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    Built Heritage: Conservation vs. Emergencies

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    Special Issue Information Dear Colleagues, According to the International Council on Monuments and Sites (ICOMOS) “International Charter for the Conservation and Restoration of Monuments and Sites” (also known as “The Venice Charter”, 1964), “conservation” relates to the systematic maintenance and use, without (important) modifications to heritage and with respect to its values. Conservation is not an exceptional event, but it an open-ended process of knowledge, understanding, maintenance, management, and enhancement, where sustainability, participation, and education are essential matters. Conservation also implies an attention to the environment, because heritage is related to natural, anthropic, cultural, and historical contexts. In particular, architectural and urban heritage fields require a specific reflection, because they are complex systems made by the stratification of transformations over time: They are living expressions of past events and cultures, and of present contingencies. However, natural disasters (such as earthquakes, seaquakes, floods, etc.), wars, and also abandonment, pollution, or climate changes, put built heritage in danger and cause serious problems in conservation practices: In principle, conservation and disastrous events act as antinomic concepts. Moreover, all these considerations bring to the foreground the well-known issues of memory, identity, integrity, and authenticity. This Special Issue of Buildings aims at focusing on issues growing from the relation/collision between conservation and emergencies, with case studies and examples of best practices: What is the role of knowledge in conservation and of surveying and documentation in emergencies? How conservation practices can prevent disasters or aid in reconstruction? How should we work, reconstruct and involve communities after a disaster? Prof. Stefano Brusaporci Prof. Giuseppe Amoruso Guest Editor

    L’architettura dei fari italiani. Sicilia.

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    Sicilia, la più estesa fra le isole del Mar Mediterraneo, da sempre terra di grande fascino per i suoi paesaggi e le sue architetture meravigliose, tra le mete privilegiate dai viaggiatori del Grand Tour, già a partire dal Settecento. Continente di molteplici civiltà e costumi, passaggio obbligato per comprendere le nostre radici e le nostre prospettive di nazione del Mediterraneo. I suoi mari e le sue coste hanno sempre rappresentato allo stesso tempo partenza ed arrivo, destino e fatalità, inizio e termine per naviganti e migranti. I suoi fari, tra i più numerosi e straordinari, appartengono ad un variegato patrimonio di segnalamenti sotto il Comando della Zona Fari della Sicilia. Torri, bastioni, castelli, tonnare e poi isole, isolotti, scogli, rocce, porti e spiagge: queste le architetture ed i paesaggi che ospitano i fari siciliani. A loro è affidata la sicurezza di due mari, lo Ionio ed il Tirreno, che si incontrano lungo lo Stretto di Messina e a loro spetta il compito di vigilare sulle rotte che ne percorrono le coste, gli arcipelaghi e le numerose isole. Questo quarto (e ultimo?) volume, secondo le previsioni editoriali conclude la prima ed unica collana dedicata ai fari italiani; guardando indietro e alle innumerevoli iniziative che sono state avviate per promuovere e testimoniare dell’importanza di questi beni dello Stato, siamo ancora più convinti della necessità di dover approfondire le ricerche e gli studi affinché si possa arrivare a mettere in sicurezza questo patrimonio. Tra i circa 200 fari principali italiani, la Sicilia, con il suo universo di culture legate al mare ne rappresenta molti, più di un quarto; numerosi quelli che presentano singolarità ed unicità ma che per i loro caratteri di presidi di terra in luoghi ove la natura scrive le proprie leggi con decisione diventano facile preda dei venti, del mare e dell’incuria. Percorrendo le coste siciliane si rimane senza fiato potendone apprezzare solo in parte i loro caratteri, talvolta frastagliate, incerte, con ampie e frequenti insenature (lungo la costa tirrenica) piuttosto che basse e sabbiose (lungo la costa occidentale). A lettore (e al viaggiatore) si offre un itinerario, un viaggio e un sogno lungo e discontinuo per la necessità di voler incontrare anche quelli più isolati, che abitano isole di poche persone ma di molteplici accadimenti; non solo un itinerario a tema ma una navigazione alla luce della storia di quest’isola alla quale ognuno di noi deve una parte della propria identità e cultura. L’architettura dei fari siciliani diventa il “cavallo di troia” per introdurre ed introdursi nelle origini della civiltà europea contemporanea ed intravedere gli uomini, le azioni e le costruzioni che sono divenute oggi il Mediterraneo, terre e mare, vuoto e pieni per la vita dei nostri popoli

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    L'Album illustrato dei fari dell'Adriatico e dello Ionio

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    Il presente volume, L'architettura dei fari italiani, inaugura una collana che celebra questi simboli di sicurezza attraverso la presentazione di uno studio dettagliato sulle loro caratteristiche tipologiche e architettoniche. L'opera è corredata da un catalogo illustrato dei 45 fari, attualmente in funzione lungo le coste dell'Adriatico e dello Ionio, che li documenta, per la prima volta, con disegni e illustrazioni originali, descrivendone stato, tipologia e materiali

    Colore ed identità nel recupero dei centri storici

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    Il paesaggio dei centri storici, nelle parole di Eugenio Turri, costituisce il “risultato ultimo, visivo, di portata ambientale, ecologica, dei percorsi storici, sociali e psicologici. Esso è la proiezione del nostro Heimat, dell’ambiente del nostro vivere, riferimento delle nostre più profonde identità”. Una vera azione integrata di recupero e tutela di un paesaggio costruito o naturale deve diventare “un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari”; un fortissimo senso di rispetto verso un dono “troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali”. Il centro storico è il luogo della complessità, non solo dal punto di vista della forma urbana ma anche del sistema di funzioni e relazioni che si manifestano e si radicano proprio all'interno del suo tessuto. Al fine di superare alcuni nodi sostanziali, come la mancanza di un’adeguata cultura progettuale che evidenzi come il colore e la sua tutela siano tra i fattori che descrivono l’identità di un tessuto urbano, si propongono metodologie di conoscenza della città storica e azioni integrate di recupero e di progetto del colore. Attualmente non vi sono procedure codificate e/o capitolati per il rilevamento urbano dei centri storici che siano finalizzati alla conservazione attiva del costruito e che integrino, con codici prescrittivi e repertori tipologici, i regolamenti urbanistici. La conoscenza di un tessuto storico, opportunamente descritto per caratteristiche morfologiche, tipologiche e strutturali, è necessaria per indirizzare il recupero dell’identità

    CARATTERIZZAZIONE STRUMENTALE DI SENSORI ATTIVI A TEMPO DI VOLO (TOF) E A TRIANGOLAZIONE. UTILIZZO DI LASER SCANNER SU SUPERFICI MARMOREE DI EPOCA ROMANA

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    ll capitolo descrive la filiera che riguarda la caratterizzazione della strumentazione a sensori attivi (laser scanner). In particolare vengono descritte le fasi che riguardano: Caratterizzazione delle range camera; Caratterizzazione del laser scanner ToF Leica ScanStation 2 (procedimento di best-fitting, valutazioni complessive, test di filtraggio, e sintetici suggerimenti conclusivi); Caratterizzazione del laser scanner a triangolazione Minolta Vivid 900 (procedimento di best-fitting, valutazioni complessive, test di filtraggio, suggerimenti conclusivi); Problemi di utilizzo di laser scanner su superfici marmoree di epoca romana (definizione del problema, test, strumenti e campioni impiegati); Range camera a triangolazione: problematiche di scansione di superfici colorate con ; problematiche operative nel rilievo di superfici marmoree (test in laboratorio su campioni di materiale lapideo); Scanner ToF: problematiche operative nel rilievo di superfici marmoree (test in laboratorio su campioni di materiale lapideo); Considerazioni conclusiv
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