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    Le femmine di gheppio preferiscono i maschi dal piumaggio più brillante

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    È noto che le femmine di molte specie attuano una scelta selettiva del partner utilizzando anche i caratteri morfologici del maschio come parametri di scelta (Møller, 1988). Negli uccelli la colorazione e la brillantezza del piumaggio maschile sembrano rivestire una grande importanza (Viitala et al., 1995). D'altra parte, molte specie ornitiche presentano anche la capacità di vedere all'ultravioletto (Cuthill et al., 1999) e in alcune tale capacità viene utilizzata anche nella scelta sessuale (Maier, 1993; Bennett et al., 1996; Hunt et al., 1998). Palokangas et al. (1994) hanno osservato che le femmine di gheppio (_Falco tinnunculus_) preferiscono i maschi più brillanti, conducendo, però, questo esperimento in condizioni di luce artificiale (con una percentuale di raggi UV inferiore all'1%). Con questo studio si è voluto verificare se la colorazione del piumaggio dei maschi adulti di gheppio ha importanza nella scelta sessuale femminile, facendo particolare attenzione al ruolo svolto, in tale contesto, dalla percezione dei raggi UV. Le prove sperimentali sono state condotte all'interno di una voliera di m 2 x 2 x 1, dove, una femmina era posta di fronte a due maschi, di diverso piumaggio. Il contatto tra i maschi e la femmina era impedito dalla presenza di due filtri di alleldiglicolcarbonato, CR39(r)-UV e CR39(r)-PER, rispettivamente impermeabile e permeabile ai raggi UV. La voliera era strutturata in modo tale che i due maschi non fossero visibili contemporaneamente, costringendo la femmina a spostarsi per vedere l'uno o l'altro. L'attenzione mostrata dalla femmina nei confronti di ciascuno dei due maschi era valutata attraverso il tempo totale trascorso dalla femmina a guardare un certo maschio, il tempo totale passato sul posatoio in corrispondenza di quello stesso maschio e il tempo totale trascorso rimanendo vicino ad esso, in prossimità del filtro divisorio. Sono state utilizzate 5 femmine di gheppio e ognuna di queste è stata messa di fronte a 6 combinazioni diverse di maschi. Tutti i confronti sono stati realizzati sia con il filtro UV, che con quello PER. Nel complesso, quindi, sono state compiute 60 prove sperimentali. Quando è stato utilizzato il filtro CR39(r)-UV, per cui alla femmina era impedita la visione degli UV, il tempo da essa trascorso sul posatoio di fronte ad un certo maschio è risultato essere direttamente correlato con la brillantezza del maschio stesso (p = 0.05). Inoltre, la femmina sembrava tollerare solo la vicinanza dei maschi da lei preferiti: è emersa, infatti, una relazione inversa tra il tempo trascorso dal maschio non preferito in prossimità del pannello e il tempo trascorso dalla femmina vicino a quel maschio, sia sul posatoio (p < 0,05) che vicino al pannello (p < 0,05). La vicinanza dei maschi preferiti non ha avuto, invece, nessuna importanza sul comportamento della femmina. Quando è stato utilizzato il filtro CR39(r)-PER e la femmina poteva valutare il maschi anche utilizzando gli UV, tale correlazione non si è più riscontrata, probabilmente perché l'ordine di brillantezza dei maschi stabilito dallo sperimentatore e dalla femmina non coincidevano più. In conclusione, è emerso l'utilizzo degli UV da parte delle femmine nella scelta sessuale, con una preferenza per i maschi dal piumaggio più brillante quando esse non possono percepire tali lunghezze d'onda

    Tentativo di misurare la pressione della stretta su una preda artificiale da parte di uccelli rapaci

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    Nel corso di vari test condotti in passato per studiare il comportamento predatorio di alcune specie di Falconiformi, era emerso chiaramente come quei rapaci usassero la stretta delle dita per l'uccisione di una preda a terra piuttosto che ferirla con gli artigli. Al contrario, questi paiono essere usati più come un prolungamento delle dita, cioè utili ad aumentare la superficie utile ad entrare in contatto con la preda stessa. In questa occasione si vuole illustrare il tentativo di effettuare una misura assoluta della pressione esercitata da due specie di uccelli rapaci nel corso della stretta predatoria, analizzandone l'andamento temporale nonchè la compatibilità con l'ipotesi dell'uso della pressione delle zampe come metodo di uccisione della preda. Sono stati utilizzati sei individui selvatici di poiana (_Buteo buteo_) e altrettanti gheppi (_Falco tinnunculus_). Tutti questi uccelli erano in perfette condizioni fisiche e si trovavano momentaneamente in cattività in quanto al termine del periodo di riabilitazione, dopo traumi di varia natura, presso il Centro Recupero Rapaci della LIPU a Sala Baganza (Parma). Ogni soggetto era sottoposto individualmente a due prove di predazione: nella prima veniva offerto un topo di laboratorio (_Mus musculus domesticus_) morto, di manto agouti (ceppo C3H), mentre nella seconda era usato uno zimbello di topo, con il medesimo manto, costituito da una pelle di topo cucita attorno ad un tubo di plastica contenente olio. Il tubo era collegato in serie ad un sensore di voltaggio, ad un dinamometro e ad un registratore a pennino. In questo modo si potevano rilevare istantaneamente i valori assoluti della pressione esercitata dal rapace sullo zimbello di topo e l'andamento nel tempo della stretta. Altri parametri comportamentali venivano registrati a parte e per tutta la durata del test. Non sono state rilevate differenze comportamentali, sia per le poiane che per i gheppi, tra le prove di predazione con il topo morto e quelle con lo zimbello; ciò ha portato a concludere che la "predazione" dello zimbello era attuata realisticamente da parte del rapace. I gheppi hanno mostrato di esercitare una pressione molto incostante nel tempo; infatti, il tracciato su carta rivela picchi di pressione molto variabili ed estremamente ravvicinati tra loro, ma senza raggiungere mai il valore zero. La media della pressione massima raggiunta dai gheppi nel corso di tutte le prove è risultata essere abbastanza bassa (Kg 0,69 ± 0,12). Al contrario, le poiane hanno esercitato una pressione molto più discontinua, con picchi di pressione elevata, ma durata di pochi secondi, alternati a periodi, anche lunghi, in cui la pressione calava quasi a zero. La media della pressione massima raggiunta dalle poiane è risultata essere molto maggiore rispetto ai gheppi (Kg 5,85 ± 0,93). Questa differenza nella tecnica adottata durante la stretta predatoria può essere in relazione alle differenze morfologiche dei due rapaci: il gheppio stringe il topo quasi continuativamente, ma con bassa pressione, mentre la poiana, di mole molto maggiore, esercita una pressione più alta e può permettersi di farlo ad intervalli, ottenendo così un risparmio di energia. Nel gheppio, anche se la pressione assoluta non raggiunge valori elevati, tuttavia l'efficienza nell'indurre la morte per soffocamento in un micromammifero è assicurata dalla continuità nel tempo della stretta

    Behavioral Studies

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    A flying raptor is fascinating. Whether you are observing an eagle’s display flight, an aerial transfer of food between two courting harriers, or a successful hunt by a Verreaux’s Eagle (Aquila verreauxii), each is an impressive experience. Beyond the aesthetics of these displays lie many things that are of interest to biologists. Most of these deal with the ecological aspects of raptor biology, others with behavioral aspects. The latter, in particular, remain unstudied among raptor biologists. This chapter provides raptor biologists with an introduction to behavior-study techniques, including methods and equipment used for descriptive and experimental analysis of behavior, both in the field and in the lab

    Confronto tra il comportamento parentale di alcune coppie italiane e finlandesi di Gheppio _Falco tinnunculus_

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    È stato verificato ch ein Finlandia, durante gli anni a bassa densità di arvicole, _Microtus_ sp. e _Clethrionomys_ sp., anche il numero di gheppi è esiguo e le femmine che arrivano nei territori di riproduzione si accoppiano col primo maschio disponibile, senza valutarne l'effettiva abilità di caccia (Palokangas et al., 1992). In questo studio si è voluto osservare il comportamento di alcune coppie italiane di Gheppio, con abitudini stanziali, confrontandolo con quello di coppie finlandesi, migratrici, durante un anno a bassa densità di arvicole

    Riabilitazione degli uccelli rapaci e loro sopravvivenza dopo il rilascio

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    La quantità d’informazioni e di conoscenza cha abbiamo accumulato negli ultimi anni a proposito delle metodologie della riabilitazione degli uccelli rapaci è molto sproporzionata rispetto a quanto sappiamo dell'attività e del successo degli individui rilasciati. Un esame della letteratura scientifica rivela molto poche ricerche condotte per accertare che cosa effettivamente avvenga agli uccelli rapaci riabilitati dopo il loro rilascio. Per esempio, si può solo ipotizzare che cosa succeda a proposito dell'inserimento nella popolazione naturale, in quanto gli unici dati a disposizione si riferiscono solamente ad avvistamenti di singoli individui e al recupero degli anelli. Questo contributo non ha lo scopo di essere una sorta di piccolo manuale per la riabilitazione dei rapaci, ma brevemente vuole fare una rassegna dei diversi aspetti insiti nel processo riabilitativo che sono potenzialmente negativi per il mantenimento di un corretto repertorio comportamentale e illustrare alcuni studi dedicati all'accertamento del comportamento degli uccelli riabilitati dopo la liberazione
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