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An outbreak of HIV-1 subtype G among Italian injecting drug users
We describe an outbreak of subtype G among injecting drug users (IDU) in northern Italy newly infected with HIV. We analysed pol gene sequences from samples of 139 individuals from different risk groups. Non-B subtypes were more frequently detected among IDU than in homosexual or heterosexual contacts. All G subtypes but one were found among IDU. The phylogenetic analysis indicated that the outbreak was of monophyletic origin and was caused by HIV-1 strains similar to those from western Africa
Introduction: The History of the European Infrastructure Finance: An Analytical Framework
How have socio-economic resources been mobilized to pay public works – affected by a fundamental intertemporal mismatch between social costs and benefits – from the Roman Age up to twenty century-Europe? This chapter tries to answer this question, first looking at finance in a broad sense, as a set of mechanisms bringing resources to infrastructure, second focusing on some core factors as technological and organizational change, public and private involvement, national and international drivers. A final taxonomy, then, outlines the macrotypes of infrastructure financing that have been analyzed in the book, showing clearly how it is impossible to identify a unique pattern of infrastructure finance that always and everywhere is superior in terms of long term-sustainability, growth and welfare effects. History teaches us that there are no recipes, but only a set of stories that may suggest some analogies to contemporary problems and may represent a way of testing conventional hypothesis
Infrastructure Financing in Medieval Europe: On and beyond ‘Roman Ways’
The foremost heritage the Roman world left the Middle Ages and its heirs no longer seems to be an eternal, unaltered road network. Rather, our great inheritance is – as this chapter shows – first, the principle of distributing building and maintenance costs proportionally among abutting dwellers and, second, the pay-as-you-use method. These two canons substantiate the new myth of Romans ways of infrastructure supporting.
After the fall of the Roman Empire, infrastructure once again took on strategic importance during the twelfth and thirteenth centuries, because of centralization government policy and growth of trade. Where economic prospects were good or where a common service had to be managed, private or community-wide initiative proved essential. In the Late Middle Ages earmarked taxes and public debt were set out to catch for road, bridge, and canal building needs, providing financial tools destined to greatly modernize the support of infrastructure
Introduzione
A partire dagli ultimi due decenni del secolo scorso, il credito, con tutte le sue ramificate interconnessioni, si è venuto profilando come una categoria centrale – quasi onnipresente – della vita sociale, economica e politica dell’Europa moderna. Da un lato, l’influenza dell’antropologia polaniana, che ha diffuso l’idea di un’economia preindustriale «embedded in social relations» e quindi non
analizzabile secondo i termini di quella contemporanea, ha progressivamente contribuito a rompere il cliché economicista nel quale il credito d’antico regime era rimasto a lungo ridotto e confinato.
Dall’altro, la teoria neoistituzionalista, correlando l’evoluzione economica del mondo occidentale allo sviluppo – anche secondo meccanismi di path-dependence – di istituzioni efficienti in grado di facilitare la circolazione di merci e di denaro e la spersonalizzazione degli scambi, ha riportato l’attenzione anche sugli strumenti e sulle attività creditizie pre-industriali e sul loro rapporto con la crescita economica. Muovendosi lungo questi due gradienti teorici, i contributi raccolti dipingono un mercato del credito definitivamente sottratto, pur nelle sue differenze e stratificazioni, al riduzionismo economicista, e sempre più inserito in un reticolo di relazioni cariche di valori propri dell’uomo dell’età moderna. Lontano dalle caricature tipologiche che per lungo tempo hanno
caratterizzato la sua storiografia, il credito nell'Europa d’antico regime si presenta così come una realtà polimorfica, difficilmente circoscrivibile entro precisi confini tassonomici o in rigidi strumenti e istituzioni formali; anzi, ha finito per diventare esso stesso paradigmatico della complessità e delle peculiarità proprie della società cinque-secentesca; in virtù della sua pervasività costituisce ora uno dei prismi ideali attraverso cui cogliere l’essenza di un modo refrattario ai nostri archetipi economici e in cui le nostre ragioni economiche sono profondamente intessute con quelle relazionali, teologiche, politiche e famigliari. L’attività creditizia appare così in parte dominata da una massa di persone, lontane dal mondo professionale, che alle volte finivano per alimentare le orbite finanziarie locali e internazionali o che spesso si muovevano in una zona grigia; ma sempre all’interno di un “mercato” che allocava le risorse soprattutto sulla base delle informazioni, su chi aveva denaro, su chi ne richiedeva, su chi era un buon pagatore e su chi no, e in cui svolgevano un ruolo cardine, e tra loro concorrenziale, i notai e i sensali. Dal lato della domanda, resta poi confermato il rilievo assoluto rivestito dalla relazione con la politica, nella forma di finanziamento delle necessità degli Stati; ma oggi, almeno per le realtà economicamente più avanzate, la diffusione del debito pubblico a lungo
termine e il suo mercato non paiono più risolversi nello sterile drenaggio di ricchezza privata verso scopi bellici e neppure avere eccessivi effetti distorsivi sull’andamento produttivo e distributivo; oltre a costituire un mezzo di redistribuzione del reddito e di consolidamento dei patrimoni, gli investimenti nel debito pubblico costituirono in diversi casi uno strumento di coinvolgimento e di integrazione dei sottoscrittori nelle strategie di governo,confermando, anche in questa direzione, la straordinaria valenza ermeneutica del credito per una comprensione iuxta propria principia demonstrata della società europea di età moderna
Dalla sabbia allo sviluppo immobiliare, passando per Piazza Affari. La biografia imprenditoriale di Giuseppe Cabassi (1929-1992)
Il saggio ricostruisce, sulla base sia di fonti archivistiche che orali e documentarie, la biografia imprenditoriale di Giuseppe Cabassi (1929-1992); partito da una solida base famigliare, al termine del suo lungo percorso – durante il quale aveva concluso una sbalorditiva serie di affari con tutti, dai brasseurs d’affaires degli anni ’80 agli Agnelli (di cui era stato il principale socio privato), e durante il quale la perenne mancanza di liquidi, dilatata anche dai costosi progetti innovativi di cui si innamorava, lo aveva fatto impigliare in non poche grane giudiziarie e finanziarie (da cui uscì indenne) – l’ex proprietario della chiatta Charleston lasciava una conglomerata che, pur ridimensionata, vantava beni immobili per circa 2.000 miliardi di lire e altre attività per 700 miliardi di fatturato (e che in futuro non tanto lontano avrebbe dato la possibilità ad alcuni suoi eredi di partecipare, seppure in forma indiretta, ad uno dei suoi tanti progetti, quello della nuova fiera di Milano)
Rich, Sturmian, and trapezoidal words
In this paper we explore various interconnections between rich words, Sturmian words, and trapezoidal words. Rich words, first introduced by the second and third authors together with J. Justin and S. Widmer, constitute a new class of finite and infinite words characterized by having the maximal number of palindromic factors. Every finite Sturmian word is rich, but not conversely. Trapezoidal words were first introduced by the first author in studying the behavior of the subword complexity of finite Sturmian words. Unfortunately this property does not characterize finite Sturmian words. In this note we show that the only trapezoidal palindromes are Sturmian. More generally we show that Sturmian palindromes can be characterized either in terms of their subword complexity (the trapezoidal property) or in terms of their palindromic complexity. We also obtain a similar characterization of rich palindromes in terms of a relation between palindromic complexity and subword complexity
Sensali e mercato del credito a Milano tra 16. e 17. secolo
Le serie documentali dell’Archivio Storico della Camera di Commercio di Milano sono alla base di questo saggio che ricostruisce la posizione e il ruolo di questi intermediari finanziari di professione, finora del tutto ignorati dalla storiografia milanese. Sulla base degli stimoli provenienti dalla prospettiva teorica neoistituzionalista, questa ricerca inserisce l’analisi dei sensali di beni finanziari all’interno delle dinamiche produttive, commerciali e finanziarie della capitale ambrosiana, recuperando così un fattore fondamentale per la comprensione dell’andamento dell’economia ambrosiana d’antico regime. L’intervento dei sensali infatti conferiva valore probatorio agli scambi, metteva in contatto le parti contraenti, grossisti, dettaglianti, consumatori finali, privati con banchieri, avvicinando l’offerta e la domanda e comprimendo i costi di utilizzo del mercato. La crescita del numero dei sensali finanziari nella seconda metà del XVI secolo appare in netta correlazione con l’apogeo dell’economia ambrosiana e con la strutturazione del sistema finanziario, che orientò parte dei suoi circuiti creditizi verso l’espansione dell’economia reale. Due mani erano tese, una per dare e un altra per ricevere, ma non appartenevano quasi alla stessa persona e il collegamento tra offerta e domanda di denaro si realizzava in una serie di relazioni e di intrecci nella cui definizione e funzionamento questi intermediari svolgevano un ruolo fondamentale, in particolare nel mercato del credito privato e del debito pubblico. Insieme ai notai, nei confronti dei quali avevano però costi concorrenziali, i sensali milanesi furono così responsabili della costruzione di un primo livello di informazione sulla reputazione e affidabilità dei contraenti. Nella fase di ripiegamento economico secentesco, però, configurandosi come portatori degli interessi di un determinato gruppo di banchieri, la loro funzione si assesterà più verso meccanismi privilegiati di redistribuzione del reddito che in direzione di un effettivo miglioramento dell’efficienza allocativa
Heart rate variability and target organ damage in hypertensive patients
Background:
We evaluated the association between linear standard Heart Rate Variability (HRV) measures and vascular, renal and cardiac target organ damage (TOD).
Methods:
A retrospective analysis was performed including 200 patients registered in the Regione Campania network (aged 62.4 ± 12, male 64%). HRV analysis was performed by 24-h holter ECG. Renal damage was assessed by estimated glomerular filtration rate (eGFR), vascular damage by carotid intima-media thickness (IMT), and cardiac damage by left ventricular mass index.
Results:
Significantly lower values of the ratio of low to high frequency power (LF/HF) were found in the patients with moderate or severe eGFR (p-value < 0.001). Similarly, depressed values of indexes of the overall autonomic modulation on heart were found in patients with plaque compared to those with a normal IMT (p-value <0.05). These associations remained significant after adjustment for other factors known to contribute to the development of target organ damage, such as age. Moreover, depressed LF/HF was found also in patients with left ventricular hypertrophy but this association was not significant after adjustment for other factors.
Conclusions:
Depressed HRV appeared to be associated with vascular and renal TOD, suggesting the involvement of autonomic imbalance in the TOD. However, as the mechanisms by which abnormal autonomic balance may lead to TOD, and, particularly, to renal organ damage are not clearly known, further prospective studies with longitudinal design are needed to determine the association between HRV and the development of TOD
Dal commercio alla finanza e viceversa: la presenza svizzera a Milano e a Bergamo tra ‘500 e ‘600
L’importanza degli investimenti e dell’imprenditorialità svizzera nell’economia milanese ottocentesca ha proiettato fino ad ora un cono d’ombra sulla presenza elvetica nella città durante la prima età moderna. Il determinante contributo, sia finanziario che industriale, portato dagli imprenditori svizzeri nella prima fase dell’industrializzazione lombarda ha finito per catalizzare finora tutta l’attenzione dei ricercatori. A questa sottovalutazione (che pure ha finito per trascurare il ruolo degli svizzeri nella stessa formazione dello Stato regionale visconteo) si è aggiunta poi l’ostica dispersione delle fonti disponibili per la storia economica ambrosiana dell’età spagnola, che solo recentemente ha incominciato ad occuparsi del ruolo dei forestieri nell’economia del Ducato. Anche per il caso di Bergamo, dove la straordinaria documentazione relativa alla colonia svizzera riformata, costituita nel 1608, ha consentito di tracciare la storia della comunità elvetica fin dalle origini, il focus analitico è stato indirizzato, proprio dalla natura della stessa documentazione, sugli aspetti confessionali lasciando meno indagate le dinamiche economiche dell’età moderna.
Di fatto, le prime evidenze che sono apparse seguendo alcune tracce archivistiche per il caso di Milano, approfondendone altre già note per il caso di Bergamo, consentono di portare alla luce la funzione che alcuni operatori dei territori svizzeri svolsero, durante il Seicento, nel consolidamento del modello di riorganizzazione economica (basato sul passaggio dalla centralità manifatturiera a quella finanziario-mercantile) all’interno del dominio spagnolo, e nella crescita in controtendenza (centrata sull’intensificazione produttiva e commerciale del settore tessile) della città della Serenissima. Ruolo che per la città ambrosiana si configurò nell’evoluzione della presenza svizzera da una funzione prettamente commerciale ad una più centrata sull’attività finanziaria e creditizia, mentre per la città orobica seguì un percorso inverso passando dall’iniziale offerta dei capitali zurighesi allo sviluppo di iniziative mercantili nel campo della seta, ponendosi così all’origine della genealogia di quel percorso di sviluppo bergamasco in cui, un secolo e mezzo dopo, i discendenti di questi primi confederati rivestiranno un ruolo tanto evidente quanto finalmente riconosciuto
Dall’associazionismo locale al Parlamento : 1943-1979
Il contributo ricostruisce il percorso compiuto da Enzo Berlanda nell’impegno civile, politico e professionale prima di approdare in Parlamento. Si basa sull’utilizzo delle fonti dell’Archivio delle Acli e dell’Archivio
Storico del Comune di Bergamo, oltre che sui ricordi dei familiari e
sulla consultazione dell’Archivio privato di Enzo Berlanda, di proprietà degli eredi. Traccia un'evoluzione personale e professionale che si rafforzò dapprima nell’Azione cattolica e nelle Acli, e si aprì all’impegno politico con la Democrazia cristiana per completarsi poi con l’esperienza amministrativa locale, quale assessore al bilancio del Comune di Bergamo. Furono, a ben vedere, le modalità di formazione e selezione che accumunarono molta parte del personale politico di
ispirazione cristiana che governò il periodo della ricostruzione
post-bellica e i primi decenni della Repubblica. Berlanda visse esperienze forti, talvolta anche di vivace
contrapposizione, che temprarono in qualche misura una personalità che fin da giovane appariva già alquanto
decisa e autonom
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