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    Inhibition of aromatase activity in rat Sertoli cells by thyroid hormone.

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    Basal and FSH-induced aromatase activity in prepubertal rat Sertoli cells was inhibited by L-tri-iodothyronine (T-3) in a time- and dose-dependent manner. The effect was evident only after 6 h of preincubation with T-3 (10(-7) M) and the half-maximal dose was 0.5 +/- 0.2 nM, which correlated with the K-d of the nuclear T-3 receptor of rat Sertoli cells (K-d=1-2 nM). The effect was specific as judged by the lack of effect of the T-3 analogue 3-iodo-L-thyrosine. The inhibitory effect of T-3 was present over the entire range of FSH concentrations used (0.001-100 ng/ml). In T-3-treated Sertoli cells, aromatase activity induced by 8-bromo-cyclic AMP was inhibited by the same order of magnitude as that of FSH, thus suggesting that the inhibitory effect of T-3 was downstream from cyclic AMP formation. Furthermore, pretreatment of Sertoli cells cultures with T-3 (24h, 10(-7) M) did not affect basal or FSH-induced extracellular cyclic AMP accumulation

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Espressione differenziale delle metalloproteinase in diverse linee cellulari di tumori tiroidei

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    Le metalloproteinasi (MMPs) e il sistema di attivazione del plasminogeno svolgono un ruolo importante nella crescita e nella metastatizzazione tumorale. Tuttavia, le informazioni disponibili riguardo all’espressione e all’attività delle MMP nei diversi tipi di neoplasie della tiroide sono attualmente scarse (Thyroid 10:1061-1069, 2000). Nel presente studio abbiamo analizzato la secrezione delle gelatinasi (MMP-2 e MMP-9) e delle caseinasi (MMP-3) in varie linee cellulari di tumore tiroideo, di cui due anaplastiche (CAL-62 e 8305C), una follicolare (FTC-133), una papillare (B-CPAP) ed una midollare (TT). A tale scopo le cellule sono state coltivate per 24 h in appropriati terreni di coltura privi di siero, ed in presenza o assenza di forbolo 12-miristato 13-acetato (PMA, 100 ng/ml) o dibutirril AMP ciclico (cAMP, 1 mM) o triiodo-L-tironina (T3, 100 nM). Al termine del periodo d’incubazione i surnatanti sono stati utilizzati per la determinazione delle MMP mediante zimografia, come descritto in precedenza (Endocrinology 139:741-747, 1998). I risultati hanno dimostrato che in condizioni basali le cellule FTC-133 secernono il più alto livello di pro-MMP-2 e di MMP-2 attiva; un’elevata secrezione di pro-MMP-2 é anche osservata nelle cellule 8305C, mentre appare minore nelle cellule B-CPAP ed appena rilevabile nelle linee CAL-62 e TT. Inoltre, le cellule B-CPAP e 8305C hanno mostrato un notevole rilascio delle forme latente ed attiva di MMP-3, entrambe presenti, a livelli più bassi, anche nel surnatante delle cellule FTC-133. Al contrario, non si é riscontrata alcuna secrezione di MMP-3 dalle linee CAL-62 e TT. Nessuno dei tipi cellulari ha mostrato una produzione di MMP-9 in condizioni basali. I trattamenti con PMA, cAMP e T3 non hanno determinato cambiamenti nella secrezione di MMP-2 in alcuna linea. Comunque, il PMA ha indotto un evidente rilascio di pro-MMP-9 dalle cellule 8305C e FTC-133, senza peraltro variare la secrezione enzimatica delle altre linee. Il trattamento con PMA ha incrementato la secrezione e l’attivazione di MMP-3 nelle cellule FTC-133 e B-CPAP, mostrandosi invece inefficace sugli altri tipi cellulari. Inoltre, il cAMP ha aumentato la secrezione di MMP-3 solamente nelle cellule B-CPAP. In conclusione, i dati qui riportati dimostrano che linee cellulari differenti di tumori tiroidei sono caratterizzate da pattern specifici di secrezione delle metalloproteinasi, diversamente regolati da stimoli quali PMA e cAMP. Benchè siano necessari ulteriori studi per investigare il ruolo svolto dalle altre MMP, queste osservazioni possono costituire un utile contributo alla comprensione della patogenesi dei differenti tumori tiroidei in vivo, suggerendo una possibile correlazione tra i vari fenotipi tumorali e l’espressione e/o l’attivazione di queste proteine

    Riproduzione ovina in aree iodocarenti: effetti della iodoprofilassi

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    Nella regione Abruzzo sono presenti aree caratterizzate da iodocarenza e da elevata incidenza di patologie dovute all’insufficiente apporto di iodio (M. Olivieri et al. Atti VI Giorn. It. Tiroide 114, 1988). In questo contesto anche gli animali di interesse zootecnico possono essere suscettibili agli effetti negativi della iodocarenza. In particolare, alterazioni dello sviluppo sessuale potrebbero associarsi ad una ridotta capacità riproduttiva (E.A. Jannini et al. Endocr. Rev. 16:443, 1995). A tal fine gli obiettivi del presente studio, finanziato dal Ministero della Sanità (Ricerca Finalizzata 1998), sono stati: a) monitorare l’apporto alimentare di iodio in differenti allevamenti ovini distribuiti sul territorio abruzzese tramite la determinazione della ioduria; b) valutare le capacità riproduttive di animali sottoposti o meno ad un adeguato programma di iodoprofilassi. Nella prima fase dello studio l’apporto di iodio è stato valutato, in 11 differenti allevamenti ovini per un totale di 56 animali, mediante la determinazione della concentrazione di iodio urinario con metodo colorimetrico basato sulla reazione di Sandell-Kolthoff, dopo digestione dei campioni di urine con acido clorico. I risultati hanno evidenziato un apporto ottimale di iodio soltanto in 3 allevamenti (ioduria 300 g/L). In 3 allevamenti si è riscontrato un apporto di iodio discreto (ioduria 100-150 g/L) mentre in 5 allevamenti i livelli di iodio urinario erano decisamente insufficienti (ioduria 300 g/L per almeno 3 mesi. Dopo 6 mesi dall’inizio del trattamento sono stati valutati gli effetti della iodoprofilassi sulle capacità riproduttive. A tal fine le femmine di controllo e quelle trattate sono state sottoposte a sincronizzazione degli estri mediante apposizione intravaginale di pessari contenenti 40 mg di Fluorgesterone acetato e somministrazione intramuscolo di PGF2(250 g). Dopo 10 giorni le femmine trattate e quelle di controllo sono state messe in accoppiamento rispettivamente con maschi trattati o di controllo. Il successo degli accoppiamenti è stato valutato dopo 40-60 giorni accertando lo stato di gravidanza mediante ecografia. I risultati hanno dimostrato un aumento statisticamente significativo (p=0.007) della fertilità degli animali trattati rispetto ai controlli. In particolare, si è evidenziato come solo il 37% delle femmine di controllo accoppiate con maschi di controllo siano rimaste gravide, rispetto al 100% delle femmine trattate accoppiate con maschi trattati. Tale aumentata capacità riproduttiva è associata ad una più efficiente gametogenesi sia maschile che femminile, come evidenziato dall’analisi istologica delle gonadi. In conclusione, nel presente studio si è dimostrato come il deficitario apporto iodico in animali di interesse zootecnico possa essere ripristinato con un programma di iodoprofilassi basato sulla somministrazione di iodio per via parenterale. Tale trattamento oltre ad essere efficace nell’aumentare le capacità riproduttive degli animali può rivelarsi estremamente utile per la iodoprofilassi silente nell’uomo che si nutrirebbe di carni, latte e derivati a più elevato contenuto di iodio
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