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Giovanni Niccolò Servandoni (1695-1766) architetto
Questo lavoro di ricerca - una tesi di dottorato in co-tutela tra la « Sapienza » Università di Roma e l’Université de Paris I « Panthéon- Sorbonne » - è nato con l’obiettivo di far luce sulla vita e l’opera dell’architetto Giovanni Niccolò Servandoni, una tra le figure d’artista più emblamatiche e meno conosciute del XVIII secolo.
Allo stesso tempo pittore, architetto e decoratore, il suo nome è rimasto famoso per il gran numero di scenografie realizzate per l’Opéra e per il progetto della facciata della chiesa parigina di Saint-Sulpice. Durante il corso della sua vita, Servandoni ebbe l’opportunità di viaggiare in tutta Europa, dove lavorò presso le più importanti Corti dell’epoca, da Parigi a Londra, da Lisbona a Bruxelles, Vienna, Dresda e Stoccarda.
Una delle problematiche maggiori che il lavoro di ricerca ha manifestato, è stata la verifica della correttezza delle notizie riportate dalle fonti a stampa, sia antiche che moderne. Le biografie esistenti dell’architetto riportavano infatti una serie di notizie inesatte o completamente infondate, che si erano « incrostate » nei secoli sulla sua figura. Si è resa quindi necessaria un’operazione di « pulizia » delle fonti che ha permesso di risalire ad alcune notizie certe e verificabili nei documenti d’archivio, che sono state la base su cui ricostruire la biografia dell’architetto.
Il lavoro di ricerca si è posto l’obiettivo di indagare in particolar modo gli aspetti meno noti della vita di Servandoni, come il periodo della sua formazione a Firenze e a Roma, i suoi anni di soggiorno in Inghilterra prima del suo arrivo a Parigi nel 1724, i viaggi in Europa e le commissioni di architettura oltre al cantiere di Saint-Sulpice, sia in Francia che all’estero.
La ricerca d’archivio ha condotto a scoperte innovative, come la sua presenza a Roma tra il 1719 e il 1720, all’interno
del palazzo del principe Vaini - uomo « éntièrement attaché à la France » e legato all’ambiente dei teatri Capranica e
d’Alibert - che ha permesso di formulare alcune ipotesi sulla vita di Servandoni e i suoi contatti nella città pontificia. E
ancora, lo studio ha messo in luce il forte rapporto che egli ebbe con l’ambiente culturale inglese durante il corso di tutta la sua vita - già a partire dal soggiorno romano - tanto da poter rileggere la sua opera architettonica in una chiave nuova, più legata alla corrente palladiana che all'architettura romana o francese di quegli anni.
L’interpretazione dei documenti ha portato inoltre all'individuazione di due tematiche fondamentali che, spiegano
allo stesso tempo la riuscita e la crisi della carriera di Servandoni : il problema della sua nazionalità e quello della
legittimazione del suo ruolo di architetto.
Servandoni infatti, italiano di nascita - ma con un padre di origine francese - fin dall’arrivo in Francia fu sempre apprezzato in quanto decoratore e pittore fiorentino. La sua qualità di « ultramontain », lo portò a essere scelto dal curato Languet de Gergy come architetto della fabbrica di Saint-Sulpice, che doveva rappresentare il potere della chiesa romana a Parigi, contro i « Novatori » giansenisti. Fuori dal cantiere sulpiciano, tuttavia, Servandoni faticò ad affermarsi come
architetto. Egli non apparteneva infatti all’Académie Royale d’Architecture, un ambiente strettamente filo-francese in cui
gli stranieri non erano, in questi anni, accolti facilmente. Inoltre la facciata di Saint-Sulpice risultava di un gusto estraneo a quella ricerca di un’architettura « à la française », che rappresentava l’obiettivo primo dell’istituzione accademica.
Le influenze che Servandoni subì durante i suoi viaggi, soprattutto durante il periodo della sua formazione, gli hanno
pemesso di formulare uno stile architettonico personale, differente dai progetti dei suoi contemporanei francesi. La sua formazione da architetto, infine, a Firenze e poi a Roma - dove la pratica del disegno e l’elaborazione del progetto
avvenivano all'interno degli studi - si era svolta in modo completamente opposto al rigido percorso accademico parigino.
Gli anni di lavoro a Londra inoltre lo avevano messo in contatto con figure di progettisti estremamente eterogenee,
come Christopher Wren, che era astronomo, o John Vanbrugh, drammuturgo, prima di essere architetti.
Grazie a questo lavoro, l’opera di Servandoni - interpretata fino ad oggi come un’anticipazione del « goût à la grecque » e della rinascita del classicismo alla fine del Settecento - viene riletta come il frutto della sua formazione in Italia e in Inghilterra. Essa è debitrice, infatti, di quel classicismo che caratterizzava l’architettura fiorentina dell’epoca, nonché del contatto stretto di Servandoni con la cerchia dei palladiani inglesi e con le opere di Wren, Vanbrugh e Hawksmoor che esercitarono su di lui una grande influenza."Bando Vinci 2011", Università Italo-Francese di Torino-Grenoble
Disastri idrogeologici: la prevedibilità come "responsabilità" nei processi penali
La risposta dello Stato alle grandi calamità, naturali e antropiche, che hanno colpito l’Italia dalla sua unificazione a oggi, è stata quella di generare una successione di normative sul Governo del Territorio spesso caratterizzate dall’assenza di organicità e di coordinamento; la lista è lunga e coincide con i maggiori disastri. Lo scopo di questa nota è illustrare i principi giuridici, desunti dalla legislazione nazionale ed europea e dall'evoluzione giurisprudenziale degli ultimi decenni, che disciplinano oggi il tema ambientale. In particolare viene preso in esame il difficile coniugio tra la prevedibilità dell’evento catastrofico dal punto di vista scientifico e l'esito del processo sotto il profilo del riconoscimento o meno della colpa, analizzando il concetto di “prevedibilità” che i Giudici hanno utilizzato nei processi celebrati a seguito di alcuni tra i maggiori disastri idrogeologici del dopoguerra italiano: Vajont, Val di Stava, Sarno. Gli aspetti giuridici e scientifici di questi tre casi vanno letti in un'ottica di interazione epistemologica sempre più stretta tra Scienza e Diritto, che ha portato il secondo ad utilizzare nei tribunali le leggi scientifiche universali e statistiche elaborate dalla prima.
La rilettura critica degli esiti di questi processi evidenzia una macroscopica sproporzione di scala e una notevole distanza tra la percezione collettiva dell’evento - di enorme lesività e gravità, sia a carico di intere collettività di persone sia nel caso colpisca l’ambiente - e la reazione penale, molto contenuta. Le difficoltà probatorie nel riconoscimento della colpa hanno spesso, come diretta conseguenza, la non rara impunità di fatti di enorme portata
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist
We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
Author-wise bibliometric analysis based on entropy.
Author-wise bibliometric analysis based on entropy.</p
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