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    Studio osservazionale e proposte organizzative finalizzati all'atteazione del 7° e 8° passo per l'accreditamento ad Opedale Amico della Clinica L. Mangiagalli di Millano

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    Introduzione: La promozione dell’allattamento al seno è un obiettivo prioritario di salute pubblica, per garantire ad ogni bambino il diritto di godere del miglior stato di salute possibile. Il rispetto e il sostegno sin dalla nascita di alcune pratiche come il rooming-in (Passo 7 BFHI) e l’allattamento a richiesta (Passo 8 BFHI) raccomandate da OMS e UNICEF, sono fondamentali per favorire una buona riuscita dell’allattamento al seno. Infatti la possibilità di tenere sempre il bambino vicino a sé, imparando a conoscerlo, e di allattarlo ogni qual volta lo richieda permettono un buon avvio e un buon mantenimento dell’allattamento al seno. Obiettivi: Il primo obiettivo della ricerca è quello di verificare se ci sia stato un cambiamento positivo di percezione e conoscenza materna sul rooming-in e di successo per l’allattamento a richiesta, tra le puerpere presenti nella Clinica L.Mangiagalli nel Maggio 2014 e quelle presenti nel Giugno 2013. Il secondo obiettivo è quello di far emergere dalle ostetriche un’analisi dell’organizzazione delle loro attività giornaliere e notturne, per cogliere i vissuti ed evidenziare le criticità e i punti di forza della loro assistenza, focalizzandosi in particolare sul 7° e 8° passo per l’allattamento al seno. Metodi: Nella prima fase si è svolto uno studio osservazionale trasversale mirato a rilevare la conoscenza e la percezione sul 7° e 8° passo OMS/UNICEF, delle puerpere presenti nel reparto di puerperio della Clinica L.Mangiagalli nel mese di Maggio 2014, per poter confrontare i dati con quelli rilevati nell’anno precedente. Nella seconda fase è stata condotta una ricerca qualitativa fenomenologica, tramite un’intervista semistrutturata a 10 ostetriche del reparto di puerperio; le interviste sono state trascritte e analizzate individuando, categorie e temi di significato, triangolati con altri due ricercatori e poi con le ostetriche stesse. Risultati: Le puerpere hanno dimostrato una minor conoscenza della possibilità e dei vantaggi del rooming-in rispetto all’anno precedente, nonostante ciò si è verificato un lieve aumento del rispetto di questa pratica e le donne sono state separate dai loro bambini per un tempo minore. Si è riscontrato invece un brusco abbassamento del tasso di allattamento esclusivo durante la degenza, coincidente anche col dato emerso rispetto ai consigli forniti dagli operatori stessi in merito alla frequenza e durata delle poppate, che vede un aumento della proposta dell’allattamento ad orari. La figura professionale indentificata dalle donne di riferimento per l’allattamento è sempre la puericultrice. Le ostetriche identificano numerosi aspetti critici della loro assistenza, legati all’organizzazione e alla struttura del reparto; riconoscono che il rooming-in non viene sostenuto e praticato, e che forniscono informazioni contraddittorie in merito all’allattamento. Conclusioni: Sia dal punto di vista delle donne che da quello delle ostetriche, emerge come il rooming-in e l’allattamento a richiesta non siano delle pratiche sufficientemente sostenute e incoraggiate dagli operatori della Clinica L.Mangiagalli. Il modello organizzativo, la struttura, le abitudini, la contraddittorietà delle informazioni, la scarsa comunicazione tra operatori, ostacolano l’applicazione dei Passi 7 e 8 BFHI. Proposte operative: Sia dalle donne che dalle ostetriche emergono delle proposte simili per migliorare e sostenere tali pratiche: implementare l’assistenza nelle stanze, fornire ausili più pratici e sicuri per la gestione del neonato in stanza, creare delle zone a disposizione per l’allattamento con la presenza di operatori dedicati, educare e rendere autonome le donne nella gestione e nella conoscenza dei loro neonati, uniformare le informazioni

    Comunicazione verbale e non verbale delle procedure assistenziali in travaglio di parto

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    “Le donne dovrebbero avere l’opportunità di prendere decisioni informate sulle cure e trattamenti necessari. Una buona comunicazione tra i professionisti sanitari e la donna è essenziale. Tutte le informazioni fornite dovrebbero essere appropriate e accessibili alle donne, ai loro partner e familiari, prendendo in considerazione ogni bisogno supplementare sia fisico che cognitivo” (NICE, Clinical Guideline: Intrapartum care. Settembre 2007) Con questo presupposto, lo scopo di questa ricerca è stato la valutazione delle spiegazioni sulle procedure assistenziali fornite dagli operatori alle donne in travaglio, e delle dinamiche comunicative sviluppatesi in tale contesto; l’analisi delle percezioni dell’ostetrica e la sua consapevolezza in merito alle modalità comunicative adottate; nonché la verifica della comprensione, interpretazione e percezione delle donne riguardo alle procedure assistenziali eseguite sul loro corpo e le ricadute che si possono verificare sul vissuto del parto e la successiva rielaborazione. Sono state eseguite osservazioni e registrazioni audio di interi travagli, per un totale di 19 casi, svolti in due importanti punti nascita milanesi con differenze significative nel numero di parti annuali e nelle modalità mediche/assistenziali. Dopo il parto sono stati consegnati dei questionari alle ostetriche, coinvolte nell’assistenza al travaglio, per comprendere le loro considerazioni e percezioni riguardo alla comunicazione adottata. Infine sono state intervistate tutte le donne osservate, il giorno successivo al parto, per comprendere la loro esperienza del travaglio e del parto e la loro consapevolezza ed interpretazione delle procedure eseguite. Durante il travaglio è stata adottata inoltre una griglia osservativa per ogni procedura assistenziale, in cui si rilevava: · Quale procedura si stava eseguendo · Le caratteristiche dell’ambiente · Le persone presenti nella stanza e le loro posizioni rispetto alla donna · Il tono di voce degli operatori · Lo sguardo · Il contatto con la donna · Se le procedure venivano spiegate e quando. Prima, durante e dopo l’esecuzione · Se veniva nominato il dolore/fastidio legato alla procedura assistenziale · Le reazioni della donna/coppia e degli operatori, i loro atteggiamenti e comportamenti E’ stato riscontrato che effettivamente le procedure venivano sempre spiegate alle donne prima dell’esecuzione, ma soprattutto in termini di “cosa si sta eseguendo”. Invece molto più raramente venivano spiegate le motivazioni, e quindi il perché bisognasse eseguire la procedura. Effettivamente, poi, le donne risultavano più soddisfatte e consapevoli, esprimendo un vissuto migliore quando comprendevano le motivazioni agli interventi, mentre le maggiori incomprensioni ed interpretazioni scorrette, nonché maggiori difficoltà a rielaborare l’esperienza del parto, si verificavano quando la donna appunto non capiva le ragioni delle procedure. Possiamo quindi affermare che se l’operatore sanitario intende agire nell’interesse dei bisogni della donna e desidera che ogni intervento sia consapevolmente accettato, evitando fraintendimenti, dovrebbe porre attenzione a offrire informazioni chiare sulla procedura e sulle relative motivazioni; considerare le conseguenze e i disagi che le procedure comportano e come le modalità comunicative influenzano sia la qualità dell’esperienza che la rielaborazione successiva; non trascurare infine la comunicazione non verbale, poiché molto considerata e percepita dalla coppia

    Il dolore nel parto: l’assistenza ostetrica al parto con e senza analgesia

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    Il dolore del parto è un aspetto nodale, non solo nel vissuto della donna che vive il travaglio e il parto, ma anche nel bagaglio di competenze degli operatori che lavorano in questo campo, le ostetriche in particolare. Il momento storico che stiamo vivendo rende più urgente la necessità di una riflessione a questo proposito, non tanto perchè l’ingresso in sala parto dell’analgesia epidurale costituisce ancora una novità per molte realtà ospedaliere italiane, quanto per la diffusione di un pensiero secondo cui il parto necessita di metodi analgesici, che siano questi naturali o meno. La soddisfazione di ogni donna rispetto all’esperienza della nascita non dipende dall’assenza o dalla riduzione del dolore: si tratta di un dato riconosciuto dalla letteratura e confermato dai racconti delle puerpere. Lo sforzo degli operatori che si occupano del percorso nascita non dovrebbe essere rivolto tanto a valorizzare le tecniche analgesiche, quanto a favorire che le sensazioni dolorifiche siano tollerate nel modo migliore, unico per ogni partoriente. Su questo intento deve essere convogliata tutta la competenza creativa dell’ostetrica ma anche la sua capacità diagnostica. L’ostetrica, infatti, deve essere in grado di leggere i segnali corporei delle donne in modo da consigliarle, sostenerle, ed aiutarle a trovare strategie spontanee per affrontare la difficoltà del travaglio distinguendo tra il dolore fisiologico dei parti senza complicazioni e il dolore “anormale”, associato a travagli distocici, malposizioni fetali o ad interventi iatrogeni. I fattori più rilevanti nel determinare la soddisfazione delle donne hanno a che fare con: - Le aspettative delle donne; - Il sostegno offerto e la qualità della relazione che si instaura con l’ostetrica; - La partecipazione della donna; - La continuità dell’assistenza

    Taglio cesareo ripetuto o travaglio di prova? Il percorso di scelta della donna precesarizzata : analisi e confronto delle modalità consulenziali tra Clinica Ostetrico-Ginecologica L.Mangiagalli ed Ospedale V.Buzzi

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    Ripetere il cesareo o provare a partorire? Per le donne precesarizzate che non presentino controindicazioni specifiche (vedi oltre) esiste la possibilità di partorire per via vaginale. Come arrivano queste donne a prendere una decisione in merito? E soprattutto, quanto la decisione risulta essere delle donne, e quanto dell’operatore che le segue? Il concetto di base è che si dovrebbe trattare di una scelta, una scelta che spetta alla singola donna, in quanto riguarda la sua salute e quella del suo bambino, ma non solo questo... Riflette la sua visione della gravidanza, del parto e la coinvolge nel profondo, perché è una scelta che riguarda i desideri, le emozioni e le aspirazioni relative ad un’esperienza fondamentale della vita. La scelta è condizionata da esperienze del passato e da aspettative per il futuro, dalle motivazioni più intime e dal vissuto a livello relazionale, affettivo, sessuale; dal rapporto che la donna ha con il proprio corpo, proprio bambino, con il dolore, con la paura. Senza dubbio, oltre alla componente personale di ciascuna donna, nel percorso di scelta, giocano un ruolo fondamentale il back-ground culturale della donna stessa ma anche l’approccio di tipo medico alla gravidanza e al parto che caratterizza la società di oggi. La scelta tra le due modalità di parto infatti, è percepita quasi esclusivamente come una “questione medica”, nella quale spesso, tutte le variabili emotive, esperienziali, progettuali sopra elencate, non trovano spazio o non vengono considerate. Di fatto, è l’insieme delle informazioni e delle conoscenze che la donna acquisisce prima e durante la gravidanza, riguardo gli aspetti clinici di un Travaglio di Prova (TdP) e Parto Vaginale Dopo Cesareo (PVDC) versus Taglio Cesareo elettivo che condiziona altamente la decisione finale. Pertanto, è indubbio che chi si trova a rivestire il ruolo di consulente abbia una grossa responsabilità nell’orientare la scelta delle donne e delle coppie. In questo lavoro vengono confrontate le modalità di consulenza di due punti nascita della città di Milano sulla base dei modelli di counselling previsti in ambito sanitario ed in particolare con riferimento alle regole previste dal “Counselling sistemico” descritte da G. Bert e S. Quadrino

    Padri in sala parto tra aspettative e realtà

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    Lo scopo di questo lavoro è indagare come i padri, afferenti ai due ospedali più importanti di Milano, Clinica Mangiagalli e Ospedale Vittorio Buzzi, vivono l’attesa del loro primo figlio/a e quali sentimenti ed emozioni sviluppano dopo la nascita. Sono state somministrate a 30 padri interviste composte da 9 domande poste durante la gravidanza e da 8 domande poste dopo il parto. Per un totale di 17 domande somministrate nei due tempi. Dalle interviste è emerso che questi nuovi padri sono sempre coinvolti in tutto ciò che riguarda gravidanza e parto, si sentono sempre più partecipi e potrebbero essere ancora più presenti se non fosse che sono spesso limitati dagli impegni lavorativi. Troppi padri affermano la loro impossibilità a partecipare ai controlli della compagna a causa del lavoro. Spesso si sentono inutili, non sanno cosa fare nel momento finale, vorrebbero aiutare la propria compagna, supportarla nel momento del dolore, ma sono poco preparati e quindi non osano fare niente, rimangono come delle statue al fianco della compagna, per questo sarebbero importanti corsi mirati per prepararli a questi momenti così particolari

    Regioselective hydroxylation of chlorobenzene and chlorophenols by a Pseudomonas putida

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    Pseudomonas putida MST, previously isolated in the presence of α-methylstyrene, has been shown to transform several substituted aromatic compounds. It was able to modify halogenated aromatic compounds by co-oxidation. It regiospecifically hydroxylates chlorobenzene and 2-chlorophenol to 3-chlorocatechol, and 4-chlorophenol to 4-chlorocatechol; both metabolites were identified in the cultures

    Formation of bound residues by naphthalene and cis-naphthalene-1,2-dihydrodiol

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    The formation of bound residues by naphthalene and its metabolite, cis-naphthalene-1,2-dihydrodiol, in a sediment (1% OC), a silty loam soil (2.9% OC) and a peat (26% OC) was examined. The experiments were carried out under both sterile and nonsterile conditions for up to 35 days. The samples containing bound contaminant were hydrolyzed at an alkaline pH and fractionated using 3000 and 500 Da molecular weight cutoff ultrafiltration membranes in series. The results for all the geosorbents examined showed that bound residue formation is low for naphthalene and between 5 and 20 times higher for the metabolite. The amount of bound residues released by hydrolysis was higher for the metabolite than for the parent compound for all the samples. The molecular weight distribution of bound radioactivity after hydrolysis showed binding to the high molecular weight components of the sediment organic matter and to the low molecular weight components for soil and peat organic matter when incubated with cis-naphthalene-1,2-dihydrodiol. Experiments performed with naphthalene-UL- 14C showed larger amounts of bound residue found than in experiments with naphthalene-1- 14C

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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