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Correction to: Performance measurement for offline inspections under variable interactions and inspection errors in low-volume production
In the published article “Performance measurement for offline inspections under variable interactions and inspection errors in low-volume production. Prod. Eng. Res. Devel. (2021). https:// doi. org/ 10. 1007/ s11740- 021- 01077-9” the order of author's name is given incorrectly. Erratum: Verna Elisa, Genta Gianfranco, Galetto Maurizio & Franceschini Fiorenzo was the Authors list in the article. Corrige: the correct Authors list should be: Elisa Verna, Gianfranco Genta, Maurizio Galetto & Fiorenzo Franceschini. Erratum: the previous citation of the article was: “Elisa, V., Gianfranco, G., Maurizio, G. et al. Performance measurement for offline inspections under variable interactions and inspection errors in low-volume production. Prod. Eng. Res. Devel. (2021). https:// doi. org/ 10. 1007/ s11740- 021- 01077-9”. Corrige: the article should be cited as “Verna, E., Genta, G., Galetto, M., et al. Performance measurement for offline inspections under variable interactions and inspection errors in low-volume production. Prod. Eng. Res. Devel. (2021). https:// doi. org/ 10. 1007/ s11740- 021- 01077-9”. Original article corrected
Alexandre Dumas figlio, La signora delle Camelie. Traduzione, nota al testo, introduzione e postfazione di Marisa Verna. Introduzione e postfazione tradotti in lingua inglese
Il dramma a tesi di Dumas figlio si propone come un teatro “intelligente”, di riflessione morale, in più o meno aperta polemica con il vaudeville e il puro divertissement.
Il volume contiene, oltre a una nuova traduzione del dramma e della prefazione di Dumas fils (edita a scopi didattici nel 2008 presso EduCatt), un capitolo introduttivo nel quale viene indagata la forza mitogena e la canonicità del testo per la cultura europea ed extraeuropea. Il saggio introduttivo si propone di mettere in luce l’intrinseca dualità del testo stesso, dalla quale si è generato appunto il mito: delle due strutture drammatiche presenti nella pièce (quella neoromantica e quella borghese), è la prima, contro ogni previsione dello stesso Dumas figlio a prevalere nei decenni e poi nel secolo successivo alla sua creazione.
Nel saggio finale si propone invece l’analisi di due rappresentazioni considerate cruciali per la storia drammaturgica del testo (poiché la storia scenica di questo dramma è letteralmente immensa, si propone l’analisi di una rappresentazione coeva, e di una novecentesca), in Francia e in Italia. Segue un brevissimo excursus della fortuna scenica della pièce nel mondo, e una bibliografia selettiva.The Lady of the Camellias, by Alexandre Dumas fils
Marisa Verna ed., Edizioni ETS, Pisa 2011
The drame à thèse by Dumas fils appears as a form of intelligent theatre, proposing moral reflections in at times explicit opposition against the vaudeville and the pure divertissement.
Besides a new translation of the drama and of the preface by Dumas fils (previously published by EduCatt in 2008 for teaching purposes), the volume contains an introductory chapter which investigates the mythopoeic force and the canonicity of the text within the European and non-European cultures. The introductory essay aims at highlighting the intrinsic duality of the text which has originated the myth: of the two dramatic structures which make up the pièce the neo-romantic and the bourgeois one the former prevailed in the years and centuries following its creation, contrary even to any prediction of the author himself. The concluding essay analyzes two performances, in France and in Italy, acknowledged as crucial for the dramaturgical history of the text (since the staging history of this drama is immense, the analysis concerns one coeval performance and one from the 20th century). The essay is followed by a brief digression on the international staging success of the pièce and by a selected bibliography
Integration between oncology and palliative care: does one size fit all?
Reply to the letter to the editor 'Integration between oncology and palliative care: does one size fit all?' by Verna et al
The comparative ecology of Minuartia verna (L.) Hiern and Thlaspi alpestre L. in the southern pennines, with special reference to heavy metal tolerance.
Minuartia verna (L.) Hiern and Thiaspi alpestre L. are
recognized as relict elements of a preglacial montane flora in the
British Isles and, as such, display a markedly disjunct distribution
pattern. Their present-day distribution shows a close association with
metalliferous mine workings, particularly in the Pennines, where both
species have become prominent components of the flora of calcareous
lead mine wastes. By comparison with M. verna, T. alpestre is more
restricted in its distribution and is a rarer species.
The work reported in this thesis attempted to provide an
explanation for this pattern of distribution in the southern Pennines
on the basis of comparative studies of the autecology and genecology of
the species, their population biology and dynamics in the field and
their responses to competition from other species.
Both field and laboratory studies confirmed that the two
species were highly tolerant of the heavy metals lead, zinc and
cadmium. Short- and long-term solution culture experiments on tolerance and uptake of these heavy metals by a range of populations of both
species are reported. Tolerance to other toxic metals was also
investigated. T. alpestre showed superior tolerance to M. verna in
these experiments, and emerged as a metal-accumulating species. M.
verna by contrast, operated some degree of metal exclusion, but metal
uptake and distribution differed for the various metals in both species
and seasonally. Differences in metal tolerance and uptake characteristics alone could not explain the different local distribution patterns
in the field, as sites of similar metal status are colonized by both
the two species together and by M. verna alone.
A study of inter-population variation in morphological
characters showed considerable genetically-based variation in both
species. M. verna was however more variable. Some of the variation
detected was interpreted as being ecotypic in origin. The contrasting
breeding of the two species and their seed biology are considered to be
major factors in explaining the present-day distributions of the two
species. The tendency for inbreeding in T. alpestre has severely
limited its genetic variability within populations and potential for
spread. Seedling mortality of both species in their natural habitats
is very high, and survival can be related to early shelter effects of
neighbouring plants. Both species, however, emerge as weak competitors
as predicted from their preference for open habitats with much more
bare ground.
The relevance of these studies to the interpretation of the
present-day global distribution of the two species and their evolutionary biology is discussed
Il torrente e la gora : esperienza del viaggio e paradossi della temporalità nel pellegrinaggio di Dino Campana
Il saggio ricostruisce anzitutto le circostanze biografiche del pellegrinaggio di Dino Campana al Santuario della Verna, avvenuto nel 1910. Procede poi mettendo a fuoco la peculiarità della posizione strutturale della lunga prosa lirica La Verna all’interno dei Canti orfici. Accertata l’intenzione lato sensu poematica e la profonda unità strutturale del Libro di Campana, La Verna è collocata da Campana in posizione apertamente rilevata, come momento dell’ascesa simbolica, dopo la discesa rituale di La notte, e prima della grande sintesi tragica di Genova. In questo senso, le stesse dimensioni cospicue ne accentuano percepibilmente la rilevanza. Con ogni evidenza negli Orfici ci sono tre testi vistosamente più estesi: uno all’inizio, La notte, uno alla fine, Genova, e appunto La Verna, in posizione approssimativamente centrale. All’interno di La Verna, poi, appare strategica anche la partizione in due tempi, che con il poemetto Immagini del viaggio e della montagna diventano tre. La ricorsività, è chiaro, è legge strutturale del libro campaniano. Correlativamente, sia la dinamica binaria viaggio / ritorno, sia la circolarità (e / o la dinamica ternaria), sia la delineazione della parabola del giorno (a sua volta infinitamente reiterabile) presentano un nesso evidente con la questione del tempo. La coerenza progettuale del Libro, a dispetto della pur persistente frammentarietà di fatto, agisce con grande nettezza anche e proprio al livello macro-strutturale. Proprio su questo piano, oltre che sul piano tematico, tutto il Libro degli Orfici mette in scena ossessivamente l’intuizione centrale dell’eterno ritorno, mutuata da Nietzsche, e letta da Campana con singolare, acutissima consapevolezza teorica, come sostanziale ambiguità della dimensione temporale, contesa tra effimero ed eternità. Drammaticamente, in La Verna Campana lascia percepire qualcosa come una circolarità della vita e della morte, dove il ricongiungimento con l’origine coincide anche con la morte.
La Verna documenta una geografia, particolarmente rilevante per Campana, ma anche l’immaginario ad essa collegato, le fantasticherie che quella geografia suscita. Inoltre, la rappresentazione del pellegrinaggio francescano si assume anche i compiti di una dichiarazione di poetica abbastanza esplicita: di poetica specificamente letteraria; ma anche di poetica pittorica, e più generalmente artistica. In questa poetica convergono il mito della purezza e il ritorno all’autenticità dei cosiddetti “primitivi”, reinterpretata anche contrapponendo, sulla scia di Soffici, l’arcaismo cubista al futurismo. La Verna mostra un’originale miscela di narratività e anti-discorsività, dove il sovraccarico di procedimenti iterativi fa tutt’uno con l’intensificazione dei valori simbolici. Fra questi, spicca la tendenziale sovrapposizione (unica in Campana) fra il tempo della scrittura e il tempo del viaggio. Ma il pellegrinaggio della Verna delinea anche un viaggio verticale, che registra una progressione narrativa e simbolica verso l’alto: cioè una dinamica di approssimazione alla verità. Allo stesso tempo, il viaggio del poeta attraversa un paesaggio che da un lato suscita la percezione netta della dimensione naturale, e della sua sanità / santità, con la quale è necessario ristabilire un’armonia; ma, da un altro lato, il paesaggio si presenta sempre come tutto tramato di reminiscenze, nel senso sia della presenza del passato dell’io poetico, sia della costante presenza della letteratura e dell’arte. Così che, con apparente paradosso, il paesaggio, nel momento stesso in cui si impone come natura, si presenta come già tutto storicizzato, culturalizzato, e estetizzato, in nome però di un valore estetico che sa restare anche valore morale
Veronica verna var. revelieri Briq.
Veronica verna var. revelieri Briq. in Annuaire Conserv. Jard. Bot. Genève 9: 173. 1905. Holotypus: FRANCE. Corse: Monte d’Oro, versant E, 1800-1900 m, 11.VI.1904, E . Burnat, J. Burnat, Cavillier & Abrezol 516 (G-BU [G00830087]!). = Veronica verna subsp. brevistyla (Moris) RouyPublished as part of Jeanmonod, Daniel, 2018, Typification des noms de taxons corses de l'herbier Burnat (G-BU), pp. 61-74 in Candollea 73 (1) on page 73, DOI: 10.15553/c2018v731a6, http://zenodo.org/record/572216
‘Rutherford’s experiment’ on alpha particles scattering: the experiment that never was
The so-called Rutherford's experiment, as it is outlined in many physics textbooks, is a case in point of the flaws around the history at the educational level of one of the decisive event of modern physics: the discovery that the atom has a nucleus. This paper shows that this alleged experiment is a very approximate and very partial synthesis of a series of different particle scattering experiments, starting with that carried out by Rutherford in 1906 and ending with Geiger and Marsden's 1913 experiments. © 2018 IOP Publishing Ltd
Verna Reese
Vernetta "Verna" Reese is pictured her eighth grade at Uintah High School. She was born to Jacob Burton and Esther Reese on June 24, 1927. She married Author L. Holt. She worked for and retired Boeing Aircraft for thirty years. She died December 7, 2009
Il ciclo di Deming nella didattica universitaria Il Teaching Evaluation Model (TEM)
La ricerca svolta propone un modello sperimentale per la valutazione della didattica universitaria: il Teaching Evaluation Model (TEM) basato su principi e metodi della qualità. Quest’ultima scelta come “chiave interpretativa” dell’insegnamento universitario (approccio sistemico), come obiettivo del lavoro svolto (miglioramento continuo della qualità della didattica), quindi come “metodo operativo” (il Ciclo di Deming). Il modello TEM rappresenta,in sintesi, un approccio strategico alla didattica, basato sul Ciclo di Deming (Plan, Do, Check, Act). Tale modello offre al docente la possibilità di standardizzare “le buone pratiche” e migliorare costantemente la propria attività di docenza, nel contesto di luogo e di tempo in cui si realizza - verso la piena soddisfazione “del cliente”. La ricerca internazionale mostra un’ampia trattazione sul tema dell’autovalutazione che si presenta però carente sul tema della valutazione didattica in funzione dell’autovalutaizone del docente e nella prospettiva della qualità dell’insegnamento. Il modello TEM si colloca in questo preciso settore di ricerca e pur non essendo una risposta esaustiva e priva di limiti, offre al docente la possibilità di osservare e valutare il proprio percorso didattico attraverso la lente della qualità, in una prospettiva di miglioramento continuo
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