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Cristo e la Samaritana: un dipinto smembrato di Stefano Torelli e l’art de plaire di Étienne-Maurice Falconet alla corte dell’imperatrice Caterina II di Russia
Una fotografia conservata presso la Fondazione Federico Zeri documenta un dipinto di Stefano Torelli con Cristo e la Samaritana, firmato e datato 1774, fino ad oggi noto solo nel frammento della figura di Gesù (mercato dell’antiquariato, 1992): il rinvenimento offre lo spunto per un approfondimento relativo alla tarda produzione del pittore bolognese, che ne rivela gli interessi volti alla cultura artistica della Francia di Luigi XV, rafforzatisi durante il lungo periodo di carriera trascorso alla corte di Caterina II di Russia. L’arrivo nel 1766 a San Pietroburgo di Étienne-Maurice Falconet risveglia l’attrazione di Torelli per la seduttiva art de plaire messa a punto a Parigi dal grande scultore, già collaboratore a Sèvres di François Boucher, il «pittore delle grazie».A photograph kept at the Fondazione Federico Zeri records the existence of a painting by Stefano Torelli, representing Christ and the Samaritan woman, signed and dated 1774, of which so far just one fragment of the figure of Jesus was known (art market, 1992): the discovery offers the opportunity for an in-depth study of the late production of the Bolognese painter, which reveals his interests in the artistic culture of Louis XV’s France, strengthened during the long period of career he spent at the court of Catherine II of Russia. The arrival of Étienne-Maurice Falconet in St. Petersburg in 1766 reawakened Torelli’s attraction for the enchanting “art de plaire” developed in Paris by the great sculptor, already a collaborator in Sèvres of François Boucher, the “painter of graces”
Introduzione
L'introduzione commenta i più significativi contributi presenti nel volume, che affronta lo studio dell'alterità, dal Medioevo all'Età contemporanea, attraverso una prospettiva interdisciplinare, che consente di abbracciare la categoria fluida e soggettiva di nemico, scrutandola in specifici contesti e seguendola nei suoi diversi paradigmi e trasformazioni.
Nel volume, cinquanta autori si confrontano con il mito mutevole del nemico, mettendo a fuoco processi e dinamiche, che ne hanno determinato man mano le costruzioni. Organizzato tematicamente e in maniera comparativa, il volume assume, di volta in volta, focus privilegiati, quali meraviglia, fascinazione, appropriazione, satira, facendo emergere un nemico arbitrario, in cui finzione e fobia, interessi e propaganda, concorrono a determinare pericolosità strategiche, discredito e modalità di assimilazione.
Un nemico dunque riconoscibile nelle mistificazioni di ebrei, musulmani, turchi, mori, protestanti, convertiti, non-cattolici in genere; africani, nativi, orientali, non-europei e non-bianchi in genere, come pure dissidenti e nemici in ambito politico. Vi si ritrova inoltre il nemico diventato pretesto e linfa vitale per giustificazioni imperialistiche e coloniali. Il volume mette infine al centro i ruoli del diverso nell'immaginario artistico e letterario, interrogandosi a margine sulla definizione di identità e civiltà, andando oltre i fatti esclusivamente centro-europei e coinvolgendo riflessioni che si concentrano anche sui paesi mediterranei, dell'Est Europa, dell'Asia e del continente americano.
Il volume, che comprende scritti di storia dell'arte, letteratura, storia, antropologia visuale, iconologia politica, storia delle idee e filosofia giuridica, è pensato come visione sfaccettata e di ampio respiro, su un fenomeno sfuggente e complesso, quanto di estrema attualità. Il volume raccoglie solo in parte le relazioni dei partecipanti al convegno internazionale, tenutosi nel giugno del 2017 presso il Dipartimento delle Arti dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Dame e cavalieri di Lucia Casalini Torelli: quattro ritratti
Il contributo ha per argomento due coppie di dipinti inediti, raffiguranti ciascuna un cavaliere e una dama. Conservati in collezione privata, i quattro ritratti sono firmati dalla pittrice bolognese Lucia Casalini Torelli e illustrano diversi momenti della sua produzione: prossimi agli esordi i primi due; della maturità i secondi, datati sul retro 1727 e identificabili nei nobili imolesi Tiberio Pighini e Anna Tozzoni. Le quattro tele consentono di verificare la messa a punto da parte della Torelli di un personale codice ritrattistico, in sintonia con gli ideali di comportamento della civiltà della conversazione, in grado di esprimere le esigenze di una committenza di alti prelati e aristocratici, di cui la pittrice diventerà interprete privilegiata.Two pairs of privately-owned paintings, each depicting a gentleman and a lady, are published here for the first time. They are signed by the Bolognese painter Lucia Casalini Torelli and reflect different periods of her career, the first two portraits for her early years, the others from her maturity; the latter pair, dated 1727 on the back of the canvas, are identifiable as Tiberio Pighini and Anna Tozzoni, nobles of Imola. The four pictures reveal how Torelli crafted a personal idiom of portraiture, attuned to the ideals and norms of the “conversation piece” and capable of expressing the wishes of ecclesiastical and aristocratic clients for whom she became a favoured advocate
William Keable, Joseph Nollekens e James Barry. Tre artisti inglesi nella Bologna del Settecento
Bologna, estate del 1770. Tre artisti inglesi vengono premiati con l’aggregazione ad honorem all’Accademia Clementina. Sono l’irlandese James Barry, lo scultore Joseph Nollekens – entrambi solo di passaggio durante il viaggio di ritorno in patria dopo il soggiorno di studio a Roma – e il pittore William Keable, l’unico a risiedere in città da ormai un lustro. Affermato ritrattista, oggi divenuto raro e poco noto, Keable suscita sconcerto per la condotta di vita non timorata degli scandali, per lo scarso rispetto delle tradizioni artistiche («sprezzava li Professori di pittura», Marcello Oretti), e continua a professare fedeltà alle radici culturali britanniche, che lo accomunano a Joseph Highmore nella schietta e rude aderenza al vero.
Diversi sono i percorsi degli altri due connazionali che, rientrando a Londra, dimostreranno la centralità dell’esperienza italiana e romana.
Barry con il suo Filottete, inviato in dono qualche mese dopo alla Clementina in segno di ricompensa: un exemplum doloris ideato come risposta al modello insuperato del Laocoonte del Belvedere; un «incunabolo» per la storia del Neoclassicmo (Giuliano Briganti), in cui l’eroe acheo dà prova della propria solitaria sopportazione misurandosi con i temi del “sublime” di Edmund Burke.
Nollekens con la messa a punto del busto-ritratto, in cui fin dagli anni romani va sperimentando l’idea dell’antico come sintesi armoniosa di maestosità e semplice naturalezza: per la scienziata bolognese Anna Morandi Manzolini inventa un’iconografia a capo velato, di grande sobrietà formale, allusiva a doti interiori di vigore intellettuale e morale, che non mancherà di suscitare l’apprezzamento persino dell’imperatrice Caterina II di Russia
Women Artists in Early Modern Bologna (by Babette Bohn)
La recensione commenta criticamente il volume pubblicato da Babette Bohn sul fenomeno bolognese delle donne artiste in età moderna, evidenziandone gli aspetti di novità, legata principalmente alla misurazione del successo - più o meno persistente - che pittrici, scultrici, incisore riscossero presso il collezionismo coevo (attraverso la consultazione di documenti d'archivio, come gli inventari dei beni allegati ai testamenti). Una riflessione specifica è dedicata alle artiste dedite all'arte della stampa e dell'incisione, con particolare riferimento all'attività di Elisabetta Sirani e Veronica Fontana
«Conturbata sunt ossa mea»: miniature per la Confraternita di Santa Maria della Morte di Bologna (1540-1555)
Fra le più importanti istituzioni laicali volte ad attività misericordiose, la Confraternita di Santa Maria della Morte di Bologna, sorta nel 1336 e dedita all’assistenza dei malati acuti e dei condannati a morte, è la destinataria di un salterio miniato (ms. B4364; Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio), datato 1540, le cui miniature, inedite, sono state ricondotte alla mano del medesimo autore delle decorazioni di altri codici liturgici custoditi al Museo Civico Medievale cittadino (Medica 2011).
Il contributo riprende gli studi esistenti relativi alla produzione di questo ignoto miniatore e ne contestualizza l'attività. In particolare ne viene messo a fuoco l'impegno in commissioni per prestigiose istituzioni, quali le monache di Sant’Agnese e i confratelli della Morte. Con le medesime istituzioni risulta per altro essere in contatto negli stessi anni anche Prospero Fontana; a quest’ultimo pittore, cui spettano le grandi pale d’altare in origine esposte nella chiesa del monastero delle domenicane e nell’oratorio della Confraternita, viene ricondotta in questa sede la miniatura, inedita e priva di attribuzione, contenuta in apertura del codice della "Matricola degli huomini della Compagnia dell’Hospitale di Santa Maria della Morte" (Fondo Ospedali, 41), datato 1555 e conservato sempre presso la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna
Saper leggere e saper scrivere. Iconografie per la donna e la parola scritta dal Medioevo all’Età moderna
Il contributo traccia sinteticamente la fortuna del tema iconografico della donna intenta alla scrittura, a partire dagli archetipi legati alla cultura classica, fino a giungere alle immagini emblematiche del Medioevo (la monaca, la mistica, le donne virtuose del De cleres et nobles femmes, ma anche l’allegoria della Grammatica e la raffigurazione della scrittrice Christine de Pizan) e dell’Età moderna (la Vergine come allieva di Anna o maestra di Gesù, il modello ideale della “donna di palazzo”, la compositrice e l’accademica, l’aristocratica o la borghese colte nell’atto di scrivere una lettera privata). Questo saggio non ha la pretesa di presentare una rassegna completa delle iconografie relative al rapporto fra donna e cultura scritta, ma di mostrare alcuni esempi emblematici, privilegiando per quanto possibile tre punti di osservazione: le testimonianze figurative in cui la figura femminile è colta nell’atto di scrivere, più che di leggere; le immagini in cui il testo manoscritto è reso fruibile alla lettura, in modo da esplicitare i contenuti ritenuti idonei all’occhio femminile; le opere dipinte da mano di donna, interessanti in quanto esito di un’ottica interna rispetto alla genesi di una coscienza di sé.The paper explores the meaning and role of the adoption of the iconographic motif of the woman in the act of writing in different contexts and ages, by outlining an overview starting with the archetypes related to classical culture, then examining the emblematic images created in the Middle Ages (not only the nun, the mystic, the virtuous women of De cleres et nobles femmes, but also the allegory of the Grammar and the representation of the writer Christine de Pizan), and concluding with the modern age cases (the Virgin as a pupil of Anna or teacher of Jesus, the ideal model of the “palace woman”, the composer, the academic, the aristocrat or the well educated middle-class woman while writing a private letter). This paper is not intended to present a complete overview of the iconographies concerning the relationship between woman and written culture, but to cast light on some emblematic examples, by giving priority as far as possible to three analysis themes: the figurative cases in which the female figure is caught in the act of writing rather than reading; the images in which the handwritten text is made visible in order to indicate the contents suitable for the female eye; the works painted by women artist, interesting as the result of an internal perspective connected with the emergence of a specific self-awareness
Lorenzo Bianconi, Maria Cristina Casali Pedrielli, Giovanna Degli Esposti, Angelo Mazza, Nicola Usula, Alfredo Vitolo, I ritratti del Museo della Musica di Bologna da Padre Martini al Liceo Musicale
La recensione sintetizza gli aspetti di maggior interesse del volume dedicato ai ritratti del Museo della Musica di Bologna, focalizzandosi in particolare sui dipinti commissionati o destinati alla collezione settecentesca di Padre Giambattista Martini, e sulla serie eseguita a fine Ottocento in parallelo ai quadri dell’Accademia Filarmonica. Nell’occasione viene avanzata una precisazione in relazione al Ritratto di Nicolò Jommelli, copia del ritratto oggi conservato nella Fondazione Pagliara – Istituto suor Orsola Benincasa di Napoli, dipinto da Anna-Dorothea Therbusch, e non da Giuseppe Bonito; il ritratto originale va infatti assegnato alla pittrice tedesca (come già chiarito da Pierluigi Leone de Castris), e può molto probabilmente essere riconosciuto nel quadro conservato presso l’abitazione napoletana del grande operista aversano, da egli stesso condotto in Italia da Stoccarda, dove insieme alla Therbusch era stato attivo al servizio del duca di Württemberg. Nella recensione vengono inoltre ricondotti alla mano di Giulio Cesare Ferrari i ritratti di Stefano Golinelli e di Federico Parisini (Bologna, Accademia Filarmonica), privi di attribuzione: l’ascrizione al pittore bolognese, nominato Socio d’onore della Filarmonica (1885), si fonda su ragioni stilistiche, oltre che sulla perfetta corrispondenza dei volti nei due ritratti con due fotografie, quadrettate in vista della loro trasposizione in pittura, conservate presso i discendenti di Ferrari. L’abitudine di quest’ultimo di fare ricorso all’uso di fotografie per garantire la massima verisimiglianza nella resa dei propri modelli è per altro già documentata da altri casi noti, e può dunque opportunamente essere stata adottata anche per ritrarre i due professori della Filarmonica
Ingegno e trasgressione: Properzia de’ Rossi fra storia e romanzo
Il contributo è inserito all’interno del catalogo della mostra ideata mettendo in parallelo l’operato di due scultrici, Properzia de’ Rossi, attiva fra 1525 e 1526 nel cantiere della basilica bolognese di San Petronio, e Lynda Benglis, tuttora vivente, ma impegnata nella New York degli anni Settanta ad affrontare una difficile affermazione professionale, in un mercato dell’arte, cioè, fortemente dominato da protagonisti maschili.
In occasione di tale mostra, l’interesse su Properzia de’ Rossi (tema al quale chi scrive ha dedicato precedenti studi) ha privilegiato gli aspetti di una fortuna critica relativa al “fenomeno” della donna artista utili a focalizzare il “coraggio” singolare di “comptere in arte”, manifestato da pittrici e scultrici, a partire dai racconti delle fonti storiche (la prima testimonianza figurativa di una ceramica attica del V sec. A.C.; Plinio, Boccaccio) fino alla storiografia più recente. Il “caso” di Properzia, celebrato da Giorgio Vasari (1550, 1568) talvolta in termini quasi agiografici, ben lontani dalla realtà storica, col passare del tempo diviene materia per narrazioni da romanzo, che finiscono per far prevalere il racconto biografico sull’operato artistico. Soprattutto la morte prematura della scultrice stimolerà l’immaginario non solo di scrittori d’arte, ma anche di autori di testi teatrali. Come per altre artiste strappate alla vita nel fiore degli anni (Marietta Robusti, detta Tintoretta, secondo Carlo Ridolfi, 1648; Elisabetta Sirani, secondo Carlo Cesare Malvasia, 1678), anche la figura di Properzia si presterà come soggetto per le esercitazioni accademiche ottocentesche: una rassegna di tele con morti tragiche di artiste “eroine” correda il contributo
Ginevra Cantofoli, Sibilla Eritrea
La scheda commenta l'inserimento del dipinto all'interno della produzione della pittrice, proposto da Massimo Pulini. Più in particolare, nel contributo il tema iconografico della Sibilla viene posto in relazione con la fortuna riservata ai soggetti femminili (eroine mitologiche, storiche o bibliche), ampiamente frequentati dalle donne artiste, e con l'attività della maestra della Cantofoli, Elisabetta Sirani
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