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Diamond and diamond-like carbon MEMS
Diamond and diamond-like carbon (DLC) thin films possess a number of unique and attractive material properties that are unattainable from Si and other materials. These include high values of Young's modulus, hardness, tensile strength and high thermal conductivity, low thermal expansion coefficient combined with low coefficients of friction and good wear resistance. As a consequence, they are finding increasing applications in micro-electro-mechanical systems (MEMS). This paper reviews these distinctive material properties from an engineering design point of view and highlights the applications of diamond and DLC materials in various MEMS devices. Applications of diamond and DLC films in MEMS are in two categories: surface coatings and structural materials. Thin diamond and DLC layers have been used as coatings mainly to improve the wear and friction of micro-components and to reduce stiction between microstructures and their substrates. The high values of the elastic modulus of diamond and DLC have been exploited in the design of high frequency resonators and comb-drives for communication and sensing applications. Chemically modified surfaces and structures of diamond and DLC films have both been utilized as sensor materials for sensing traces of gases, to detect bio-molecules for biological research and disease diagnosis
The ups and downs of episodic memory in older adults: The role of individual differences
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195571.pdf (Publisher’s version ) (Open Access)Radboud University, 11 oktober 2018Promotor : Kessels, R.P.C. Co-promotores : Maes, J.H.R., Daselaar, S.M.98 p
Ultra high resolution computed tomography of damage in notched carbon fiber-epoxy composites
This article presents the first use of synchrotron radiation computed tomography (SRCT) to achieve sub-micron resolution of damage in aerospace grade carbon fiber–epoxy composites. The structure and interaction of the damage can be visualized in 3-D on a scale not previously observed in practical engineering configurations. The ability to detect and accurately measure features down to individual fiber breaks provides a valuable platform for future research; from the rigorous evaluation of damage models to understanding the fundamental physical mechanisms governing crack growth in composites. In particular the key role of intra-laminar cracks and delaminations in localizing fiber fractures is unambiguously identified for the first time
"L'Allemagne savante" : La culture italienne et l'image de la science allemande du Risorgimento à la première guerre mondiale
Tra la fine del Settecento e gli inizi del secolo successivo, la Germania fu forse il meno familiare fra gli intellettuali italiani tra i paesi vicini: l’Italia riaffermava i fortissimi legami culturali con la Francia ed alla mediazione francese si doveva ciò che nel nostro paese si conosceva della Germania. Non diversamente dai cugini d’oltralpe, gli scrittori italiani parlavano di “tedeschi grossi, forti bevitori e mangiatori, guerrieri nati, poco colti”. Ancora nel 1816 era comune per gli italiani considerare i tedeschi “barbari vestiti alla francese”.
Il disinteresse e lo scherno, sia pur bonario, vennero però rapidamente scemando nella prima metà del XIX secolo, grazie a M.me De Stael e al suo De l’Allemagne, alla conoscenza diretta delle opere dei maggiori poeti e filosofi (da Klopstock a Goethe, da Fiche a Hegel), alle prime traduzioni, ai viaggi di letterati italiani in terra tedesca (Pellico, Di Breme, Berchet, Capponi, Poerio fra gli altri), all’opera di editori e librai germanici stabilitisi in Italia.
Grazie alla sua letteratura, alla sua filosofia, alla sua pedagogia e alla sua scienza, alla metà del secolo la Germania si era ormai saldamente conquistato nel mondo culturale italiano il titolo di “dotta”, nonché quello di “guida dell’Europa” e “maestra dei popoli”. Le vittorie militari che portarono all’unificazione sembravano confermare sul terreno dell’efficacia politico-istituzionale una superiorità ormai indiscutibile.
Ruolo non trascurabile nell’affermazione della superiorità culturale tedesca in Italia ebbe fra l’altro la scienza storica germanica, incarnata nel magistero universitario dei Ranke, dei Mommsen, dei Droysen, nelle loro opere lette (e spesso tradotte), unanimemente considerate modelli ineguagliati di filologica acribia e di larghissima erudizione.
Specialisti dell’antichità (filologici, archeologi, epigrafisti, numismatici, linguisti, storici), studiosi del Medioevo italiano, storici e teorici dell’economia, giuristi e storici del diritto della penisola costituirono il naturale terreno di germinazione di un “mito germanico” che, almeno sino alla prima guerra mondiale, dominò pressoché incontrastato nelle università, nelle riviste specializzate, nelle istituzioni di ricerca italiane.
Conoscere il tedesco, frequentare corsi e seminari tenuti dai più rinomati maestri, aggiornarsi sulla più recente produzione germanica divenne conditio sine qua non per una riconosciuta maturità di studioso. Solo grazie ad una piena adesione al “modello tedesco” si poteva pensare di far uscire gli studi storici italiani dal provincialismo, dal dilettantismo, dall’arretratezza. Anche per questo le diverse scuole storiche e i dibattiti metodologici che animarono il panorama degli studi germanici fra ‘800 e ‘900 finirono per trovare un’eco nella produzione storiografica italiana.
E tuttavia l’indubbia superiorità dei “dotti tedeschi” nel campo storiografico (come in quello filosofico o scientifico) non mancò di suscitare allarmi, reazioni, rifiuti più o meno veementi: ridotta ad una “colonia della cultura tedesca” la storiografia italiana doveva, a detta di molti, ritrovare una sua autentica vena nazionale, rifiutare una indiscriminata ammirazione di tutto ciò che fosse germanico, ricuperare i nessi con la pluralità delle tradizioni storiografiche europee (in primis con quella francese).
Su questo intreccio di riconosciuta inferiorità e desiderio di emancipazione, finivano per pesare, e non poco, i contemporanei eventi politici. L’affermarsi della potenza Bismarckiana e Guglielmina, l’ingresso dell’Italia nella Triplice Alleanza, le crescenti tensioni imperialistiche e infine la rottura bellica disegnano un percorso accidentato dei rapporti italo-tedeschi, capace di condizionare fortemente le relazioni culturali fra i due paesi. Anche il mondo degli studi storici (e non potrebbe essere diversamente) echeggia i toni, i caratteri via via mutevoli delle reciproche relazioni, sino a delineare – alla vigilia della guerra – un vero e proprio rigetto del “modello tedesco”, dell’imperialismo culturale germanico, percepito da molti come un aspetto – non secondario, ma pienamente coerente – della minacciata (e minacciosa) preponderanza tedesca sul continente
The Sacramental Theory in John 19:26-27
About the author: Father Theodore Koehler, S.M., of the Seminaire Marianiste at the University of Fribourg, Switzerland, studied under Father Neubert
Christian Insight
Very Rev . John A. Elbert, S.M., is Graduate Dean of Arts and Sciences, Professor of Philosophy, creator of the Interdisciplinary Seminar, former President of the University of Dayton. He is the author of a number of books
Mary and American Protestants
About the author: Father William Cole, S.M., is Professor and director of graduate work in Theological Studies at the University of Dayton. He has long been associated with the Marian Library
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