7,233 research outputs found

    Le lettere di Francesca Roberti Franco ad Alfonso Belgrado

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    Le lettere di Francesca Roberti Franco ad Alfonso Belgrado, inedite e conservate all'Archivio di Stato di Udine, rappresentano un esempio di rapporti tra Friuli e Veneto che nel Settecento trova anche altre testimonianze in lettere private scambiate tra intellettuali. Appaiono interessanti perché aggiungono un ulteriore tassello alla ricostruzione di quelle relazioni amicali ed erudite che costituiscono materiale prezioso per la ricostruzione dell'ambiente settecentesco

    Archeologia in Puglia in età borbonica

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    Il Convegno di cui il volume raccoglie gli Atti rappresenta la prima messa a sistema delle ricerche sull’archeologia di età borbonica in Puglia, con la partecipazione degli studiosi europei che maggiormente hanno curato questa linea di ricerca, nell’ambito di un progetto internazionale organizzato dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dalla Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli. Ne è risultato un aggiornamento sulle vicende dell’archeologia in Puglia in questo periodo, che ha segnato l’avvio delle ricerche in numerosi siti dove si continua a scavare e ha visto la formazione di collezioni importanti, dalle quali si sono formati anche Musei di tradizione oggi attivi in diversi distretti. Con questo approccio sono state strutturate tre sessioni tematiche. La prima è dedicata ai “siti”, con l’obiettivo della ricomposizione di contesti, non pochi ricostruiti per la prima volta. Diversi aspetti delle indagini di età borbonica sono reinterpretati alla luce delle acquisizioni da scavi recenti e, allo stesso modo, alcune evidenze recenti, anche rilevanti, si chiariscono sulla base di attestazioni note dalle prime indagini, rinsaldando il nesso imprescindibile tra tutte le stagioni della ricerca, a riprova della imprescindibilità della storia della ricerca. I contesti si ricompongono anche grazie all’analisi di particolari personalità e famiglie, al loro modo di guardare al mondo antico e all’apporto che hanno dato allo studio storico, come emerge dalla seconda sessione dedicata alle “personalità”. Tra queste, risalto specifico è dato per la prima volta alla figura di Carlo Bonucci e alla sua attività in Puglia e in particolare a Canosa, sulla base di un ampio carteggio finora inedito e conservato nel Fondo Carlo Bonucci del Centro Caprense Ignazio Cerio di Capri. L’ultimo atto è caratterizzato dalle “collezioni e musei” poiché il mondo dell’archeologia e della tutela ministeriale sono intrinsecamente legati alle dinamiche collezionistiche da cui ha origine la formazione delle più antiche raccolte museali, la cui impronta culturale, delineata da nuove acquisizioni, può essere seguita fino ad oggi e può orientare con nuovi argomenti i programmi di valorizzazione di questi musei

    Memoria di un intervallo urbano. Riqualificazione dello scalo ferroviario di San Cristoforo a Milano

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    LAUREA MAGISTRALEL’area presa in esame occupa una porzione rilevante del quadrante sud-ovest di Milano e viene percepita come grande vuoto urbano che si insinua nel tessuto della città. Delimitata a nord dal tracciato ferroviario e a sud dal naviglio grande, emerge come luogo ricco di potenzialità latenti. Obbiettivo del progetto è la riattivazione delle qualità di tale contesto urbano tramite il ridisegno dello spazio aperto e lo sviluppo di una duplice connessione, longitudinale e trasversale, con la città. Il tentativo è quello di non cancellare l’identità di tale margine ma di ridisegnarne il suo spazio e tramite l’individuazione di determinati punti di accesso permetterne la fruibilità. Tali elementi di connessione, lì posti a seguito dell’attrazione da parte delle polarità attigue all’area, si concretizzano in un doppio ruolo di elementi di raccordo e catalizzatori sociali. Il sistema parco che si vede ora scandito dal sistema dei ponti abitati trova una sua temporanea conclusione nel recupero dell’ unico frammento edilizio presente nell’area, l’ ex scalo ferroviario di San Cristoforo progettato da Aldo Rossi e Gianni Braghieri

    Il progetto nella Citta' Fragile. Scenari di riappropriazione per abitare l'informale: Piazza d'Armi e l'Ovest milanese

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    LAUREA MAGISTRALECittà fragile sono i luoghi abbandonati, gli edifici in rovina, i residui e i frammenti urbani, gli insediamenti informali, i boschi da preservare, le popolazioni vulnerabili, le vecchie e le nuove povertà, gli anziani, i nomadi, gli immigrati. Città fragile è periferia, vuoto, margine, rovina, disordine, rifugio per la diversità. La fragilità è un fattore ormai connaturante e una condizione costitutiva della contemporaneità: la tesi cerca di reinterpretarne il senso, leggendola non solo come fattore di criticità, ma come occasione di progetto alternativo, per un modello urbano antifragile, in grado di accogliere precarietà e incertezza, e occasione di ripensamento del ruolo del progettista, urgente nel contesto storico attuale, in cui il progetto come pratica dell’architettura è in crisi.   L’ovest milanese è interpretato come territorio fragile, rappresentativo della crescita delle grandi realtà urbane nella contemporaneità, e sintesi di tre letture: la città frammentata, la città in attesa e la città informale. Abitare la città fragile significa considerare il suo essere frammentata, in attesa, informale, come possibile fondamento della città del futuro e strumento del progetto contemporaneo. Luogo emblematico della città fragile è l’area di Piazza d’Armi: un potenziale common ground, custode di un’insolita cultura autoprodotta, autocostruita, informale, ma anche paesaggio spontaneamente rinaturalizzato, detentore di una biodiversità rara in un contesto metropolitano; una realtà urbana difficilmente accessibile e sottratta alla comunità, cinta da un sistema di grandi isole monofunzionali, in gran parte in stato di abbandono. Un grande vuoto che non deve più essere considerato residuo da colmare, ma paesaggio stratificato, deposito di segni, tracce, tensioni, voci, indizi. Il progetto è inteso non come prefigurazione che tende ad una forma chiusa e definita, bensì come un insieme di azioni orientative e dispositivi in grado di innescare processi di trasformazione, in un’idea di progetto-processo multiscalare e multidisciplinare. Un’idea di progetto del tempo, progetto debole, diffuso e partecipato, che accoglie forme temporanee, spontanee e fragili di trasformazione, in cui si inserisce la legittimazione delle pratiche informali esistenti, la riattivazione delle rovine, intese come palinsesti per nuovi usi, la riappropriazione dei grandi vuoti e la definizione di un paesaggio neutro disponibile ad accogliere interpretazioni libere e pratiche spontanee. Un progetto basato su una metodologia che, a partire da varie forme di esperienza diretta dei luoghi, dall’analisi del territorio nella sua complessità e dalla costruzione di un immaginario, fatto di racconti e sentieri possibili, attraverso la realizzazione di mappature interpretative e l’interlocuzione con gli attori locali, associazioni, enti e abitanti, cerca di intercettare il dibattito politico attuale e orientare trasformazioni future, a partire da modificazioni necessarie.Fragile cities are abandoned places, ruined buildings, residual spaces and urban fragments, informal settlements, forests to preserve, old and new poverty, vulnerable populations, the elderly, nomads and immigrants. Fragile cities are outskirts, voids, borders, disrepair, refuge for diversity. Fragility is now an inherent factor and constitutive condition of the contemporary world: this thesis aims to reinterpret its meaning, understanding it not as an absolute criticality, but as an opportunity for an alternative approach, towards an antifragile urban model, able to welcome precariousness and uncertainty, and an opportunity to rethink the role of the planner, urgent in the current historical context, in which the project, as architectural practice, is in crisis. The West area of Milan is interpreted as a fragile territory, representative of the growth of the great urban realities in the present time, and synthesis of three interpretations: the fragmented city, the city on hold and the informal city. To inhabit the fragile city means to consider its fragmented, on hold, informal being as possible foundation for the future city and as a tool for the contemporary project. Emblematic place of the fragile city is the area of Piazza d’Armi: a potential common ground, guardian of an unusual self-produced, self-built, informal culture, but also a spontaneously renaturalized landscape, holder of rare biodiversity in a metropolitan context; a hardly accessible urban reality, taken away from the community, surrounded by a system of monofunctional islands, in many cases abandoned. A great void which should no longer be considered as a residue to be filled, but as a layered landscape, collection of signs, traces, tensions, voices, clues. The project is intended not as a prefiguration of a closed and defined form, but rather as a set of orientative actions and devices, able to trigger transformation processes, in the perspective of a multiscale and multidisciplinary project-process. A weak, diffuse and participated temporal project, which welcomes temporary, spontaneous and fragile forms of transformation, including the legitimation of existing informal practices, the reactivation of ruins, understood as palimpsests for new uses, the reclaim of the great voids and the definition of a neutral landscape, open to free interpretations and spontaneous practices. A project based on a methodology that, starting by various forms of direct experience of places, by analysing the territory in its complexity and by the construction of an imaginary made of tales and possible paths, through interpretative mapping and dialogue with local actors, city committees, associations, institutions and citizens, aims to intercept the current public discussion and direct future transformations, starting from necessary transformations

    Cambiamento organizzativo, innovazione e formazione nei processi di crescita delle aziende industriali agro-alimentari - Capitolo 4

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    Il capitolo analizza il cambiamento organizzativo, l'innovazione ed i percorsi di formazione nei processi di crescita e sviluppo delle aziende industriali agro-alimentari della Regione Molise

    Superfici mimetiche e analogie architettoniche. Le facciate a graffito dei palazzi di Pienza

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    LAUREA MAGISTRALEEsempio unico di sistemazione urbana quattrocentesca, ispirato alla concezione della «città ideale», il centro storico di Pienza è rimasto come cristallizzato nel tempo all’interno del perimetro delle mura, conservando quell'unità stilistica delle architetture che testimonia il processo di formazione del tessuto urbano secondo il disegno unitario dei suoi autori, Rossellino – che Pio II definì il primo architetto dei suoi tempi – e dietro di lui lo stesso Enea Silvio Piccolomini, il papa umanista (ma a questo punto potremmo anche dire: il papa architetto). A tutt'oggi l’insieme originale mantiene la sua integrità strutturale e visiva, rimanendo sostanzialmente intatto in tutte le sue parti e conservando l’autenticità in termini di progettazione, materiali, esecuzione e impostazione. La caratterizzazione tipologica e distributiva degli edifici anche minori compresi all’interno del centro storico, a sua volta racchiuso entro il perimetro delle mura, costituisce una testimonianza di rilievo pressoché unica, dove l’applicazione di un canone normativo e di principi di ordine spaziale fa sì che misure e proporzioni – espressi in rapporti chiaramente leggibili nelle costruzioni realizzate – contribuiscano a ordinare tutta la struttura spaziale del progetto. E questo è anche il punto di partenza del presente studio, dedicato ad una tecnica di disegno di facciata troppo spesso trascurata dalla letteratura scientifica quale la decorazione a graffito, che proprio a Pienza trova una delle sue massime espressioni a livello urbano. Già da una prima analisi infatti si evince quanto nella Toscana del Rinascimento le facciate affrescate fossero meno apprezzate di quelle graffite, anche a fronte di una maggiore padronanza della tecnica da parte degli esecutori, della sua durabilità nel tempo, nonché della rapidità di realizzazione. Troppo spesso considerate semplicemente strati di protezione anziché vere e proprie opere d'arte e d'architettura, queste superfici sono state sovente trascurate nella manutenzione, favorendone così l'inevitabile degrado materiale o giungendo addirittura alla loro sostituzione con semplici coperture di intonaco uniforme. Pressoché ignorate dalla storiografia, la perdita di molte fra esse si è verificata prima che venisse attivato un corretto processo di documentazione e salvaguardia, lasciando alla sensibilità dei soli proprietari degli immobili la responsabilità e l'onere della loro tutela e conservazione. Ed è questo l'auspicio ultimo di questo studio, che nel tentativo di ricondurre il tema della facciata a graffito alla possibilità di una lettura critica gli si restituisca quella dignità di argomento di studio, forse mai negata, ma certo smarrita in secoli di disattenzione.Singular example of fifteenth-century urban renovation, inspired by the concept of «ideal city», the historic district of Pienza is like frozen in time inside the perimeter walls, preserving that stylistic unity of the architecture that attests the creation process of the urban structure according to the unitary design of its authors, Rossellino – defined by Pio II the first architect of his times – and Enea Silvio Piccolomini, the humanist Pope. Nowadays, the original complex keeps its structural and visual integrity, remaining basically unchanged in all its parts and preserving authenticity in terms of design, materials, setting and execution. The typological and distributive characterization of even minor buildings included in the historic district, enclosed itself inside the ancient walls, it’s a peculiar testimony, where the application of a system of rules and spatial principles implies that measures and proportions – expressed in visible relationships among the buildings – contribute to organise the spatial structure of the project. This is also the starting point of this analysis, dedicated to a facade drawing technique too often disregarded by scientific literature like graffito decoration, that especially in Pienza finds one of the best urban expression. So many times considered only protection layers instead of real art and architecture works, these surfaces were often neglected and not maintained properly, causing the unavoidable degradation or their replacement with basic plaster. Almost ignored by historiography, the loss of many of them happened before that a correct documentation and preservation process was developed, leaving the responsibility and the costs of their maintenance to their owners. This is the ultimate aim of this work, that, through a critical reading of graffito facades, we can give it back its dignity as a research subject, for so long forgotten over centuries

    Il tirocinio universitario. Il modello di Scienze della formazione Primaria nell'Università di Genova

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    A dieci anni dall’istituzione del Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Scienze della Formazione Primaria presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, il volume testimonia l’esigenza di una riflessione matura sul modello di tirocinio utilizzato alla quale hanno contribuito soggetti che collaborano attivamente a diverso titolo nel predetto Corso di Laurea: professori universitari, dirigenti dell’Ufficio Scolastico Regionale della Liguria, tutor, dirigenti scolastici, insegnanti accoglienti, rappresentante degli studenti. Scopo del volume è duplice. Da un lato illustrare il modello di tirocinio utilizzato, sul versante sia didattico sia organizzativo, esplicitando il progetto educativo sotteso, mettendo in evidenza scopi e caratteristiche del tirocinio nel più generale percorso di formazione iniziale degli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia; dall’altro, riflettere sull’adeguatezza del modello ai bisogni di una realtà sociale, educativa e culturale che nel tempo è significativamente mutata. Uno strumento di studio e di lavoro pensato principalmente per studenti, tutor e insegnanti accoglienti impegnati nelle attività di tirocinio diretto e indiretto, dove anche i docenti potranno trovare utili spunti per armonizzare l’agire didattico alle peculiarità del progetto educativo complessiv

    Heterologous Matrix Metalloproteinase Gene Promoter Activity Allows In Vivo Real-time Imaging of Bleomycin-Induced Lung Fibrosis in Transiently Transgenized Mice

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    Idiopathic pulmonary fibrosis is a very common interstitial lung disease derived from chronic inflammatory insults, characterized by massive scar tissue deposition that causes the progressive loss of lung function and subsequent death for respiratory failure.Bleomycin is used as the standard agent to induce experimental pulmonary fibrosis in animal models for the study of its pathogenesis. However, to visualize the establishment of lung fibrosis after treatment, the animal sacrifice is necessary. Thus, the aim of this study was to avoid this limitation by using an innovative approach based on a double bleomycin treatment protocol, along with the in vivo images analysis of bleomycintreated mice. A reporter gene construct, containing the luciferase open reading frame under the matrix metalloproteinase-1 promoter control region, was tested on doublebleomycin-treated mice to investigate, in real time, the correlation between bleomycin treatment, inflammation, tissue remodeling and fibrosis. Bioluminescence emitted by the lungs of bleomycin-treated mice, corroborated by fluorescent molecular tomography, successfully allowed real time monitoring of fibrosis establishment. The reporter gene technology experienced in this work could represent an advanced functional approach for real time non-invasive assessment of disease evolution during therapy, in a reliable and translational living animal model.Fil: Stellari, Fabio Franco. Chiese Farmaceutici; ItaliaFil: Ruscitti, Francesca. Chiese Farmaceutici; ItaliaFil: Pompilio, Daniela. Chiese Farmaceutici; ItaliaFil: Ravanetti, Francesca. Università di Parma. Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie; ItaliaFil: Tebaldi, Giulia. Università di Parma. Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie; ItaliaFil: Macchi, Francesca. Università di Parma. Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie; ItaliaFil: Verna, Andrea Elizabeth. Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria. Centro Regional Buenos Aires Sur. Estación Experimental Agropecuaria Balcarce; Argentina. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas; Argentina. Chiese Farmaceutici; ItaliaFil: Villetti, Gino. Chiese Farmaceutici; ItaliaFil: Donofrio, Gaetano. Università di Parma. Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie ; Itali
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