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    Cartography and military heritage. Methodological and design lines for Naval Arsenal of La Spezia

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    The Naval Arsenal of La Spezia is the first “great work” of the Kingdom of Italy, which went to occupy a large area, formerly dedicated to agriculture, outside of the walls of the historic city. Its construction meant the total socio-spatial distortion of the Ligurian Riviera’s town and its transformation, even symbolic, in the archetype of “the modern city”, as celebrated by Futuristi artists in the twentieth century. Now subjected to the crisis of its function caused by changing of global strategic framework, it has all the characteristics of an “urban case”. In this hypothesis, author goes back to various cartographic sources produced in the founding stages of the military dockyard of La Spezia, and describes their typologies in the future perspective of reconstruct existing landscape structures as well as those generated by the construction of the building. Also, author identify the guidelines for studying iconographic and documentary materials for the creation of a documentation center, that is both a place of memory and a useful tool for territorial planning and building restoration

    CARTE E CARTOGRAFI SULL’APPENNINO LIGURE-EMILIANO. LA STRADA DI CENTO CROCI NEI PROGETTI DI MATTEO E PANFILIO VINZONI E DI PIERRE-PAUL DE COTTE

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    In the second half of the eighteenth century the Duchy of Parma and the Republic of Genoa agree to build a carriageway that, through the pass of Cento Croci on the Apennines, would connect the Ligurian Sea to the Adriatic through the Po river. The project is carried out only at the end of the nineteenth century, but committed for a long time the engineers-cartographers of the two States, leaving us a large number of cartographic works: today interesting sources for the landscape studies related to the transformations to the eighteenth-century “road revolution”. In this short article I want to focus in particular on the works of Matteo and Panfilio Vinzoni and Pier-Paul De Cotte, key-figures in the history of cartography and for the local history, between Liguria and Emilia

    Emilio Sereni e gli orizzonti del paesaggio agrario. Tracce archivistiche e bibliografiche di un percorso tra storia e geografia

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    Il materiale di studio lasciatoci in eredità da Emilio Sereni (1907-1977), politico e studioso enciclopedico di fama internazionale, è conservato presso due diverse istituzioni: l’Istituto Cervi-Biblioteca/archivio Emilio Sereni di Gattatico (Reggio Emilia) e la Fondazione Gramsci (Roma). Nei rispettivi archivi è possibile ritrovare documentazione utile alla ricostruzione del metodo scientifico adottato da Sereni e delle fonti da lui utilizzate per i lavori storici sul paesaggio. A Roma, in particolare, sono conservati alcuni dattiloscritti tra i quali una Guida bibliografica, qui presentata, che Sereni aveva predisposto in vista della pubblicazione del suo saggio più noto: Storia del paesaggio agrario italiano (1961), poi uscito senza apparato bibliografico e note. La Guida rivela i presupposti teorici dell’opera di Sereni e, per il contesto che qui ci interessa, il rilievo da lui attribuito ai lavori di geografi e storici italiani e francesi (tra questi Marc Bloch), considerati «i pionieri degli studi di storia del paesaggio agrario in Italia»

    La didattica della geografia e la prospettiva geostorica/geografico-storica nei cicli TFA/PAS a Parma

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    Questo contributo vuole presentare l’esperienza maturata a Parma nella formazione dei futuri insegnanti di geografia per le classi concorsuali A043 (italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I grado) e A050 (materie letterarie negli istituti di istruzione di II grado). Il Dipartimento di Lettere, Arti, Storia e Società (Università degli Studi di Parma) si è infatti fatto carico di attivare due cicli di Tirocinio Formativo Attivo (TFA, aa. 2012-13 e 2014-15) e un ciclo di Percorso Abilitante Speciale (PAS, aa. 2013-14) che hanno visto rispettivamente la partecipazione di 10, 82 e 38 abilitandi. Tra questi sono in totale 25 gli studenti che hanno deciso di costruire l’elaborato finale del corso, come previsto dall'ordinamento didattico, su un argomento geografico

    Dalla foto alla mappa: innovazioni tecnico-scientifiche, continuità e rivoluzioni visive nel secondo Ottocento. Spunti preliminari

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    Il presente lavoro nasce dal desiderio di analizzare il legame tra fotografia e cartografia nel suo valore storico. Il punto di partenza è dato dalla lettura di un rapporto presentato all’Académie des sciences di Parigi nel 1860, riguardante l’analisi critica del metodo fototopografico elaborato dal capitano degli ingegneri militari francesi Aimé Laussedat (1819-1907). La volontà di Laussedat di trasformare la fotografia in mappa deve essere compresa a partire dai cambiamenti tecnologici in atto e inscritta nella più generale rivoluzione visiva avvenuta tra il XIX e il XX secolo. In questi anni, infatti, si verificano cambiamenti significativi nelle modalità attraverso le quali si struttura la visione geografica della realtà nel mondo occidentale. Questo lavoro cerca di offrire alcune idee per future indagini. La pratica «borghese» della fotografia paesaggistica «turistica» e quella incarnata dalla fototopografia militare possono infatti essere intese come aspetti diversi ma interconnessi di appropriazione dello spazio geografico, entrambe collegate a una fase di affermazione del capitalismo moderno e delle sue diverse modalità di territorializzazione. Siamo in presenza di due visioni normative: quella più tecnica, orientata alla sorveglianza armata del territorio, e quella che prelude alla sua commercializzazione, attraverso la spettacolarizzazione del paesaggio.Present work originates from the desire to analyze relationship between photography and cartography in its historical value. Starting point is given by the review of a report presented to the Académie des sciences in Paris in 1860, concerning the critical analysis of the “photo-topographic” method elaborated by the captain of the French Military Engineers Aimé Laussedat (1819-1907). Laussedat's will to transform photography into a map it must be inscribed in its links with the technological changes in progress and in the more general visual transformation occurred between the nineteenth and twentieth centuries. In fact, in these years significant changes have taken place in the "geographical vision of reality" which have come down to us. This work tries to offer some ideas for future investigations.Ce travail découle du propos d’analyser le rapport entre photographie et cartographie en sa valeur historique. Le point dedépart est donné par la lecture du rapport présenté à l’Académie française des sciences de Paris en 1860. Le rapport concernait l’analyse critique de la méthode photo-topographique élaborée par le capitaine des ingénieurs militaires français Aimé Laussedat (1819-1907). On peut comprendre l’intention de Laussedat de transformer la photo en carte en considérant, d’abord, les changements des techniques en cours : une intention qui s’inscrit dans le cadre plus général de la révolution visuelle qui s’est produite entre XIXe et XX siècles. Les innovations sur la manière de structurer la vision géographique du réel dans les sociétés occidentales sont, pendant la période considérée, très importantes. L’article essaie d’offrir quelques repères pour des éventuelles recherches à venir. La pratique « bourgeoise » de la photographie « touristique » du paysage et la pratique de la photo topographie militaire peuvent être considérées en tant que formes tout à fait différentes. Cependant, photo et carte sont liées au processus d’appropriation de l’espace géographique, c’est-à-dire au tournant d’affirmation du capitalisme moderne et à ses formes de territorialisation. On est devant deux paradigmes normatifs : celui plus technique, orienté à la surveillance armée du territoire, et celui qui prélude à sa commercialisation par la représentation spectaculaire du paysage

    LO SPIONAGGIO FRANCESE E I TOPOGRAFI MILITARI SUL MONCENISIO (1904-1909)

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    Dopo lo ‘Schiaffo di Tunisi’ (1881), la contrapposizione tra Italia e Francia indurrà lo Stato Maggiore italiano al consolidamento delle difese sul confine alpino occidentale e ciò comporterà, di contro, una sempre più attenta attività di osservazione da parte francese. Fra i nodi strategici cui si guarda con maggiore interesse, da ambo le parti, vi è il Colle del Moncenisio. Dalla documentazione analizzata si desume un salto di qualità nella pratica dello spionaggio: dalla diretta e rischiosa ricognizione in terra straniera si passa a quella ‘a distanza’ grazie al nuovo potente mezzo fotografico che affianca, e in parte sostituisce, il ‘vecchio’ schizzo topografico

    Officina cartografica. Materiali di studio

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    L’11 e il 12 febbraio 2016 il Dipartimento di Lettere, Arti, Storia e Società dell’Università di Parma e il Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici hanno organizzato nella città emiliana il seminario di studio Officina cartografica: materiali per lo studio della cartografia. Due grandi campi di ricerca hanno dato fondamento all’incontro: la storia della cartografia come evoluzione nel lungo periodo della rappresentazione dello spazio; la cartografia storica quale fonte primaria per la storia del territorio, del paesaggio e dei centri urbani. L’articolato ventaglio di approcci che gli studiosi hanno messo in gioco – e che bene si riflette nei saggi qui raccolti, frutto dell’approfondimento e della rielaborazione dei temi affrontati nel corso del seminario – rivela il desiderio di conoscenza che, attorno alla cartografia storica e nell’orbita della galassia relazionale che fa capo al cosiddetto spatialturn, da qualche anno accomuna geografi, storici (dell’ambiente, della città, dell’amministrazione, della cultura ecc.), sociologi, urbanisti, storici dell’arte e della letteratura. Il lettore interessato potrà quindi trovare – frutto del lavoro di nomi affermati del panorama scientifico italiano e internazionale e di giovani studiosi – contributi metodologici e riflessioni sui recenti cambiamenti epistemologici nella ricerca storico-cartografica (Mangani, Rombai, Siniscalchi), proposte di scambio scientifico, di formazione archivisitica e aperture a nuove piste di ricerca (Guarducci, Pressenda e Sturani, M. Rossi); ricerche d’archivio e casi di studio dalla forte ricaduta applicativa (Quaini, De Santi, Gemignani-Cervellini-Rossi L., Sacco, Masetti, D’Ascenzo, Spagnoli, Piastra, Scanu e Podda, Dai Prà e Mastronunzio, Masotti, Berti, Rizzo) e una finale riflessione sul recente e fortunato romanzo di Vittorio Giacopini La mappa (Iacoli) che, riprendendo una tradizione illustrata da Borges, Calvino e tanti altri, chiama in causa il dispositivo apparentemente tecnico e astratto della carta per proporre al pubblico degli appassionati di letteratura una vicenda declinata fra storia e immaginazione
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