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La "partecipazione ai beni vitali": i diritto sociali tra principio di eguaglianza sostanziale, economia sociale di mercato e solidarietà
Il presente contributo si sofferma sulla tutela dei diritti sociali, partendo da una riflessione teorica sulla dogmatica dei cosiddetti diritti di «partecipazione ai beni vitali», quali salute, lavoro e istruzione. La “storicità” dei diritti sociali fa sì che la loro portata muti a seconda degli ordinamenti che li contemplano e, talvolta, alla luce delle diverse congiunture storiche che si susseguono all’interno del medesimo ordinamento. Pertanto, il contributo evidenzia quanto la loro effettività sia condizionata dai mutevoli teloi degli ordinamenti di riferimento, enfatizzando le distonie tra l’ordinamento costituzionale, in cui la tutela dei diritti sociali è funzionale alla realizzazione del principio di eguaglianza sostanziale, e l’ordinamento euro-unitario, in cui la medesima tutela è stata spesso finalizzata al buon funzionamento del mercato e alla libera circolazione dei lavoratori nello spazio economico europeo. L’articolo prosegue nell’esplorare le potenzialità dell’accresciuta dimensione sociale del processo di integrazione europea, trainata sia dal Trattato di Lisbona che dalla conseguente entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Particolare attenzione sarà dedicata al capo IV di quest’ultima, dedicato alla “Solidarietà”, che, se da un lato codifica un corposo elenco di diritti sociali, dall’altro subordina la tutela di molti di essi ai «casi e alle condizioni previsti dal diritto dell’Unione e dalle legislazioni e prassi nazionali», “declassando” così i diritti aventi natura sociale alla categoria di meri principi a giustiziabilità limitata. Per meglio comprendere la portata di tale “clausola di stile”, si analizzerà la giurisprudenza della Corte di giustizia precipuamente dedicata alla distinzione tra diritti e principi codificata dalla Carta e alla natura “condizionata” dei diritti sociali che da essa deriva, interrogandosi sul possibile valore aggiunto della Carta, a vent’anni dalla sua prima proclamazione
Il principio di unità tra Carte e Corti: un confronto italo-spagnolo
Il presente contributo analizza le declinazioni del principio di unità nell’ordinamento italiano e in quello spagnolo, sottolineando le similitudini tra le rilevanti disposizioni della Costituzione italiana del 1948 e quella spagnola del 1978. Tuttavia, l’articolo si sofferma sulla diversa scelta ordinamentale rispetto alla natura “indisponibile” del principio di unità, considerato un limite implicito alla revisione costituzionale soltanto in Italia e non in Spagna, dove la secessione sarebbe un’ipotesi possibile, salvo il rispetto delle farraginose procedure aggravate contemplate dal procedimento di “revisione totale”. Le conclusioni provano a ragionare su come tale diversa scelta ordinamentale abbia inciso sul ruolo (e sulla legittimazione) delle Corti costituzionali nella gestione dei conflitti territoriali scaturiti dalle rivendicazioni indipendentiste di Veneto e Catalogna
Il cammino euro-unitario della Corte costituzionale nel seguito giurisprudenziale della sentenza n. 269 del 2017
Italy
The Italian Constitution was open to the European integration since its origin, thanks to a provision - art. 11 Const. - which consent to "limitations of sovereignty" of the Italian State in order to favor the international organizations that ensure peaceful relations among the States. However, the Italian legal order has undergone a deep transformation along the decades, and the European Union as well. This essays accounts for these legal and constitutional transformation in Italy and in Europe and shows the influence of the Italian legal tradition on the institutions of the European Union
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