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    Technological features and decay processes of a “new” building type at the beginning of XX century

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    Building at the beginning of the 20th century results from a “transitional” architectural knowledge, where the traditional culture (connected to Best Practice Codes) and the modern one (resulting from the Industrial Revolution), join together. From a constructional and technological point of view, a new building “type” is defined, mixed structure building, characterised by the combination and/or the substitution of traditional building elements with other ones made out of “new” materials and techniques. Experience shows that such buildings were subjected, during the years, to ageing due to a material and “technological” decay that was increased and not prevented at all. This study gives an overview of mixed structure buildings, as a result of a progressive transformation. Moreover, it highlights potential critical aspects and specific decay processes. The research defines material, technical, technological features of the “new” building type and it analyzes physical, technological, functional and normative decay. It classifies the material and technological decay processes and it localizes potential lacking points where decay can generate. The research aims at systematizing all the information about this heritage in order to define specific methodologies and guidelines for maintenance and renovation of performance quality

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    La 'seconda vita' del Colosso: un percorso a ritroso (XIX-V secolo)

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    Il presente contributo si pone in continuità con un precedente studio dedicato alla statua colossale identificata con l’imperatore Eraclio (575-641). Dopo i risultati ottenuti dalle indagini diagnostiche effettuate nel corso del recente restauro (2014-2015), che hanno consentito di verificare la validità delle ipotesi avanzate in precedenza, la ricerca si è orientata, attraverso un percorso a ritroso, ad analizzare la notevole quantità di memorie grafiche, disegni, acquerelli, stampe che nel corso dei secoli hanno accompagnato la vita della statua. A partire dal XVIII-XIX secolo sono passati in rassegna i disegni di Jean-Baptiste Seroux d’Agincourt, di Willey Reveley, di Louis Ducros, di Giovanni Battista Dessori fino alle rappresentazioni grafiche di Aubin-Louis Millin, di Heirich Wilhelm Schulz e alle litografie ottocentesche di Gioacchino Forino e Achille Vianelli, oltre ad una serie di disegni affidati ad autori locali come Troiano Marulli e Antonio Grimaldi. L’interesse verso il Colosso, oggetto dalla fine del XIX secolo anche di un numero rilevante di immagini fotografiche, non nasceva in questi secoli quale mero riflesso degli studi di matrice neoclassica o antiquaria, ma aveva origini ben più antiche. La monumentalità del manufatto, il suo apparire tanto profondamente decontestualizzato nell’ambiente urbano e territoriale, i molti dubbi circa la sua identità e provenienza, avevano già attirato l’interesse dell’artista portoghese, Francisco de Hollanda (1517-1585). Il disegno conservato nella raccolta delle Antigualhas d’Italia, ha consentito di indagare circa la ‘fama’ che il manufatto tardoantico godeva negli ambienti umanisti, primo fra tutti il circolo di Vittoria Colonna, coinvolgendo trattatisti e intellettuali come Pomponio Gaurico e Paolo Giovio. L’attenzione di questi autori per il Colosso nasceva principalmente dall’interesse che gli uomini del Rinascimento avevano per le opere colossali, testimoniato anche da una serie di fonti di carattere più propriamente storiche, puntualmente indagate, come quelle di Giovanno Pontano e di Rogerio de Pacientia. Una seconda parte dell’intervento si è invece incentrato sulla presenza della statua in città e sulla percezione che il manufatto tardoantico ha generato nella città costiera nel corso del Medioevo, sui processi di appropriazione e di identificazione in relazione al culto della Croce ed alla basilica del Santo Sepolcro, davanti alla quale l’opera fu collocata. Particolarmente interessanti si sono rivelate le relazioni tra i risultati della termoluminescenza e la riflessione sulle trasformazioni urbane promosse dagli Angiò, in particolare da Roberto, che hanno condotto ad una inedita lettura del tessuto urbano circostante. L’ultima fase della ricerca ha riguardato alcune opere inedite di età giustinianea presenti nel territorio barlettano, che oltre a certificare l’esistenza di rotte commerciali che per lungo tempo hanno unito la Puglia all’Oriente, rendono la presenza della statua colossale meno isolata nel contesto della Puglia tardoantica, suggerendo nuove possibili ipotesi sulla sua provenienza. Tale studio si inserisce in un più vasto progetto di ricerca che ha portato alla curatela di questo volume

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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