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The rhetoric of media and literary forms: Antonio Delfini
The present paper aimed at showing the cognitive impact of the conceptual and perceptual organization of media on literary forms.
On the one hand, McLuhan stated that the medium is a metaphor, as long as it shifts information across different conceptual domains. On the other hand, cognitive theories argued that the metaphor is a strategy of conceptualization of the experience. Mediology, cognitive poetics and literary criticism can cooperate in order to describe the conceptual metaphors conveyed by the media, and the way they interact with the literature in the deeply interconnected semiotic context of the XXth Century.
Antonio Delfini’s writings and composition strategies reveal the hybridization produced by the contact between the rhetoric and the conceptual organization of literary texts, and the formal organization of the media. In Delfini’s work, the process of hybridization is realized by reusing textual fragments produced by media. Such an hybridization also consists in a wider phenomenon of exchange between the cognitive schemas produced by media, and the very idea of literature practiced by the author. Delfini, indeed, conceives the structures of newspapers and journals as a conceptual model for making sense of reality
La forma dell’eresia. Giacomo Debenedetti 1922-1934: storia di un inizio
Questo libro di Paolo Gervasi porta in fronte, come una "porta", un frontespizio, il ritratto postumo che Carlo Levi fece a memoria del suo amico Giacomo Debenedetti. In calce al ritratto, Levi aggiunse un'epigrafe: «Dalla Torino adolescente / più antica dell'amicizia / scopriva la poesia / e fraterni i poeti». Ed è dentro il perimetro di questa «Torino adolescente», che si muove Gervasi nel suo inseguimento di una trama fatta di articoli dispersi e negletti, di pagine narrative, di esperienze pittoriche e poetiche; con il proposito di disegnare (raccontando) un ritratto di Debenedetti da giovane, nella città di Gobetti e di Gramsci. L'indagine sui «motivi originari della critica debenedettiana» e sulla nascita di un racconto critico come forma di un'«eresia», fanno di questo libro un contributo notevole alla storia di un uomo e di una generazione di grandi umanisti che conobbero il destino di persecuzione e di esilio in patria profetizzato da Gobetti
Ricerca della creazione. La critica italiana e la funzione Proust
Il saggio propone la ricostruzione di alcune interpretazioni novecentesche della Recherche. L’opera proustiana ha chiamato continuamente la critica a formulare ipotesi sul proprio statuto e sullo statuto dell’invenzione. Più volte si è parlato della scrittura di Proust come di un «metodo» di ricerca dotato di validità epistemologica. Le riflessioni intorno al romanzo proustiano conducono a una interrogazione sulle origini della creatività che dialoga in più punti con le indagini delle scien- ze della mente. I percorsi critici proposti compongono un’archeologia dei più recenti tentativi di comprendere, attraverso gli studi cognitivi, in che modo la letteratura accresce i domini della conoscenza e riformula i parametri della rappresentazione del mondo
«Or che di mente ho lucido intervallo». Un’interpretazione dei proemi nell’Orlando furioso
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