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    Il voto di scambio. Alla ricerca di una definizione operativa

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    In questo saggio l’espressione «voto di scambio» è riferita alla specifica modalità di formazione della scelta di voto derivante dalla tipologia elaborata da Parisi e Pasquino negli anni Settanta. Nella ricerca scientifica la nozione di voto di scambio è spesso evocata ma d essa viene attribuito un significato piuttosto vago e molto raramente questa modalità di definizione della scelta di voto è stato sottoposta a verifica empirica. Infine si osserva nel linguaggio comune e in ambiente politico una sorta di intercambiabilità con altre espressioni ingenerando una qualche confusione anche concettuale. Per tali ragioni sulla scorta della proposta di Parisi e Pasquino, è stato illustrato il contenuto, la ratio e le dimensioni che afferiscono al concetto di voto di scambio per segnalare che esso ha una sua specificità ed autonomia rispetto al voto clientelare e al voto personale. In seguito, sulla scorta della precisazione dei confini teorici del concetto si è cercato di illustrare diverse definizioni empiriche che potevano essere estratte dalle inchieste campionarie condotte in Italia sulle elezioni. Lo scopo era quello di mostrare come il medesimo concetto potesse dare luogo a diverse definizioni operative che configuravano differenti profili dell’elettore di scambio. Ma attraverso l’analisi condotta sulla scorta dei risultati delle rilevazioni è stato possibile delineare le caratteristiche socioeconomiche degli elettori di scambio e i loro atteggiamenti verso la politica. Ne sono derivati anche esiti assai interessanti in ordine al profilo degli elettori di scambio e indicazioni di ordine metodologico non secondarie che potrebbero risultare utili per future ricerche empiriche basate sullo strumento dell’intervista e delle inchieste campionarie

    Introduzione: Max Weber e il nostro tempo

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    Come può la sociologia del nostro tempo confrontarsi con la lezione di Max Weber nel considerare le dinamiche di reciproca interazione fra i processi di mutamento sociale e politico nella società contemporanea, senza limitarsi a una riproposizione storica del suo pensiero o tantomeno incedere secondo un mero interesse filologico? Questa è stata la domanda su cui si è sviluppata la riflessione che ha portato la Sezione di Sociologia Politica e la Sezione di Teorie Sociologiche e Trasformazioni Sociali dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) a realizzare il Convegno “La lezione weberiana sulla professione politica e i suoi insegnamenti per l’attualità. A 100 anni dalla conferenza di Monaco su La politica come professione”, svoltosi il 3 e 4 ottobre 2019 presso l’Università di Salerno. Un convegno che ha preso spunto da una ricorrenza, ma che fin dall’idea iniziale della sua realizzazione è stato pensato come occasione per riannodare i fili della lezione sociologica weberiana con i problemi della società contemporanea, interpretando l’opera del sociologo di Erfurt alla luce degli ulteriori sviluppi del processo di razionalizzazione e dell’impatto da questo determinato sulle forme delle società e delle democrazie occidentali

    The Use of Primaries by Political Parties: The Case of PASOK - A Comment

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    This paper comments on Professor Papanikos’ recent publication in this journal entitled, “The Use of Primaries by Political Parties: The Case of PASOK”. I make a number of observations regarding the argument of the author that primary elections are an application of democracy in the internal procedures of a political party. The question raised is whether primaries enhance democracy, or restrict it, by diminishing the role of party members only in selecting party representatives and have no role in the discussion of policies. Another important issue is the age structure of the participants in the primary elections. Did it matter? More analysis and evidence is needed on this issue to find out whether the relatively younger candidate mobilized more young members and friends to participate in the primary elections of PASOK

    Populism and the Italian Electorate: Towards a Democracy without Parties?

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    The Italian political system has undergone significant changes over the past two or three decades. One of the most interesting attempts to interpret this change draws on the notion of populism. In Italy, as in many other countries, the electoral success of populist parties and movements has attracted considerable attention. This paper aims to assess whether the ascent of these political forces corresponds to the diffusion of ‘populist’ opinions and attitudes amongst citizens. In the first part of the paper, the crisis of the party-dominated Italian political system is analysed, and the conditions in which populist formations gained acceptance are described. The new political actors are introduced, with particular emphasis on their populist traits. The second part of the paper assesses whether certain elements of populism are shared by Italian citizens, including proximity to political parties, trust in representative institutions, the need for a strong leader and attitudes towards immigrants. In addition, based on the assumption that populism is a thin ideology, which can be integrated with strong and structured ideologies, the hypothesis that different forms of populism can be identified within the electorate, in line with their position on the Left-Right spectrum, is examined. Feelings of aversion towards political parties are relatively widespread within the electorate, whilst antipathy towards immigrants is most marked amongst right-wing sympathisers. The need for a strong leader appears to be shared by voters, and this perception also includes those who identify with the Left
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