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In Polonia secondo Forum della genetica
L'evento viene proposto annualmente ed è l’occasione per la Federazione Polacca per mostrare ai propri allevatori quali strumenti offre la genetica per aumentare la redditività nell’azienda zootecnica da latte. A questo Forum contribuisce in maniera molto significativa il CGEN, che è un centro fondato dalla Federazione Polacca nel 2016 con l’obiettivo di fornire servizi nel campo della genetica per ottimizzare il miglioramento della popolazione da latte bovina in Polonia e per rendere il settore più competitivo. Oltre alle presentazioni dei tecnici del CGEN, vengono proposte presentazioni da parte dei centri di FA polacchi e da relatori esteri. Il 2019 è stato un anno di svolta per la selezione genetica polacca in quanto è stato proposto ai propri allevatori il primo indice di selezione economico e, su invito della Federazione Polacca, ANAFIJ ha presentato la propria esperienza in merito all’utilizzo degli indici economici e delle strategie di genotipizzazione per migliorare la redditività aziendale. Il Forum di Piątnica è stata l’occasione per conoscere la realtà produttiva polacca e per confrontare le azioni che ANAFIJ ha intrapreso per il miglioramento genetico della Frisona con quanto viene fatto all’estero, ricordandoci che la Polonia è uno dei principali produttori di latte all’interno dell’Unione Europea
La persistenza della lattazione nella Frisona Italiana: un'analisi d'insieme
Al giorno d’oggi, una delle parole più usate per indicare la direzione di qualsiasi attività antropica (agricoltura inclusa) è sostenibilità. Dobbiamo infatti sì crescere, produrre, generare ricchezza, ma dobbiamo farlo senza andare a compromettere le opportunità di sviluppo e di crescita delle future generazioni. Al nostro sistema produttivo sarà quindi richiesta sempre più efficienza di produzione che può essere vista come una contemporanea massimizzazione della quantità di output accompagnata da una minimizzazione della quantità di input. Spesso, quando si parla di sostenibilità lo si fa, giustamente, proiettando i nostri pensieri, le nostre azioni, al futuro: pensiamo solamente a quando e quanto si parla di sostenibilità ambientale. Tuttavia esistono altri aspetti della sostenibilità che si avvicinano ad una chiave di lettura molto più tangibile e vicina al presente. Sarà un aspetto scontato ma l’allevatore è ben al corrente che la propria mandria deve essere sostenibile anche e soprattutto da un punto di vista economico per garantirgli un adeguato profitto annuale! Questo potrebbe aprire un dibattito sul quale si discute da anni e per il quale è difficile trovare una risposta che possa essere universalmente accettata, ossia ‘qual è la bovina migliore da avere in stalla?’. È fuori discussione che più latte viene prodotto (e più alto è il prezzo del latte alla stalla) maggiore sarà il ricavo ma il come questo latte in più viene prodotto determina l’effettivo guadagno per l’allevatore. Qui entra in gioco tutta una serie di fattori legati ad aspetti sia genetici sia manageriali. Molto banalmente, se baso le mie scelte solo su riproduttori estremi per caratteri produttivi (es., il toro + X kg a latte) posso causare un deterioramento nel merito genetico delle figlie per quanto riguarda, ad esempio, la fertilità. Al tempo stesso, se l’allevatore ad esempio non gestisce con attenzione la parte non produttiva della mandria, si possono generare condizioni di inefficienza che fanno sì che il ricavo serva a coprire voci di costo in aumento e non ad aumentare il guadagno finale
Così la genetica è spinta dai conti aziendali
Il miglioramento genetico rappresenta uno degli strumenti a disposizione degli allevatori utili a garantire la sostenibilità economica della propria attività. Migliorare geneticamente una popolazione bovina significa analizzare la situazione di mercato in cui il settore primario si trova ad agire nel presente e prevedere le sue evoluzioni negli anni a venire, in modo da individuare una serie di caratteri (fenotipi) importanti per la redditività aziendale e di conseguenza possibili oggetto di selezione. Questi fenotipi devono rispettare tre parametri: essere importanti, misurabili, ed ereditabili. Il miglioramento genetico è quindi una disciplina dinamica perchè si deve basare su previsioni dei cambiamenti futuri del mercato in cui gli allevatori si troveranno ad operare e deve fornire strumenti utili ad adeguarsi ad essi. Il tutto con notevole anticipo sui tempi, dato che i miglioramenti derivanti dalla selezione genetica sono visibili non nel breve ma nel lungo periodo in funzione dell’intervallo generazionale bovino. Questi miglioramenti sono trasmissibili di generazione in generazione e sono soprattutto cumulativi e permanenti nel tempo per cui impattano significativamente e permanentemente sulla redditività dell’allevamento: per questo, nella scelta dei caratteri da selezionare geneticamente è e sarà sempre più importante guardare non solo alle voci di guadagno derivanti dall’attività zootecnica, ma anche alle voci di spesa, con l’obiettivo di massimizzare i primi e minimizzare i secondi, riassumendo questo principio in un unico indice economico di selezione
Il paesaggio della risaia nella Bassa Veronese: “segni” di ieri e di oggi
La Bassa Veronese e la risicoltura nel passato e ogg
Il paesaggio del Mezzogiorno interno tra vecchie politiche territoriali e nuove ipotesi di assetto
Il tema che si intende affrontare riguarda aspetti dell’ambiente delle “aree interne” dell’Appennino meridionale. In questo contesto territoriale, storicamente sospeso tra natura e storia, così come altrove, le molteplici forme in cui si presenta il paesaggio sono il palinsesto storiografico, che mano a mano hanno assunto specifiche architetture spaziali. Per dirla con Vidal de la Blache, si ritiene che il paesaggio - anche nel caso in esame - altro non sia che l’impronta, l’orma lasciata da un gruppo umano sul proprio territorio, «come una medaglia che ne riproduce l’immagine ».
Il sostrato ereditario delle forme culturali (paesaggio e strutture agrarie, processi di urbanizzazione, sistema infrastrutturale, rapporti sociali e di produzione e così via di seguito) succedutesi nel tempo, è divenuto l’ambiente in cui l’incontro tra dinamiche storiche e geografiche ha prodotto uno specifico assetto territoriale. Quest’ultimo, a sua volta, dall’età moderna fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, ha subìto tutte le contraddizioni connesse ad una bassa soglia di carraying capacity demografica, soglia che si è tumultuosamente elevata dalla metà del XX secolo, coniugandosi ad un esodo agricolo e rurale che ha dato luogo a vere e proprie forme di “desertificazione” del territorio. Resta quindi aperto, da più tempo, l’interrogativo su un possibile nuovo “mosaico ecologico” che alla luce delle mutate dinamiche sociali, ridisegni funzioni territoriali e strutture produttive delle “aree interne” dell’Appennino meridionale e configuri un diverso paesaggio.
Pertanto, ad una prima parte dedicata a questioni di metodo, relative alla lettura delle trasformazioni del paesaggio di alcune aree interne del Mezzogiorno continentale, seguirà una seconda parte nella quale si affronteranno sinteticamente alcuni casi di studio.
The landscape of Italy’s inland Mezzogiorno: an overview of old territorial policies and some prospects for new governance
This paper focuses on the main aspects of the territorial changes experienced in significant areas of the Southern Apennines by reading the various forms of the current landscape in continental Southern Italy. The emphasis is placed on the ‘inland areas’, where – from the modern age until 1950s – the heritage of the socio-economic structures and cultural traditions has produced specific territorial layouts (of the landscapes and the agrarian structures, of the process of urbanization, of the infrastructure system, of the social and productive relationships, etc.).
It has been a long time since the political debate has focused on the disruption of the composite context of Southern Italy. Actually, it is not only a political and sociological disruption grounded in Gramsci’s analysis, endorsed by Manlio Rossi-Doria and emphasized by Emilio Sereni, which has increased since mid-20th century by means of the relationship between ‘mountain’ and ‘plain’, but it is also a productive and environmental disruption. In the final section the essay questions the possibility of identifying a new ‘ecological mosaic’ which would re-design productive complexes and territorial functions, appealing to changed social sensibilities. On the basis of this theory, there is a need for policies that would enhance the economic dynamics between the ‘inland areas’ of Southern Apennines and the more heavily urbanized Southern coastal ones
Dall’urea nel latte all’individuazione di un indice di selezione
Come abbiamo visto nell’articolo ‘Conosciamo l’urea’ (BN di Settembre/Ottobre 2021), questo metabolita è estremamente interessante dal punto di vista della selezione: in base a esso si potrebbe massimizzare la produzione di proteina nel latte e minimizzare l’escrezione dei composti azotati, influendo così positivamente sul metabolismo delle vacche ma anche sull’ambiente. In questo articolo si parlerà del lavoro svolto per stimare dei nuovi indicatori di selezione dell’efficienza azotata in bovini da latte di razza Frisona e quindi verificare l’associazione tra questi caratteri con la produttività delle bovine. In particolare, il lavoro si è concentrato sulla stima di alcuni parametri genetici, come l’ereditabilità e le correlazioni genetiche. È utile infatti ricordare che solo in presenza di (possibilmente) ampia variabilità genetica è possibile sviluppare piani di miglioramento genetico. In altre parole, è necessario stimare se e quanto un nuovo carattere è ereditabile. Inoltre, la conoscenza delle correlazioni genetiche ci permette di capire se (e quanto) la selezione per un carattere va ad influenzare indirettamente la selezione per un altro carattere. Tutto questo lavoro ha fatto parte di un progetto di tesi di laurea magistrale in biotecnologie animali dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, la cui discussione è avvenuta il 15 Ottobre
Il PFT si aggiorna: obiettivo una Frisona più sostenibile e redditizia
Il miglioramento genetico rappresenta uno degli strumenti a disposizione degli allevatori utili a garantire la sostenibilità economica della propria attività. Migliorare geneticamente una popolazione significa analizzare la situazione sociale e di mercato in cui il settore primario si trova ad agire nel presente e prevedere le sue evoluzioni negli anni a venire, in modo da individuare una serie di caratteri (fenotipi) importanti per i nostri obiettivi di miglioramento e, di conseguenza, possibili oggetto di selezione. Questi fenotipi devono rispettare 3 parametri: essere importanti, misurabili ed ereditabili. Il miglioramento genetico è quindi una disciplina dinamica proprio per la sua natura “di previsione” dei cambiamenti futuri del mercato e della società in cui gli allevatori si troveranno ad operare. I miglioramenti derivanti dalla selezione genetica sono visibili non nel breve ma nel lungo periodo, in funzione dell’intervallo generazionale bovino. Tuttavia, questi miglioramenti sono trasmissibili di generazione in generazione e sono soprattutto cumulativi e permanenti nel tempo. Abbiamo parlato, non a caso, di evoluzione della società: oggi più che mai le nuove normative e le Associazioni dei consumatori chiedono che l’allevamento da latte sia sempre più sostenibile, attento al benessere animale e con minore impatto ambientale. Si tratta quindi di “ricercare” un interesse comune tra produttore e consumatore: selezionare per una Frisona che sia più efficiente (più reddito per l’allevatore), con minore impatto ambientale e minore uso di farmaci
CTC 2023 Frisona e Jersey: riflessioni e considerazioni
Il 25 Ottobre 2023, nella sede di ANAFIBJ, si sono svolte le sedute delle Commissioni Tecniche Centrali dei Libri Genealogici della razza Frisona e Jersey. L’appuntamento è stata l’occasione per deliberare l’introduzione di importanti cambiamenti del processo di selezione delle due razze, su cui riporteremo alcune nostre riflessioni
emerse
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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