
Immunohistochemical localization and identification of orexin A and orexin B type 2 receptor in the horse gastrointestinal apparatus.
Groups and responsible togetherness in a local community
Background. In the actual socio-cultural context, we witness always more complex forms of social togetherness among citizens, who bring cultural and dedication differences in the communities. Nevertheless, the perception of low individual and collective power makes it difficult to think and act for creating contexts of responsible togetherness. We hypothesize that groups in local communities can guarantee the promotion and transmission of togetherness. Indeed, every group meets for doing something, allowing individuals to defend theirselves from primordial anguishes. Aims. The aim is to understand processes to create responsible togetherness and active participation into a local community, starting from the group dynamics.
Method. Our study involved eight members from a socially and politically active group (average age 32). We conducted semi-structured interviews about group's experiences, its relationships with the community and its planning. The transcripts were analysed using the Grounded Theory.
Results. Four categories emerged: group identity, group's realist but confident vision, promoting togetherness in the community through the group, ambivalent relationship with the outgroup between resources and difficulties. The core category was looking for the Other between collision and comparison, because of the numerous references about the relational area and the interdependence between the group and the local community.
Conclusions. It seems evident that local communities need spaces to make differences meet and match, to inform and discuss, to promote participation and empowerment, to motivate citizens in using their resources for the common well-being. This makes us reflect about actual the social phenomena and the transformations they cause in local contexts
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