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    IL CANTO DI EZZO

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    Studio Immunoistochimico sull'innervazione peptidergica della vescica urinaria di ratto.

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    Studia l'innervazione della vescica urinaria di ratto in microscopia ottica ed elettronica esaminando la localizzazione immunoistochimica di diversi neuropeptidi (VIP, NPY, Gal, SOM, SP), in contemporanea all'analisi dell'innervazione vescicale attraverso l'impiego della classica impregnazione argentica ed attraverso l'uso dei markers proteina S-100 e NSE per il sistema nervoso. Traccia un quadro morfologico dell'innervazione della vescica urinaria più completo ed aggiornato rispetto a quello classico basato esclusivamente sull'innervazione duale "adrenergica-colinergica" ed evidenzia inoltre per la prima volta la presenza nella vescica urinaria dei peptidi PYY e PP

    Studio compararto dell'azione citotossica del cadmio sull'encefalo e sulla neuroglia di Pesci e Rettili

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    La dott.ssa Favorito ha osservato nell’encefalo di Danio rerio e Podarcis sicula esposti a CdCl2: accumulo di cadmio nell’encefalo; danni isto-morfolofici ed ultrastrutturali, riduzione dell’espressione delle proteine markers astrocitarie, quali GFAP e S100, e rivelazione di fenomeni apoptotici con attivazione delle caspasi-3 e frammentazione del DNA. La dottoranda si è avvalsa per i suoi studi di tecniche di Microscopia Ottica: specifiche colorazioni istologiche, metodo Avidina-Biotina-Perossidasi (ABC) con l’impiego di anticorpi anti-GFAP, anti-S100, immuno-impressing per la rivelazione delle Caspasi-3 e TUNEL test per la rivelazione della frammentazione del DNA nelle cellule apoptotiche. Spettroscopia ad assorbimento atomico per la determinazione del contenuto di cadmio. Tecniche di microscopia elettronica per la valutazione di danni ultrastrutturali a carico del tessuto nervoso

    L’importanza della ricostruzione della linea mediana. Le tecniche di separazione anteriore e posteriore dei componenti nel trattamento delle ernie incisionali complesse

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    BACKGROUND L’ernia incisionale è una delle più frequenti complicanze della chirurgia addominale, che incide in modo significativo sulla morbilità e qualità della vita del paziente. L’incidenza, nelle diverse casistiche, varia tra il 10% e il 20% delle laparotomie e aumenta in presenza di fattori di rischio. La patologia erniaria della parete addominale determina la lateralizzazione e l’atrofia dei muscoli dell’addome, con conseguente graduale aumento delle dimensioni e riduzione della pressione addominale con rischio di ulteriori complicanze a carico dell’apparato gastroenterico e possibili alterazioni a carico della dinamica respiratoria e circolatoria. L’obiettivo della chirurgia della parete addominale è la ricostruzione della linea mediana, ossia il ripristino dell’integrità anatomica e funzionale della parete, che determina il miglioramento del trofismo della parete muscolare, della stabilità di tronco, della funzionalità muscolare e della qualità di vita del paziente con riduzione dei rischi di ulteriori complicanze. L’impiego di tecniche di separazione dei componenti, anteriore e posteriore, consentono un “aumento” volumetrico dell’addome e permettono lo scorrimento muscolare del compartimento laterale al fine di ricostruire la linea mediana, in particolar modo in caso di difetti erniari di grandi dimensioni e complessi. METODI Oggetto dello studio sono i pazienti affetti da ernia incisionale complessa candidati a intervento di plastica della parete addominale. Tutti i pazienti vengono sottoposti a: - valutazione e, ove possibile, correzione dei fattori di rischio preoperatori, fra cui la cessazione del fumo, il calo ponderale ed il controllo dei valori glicemici nei pazienti diabetici; - esecuzione di TC dell’addome, in condizioni basali e dopo manovra di Valsalva, esofago-gastro-duodenoscopia, retto-sigmoido-colonscopia; - valutazione cardiologica e pneumologica; - somministrazione di un questionario per la valutazione delle modificazioni nello svolgimento delle attività quotidiane e della qualità di vita e valutazione di eventuali disturbi del tratto gastro-intestinale e genito-urinario. La strategia chirurgica viene scelta sulla base dello studio preoperatorio del paziente, sulle caratteristiche del difetto erniario, quali sede, dimensioni, eventuale recidiva, grado di rischio di surgical site occurrence (SSO) post-operatorio secondo la classificazione del Ventral Hernia Working Group e sulla valutazione intraoperatoria. I pazienti arruolati vengono quindi classificati in base alla tecnica di separazione dei componenti eseguita: tecnica di separazione anteriore sec. Fernando Carbonell-Tatay, tecnica di separazione posteriore sec. Alfredo Carbonell e tecnica di separazione posteriore con release del muscolo trasverso (TAR). Il follow-up prevede il controllo a 30 giorni, tre e sei mesi e successivamente a cadenza annuale dall’intervento chirurgico. RISULTATI Sono stati arruolati complessivamente 26 pazienti sottoposti a intervento di ricostruzione della parete addominale con utilizzo di tecniche di separazione dei componenti. In 9 casi (34.6%) è stata eseguita la ricostruzione sec. Fernando Carbonell Tatay, in 3 casi (11.5%) la separazione posteriore sec. Alfredo Carbonell e, infine, in 14 casi (53,8%) la TAR. In tutti i casi è stata realizzata la ricostruzione della linea mediana. Il follow-up è stato eseguito fino a 1 anno dall’intervento chirurgico. Sono stati osservati un caso di surgical site infection nel gruppo di pazienti trattati con TAR e un caso di recidiva nel gruppo trattato con separazione anteriore dei componenti che hanno richiesto un reintervento chirurgico. Infine sono stati registrato due casi di sieroma rispettivamente uno bel gruppo sottoposto a riparazione con separazione anteriore dei componenti e uno nel gruppo sottoposto a riparazione con tecnica di separazione posteriore dei componenti sec. Alfredo Carbonell, entrambi trattati conservativamente. Sulla base della visita clinica e del Carolina Comfort Scale eseguito ad ogni controllo è stato documentato una graduale miglioramento dei sintomi quali dolore, sensazione di discomfort o limitazione nello svolgimento delle attività quotidiane e dei disturbi a carico dell’apparato gastro-intestinale. Tutti i pazienti hanno riferito, assenza di disturbi genito-urinari e un complessivo miglioramento della qualità di vita

    Development of polymeric nanoparticles for the delivery of nucleic acids in the treatment of B-cell malignancies-Targeted production of therapeutic antibodies by Burkitt lymphoma cells

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    Le neoplasie delle cellule B rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie comunemente trattate con chemioterapia e immunoterapia. Nonostante i progressi nella terapia, una percentuale significativa di pazienti sviluppa resistenza, non risponde adeguatamente o presenta effetti indesiderati. L’anticorpo antiCD20 Rituximab ha dimostrato di migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza, ottenendo una remissione a lungo termine fino nel 95% dei pazienti. Poiché il CD20 non è espresso nelle cellule staminali, la rigenerazione delle cellule B rimane possibile dopo il trattamento. Tuttavia, l’azione del Rituximab sulle cellule B normali può portare alla loro deplezione, con conseguenti alterazioni delle loro funzioni canoniche. L'obiettivo di questo progetto di ricerca di dottorato è sviluppare un nuovo approccio terapeutico per le neoplasie pediatriche delle cellule B, in particolare il linfoma di Burkitt, attraverso la combinazione di nanovettori mirati, terapia genica e anticorpi terapeutici. Questa strategia mira a indurre la produzione di una proteina esogena, in particolare un anticorpo terapeutico antiCD20, all'interno del microambiente tumorale, minimizzando così gli effetti avversi tipicamente associati al trattamento convenzionale. Al fine di garantire un trasporto selettivo di acidi nucleici, abbiamo sviluppato nanoparticelle polimeriche biodegradabili in acido poli lattico-co-glicolico e alcol polivinilico, rivestite covalentemente con anticorpo ricombinante antiCD19 come meccanismo di targeting. Per valutare la funzionalità delle nanoparticelle, sono stati fatti caratterizzazione fisico-chimica, test di biocompatibilità e saggi di trasfezione per valutare il loro comportamento in vitro e in vivo. I risultati hanno dimostrato che le nanoparticelle incapsulano e rilasciano efficacemente il contenuto. Queste nanostrutture hanno mostrato un profilo di sicurezza favorevole, evidenziato dall’assenza di significativa citotossicità e attivazione della coagulazione, e solo una lieve attivazione del sistema del complemento, delle cellule endoteliali e dei leucociti. Il meccanismo di targeting antiCD19 ha migliorato la loro interazione con le cellule bersaglio, aumentando così la loro internalizzazione, la successiva espressione del DNA plasmidico esogeno e l'espressione proteica in vitro, e in vivo in un modello di linfoma umano in embrioni di zebrafish, dove non è stata osservata alcuna evidenza di tossicità. In un modello murino di linfoma di Burkitt, è stato osservato che le nanoparticelle raggiungono la massa tumorale e inducono una bassa produzione locale della proteina terapeutica antiCD20. Ciò ha comportato una modifica del microambiente tumorale, dovuta a una leggera attivazione del sistema del complemento e un lieve reclutamento di cellule del sistema immunitario, con effetti leggermente più pronunciati nei topi trattati con nanoparticelle mirate. I nostri risultati forniscono unamotivazione per l’uso di nanoparticelle mirate come sistema di trasporto per il DNA esogeno per l’espressione locale di proteine terapeutiche e la modifica del microambiente tumorale, con la possibilità di immaginare queste nanostrutture come una nanopiattaforma in cui i singoli componenti (ad esempio, contenuto o meccanismo di targeting) possono essere sostituiti per raggiungere obiettivi disparati.B-cell malignancies represent a heterogeneous group of disorders commonly treated with chemotherapy and immunotherapy. Despite advancements in therapy, a significant proportion of patients either develop resistance, exhibit inadequate responses, or experience off-target effects. The antiCD20 antibody Rituximab has been shown to significantly improve survival rates, achieving long-term remission in up to 95% of patients. Since CD20 is not expressed in stem cells, B-cell regeneration remains possible following treatment. However, the action of Rituximab on normal B cells can lead to their depletion, resulting in alterations to their canonical functions. The objective of this PhD research project is to develop a novel therapeutic approach for pediatric B-cell malignancies, particularly Burkitt lymphoma, through the combination of targeted nanocarriers, gene therapy, and therapeutic antibodies. This strategy aims to induce the production of an exogenous protein, specifically an antiCD20 therapeutic antibody, within the tumor microenvironment, thereby minimizing the adverse effects typically associated with conventional treatment. In order to ensure a selective delivery of nucleic acids, we developed biodegradable polymeric nanoparticles in poly(lactic-co-glycolic acid) and poly(vinyl alcohol) covalently coated with an antiCD19 recombinant antibody as a targeting mechanism. To assess the functionality of the nanoparticles, physicochemical characterization, biocompatibility tests, and transfection assays were employed to assess their behavior in vitro and in vivo. The results demonstrated that nanoparticles effectively encapsulate and release the payload. These nanostructures exhibited a favorable safety profile, evidenced by the absence of significant cytotoxicity and coagulation activation and only slight activation of the complement system, endothelial cells, and leukocytes. The antiCD19 targeting mechanism enhanced their interaction with target cells, thereby improving their internalization and subsequent expression of exogenous plasmid DNA and protein expression in vitro and in vivo, in a human lymphoma model in zebrafish embryos, where no evidence of toxicity was observed. In a mouse model of Burkitt lymphoma, nanoparticles were observed to reach tumor masses and induce a low local production of the antiCD20 therapeutic protein. This resulted in a slight modification of the tumor microenvironment due to the activation of the complement system and slight recruitment of immune system cells, with barely pronounced effects observed in mice treated with targeted nanoparticles. Our findings provide a rationale for the use of targeted nanoparticles as an exogenous DNA delivery system for the local expression of therapeutic proteins and the alteration of the tumor microenvironment, with the possibility of envisioning these nanostructures as a nanoplatform in which individual components (e.g., payload or targeting mechanism) can be replaced to achieve disparate objectives
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