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Il razionale dell'uso delle onde d'urto focali nelle sindromi miofasciali
La sindrome miofasciale (MPS) è una condizione dolorosa muscoloscheletrica caratterizzata da dolore locale e dolore riferito determinati dalla presenza di trigger point miofasciali (MTrP) in una qualsiasi sede corporea. La MPS può associarsi a contratture muscolari specifiche, possibile limitazione funzionale, disturbi sensitivi e disfunzioni neurovegetative.
Eziologia della MTS
1. Sovraccarichi acuti e cronici delle unità contrattili.
2. Traumi di elevata intensità (contusioni, strappi).
3. Microtraumi ripetuti.
4. Contrazioni muscolari a basso livello di forza, ma di lunga durata (es: vizi posturali).
5. Contrazioni muscolari eccentriche.
6. Processi flogistici circoscritti.
7. Patologie articolari flogistiche o degenerative, in grado di determinare focolai iperreattivi della muscolatura nelle sedi viciniori.
Una delle teorie più convincenti sulla fisiopatologia della MTS è quella del deficit energetico-metabolico.
L’evento patologico primario sarebbe la sofferenza ischemica delle fibre del muscolo scheletrico. Questa condizione determinerebbe una riduzione dell'apporto di ossigeno ematico alle cellule muscolari, indispensabile per il funzionamento delle pompe ATP dipendenti poste sulla parete del reticolo sarcoplasmatico. Segue un incontrollato aumento della [Ca2+] nel citoplasma delle cellule muscolari, per compromissione della ricaptazione del Ca2+ dovuta all’insufficienza delle pompe ATP dipendenti.
L’eccesso di ioni Ca2+ associato alla riduzione dell'efficacia delle pompe determina una contrattura locale continuativa per il mancato distacco della miosina dall'actina. Ciò mantiene la condizione d'ischemia-ipossia locale che autoalimenta il processo. Si verrebbe così a determinare il rilascio di numerose sostanze infiammatorie e sensibilizzanti che, agendo sui nocicettori locali, andrebbero a provocare la sensazione dolorosa che il paziente avverte. In tutti i casi, si osservano:
• Aumento della produzione di acetilcolina (ACh).
• Eccessivo rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
• Aumento del tono muscolare.
• Iperstimolazione neurologica locale.
Qualunque sia lo stimolo, i miofilamenti di actina e miosina cessano di scorrere gli uni sugli altri e il sarcomero viene a trovarsi in una posizione di “accensione” permanente che conduce alla contrattura.
L'accorciamento protratto del sarcomero porta a variazioni chimiche locali intracellulari che comprendono:
• Un'ischemia localizzata per compressione sui capillari.
• Un aumento del fabbisogno metabolico.
• Una maggiore richiesta energetica necessaria a sostenere la contrazione.
• L'impossibile reuptake di ioni calcio nel reticolo sarcoplasmatico per esaurimento di ATP.
• Una crisi energetica.
• La produzione di agenti infiammatori, che sensibilizzano le fibre nocicettive e del sistema nervoso autonomo.
A lungo andare, le modificazioni appena descritte portano a un circolo vizioso.
La lesione tissutale rilascia bradichinina e prostaglandine, che attivano e sensibilizzano i nocicettori. L'attivazione dei nocicettori provoca per un riflesso asso-assonico la liberazione di sostanza P da parte delle terminazioni nervose sensitive. La sostanza P, a sua volta, agisce sui mastociti, provocando la liberazione d'istamina, che eccita i nocicettori, e inducendo vasodilatazione e infiammazione neurogena, con successiva liberazione di bradichinina e serotonina da parte dei tessuti.
Il trattamento deve quindi essere rivolto a interrompere o attenuare questo circolo vizioso.
Onde d’urto
Sono onde acustiche ad alta energia prodotte da specifici generatori, veicolate attraverso un sistema di trasmissione all’interno del corpo umano e focalizzate con precisione sull’obiettivo da trattare.
Per ogni impulso si verifica, sul fronte di avanzamento dell'onda, un elevato aumento pressorio (10-100 Mpa) in un tempo brevissimo (5-10 ns), seguito da un più lento ritorno alla pressione atmosferica, passando per valori negativi (-10 MPa), che determina fenomeni di cavitazione.
Le onde d’urto hanno avuto rapido sviluppo in Ortopedia e Fisioterapia per il trattamento di pseudoartrosi, calcificazioni periarticolari e intramuscolari e poi nelle patologie inserzionali tendinee.
Le O.U. agiscono in modo diverso secondo il tessuto interessato (ossa, tessuti molli, cute). Le O.U. sono in grado di disintegrare i calcoli renali e di guarire le pseudoartrosi e alcune patologie dei tessuti molli.
Al momento il meccanismo d’azione delle O.U. nelle patologie ortopediche non è del tutto chiaro, ma sembra sempre più evidente che non si tratterebbe dell’azione diretta dello shock. C’è un consenso unanime sull'esistenza di alcuni effetti micromeccanici sulla fisiologia e biochimica cellulare.
Le O. U. sarebbero in grado di indurre deformazioni morfologiche del citoscheletro. L'effetto immediato non sarebbe di tipo lesivo, ma una transitoria modifica strutturale della cellula, verosimilmente responsabile dell'innesco, mediante la meccanotrasduzione, di reazioni biologiche indotte.
Il Monossido di Azoto (Nitric Oxide o NO) è un possibile importante mediatore dell'effetto antinfiammatorio delle onde d’urto. Il NO è prodotto nel nostro organismo per azione delle NO-sintetasi che garantiscono quote fisiologiche indispensabili per eventi come la regolazione del tono vasale, la trasmissione neuronale retrograda, l'angiogenesi e le risposte immuni. La produzione di NO può essere indotta per via diretta, cioè non enzimatica, mediante applicazione di O.U. in una soluzione contenente perossido di idrogeno e L-arginina, situazione assai simile a condizioni fisiopatologiche di infiammazione.
In queste condizioni sperimentali, la produzione di NO sarebbe funzione del numero di colpi e dell'energia applicata, a dimostrare un effetto dose-dipendente.
Inoltre, in questo sistema sperimentale in vitro, l'applicazione di O.U. si è dimostrata in grado anche di contrastare l'attivazione di fattori di trascrizione nucleare, da parte i citokine con effetto pro-infiammatorio.
Le O.U. a bassa energia sarebbero in grado di indurre anche un rapido incremento di attività della NO-sintasi neuronale (nNOS), così come la produzione di NO basale in cellule in coltura.
Effetti delle onde d’urto
• Riduzione della flogosi locale.
• Neoformazione di vasi sanguigni.
• Riattivazione dei processi riparativi.
• Effetto antalgico.
• Ruolo chiave: ossido nitrico.
In seguito ad adeguata stimolazione (meccanica o chimica), le cellule endoteliali producono l'NO che, in parte, diffonde nel compartimento ematico riducendo l'aggregabilità delle piastrine e l'adesività dei leucociti alle pareti dei vasi sanguigni e, in parte, raggiunge la sottostante muscolatura liscia vascolare inducendone il rilasciamento.
L‘NO è normalmente prodotto dalla NO-sintasi endoteliale dipendente dalla disponibilità di L-arginina e ossigeno. Tuttavia è stato dimostrato che l'energia sprigionata dagli jet-streams delle O. U. è grado di indurre la produzione di NO, non per via enzimatica, bensì con un meccanismo diretto, per rottura dei legami molecolari della L-Arginina e del perossido d’idrogeno, bypassando quindi il fisiologico meccanismo enzimatico a cascata.
L’NO è considerato la molecola starter della neoangiogenesi e anche della risposta antinfiammatoria. Esso è, infatti, in grado d'indurre una precoce e transitoria apertura del letto capillare muscolare (effetto “wash out”) favorendo il drenaggio di tutte le citochine proinfiammatorie e delle molecole algostimolanti.
Razionale:
MTrP -> ischemia + ipossia + accumulo di cataboliti
O.U. -> NO -> vasodilatazione + neoangiogesi, che neutralizza l’ipossia tessutale
Il trattamento con onde d’urto focali della sindrome miofasciale del quadrato dei lombi
Introduzione: La sindrome miofasciale del muscolo quadrato dei lombi rappresenta una causa di lombalgia cronica spesso misconosciuta nella pratica clinica quotidiana. Il trigger point (MTrP) è un’area nodulare di millimetrica contrattura muscolare riconoscibile alla palpazione e in grado di evocare dolore riferito in caratteristiche zone d’irradiazione. Nella sua fisiopatologia è coinvolta una riduzione dell’apporto di ossigeno ematico a livello del tessuto muscolare. Recentemente è stato osservato che le onde d’urto sono in grado di indurre, a livello muscolare, un immediato aumento della produzione locale di ossido nitrico con successiva vasodilatazione e stimolazione della neoangogenesi locale. L'effetto vascolare delle onde d’urto e l'origine ischemica del trigger point sono alla base del razionale dell’impiego di questa tecnologia nel trattamento della lombalgia da attivazione di trigger point miofasciali. In questo studio ci siamo proposti di valutare l'efficacia e la tollerabilità delle onde d'urto focali nel trattamento della lombalgia da attivazione di trigger point miofasciali del muscolo quadrato dei lombi.
Materiali e metodi: Quasi-experimental uncontrolled before-after study svolto tra Marzo 2012 e Dicembre 2013 presso l’U. O. di Riabilitazione Specialistica dell’A. O. San Paolo di Milano.
Sono stati reclutati 47 pazienti (19 femmine e 28 maschi), con un’età compresa tra i 23 e i 67 anni, affetti da lombalgia da attivazione di trigger point miofasciali del muscolo quadrato dei lombi. La terapia con onde d’urto è stata somministrata a livello del trigger point superiore del m. quadrato dei lombi in 3 sedute distanziate l’una dall’altra da un intervallo di 7-11 giorni. E’ stata eseguita un’attenta valutazione clinica prima del trattamento (T1), dopo la terza seduta (T2) e a un mese circa dall’ultima seduta (26-35 giorni) (T3). Le valutazioni comprendevano: raccolta anamnestica, esame obiettivo volto all’individuazione di trigger point attivi a livello del muscolo quadrato dei lombi e somministrazione di: questionario Roland-Morris e Oswestry Disability Index, VAS. Per la terapia è stato utilizzato un generatore di onde d’urto focali di tipo elettro-idraulico con area focale di 40,7 mm2@ -6 dB e di 86,7 mm2 @ 5MPa. Sono stati erogati a seduta 400 colpi (parametri: densità di flusso: 0,14 mJ/mm2, energia totale: 3,4 mJ @ -6db e 5,6 mJ @ 5Mpa) profondità: 1-4 cm, frequenza: 4Hz) per seduta. Colpi totali 1200, pari a circa un'energia totale di 6,72 J @ 5MPa. Per l’analisi statistica, vista la natura dei dati (ranghi) si è fatto ricorso al test non parametrico di Friedman.
Risultati: Le valutazioni (espresse con la mediana dei punteggi ottenuti) a T1, T2 e T3 mostrano un miglioramento statisticamente significativo:
Roland-Morris: T1 (8), T2 (7), T3 (3), p-value 0,002.
Oswestry Disability Index: T1 (10), T2 (8), T3 (5), p-value 0,001.
VAS: T1 (5), T2(4), T3 (2), p-value 0,02.
Conclusioni: I risultati confermano una statisticamente significativa diminuzione del dolore lombare e della disabilità nei pazienti affetti da lombalgia da attivazione di trigger point miofasciali del muscolo quadrato dei lombi trattati con onde d'urto focali. Questa tecnica, dunque, si può proporre come valida alternativa terapeutica in questo tipo di sindromi miofasciali
Le onde d'urto focali nelle cervicalgie da trigger point
In oltre il 35% dei soggetti che accusano dolore muscolo-scheletrico cervicale è identificabile una sindrome miofasciale che è definita come un insieme di sintomi causati dalla presenza di trigger point miofasciali. Attualmente, nel trattamento di alcune forme di dolore muscolo-scheletrico, trova indicazione la terapia con onde d'urto. In sintesi, si può dire che gli impulsi pressori prodotti dalle onde d'urto sono capaci d'indurre nei tessuti trattati una riduzione della flogosi locale, la neoformazione di vasi sanguigni e la riattivazione dei processi riparativi. Le alte energie sprigionate dagli jet stream cavitazionali sono responsabili di alterazioni biomolecolari che determinano nei tessuti risposte biologiche angiogenetiche, citotossiche e neuromodulanti. Sembra che il primum movens di questi fenomeni sia il nitrossido (NO). I suoi effetti analgesici, antinfiammatori e neoangiogenetici lasciano ipotizzare un razionale d'impiego nelle sindromi da trigger point miofasciali; ma mancano ancora in questo campo esperienze rilevanti in Italia.
In questa sede proponiamo un protocollo di trattamento delle cervicalgie da attivazione di trigger point con onde d'urto focali.
La terapia con onde d'urto focali è somministrata in tre sedute settimanali ed è eseguita una valutazione clinica alla prima seduta (T1) e dopo circa 30 giorni dall'ultima (T4).
Le valutazioni hanno includono: Scala analogica visiva (VAS), Vernon Mior Cervical Spine Score e Neck Disability Index.
Per la terapia è stato utilizzato un generatore di onde d'urto focali di tipo elettroidraulico con i seguenti parametri: profondità 5 mm, frequenza 4 Hz, colpi per seduta 400, flusso di energia 0,11 mJ/mm2, energia totale somministrata 7 J. Abbiamo inoltre identificato un'area di sicurezza per il puntamento, delimitata dalla retta che unisce l'apofisi spinosa di C7 e la metà della spina della scapola e la retta passante per la spina della scapola.
I risultati ottenuti, statisticamente significativi, sono incoraggianti.
Sulla base della nostra esperienza, possiamo affermare che le onde d'urto focali possono rappresentare una valida soluzione nei casi di cervicalgia da attivazione di trigger point miofasciali, anche a decorso cronico e recidivante
Le onde d'urto focali nella sindrome del piriforme
Il piriforme è un muscolo rotatore esterno dell’anca che è coinvolto nella “sindrome del piriforme” in quanto può causare dolore sia neuropatico, da compressione del nervo sciatico, sia da attivazione di trigger point miofasciali. La componente miofasciale di questa patologia comprende dolore al tratto lombare basso, alla regione glutea e alla parte posteriore della coscia ed è caratterizzata da un importante quadro di limitazione funzionale e disabilità per il paziente.
Le onde d’urto focali sono in grado di indurre nel tessuto muscolare un immediato aumento della produzione locale di ossido nitrico e una successiva stimolazione della neoangiogenesi locale. Questi effetti lasciano ipotizzare un razionale impiego nelle sindromi da attivazione di trigger point miofasciali.
Secondo il protocollo da noi predisposto, nei soggetti affetti da sindrome del piriforme somministriamo le onde d’urto in tre sedute settimanali. È eseguita un’attenta valutazione clinica prima del trattamento (T1), durante le sedute intermedie (T2-T3) e a un mese circa dall’ultima seduta (T4). Le valutazioni comprendono: raccolta anamnestica, esame obiettivo caratterizzato da test clinici (Freiberg, Pace e Nagle, FAIR) e dall’individuazione di trigger point attivi a livello del muscolo piriforme. Successivamente si procede alla somministrazione di due questionari per la valutazione della disabilità e della limitazione funzionale dei pazienti (Roland-Morris e Oswestry Disabilty Index) e della Scala visiva analogica (VAS) per il dolore spontaneo. Utilizziamo un generatore di OU focali di tipo elettroidraulico con i seguenti parametri: 400 colpi per seduta (1200 colpi complessivi), profondità 20 mm, Frequenza 4Hz, energia totale circa 8,7 J.
Le valutazioni dei pazienti trattati a T1, T2, T3 e T4 hanno mostrano un miglioramento clinico statisticamente significativo con progressiva diminuzione del dolore e della disabilità.
Visti i risultati ottenuti, la sostanziale assenza di fattori di confondimento e di effetti collaterali, possiamo affermare che nei casi di sindrome del piriforme da attivazione di trigger point miofasciali le O. U. focali possono rappresentare un’utile alterativa terapeutica
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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