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    Il Sacro Salernitano Palazzo in età longobarda e normanna: ceti emergenti e tecnici del diritto

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    Il saggio si concentra sulla documentazione scritta relativa al Sacro Palazzo Salernitano, sede del potere politico e delle attività amministrative e di governo dei sovrani longobardi e della comunità cittadina nel periodo normanno. Dall’analisi dei documenti emerge un quadro articolato sul personale laico ed ecclesiastico coinvolto nei processi redazionali e sulle funzioni svolte dai tecnici del diritto sia all’interno degli uffici di cancelleria sia in ambito professionale e privato. Per il periodo longobardo, in particolare durante la seconda dinastia dei principi, in concomitanza con l’acquisizione di un riconosciuto prestigio sancito dalla legenda Opulenta Salernum ricorrente nella monetazione coeva, si evidenzia una più complessa organizzazione del Palatium. Nel periodo normanno la residenza e la sede politico-amministrativa dei nuovi dominatori si trasferisce a Castel Terracena; nell’antico Palatium, tuttavia, continua a svolgersi l’attività giudiziaria cittadina, curata da personale del posto. Dopo la parentesi di Salerno capitale del ducato normanno, cambieranno i luoghi dell’esercizio del potere regio e, conseguentemente, le persone coinvolte nei processi documentari

    Fra testo e paratesto: ricette e rimedi nella "Practica" del Plateario salernitano

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    Tra i vari codici che tramandano la Practica brevis del Plateario, il Salerno, Biblioteca Provinciale, Divis. Sal. Man. e Rar. C 1 costituisce un significativo esempio del lavoro di progressivo aggiornamento al testo base che si esercitò in luoghi e tempi diversi in ambienti particolari di utilizzazione. Trattandosi, come è ben noto, di un libro/prontuario di medicina pratica con descrizione eziologica e sintomatica delle più frequenti patologie, il testo originario andava ad arricchirsi di aggiunte e apparati di commento contenenti per lo più ricette, rimedi e altri possibili interventi terapeutici. Tali annotazioni, già di per sé utili per la storia della medicina e della farmacopea, rivelano non solo usi e abitudini grafiche degli annotatori che di volta in volta direttamente intervenivano, ma anche scelte editoriali e codicologiche ben precise (ampi margini, scritture distintive, sistemi di rinvio, tecniche di accesso) funzionali ad una particolare tipologia di lettori/fruitori e, quindi, ad uno specifico genere di libro

    La documentazione giudiziaria e l'amministrazione della giustizia nel Regno di Sicilia in età sveva

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    La documentazione giudiziaria dell’Italia meridionale medievale ha sempre rivestito un ruolo notevole nel panorama della produzione scritta sin da quando, già a partire dall’VIII-IX secolo e prima della costituzione del Regno di Sicilia, in un clima di ampia e diffusa conflittualità, nei singoli centri urbani e periferici si riunivano le corti di giustizia, diversamente organizzate a seconda dei contesti giuridici di riferimento e delle consuetudini locali. In particolare, le notitiae iudicati prodotte nelle zone longobarde rappresentano una fonte insostituibile per la conoscenza della amministrazione della giustizia fino alla seconda metà dell’XI secolo, tanto più che il loro modello sembra in gran parte sopravvivere in età normanna sia per quanto riguarda la struttura compositiva dei documenti sia per ciò che attiene l’iter processuale e le persone che componevano il tribunale giudicante. L’intervento si propone i seguenti obiettivi: 1) Stabilire caratteri e tipologie dei documenti giudiziari di età sveva prodotti innanzitutto nelle zone della Campania già longobarda al fine di accertare persistenze e trasformazioni rispetto agli schemi precedenti; 2) Verificare, anche attraverso un confronto con analoghi prodotti di altre aree geografiche, un eventuale superamento delle differenze locali all’interno di un quadro di sempre più vigoroso accentramento politico; 3) Comprendere quanto e come in determinati contesti siano state recepite ed applicate le norme fridericiane in tema di amministrazione della giustizia e, di conseguenza, quali livelli di corrispondenza tra dottrina e prassi siano stati di volta in volta raggiunti
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