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    I big data nell'economia digitale: disciplina antitrust, consumeristica e dei servizi di pagamento

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    L’utilizzo intensivo dei Big Data costituisce un fenomeno che interessa sempre più l’intera economia e società. Agli indubbi vantaggi in termini di riduzione dei costi di transazione per imprese e consumatori, si affiancano nuovi rischi sotto il profilo concorrenziale, della protezione dei dati personali e del pluralismo informativo. Le sfide poste dallo sviluppo dell’economia digitale e dai Big Data richiedono, comunque, uno sfruttamento pieno delle sinergie esistenti tra strumentazione ex-ante ed ex-post, a tutela della privacy, della concorrenza, del consumatore e del pluralismo. In particolare, la disponibilità in capo ai grandi operatori digitali, attivi su scala globale, di enormi volumi e varietà di dati (personali e non personali, strutturati e non strutturati) e della capacità di analizzarli ed elaborarli ha dato luogo ad inedite forme di sfruttamento economico del dato e della sua valorizzazione. Tutto ciò ha generato nuove concentrazioni di potere, inteso non solo come “potere di mercato”, ma più in generale come potere economico e perfino politico, interessando i diritti fondamentali, i profili concorrenziali, il pluralismo e la stessa tenuta dei sistemi democratici. Il rapporto tra la politica della concorrenza e l'economia digitale è talmente centrale da essere stato incluso anche tra gli argomenti affrontati nella riunione del G7 di luglio 2019. Si tratta pertanto di un fenomeno che merita attenzione da parte di tutte le istituzioni che contribuiscono a definire la governance dei mercati. Le piattaforme digitali possiedono oggi enormi patrimoni informativi e utilizzano algoritmi e tecniche automatizzate di raccolta, selezione ed analisi dei dati fondati sull’autoapprendimento (c.d. machine learning). Si tratta di una vera e propria rivoluzione dell’informazione, che sta trasformando il mondo, ponendo sfide sempre più complesse per gli operatori del diritto. L’uso della tecnologia digitale e la consapevolezza della sua importanza sono aumentati anche alla luce della recente pandemia che ha costretto tutti ad un ripensamento delle abitudini di vita e di lavoro. I Big Data sono uno strumento tecnologico emergente, che si sviluppa a grande velocità (ogni millisecondo), e sono guidati dai social media o dalla rete internet. Le loro caratteristiche più importanti sono il volume, la velocità e la varietà. Già da tempo, infatti, si pensava di utilizzare i Big Data come strumento di governance nel settore pubblico tra Stati e organizzazioni internazionali al fine di programmare e valutare attività e interventi come, ad esempio, il monitoraggio della diffusione di malattie contagiose. I Big Data sono noti anche per i famosi scandali che, sin dal 2006, hanno visto l’utilizzo degli stessi per scopi meno nobili, fino ad arrivare al più recente scandalo del 2018 di Cambridge Analytica in America, dove si è cercato di manipolare l’orientamento politico e di influire sulle scelte elettorali. I Big Data sono generati quindi dai social media (ad es. Facebook), dagli e-commerce (ad es. Amazon) e dai motori di ricerca (ad es. Google), nella forma di video, audio e immagini. In particolare, i social network sono diventati lo strumento di informazione principale e le piattaforme online sono diventate così i nuovi leader mondiali nel settore della pubblicità, sottraendo il mercato ai media tradizionali. Le BigTech infatti fondano il loro business sull’acquisizione, il trattamento e l’elaborazione di informazioni e di dati da profili social degli utenti la cui disponibilità è direttamente proporzionale all’intensità d’uso della rete da parte di cittadini, imprese, consumatori ed istituzioni. Nel maggio del 2017 una celebre copertina dell’Economist affermava che: “la risorsa più preziosa al mondo non è più il petrolio, sono i dati”. In origine il dibattito era legato al solo aspetto della riservatezza dei dati personali, mentre oggi alla tutela della privacy si affiancano anche altri profili: quello antitrust, relativamente al vantaggio competitivo dell’uso esclusivo dei dati ai fini di profilazione commerciale da parte dei c.d. big five (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft), quello della tutela del consumatore, nonché quello legato ai servizi finanziari. Questi profili nascono e si accentuano con il riconoscimento del dato come valore economico, ovvero come valore di cambio in un’ottica negoziale. Negli ultimi anni il tema dei Big Data e il modo in cui questi sono combinati tramite gli algoritmi, è sempre più al centro del dibattito delle istituzioni europee e nazionali nonché delle Autorità di settore. Queste ultime, infatti, hanno notato come siano nati modelli di business fondati sulla raccolta ed elaborazione di dati di vario genere. Ciò premesso, le questioni giuridiche che ne derivano, riguardano in particolare i temi della privacy, della concorrenza e della regolazione dei mercati. Per queste ragioni nel presente elaborato si adotta un approccio olistico del dato, superando divisioni legate a singole discipline. Il primo capitolo parte da uno studio dell’evoluzione storico - giuridica del diritto alla protezione dei dati personali che ha riflettuto le diverse società che nel tempo si sono succedute, fino ad arrivare all’odierna società dell’informazione digitale. Da un lato, le moderne tecniche di trattamento dei dati rivestono un ruolo chiave per lo sviluppo della società dell’informazione, dall’altro, pongono complesse sfide per la tutela della privacy e la più ampia protezione dei dati personali. Proprio in questo quadro si inserisce il fenomeno dei Big Data, delle decisioni automatizzate e del trattamento in massa dei dati personali. Come vedremo infatti, per molto tempo e in particolare in Europa, gli studiosi della materia hanno dato più attenzione al dato personale quale espressione della dignità umana piuttosto che come bene e oggetto di un negozio giuridico. Si ripercorreranno i passaggi salienti dello sviluppo evolutivo per comprendere le ragioni che hanno condotto il legislatore europeo, i giudici nazionali, le corti europee e le Autorità di settore a parlare di valore economico dei dati. In quest’ambito, GDPR ha rafforzato i diritti degli interessati nei singoli rapporti individuali con l’impresa titolare attribuendo così maggiore controllo sui loro dati personali. In altre parole, si vedrà come i Big Data siano diventati un asset strategico di rilevanza non solo economica ma anche personale, considerata la loro incidenza potenziale sulle libertà individuali di rango costituzionale. Il GDPR costituisce una delle misure fondamentali della strategia del mercato unico digitale (Digital Single Market) in quanto riconosce, seppur non in via assoluta, un elevato livello di tutela dei dati personali. Quest’ultima strategia, il 15 dicembre 2020, ha ottenuto una svolta in quanto è stato pubblicato il doppio pacchetto legislativo di riforme (Digital Services Act e Digital Markets Act). Questo interviene in un momento delicatissimo mentre negli USA si sta insediando la nuova amministrazione. Il Digital Markets Act darà alla Commissione europea nuovi poteri per combattere l’eventuale abuso di posizione dominante da parte delle Big Tech, spesso americane mentre, il Digital Services Act è diretto a regolare i contenuti e i servizi. Pertanto, mentre le novità più importanti di quest’ultimo verranno analizzate nel capitolo in esame (con riferimento alla sicurezza degli utenti online e alla protezione dei loro diritti fondamentali) e nel terzo capitolo con riferimento alle pratiche commerciali scorrette, le novità introdotte dal Digital Markets Act verranno analizzate nel secondo capitolo con riferimento alle questioni di diritto antitrust. In quest’ultimo capitolo, infatti, si analizzeranno i Big Data dal punto di vista del diritto antitrust e si cercherà di capire se e in quali casi possano costituire un vantaggio economico e una risorsa essenziale per le imprese che li posseggono e li gestiscono. A tal fine, si utilizzerà un approccio comparatistico, dato che le piattaforme digitali operano a livello globale e i diversi quadri regolatori sono il frutto di scelte politiche. Ad esempio, mentre in Europa, da ultimo con il Digital Markets Act, viene proposta una regolazione e strumenti correttivi ex ante per assicurare un più corretto funzionamento dei mercati, gli Stati Uniti sembrano più critici verso simili strumenti regolatori. Tale pacchetto si muove verso una regolazione ex-ante, pur ribadendo la complementarietà dell’intervento antitrust ex-post, del quale pure viene rafforzato il presidio sanzionatorio. Inoltre, nel corso del secondo capitolo si analizzerà se e quando l’attività di generazione, raccolta ed acquisto di dati digitali possa essere considerata lesiva del funzionamento del mercato. Si cercherà di vedere quando e in che misura le condotte delle piattaforme digitali integrino un comportamento anti-competitivo, sia che si tratti di condotte unilaterali, idonee ad integrare un abuso di posizione dominante, sia che si tratti di condotte multilaterali, con l’eventuale applicazione della disciplina sulle intese o sulle concentrazioni. Si valuterà anche come in Germania, nel recente caso Facebook, la Corte di giustizia federale (c.d. Bundesgerichtshof) abbia valorizzato la prassi applicativa della stessa Commissione europea in materia di concentrazioni (i.e. Facebook/WhatsApp e Microsoft/LinkedIn), concludendo sia nel senso di ritenere che Facebook non sia sostituibile con piattaforme alternative (i.e. Twitter, YouTube, Snapchat o LinkedIn), ma anche nella prospettiva di considerare i due versanti del mercato (utenti ed inserzionisti pubblicitari) come appartenenti a due segmenti differenti difficilmente considerabili all’interno di un unico mercato rilevante. Da ultimo, con riferimento alle intese, si analizzeranno sia i casi di intese verticali sia la più nota collusione algoritmica (c.d. algoritmi di prezzo). Nel terzo capitolo, invece, sarà affrontata la questione con riferimento alle pratiche commerciali scorrette (“PCS”) e, in particolare, l’applicabilità della disciplina PCS nel caso di contratti senza esborso monetario. Infatti, in ambito digitale, vi è la peculiarità che i contratti attraverso i quali i consumatori accedono a beni o servizi spesso non prevedono un esborso monetario, ma i consumatori rendono disponibili all’impresa i propri dati. Le condotte finalizzate all’acquisizione del consenso alla condivisione dei dati personali, nel caso i dati siano utilizzati per fini commerciali da parte di professionisti che si rivolgono a consumatori, possono integrare una PCS: ad esempio, se una piattaforma non comunica ai consumatori che i loro dati personali saranno trattati per finalità economiche, essa omette informazioni rilevanti di cui il consumatore ha bisogno per prendere una decisione consapevole di natura commerciale. Il panorama dei rimedi privatistici contro le pratiche commerciali scorrette è destinato ad ampliarsi ulteriormente con il recepimento della direttiva (UE) 2019/2161 (c.d. direttiva “omnibus”) approvata definitivamente dal Parlamento Europeo il 17 aprile 2019. Tale direttiva è entrata in vigore il 7 gennaio 2020 e modifica una serie di normative europee in materia di protezione dei consumatori, quali la direttiva 93/13 CEE del Consiglio (clausole abusive) e le direttive 98/6 CE (indicazioni sui prezzi), 2005/29/CE (pratiche commerciali scorrette) e 2011/83/UE (diritti dei consumatori). Ebbene, questa direttiva, oltre a contenere una specifica previsione che richiede agli Stati membri di assicurare ai consumatori lesi da pratiche commerciali scorrette (ad es. marketing aggressivo) particolari rimedi contrattuali, introduce maggiori obblighi di trasparenza per gli operatori online anche rispetto alle recensioni, alla fissazione personalizzata del prezzo ed alla classificazione dei prodotti. Da ultimo, il quarto capitolo riguarda la correlazione tra i Big Data e i servizi di pagamento e, in particolare, il c.d. mobile payment, ossia il medoto di pagamento in formato digitale operante mediante i flussi telematici e modalità innovative dei dati. Il mercato dei pagamenti è infatti il mercato dove è più semplice inserire e diffondere tali tecnologie. Attraverso i servizi di pagamento, infatti, si organizzano piattaforme che raccolgono una grande quantità di dati della clientela e, pertanto, risulta evidente la funzione pro concorrenziale, unita ad una forte innovazione e a una maggiore efficienza dei pagamenti per gli utenti finali, sia sotto il profilo dell’accesso a beni e servizi di consumo sia sotto il profilo dell’accesso a informazioni e notizie rilevanti. Gli operatori tradizionali (banche, IP e IMEL) si troveranno sempre più a competere con grandi società specializzate in servizi digitali (cd BigTech) come Google e con le grandi società operanti nel settore della telecomunicazione come Apple e Facebook, nonché con le PMI innovative dotate di avanzati strumenti tecnologici. Infatti, la direttiva UE 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno e recepita in Italia con il d.lgs. n. 218/2017 (c.d. PSD2) permette agli utenti finali (o consumatori) di effettuare i pagamenti online per l’acquisto di beni e/o servizi direttamente dal proprio conto corrente online senza compiere alcun passaggio sull’istituto di credito. La nuova direttiva sui pagamenti rappresenta, quindi, un importante tassello nel quadro dei più ampi fenomeni di FinTech e di open banking, lasciando trasparire una certa attenzione del legislatore europeo verso le nuove tecnologie e, in particolare, verso il TPP (Third Party Provider), ossia l’operatore esterno al settore bancario che si colloca in una posizione intermedia tra il pagatore e il suo conto di pagamento on-line

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

    Author Index

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    Nao informado

    koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist

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    We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used

    Author Under Sail The Imagination of Jack London, 1893-1902

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    In Author Under Sail, Jay Williams offers the first complete literary biography of Jack London as a professional writer engaged in the labor of writing. It examines the authorial imagination in London's work, the use of imagination in both his fiction and nonfiction, and the ways he defined imagination in the creative process in his business dealings with his publishers, editors, and agents. In this first volume of a two-volume biography, Williams traverses the years 1893 to 1902, from London's "Story of a Typhoon" to The People of the Abyss. The Jack London who emerges in the pages of Author Under Sail is a writer whose partnership with publishers, most notably his productive alliance with George Brett of Macmillan, was one of the most formative in American literary history. London pioneered many author models during the heyday of realism and naturalism, blurring the boundaries of these popular genres by focusing on absorption and theatricality and the representation of the seen and unseen. London created an impassioned, sincere, and extremely personal realism unlike that of other American writers of the time. Author Under Sail is a literary tour de force that reveals the full range of London as writer, creative citizen, and entrepreneur at the same time it sheds light on the maverick side of machine-age literature.Intro -- Title Page -- Copyright Page -- Dedication -- Contents -- Acknowledgments -- Introduction -- 1. Spirit Truth -- 2. From Absorption to Theatricality and Back Again -- 3. "I Will Build a New Present" -- 4. Sons as Authors -- 5. Fathers as Publishers -- 6. The Daughter as Author -- 7. Lovers as Authors -- 8. At Sea with the Family -- 9. Yellow News, Yellow Stories -- 10. The Return Home -- Notes -- Bibliography -- Index -- About Jay WilliamsIn Author Under Sail, Jay Williams offers the first complete literary biography of Jack London as a professional writer engaged in the labor of writing. It examines the authorial imagination in London's work, the use of imagination in both his fiction and nonfiction, and the ways he defined imagination in the creative process in his business dealings with his publishers, editors, and agents. In this first volume of a two-volume biography, Williams traverses the years 1893 to 1902, from London's "Story of a Typhoon" to The People of the Abyss. The Jack London who emerges in the pages of Author Under Sail is a writer whose partnership with publishers, most notably his productive alliance with George Brett of Macmillan, was one of the most formative in American literary history. London pioneered many author models during the heyday of realism and naturalism, blurring the boundaries of these popular genres by focusing on absorption and theatricality and the representation of the seen and unseen. London created an impassioned, sincere, and extremely personal realism unlike that of other American writers of the time. Author Under Sail is a literary tour de force that reveals the full range of London as writer, creative citizen, and entrepreneur at the same time it sheds light on the maverick side of machine-age literature.Description based on publisher supplied metadata and other sources.Electronic reproduction. Ann Arbor, Michigan : ProQuest Ebook Central, YYYY. Available via World Wide Web. Access may be limited to ProQuest Ebook Central affiliated libraries
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