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PDM. Manuale diagnostico psicodinamico
Classificazione dei disturbi mentali degli adulti: pattern e disturbi di personalità; profilo del funzionamento mentale; pattern sintomatici: l'esperienza soggettiva. Classificazione dei disturbi mentali di bambini e adolescenti: profilo del funzionamento mentale di bambini e adolescenti; pattern e disturbi di personalità di bambini e adolescenti; pattern sintomatici di bambini e adolescenti: l'esperienza soggettiva; la classificazione dei disturbi mentali e dello sviluppo in neonati e bambini piccoli. Basi concettuali ed empiriche per una classificazione psicodinamica dei disturbi mentali. Contributi di Reiner W. Dahlbender, Peter Fonagy, Abby Herzig, Jodi Licht, Catherine M. Novotny, OPD Task Porce, Gerd Rudolf, Jonathan Shedler, Heather Thompson-Brenner, Drew Western
Risposte emotive del terapeuta e personalità del paziente. Elementi metodologici, aspetti empirici e implicazioni cliniche relativi all’uso del Therapist Response Questionnaire
Le risposte controtransferali possono fornire informazioni utili sulla personalità e il funzionamento interpersonale del paziente e rappresentare una fonte rilevante di conoscenza in base alla quale il clinico può calibrare e promuovere interventi terapeutici più mirati e efficaci (Gabbard, 2009; Hayes, Gelso, Hummel, 2011; Kernberg, 1984; PDM Task Force, 2006; OPD Task Force, 2008).
Concetti fondamentali della disciplina psicoanalitica, quali il controtransfert complementare e concordante (Racker, 1957), l’identificazione proiettiva e l’enactment (Klein, 1946; Bion, 1962, 1967; Ogden,1994), il controtransfert oggettivo (Winnicott, 1949) o la responsività di ruolo (Sandler, 1976), così come costrutti di derivazione diversa, quali il ciclo interpersonale cognitivo (Safran, 1984) o i pattern di interazione diadica (Burgoon, Stern, Dillman, 1995), condividono, seppur da vertici di osservazione anche molto distanti, l’idea che il paziente può indurre il clinico a sperimentare sentimenti e emozioni che riflettono in modo più o meno accurato le sue esperienze del passato e il suo mondo interno, e che le risposte emotive del terapeuta possono essere usate per comprendere meglio le problematiche affettive, cognitive o interpersonali centrali nel funzionamento psicologico del paziente (Bateman, Fonagy, 2006; Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Gabbard, 2001, 2009; McWilliams, 2011; OPD Task Force, 2008; PDM Task Force, 2006).
Tra le diverse popolazioni diagnostiche e cliniche, i pazienti con disturbi di personalità sono caratterizzati da tratti disfunzionali, pervasivi e tendenzialmente stabili, che coinvolgono varie aree del funzionamento affettivo, cognitivo, comportamentale e interpersonale, tali da investire tutte le relazioni (compreso quella col terapeuta). Essi tendono a riattualizzare nella relazione terapeutica schemi maladattivi, spesso “trascinando” il clinico in interazioni che riproducono modelli disfunzionali (cfr. Kernberg, 1984; McWilliams, 2011). Il terapeuta può pertanto sentirsi spinto a rispondere attraverso modalità specifiche, seguendo un “copione” implicitamente condiviso, rinforzando gli schemi maladattivi del paziente con il rischio di danneggiare la relazione terapeutica (Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Bateman, Fonagy, 2006).
Gli obiettivi del presente progetto di ricerca che si articola in quattro filoni principali sono:
1) studiare attraverso un’indagine esplorativa le associazioni tra risposte controtransferali, disturbi di personalità e livelli di funzionamento psicologico del paziente;
2) indagare il possibile effetto di mediazione della gravità sintomatologica sulla relazione tra risposte emotive del terapeuta e disturbi di personalità del paziente;
3) verificare la solidità della struttura fattoriale del Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003) e le sue proprietà psicometriche per validare il questionario nel contesto italiano;
4) esaminare le reazioni emotive dei clinici evocate da pazienti con disturbo narcisistico della personalità e fornire un prototipo empiricamente derivato del pattern controtransferale associato a questa patologia.
A un campione di 332 clinici è stato chiesto di compilare il Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003) per la valutazione delle risposte controtransferali, e la Shedler-Westen Assessment Procedure-200 (Westen, Shedler, 1999 a; b) per l’assessment della patologia di personalità e del funzionamento psicologico, relativi a un loro paziente in trattamento e selezionato casualmente in base ai seguenti criteri: 1) almeno 18 anni di età; 2) senza diagnosi di disturbi psicotici o gravi disturbi di Asse I del DSM-IV; 3) in trattamento da almeno 8 sedute. 198 pazienti hanno compilato la Symptom Checklist-90-Revised (Derogatis, 1994) per la valutazione del livello di gravità sintomatologica.
1) I risultati di questo primo studio hanno messo in evidenza che esistono relazioni significative tra la patologia di personalità dei pazienti e le risposte emotive dei clinici, indipendentemente dal loro orientamento teorico. In particolare, i disturbi paranoide e antisociale di personalità sono risultati associati a un controtransfert criticato/maltrattato, mentre il disturbo borderline di personalità correla con controtransfert impotente/inadeguato, sopraffatto/disorganizzato e speciale/ipercoinvolto. Il controtransfert distaccato è risultato positivamente associato ai disturbi schizotipico e narcisistico di personalità, e negativamente associato ai disturbi dipendente e istrionico. Il disturbo schizoide di personalità ha mostrato un’associazione positiva e significativa con il controtransfert impotente/inadeguato. Un controtransfert positivo è risultato associato con il disturbo evitante di personalità, che correla anche con i pattern controtransferali speciale/ipercoinvolto e genitoriale/protettivo. Il disturbo ossessivo di personalità era negativamente associato con il controtransfert speciale/ipercoinvolto. In generale, le risposte dei clinici sono caratterizzate da sentimenti negativi più intensi nel trattamento di pazienti che presentano bassi livelli di funzionamento. Questo studio suggerisce che, sebbene ogni diade clinico/paziente sia unica, le reazioni emotive dei terapeuti a determinate tipologie di pazienti presentano caratteristiche che possono ripetersi in modo relativamente stabile, clinicamente coerente e prevedibile. Queste risposte controtransferali, inoltre, non sono diretta conseguenza delle preferenze teoriche e dell’approccio terapeutico dei clinici. In altri termini, se a livello teorico/clinico, soprattutto in ambito psicoanalitico, è un fatto assodato che la relazione terapeutica (dinamiche di transfert e controtransfert) diventa scenario di una riproposizione del mondo interno del paziente, questa ricerca per la prima volta sembra darne conferma empirica. Una particolare attenzione a questi pattern relazionali, anche in riferimento alla tipologia di personalità del paziente, aiuterà il clinico a promuovere interventi terapeutici più efficaci.
- Nel secondo studio è stata indagata la relazione tra risposte controtransferali, gravità sintomatologica e patologia di personalità del paziente. In linea con la letteratura (Røssberg et al., 2010), i risultati mostrano che la gravità psicopatologica tende a evocare per lo più sentimenti intensi e negativi di sopraffazione/disorganizzazione, impotenza e frustrazione nei clinici di differenti orientamenti teorici. Essi riportano forti reazioni emotive caratterizzate da apprensione, paura, ansia e alcune difficoltà nello sperimentare sentimenti positivi e protettivi nei confronti di pazienti che manifestano una marcata sofferenza psicopatologica. Questa ricerca ha mostrato inoltre che in un’ampia gamma di disturbi di personalità (paranoide, schizoide, antisociale, narcisistico, dipendente e ossessivo) i sintomi psicopatologici non giocano alcun effetto di mediazione rispetto alle risposte controtransferali. L’assenza dell’effetto di mediazione sembra suggerire che le caratteristiche di personalità e il funzionamento interpersonale dei pazienti siano sufficienti di per sé ad elicitare differenti reazioni emotive nei clinici. D’altra parte, quando l’effetto di mediazione della sintomatologia c’è (come per i disturbi di personalità schizotipico, borderline, istrionico e evitante), l’impatto medio è abbastanza moderato (il 30% circa). Pertanto, il livello di gravità sintomatologica del paziente media parzialmente il rapporto tra la sua patologia di personalità e le reazioni controtransferali, ma in generale il suo effetto è meno consistente rispetto a quello della personalità.
- Nel terso studio è stata verificata la solidità della struttura fattoriale del Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003; Betan et al., 2005) nel contesto italiano. Sono stati identificati nove fattori che corrispondono ad altrettante dimensioni controtransferali clinicamente coerenti e psicometricamente solide: (1) il sopraffatto/disorganizzato, (2) l’impotente/inadeguato, (3) il positivo, (4) lo speciale/ipercoinvolto, (5) il sessualizzato, (6) il distaccato, (7) il genitoriale/protettivo, (8) il criticato/svalutato e (9) l’ostile/arrabbiato. Rispetto ai pattern di risposta emotiva del clinico individuati da Betan e colleghi (2005), non sono state rilevate sostanziali differenze eccetto che, in questo studio, il pattern criticato/maltrattato si è splittato in due fattori caratterizzati da rabbia e irritazione l’uno, e da sentimenti di svalutazione, rifiuto e disprezzo l’altro. Una spiegazione concettualmente e clinicamente plausibile rispetto a questo risultato potrebbe essere che i vissuti controtransferali del pattern criticato/maltrattato identificato da Betan e colleghi (ibidem) fanno riferimento a stati emotivi distinti del terapeuta e possono dunque declinarsi in maniera differente nei confronti del paziente. Il clinico può esternalizzare/esplicitare in seduta i propri sentimenti aggressivi (come nel fattore ostile/arrabbiato), oppure viverli come critiche o svalutazioni del sé (come nel fattore criticato/svalutato). Ad ogni modo, la soluzione fattoriale della versione italiana del Therapist Response Questionnaire emersa in questo lavoro convalida quella dello studio di Betan e colleghi (ibidem). Ne consegue che il quadro di processi controtransferali è sostanzialmente più articolato rispetto alla distinzione “classica” tra controtransfert “positivo” e “negativo” e si evidenziano molteplici sfumature di risposta emotiva del terapeuta verso il paziente. I risultati di questo studio hanno dimostrato anche la validità empirica e le potenzialità cliniche dello strumento e delle scale soggiacenti che lo costituiscono. Alcuni pattern controtransferali sono risultati capaci di discriminare popolazioni clinico-diagnostiche differenti. Questo dato sembra supportare la concettualizzazione teorico-clinica per cui le reazioni controtransferali sono particolarmente utili per comprendere le dinamiche interpersonali dei pazienti, in particolare quelli con disturbi di personalità caratterizzati da pattern relazionali maladattivi e ripetitivi (Bateman, Fonagy, 2006; Beck, Davis, Freeman, 2004; Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Gabbard, 2001, 2009a; McWilliams, 2011).
- Nel quarto e ultimo studio è stata indagata la relazione tra risposte emotive del terapeuta e la patologia narcisistica di personalità del paziente. I risultati hanno evidenziato la presenza di un’associazione significativa e coerente con i pattern controtransferali criticato/maltrattato e distaccato, confermando i risultati delle ricerche di Betan e colleghi (2005). I clinici che hanno in trattamento un paziente con disturbo narcisistico di personalità tendono a sperimentare sentimenti di ostilità, rabbia, risentimento; si sentono frustrati, impotenti, inadeguati, e spesso si distraggono o si deconcentrano ritirandosi difensivamente dai contenuti della seduta. Mostrano dunque fatica a prestare attenzione a ciò che il paziente dice e a quello che sta accadendo nell’hic et nunc del processo terapeutico. In questa ricerca è stato costruito un prototipo empiricamente derivato del pattern controtransferale associato alla patologia narcisistica della personalità. Il prototipo è molto simile a quello individuato nello studio empirico di Betan e colleghi (2005), ma presenta caratteristiche individuate da analisti che si sono occupati di questa patologia come Kohut (1971), Kernberg (1975) e Gabbard (1998, 2009)
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Further reflections about the document: Psychotherapy for Anxiety and Depression: benefits and costs
Not available.</jats:p
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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