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    A review of the concept of circulatory bioassist focused on the "new" demand dynamic cardiomyoplasty: the renewal of dynamic cardiomyoplasty?

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    Angiology. 2003 May-Jun;54(3):301-6. A review of the concept of circulatory bioassist focused on the "new" demand dynamic cardiomyoplasty: the renewal of dynamic cardiomyoplasty? Rigatelli G, Carraro U, Barbiero M, Riccardi R, Cobelli F, Gemelli M, Rigatelli G. Source Cardiomyoplasty Project Unit, Legnago General Hospital, Verona, Italy. [email protected] Abstract After the initial enthusiasm, the dynamic cardiomyoplasty lost its reputation owing to the poor long-term results, caused by the muscular degeneration subsequent to chronic continuous electrical stimulation of the latissimus dorsi. An activity-rest stimulation protocol that avoids full transformation of the skeletal muscle, maintaining muscular properties over time, has been successfully tried. This "demand" stimulation protocol showed in humans good results improving NYHA class, ejection fraction value, and survival. The discussion about the capability of this and a unique kind of cardiocirculatory bioassist is due to be reopened. In fact, heart transplant, percutaneous circulatory-supporting device, multisites stimulation therapy, and total artificial heart have some drawbacks, one of which is the economic cost. In developing countries the more economic demand dynamic cardiomyoplasty may still play a role. PMID: 12785022 [PubMed - indexed for MEDLINE

    Il parlato di soggetti schizofrenici

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    In questo lavoro viene presentata la costituzione di un corpus di parlato patologico prodotto da soggetti schizofrenici. Il corpus, costituito dalla registrazione di 17 ore di sedute di psicoterapia con tre diversi soggetti, è stato acquisito e (parzialmente) trascritto ortograficamente nell’ambito di una collaborazione stipulata tra il CIRASS dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca delle Scienze Umane Applicate – ASL NA 1. Lo scopo del lavoro è quello di individuare, laddove possibile, correlati linguistici sufficientemente stabili e ricorrenti rispetto alla patologia sofferta. Il progetto, ancora in fase di allestimento, nella fase attuale che qui si presenta comprende la trascrizione ortografica ultimata (secondo le norme adottate nell’ambito dei progetti API e CLIPS) di 7 ore di registrazione. I materiali finora raccolti e trascritti permettono di avanzare alcune considerazioni di carattere generale sul parlato patologico e, nello specifico, sul parlato prodotto da soggetti schizofrenici, in parte rafforzando consapevolezze già acquisite e in parte rimettendole in discussione. Va infatti innanzi tutto premesso, come comunemente ritenuto, che tale tipologia di parlato non appare macroscopicamente diverso rispetto al parlato prodotto da soggetti non patologici: gli aspetti fonetici, prosodici, nonché i fenomeni morfosintattici comunemente attribuiti al parlato si ritrovano infatti ampiamente documentati anche nel nostro corpus. Semmai la sua peculiarità è da collocare piuttosto su alcuni versanti dell’analisi semantica, dell’analisi testuale, nonché, più in generale, nell’ambito delle dinamiche comunicative in esso ricorrenti. In particolare, come i soggetti normali, anche gli schizofrenici mostrano una prosa ricca, mentre le deviazioni degli usi lessicali, seppure significative, non sono quasi mai irrecuperabili ad un’attenta analisi del testo. Parimenti, la sintassi è anch’essa ricca, così come viene comunemente affermato nella letteratura specialistica. Tuttavia, almeno sotto questo aspetto e difformemente dalla bibliografia corrente, il nostro corpus non consente di attribuire ai soggetti parlanti la qualifica di veri e propri ‘sintassieri’: i soggetti inciampano spesso nell’‘effetto valanga’ se non addirittura nel loop articolatorio. Ciò è evidente, ad esempio, nell’uso ricorrente degli stereotipi seriali che danno luogo, nei nostri testi, all’effetto valanga sopra menzionato. Nell’ambito del ricco repertorio che i soggetti dimostrano di possedere, infatti, dove il bilinguismo lingua-dialetto con frequente code-switching presenta una forte incidenza di stereotipi seriali dialettali (ad es. nap. “ ‘e capì(t)?” nel dialogo B01), l’uso di questi stessi stereotipi segna molto spesso l’apertura di una parentesi all’interno del flusso del discorso la cui chiusura è segnalata, a sua volta, dal ritorno all’italiano. Allo stesso tempo, nei testi trascritti non sorprende la forte tendenza al deragliamento sintattico-semantico attraverso l’impiego di strategie comunicative che conducono più facilmente a spostare l’attenzione dal centro alla periferia del discorso e che mostrano pertanto un andamento decentrante. A ciò è spesso associata una forte logorrea che, impedendo di giungere a conclusione, porta i soggetti a ricominciare di volta in volta su temi apparentemente secondari

    Giuseppe Zamboni, Il realismo critico della Gnoseologia pura. Risposta al « Caso Zamboni » (P. Gemelli, M. Olgiati e P. A. Rossi)

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    Ranwez Charles. Giuseppe Zamboni, Il realismo critico della Gnoseologia pura. Risposta al « Caso Zamboni » (P. Gemelli, M. Olgiati e P. A. Rossi). In: Revue néo-scolastique de philosophie. 39ᵉ année, Deuxième série, n°52, 1936. pp. 557-558

    Giuseppe Zamboni, Il realismo critico della Gnoseologia pura. Risposta al « Caso Zamboni » (P. Gemelli, M. Olgiati e P. A. Rossi)

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    Ranwez Charles. Giuseppe Zamboni, Il realismo critico della Gnoseologia pura. Risposta al « Caso Zamboni » (P. Gemelli, M. Olgiati e P. A. Rossi). In: Revue néo-scolastique de philosophie. 39ᵉ année, Deuxième série, n°52, 1936. pp. 557-558

    Marcatori discorsivi nel parlato schizofrenico

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    In questa relazione vengono presentati i risultati di un’indagine preliminare sui marcatori discorsivi nelle conversazioni terapeutiche, ricorrenti in forme isolate (cioè, giusto?, no?, voglio dire), ripetute (sì sì) o in sequenza (insomma cioè, giusto no?). Queste forme, che assumono valore introduttivo, chiarificativo ed enfatizzativo dei contenuti trasmessi (oltre che interazionale), danno pertinenza agli enunciati sottolineando gli scopi del parlante. Partendo dall’analisi di un corpus di parlato patologico prodotto da soggetti schizofrenici (Dovetto-Gemelli, in stampa), mostreremo che la ricorrenza di questi marcatori, la loro funzione sintattica, il valore pragmatico assunto, anche in relazione alla loro collocazione all’interno del turno dialogico, incide sui contenuti proposizionali segnalandone la variazione lungo l’asse della indeterminazione/precisione ed assumon

    Il parlato di soggetti schizofrenici

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    In questo lavoro viene presentato un corpus di parlato patologico prodotto da soggetti schizofrenici. Il corpus, costituito dalla registrazione di 17 ore di registrazione di sedute di psicoterapia con tre diversi soggetti, è stato acquisito e (parzialmente) trascritto ortograficamente nell'ambito di una collaborazione stipulata tra il CIRASS dell'Università di Napoli Federico II e la Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca delle Scienze Umane Applicate - ASL Napoli 1. I materiali raccolti e trascritti permettono di avanzare alcune considerazioni di carattere generale sul parlato patologico e, nello specifico, sul parlato prodotto da soggetti schizofrenici, in parte rafforzando consapevolezze già acquisite e in parte rimettendole in discussione

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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