150 research outputs found
Le reazioni psicologiche e psichiatriche ai disastri: aspetti problematici e prospettive
Second-Generation Antipsychotics’ Effectiveness and Tolerability: A Review of Real-World Studies in Patients with Schizophrenia and Related Disorders
Despite methodological limitations, real-world studies might support clinicians by broadening the knowledge of antipsychotics’ (APs) effectiveness and tolerability in different clinical scenarios and complement clinical trials. We conducted an extensive literature search in the PubMed database to evaluate the effectiveness and tolerability profiles of second-generation antipsychotics (SGAs) from real-world studies to aid clinicians and researchers in selecting the proper treatment for patients with schizophrenia and related disorders. The present review evidenced that SGAs demonstrated superior effectiveness over first-generation antipsychotics (FGAs) in relapse-free survival and psychiatric hospitalization rate and for treating negative symptoms. Persistence and adherence to therapy were higher in SGAs than FGAs. Most studies concluded that switching to long-acting injectables (LAIs) was significantly associated with a lower treatment failure rate than monotherapy with oral SGAs. Considerable improvements in general functionality, subjective well-being, and total score on global satisfaction tests, besides improved personal and social performance, were reported in some studies on patients treated with LAI SGAs. Clozapine was also associated with the lowest rates of treatment failure and greater effectiveness over the other SGAs, although with more severe side effects. Effectiveness on primary negative symptoms and cognitive deficits was rarely measured in these studies. Based on the data analyzed in the present review, new treatments are needed with better tolerability and improved effectiveness for negative, affective, and cognitive symptoms
Computational analysis of the structural-functional dynamics of a Co-receptor proteoglycan
Nerve-Glial Antigen 2/Chondroitin Sulphate Proteoglycan 4 (NG2/CSPG4) is the largest membrane-intercalated cell surface component of the human proteome known to date. NG2/CSPG4 is endowed with the capability of engaging a myriad of molecular interactions and exert co-receptor functions, of which primary ones are sequestering of growth factors and the anchoring of cells to the extracellular matrix. However, the nature of the interactive dynamics of the proteoglycan remains veiled because of its conspicuous size and structural complexity. By leveraging on a multi-scale in silico approach, we have pioneered a comprehensive computational analysis of the structural-functional traits of the NG2/CSPG4 ectodomain. The modelling highlights an intricate assembly of β-sheet motifs linked together by flexible loops. Furthermore, our in silico predictions highlight that the previously delineated D1 domain may consistently remain more accessible for molecular interplays with respect to the D2 and D3 domains. Based on these findings, we have simulated the structural mechanism through the proteoglycan may serve as a co-receptor for growth factor FGF-2, showing that NG2/CSPG4 bends towards the receptor FGFR-1 for this growth factor and confirming the previously hypothesized trimeric complex formation promoted by FGF-2 dimers bridging the FGFR-1-proteoglycan interaction. The Chondroitin Sulphate Proteoglycan 4 is a large multi-domain transmembrane protein involved in several biological processes including pathological conditions. Despite its importance, it has never been studied at the atomistic level due to its large size. Here, we employed a multi-scale computer simulations approach to study its three-dimensional structure, its movements and co-receptor properties, showing that it can serve as mediator in the growth factor signaling process
The unmasking of hidden severe hyponatremia after long-term combination therapy in exacerbated bipolar patients: a case series.
Hyponatremia is occasionally unmasked in psychiatric patients during hospitalization after routine blood and urinary tests, and correlates in most cases with an inappropriate secretion of antidiuretic hormone, mainly due to iatrogenic factors. Only a few studies have regarded the combination of psychotropic drugs as triggers of chronic, asymptomatic hyponatremia in bipolar patients, who require to be hospitalized because of the exacerbation of their mental illness. We presented three clinical cases of patients affected by a long-term psychiatric disorder and under polypharmacotherapy for several months. After excluding other potential factors, we hypothesized that pharmacological treatment with a mood stabilizer (oxcarbazepine) associated with a benzodiazepine (delorazepam), a second-generation antipsychotic (olanzapine) or an antidepressant (fluvoxamine), triggered severe hyponatremia ([Na+] ≤125 mEq/L), serum hypo-osmolarity, and elevated inappropriate urine osmolarity added to more diluted sodium concentration. When we discontinued the treatment, clinical conditions of our patients improved, despite the previous administration of hypertonic saline jointly with water restriction. Psychiatrists should consider that bipolar patients on long-term polypharmacotherapy may present a higher risk of severe hyponatremia not clinically detectable. Consequently, routine laboratory tests should be periodically repeated as they represent the only available tool to unmask such electrolyte imbalances
L’Olanzapina è più rapida dell’Aloperidolo nell’indurre Sindrome Metabolica in pazienti schizofrenici ma non nei bipolari
Il profilo metabolico dell’olanzapina rispetto all’aloperidolo è stato indagato meno nei pazienti bipolari che
negli schizofrenici. Sono stati analizzati 343 pazienti che avevano completato un trattamento di tre anni con
aloperidolo o olanzapina e valutati i parametri metabolici. Il 23% dei pazienti presentava sindrome
metabolica (SM), con una prevalenza di 25.3% nei bipolari e 21.2% negli schizofrenici; il 20.3% degli
schizofrenici trattati con aloperidolo e il 22.4% di quelli con olanzapina sviluppava SM, che si rilevava invece
nel 17.1% dei bipolari trattati con aloperidolo e nel 32.9% di quelli con olanzapina. Variazioni significative si
notavano al follow-up per colesterolo totale, pressione sistolica, peso corporeo e BMI; tali parametri
presentavano variazioni più marcate nei pazienti trattati con olanzapina rispetto a quelli con aloperidolo in
entrambi i gruppi diagnostici. Inoltre, un numero significativo di pazienti presentava SM già nel primo mese
di trattamento, ma solo negli schizofrenici l’olanzapina era più rapida rispetto all’aloperidolo nell’indurre
tale effetto. Aloperidolo e olanzapina aumentano il rischio di sviluppare SM sia negli schizofrenici che nei
bipolari con una più alta prevalenza per l’olanzapina solo nei bipolariSCOPO
Il profilo metabolico dell’olanzapina rispetto all’aloperidolo è stato indagato meno nei pazienti bipolari che
negli schizofrenici.
MATERIALI E METODI
Sono stati analizzati 343 pazienti che avevano completato un trattamento di tre anni con aloperidolo o olanzapina
e valutati i parametri metabolici.
RISULTATI
Il 23% dei pazienti presentava sindrome metabolica (SM), con una prevalenza di 25.3% nei bipolari e 21.2% negli
schizofrenici; il 20.3% degli schizofrenici trattati con aloperidolo e il 22.4% di quelli con olanzapina sviluppava
SM, che si rilevava invece nel 17.1% dei bipolari trattati con aloperidolo e nel 32.9% di quelli con olanzapina.
Variazioni significative si notavano al follow-up per colesterolo totale, pressione sistolica, peso corporeo
e BMI; tali parametri presentavano variazioni più marcate nei pazienti trattati con olanzapina rispetto a quelli
con aloperidolo in entrambi i gruppi diagnostici. Inoltre, un numero significativo di pazienti presentava SM già
nel primo mese di trattamento, ma solo negli schizofrenici l’olanzapina era più rapida rispetto all’aloperidolo
nell’indurre tale effetto. Aloperidolo e olanzapina aumentano il rischio di sviluppare SM sia negli schizofrenici
che nei bipolari con una più alta prevalenza per l’olanzapina solo nei bipolari.
CONCLUSIONI
Rispetto all’aloperidolo, l’olanzapina mostra uno sviluppo di SM più alto nei bipolari che negli schozofrenici,
mentre solo negli schizofrenici sembra essere più veloce dell’aloperidolo nell’indurre tali effetti
Discrasie ematiche transitorie e persistenti indotte dalla clozapina durante le prime diciotto settimane di trattamento
SCOPO
Le discrasie ematiche, tranne l’agranulocitosi, hanno ricevuto scarsa attenzione nei pazienti trattati con clozapina.
MATERIALI E METODI
Lo studio si è proposto di far luce su incidenza e decorso delle discrasie ematiche che si verificano durante le
prime diciotto settimane di trattamento con clozapina. Le discrasie sono state caratterizzate in base a diverse
variabili (sesso del paziente, età, numero di ricoveri precedenti, tempo di comparsa e scomparsa, dose di clozapina
quando appare la discrasia e alla fine della diciottesima settimana di trattamento, farmaci utilizzati prima
e in concomitanza al trattamento con clozapina, correlazione con la risposta clinica). Lo studio ha incluso 135
pazienti (M 75, F60), età media 33,1±10.4 anni. L’88.1% presentava discrasie ematiche, che sono state suddivise,
in base alla loro durata in transitorie e persistenti.
RISULTATI
I dati hanno rilevato che le discrasie persistenti hanno mostrato incidenza più alta (56.2%) rispetto a quelle
transitorie (11%), tra queste l’anemia persistente era più comune nelle donne (52.5% nelle F, 11.2% nei M)
mentre i maschi hanno presentato maggiore frequenza di eosinofilia (26.2% nei M, 21.2% nelle F), neutrofilia
(18.7% nei M, 15.0% nelle F) e leucocitosi (21.2% nei M, 8.7% nelle F). Le relazioni tra risposta clinica e discrasie
ematiche hanno rivelato correlazione positiva per i pazienti di sesso maschile con eosinofilia (p<.05)
e correlazione negativa per i pazienti di sesso maschile che hanno presentato leucocitosi persistente (p<.05).
CONCLUSIONE
I nostri dati mostrano che oltre all’agranulocitosi, vi sono diverse complicanze ematologiche comuni nei pazienti
trattati con clozapina
Transient and persistent blood dyscrasias induced by clozapine during the first 18 weeks of treatment
Olanzapine is faster than Haloperidol in inducing Metabolic Syndrome in schizophrenics but not in bipolar patients
- …
