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L'interazione interpersonale, il capitale sociale e il pensiero di Genovesi
NEL LAVORO SI ANALIZZANO SIMILITUDINI E DIFFERENZE TRA IL CONCETTO DI FEDE PUBBLICA DI GENOVESI E IL CONCETTO DI CAPITALE SOCIALE CUI ESSO E' STATO SPESSO ACCOSTATO
L’educazione e la sua scienza nel Discorso del metodo di Cartesio
Il volume, che comprende 4 capitoli (di cui tre di Genovesi e uno di Bellatalla) ripercorre il contesto storico-culturale in cui Cartesio visse ed operò, traccia un profilo biografico dell'autore e, infine, interpreta il Discorso del metodo nell'ottica della Scienza dell'educazione, mettendo in luce quelle suggestioni teoretiche ed epistemologiche, che hanno costituito l'humus di crescita del sapere scientifico intorno all'educazione.
Il saggio è completato da una bibliografia, che raccoglie tutte le traduzioni italiane dell'opera cartesiana dal 1911 ad oggi e dalla traduzione del Discorso a cura di Genovesi e Bellatalla
Oral History Interview with Ezio Genovesi, March 28, 2007
Interview of Ezio Genovesi, conducted by Andrew Martinez in Rome, Italy on March 28, 2007 for European Honors Program (EHP) documentation. Genovesi speaks of his experience in Rome when his family was a part of the EHP\u27s homestay program, how that program introduced him to RISD, and how it has changed over the years. Genovesi also recalls different universities in Italy, such as the University for Foreigners, Temple University, and the American Academy in Rome, and how they compare to RISD\u27s program. Along with this, Genovesi discusses how the EHP program could be improved and what makes it unique.
Recorded by Peter O\u27Neill and Andrew Martinez for European Honors Program documentation. Made possible in part through a gift from William Whelan and family in memory of John Whelan, RISD Class of 1937.https://digitalcommons.risd.edu/archives_oralhistories/1025/thumbnail.jp
La memoria quotidiana del conflitto. Il primo dopoguerra italiano (1918-1922)
Punto centrale dei saggi che compongono il volume è l’interesse per i modi e i caratteri con cui la memoria del conflitto pervase la vita di tutti i giorni di quella “età in sospeso” schiacciata – anche su un piano storiografico – tra Grande guerra e avvento del fascismo. È, infatti, in quella fase di transizione che, in stretto confronto con il vissuto quotidiano, cominciò la prima elaborazione della memoria del conflitto appena terminato.
Il volume propone dunque – con un approccio scientifico- divulgativo e nella forma di un lessico – i percorsi lungo i quali si è sviluppata la ricerca tra aule scolastiche, piazze, gite ai campi di battaglia, spettacoli ed eventi sportivi, attività associative e iniziative assistenziali, cerimonie e commemorazioni, pagine di giornali e riviste, vicende di cronaca nera e bisogni di ogni giorno
C'ero anch'io! A scuola nel Ventennio Ricordi e riflessioni
Questo volume parte dalla constatazione che, nonostante la vastità degli studi, il problema della fascistizzazione della scuola è ancora aperto. Di qui l’ipotesi che, pur con tutti gli sforzi fatti, il fascismo non riuscì a colonizzare nessun ordine di scuola. Se non mancarono docenti che si arresero senza combattere, in genere le scuole resistettero in sordina, depauperando le loro potenzialità culturali. Incrociando testimonianze e riflessioni, questa ipotesi trova un valido sostegno: si lascia intravedere una scuola snaturata, perché il fascismo le impedì di funzionare come avrebbe dovuto e di stabilire un’interazione tra istruzione e cultura. Un danno che durò oltre il ventennio.
Testimonianze e riflessioni di: L. Bellatalla, A. Braschi, S. Bussotti, S. Cerrone, G. Genovesi, M. Hack, A. Lapenna, M. A. Manacorda, E. Marescotti, M. Milani, A. Proclemer, P. Russo, T. Tomas
Scuola: l'aula e la piazza
Il settennio bellico, iniziato con la guerra di Libia e proseguito con la Grande guerra, accentuò drasticamente le pressioni nazionalistico-belliciste sul sistema scolastico italiano. Terminata la guerra, tra il 1918 e il 1922 – un quadriennio di ‘transizione’ il cui studio rischia di essere schiacciato tra due poli forti d’attrazione: la guerra, prima, e il fascismo, dopo – la massiccia mobilitazione della memoria della Grande guerra nella attività scolastica, proiettata anche all’esterno delle aule nelle piazze, contribuì a radicare con forza nel ‘tempo di pace’ il carattere della scuola come agenzia di educazione patriottica consolidatosi nel tempo di guerra. In questa fase non si affermò una sistematica, verticistica, capillare e precoce militarizzazione dell’infanzia-adolescenza come si avrà di lì a poco con il fascismo; anzi, specialmente nel primo biennio, quello in cui maggiori furono anche le difficoltà materiali, risultò intenso il protagonismo delle periferie e il carattere spontaneistico di molte iniziative. Tuttavia, questa sistematica mobilitazione scolastica della memoria della Grande guerra, con il progressivo consolidarsi di una ritualità reiteratamente uniforme agevolò un contesto propizio per la pedagogia bellicistica del regime fascista. Il saggio si confronta con la ‘concretizzazione quotidiana’ di queste dinamiche in relazione a sei realtà cittadine distribuite tra nord, centro e sud Italia: Genova, Parma, Potenza, Siena, Udine, Viterbo. Sei ‘periferie’ osservate nella loro specificità e, al tempo stesso, in stretta correlazione con quanto disposto (o non disposto) a livello centrale. Sottolineando, peraltro, anche alcune specifiche e rilevanti peculiarità assunte da queste città durante gli anni del conflitto, come nel caso di Parma “capitale dell’interventismo” di matrice sindacalista rivoluzionaria, di Udine dapprima “capitale della guerra” e poi della occupazione/profuganza, di Genova “capitale dell’industria”
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