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    Arte, architettura e identità nella rigenerazione dello spazio pubblico. I casi “Site” e "MuSaBa" / Art, architecture and identity in the regeneration of public space. “Site” and “MuSaBa” cases

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    La riflessione tra spazio pubblico, arte, architettura e identità, si innesta sul passaggio culturale e disciplinare nato dalla crisi dell’urbanistica modernista dove l’arte, allontanandosi dal concetto di monumento a fini celebrativi, si costituisce quale elemento propulsivo, sia dei grandi progetti di rigenerazione, sia degli interventi diffusi di recupero di aree marginali e periferiche proiettando, «nuovi valori etici ed estetici, nuovi linguaggi, nuove forme di interazione e di comunicazione» (Ricci, infra) tra opera d’arte, pubblico e contesto. A partire dagli anni Settanta l’arte pubblica, che comprende molteplici modalità e forme di rappresentazione e fruizione dell’arte, penetra la struttura urbana e il tessuto sociale, agendo come catalizzatrice di azioni e di interventi pensati per restituire riconoscibilità alle aree marginali, ridefinire il disegno dello spazio pubblico, tutelare e valorizzare i beni comuni identitari attraverso un forte connotato sociale, culturale, simbolico e inclusivo. In questo quadro di riferimento, a partire dall’analisi di due casi di studio di livello internazionale, connotati da comuni riferimenti culturali e da una visione integrata di arte, architettura, ambiente e paesaggio, il contributo propone una riflessione sul ruolo dell’artista e delle diverse forme espressive della contemporaneità nella rigenerazione dello spazio pubblico nella città contemporanea.Underlying the reflection on public space, art, architecture and identity is the cultural and disciplinary transformation which arose from the crisis of modern urban planning, with art, having left behind the concept of monument created for the purpose of celebration, establishing itself as the driving for behind both large-scale projects of renewal and broad-based initiatives aimed at reclaiming marginal and outlying areas, all of which brought to the fore «new ethical and aesthetic values, new idioms, new forms of interaction and communication» (Ricci, herein) between the work of art, the public and the context. Starting from the nineteen-seventies, public art, with its multiple modes and forms for representing and experiencing art, penetrated the urban structure and the social fabric, serving as the catalyst for actions and efforts meant to restore a recognisable identity to marginal areas, redefine the design of public space and safeguard and optimise shared assets of identity by lending them strong social, cultural, symbolic and inclusive connotations. Within this framework of reference, beginning with an analysis of two case studies of international importance that feature shared cultural references, as well as an integrated vision of art, architecture, the environment and the countryside, this contribution reflects on the role of the artist, and of the various forms of expression of contemporary life, in the renewal of public space in the contemporary city

    Art and public space. Between history and nature

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    The relationship between the practice of art and public spaces arose from the cultural transformation, with the attendant changes in cultural disciplines, brought about by the crisis in modernist urban planning, as a result of which art, having distanced itself from the concept of monumental creations meant merely for celebratory purposes, became a driving force in initiatives, engendering new idioms, as well as new forms of communication and interaction between works of art, the general public and the context. Starting from the seventies, public art, which includes multiple modes and forms through which art can be represented and appreciated, has permeated the urban structure, the social fabric and the features of the landscape, becoming the driving force for actions designed to once again give marginal areas recognisable identities, in addition to reformulating the design of public spaces and defending and optimising the shared values that underlie identity, all with a marked vocation for education, culture, social affairs and inclusion. Within this reference framework, starting from an analysis of a number of case studies featuring shared cultural characteristics, and based on an integrated vision of art, public spaces, history and nature, the contribution reflects on the roles of different forms of expression of contemporary times in the regeneration of public spaces in modern-day cities and territories

    Città e identità. Riflessioni e prospettive sulla valorizzazione del patrimonio culturale

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    Questa parte del volume focalizza l’attenzione sul ruolo che il patrimonio culturale può svolgere nei processi di rigenerazione della città contemporanea quale espressione dell’identità e dei valori storico-culturali, e strumento «per la ricomposizione del legame tra continuità fisica e integrazione sociale, tra specificità formale e identità culturale» (Ricci, 2020). Una prospettiva che a partire dal riconoscimento dell’identità storico-culturale definita dall’iterazione dinamica tra individui o gruppi e formatasi su comuni valori culturali e appartenenze, sia in grado di opporsi ai processi di rimozione della memoria storica, di valorizzare le emergenze storico-documentarie, la conservazione e la trasmissione di valori etici, simbolici e culturali, di esprimere progettualità di sviluppo locale preservando la riconoscibilità dei propri caratteri costitutivi

    Patrimonio culturale e PNRR. Centri storici, luoghi identitari e telai infrastrutturali

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    L’interrogativo su quali siano le politiche, le strategie e gli strumenti per la rigenerazione fisica e socio-culturale, delle città e dei territori contemporanei alle prese con il degrado fisico, la marginalità socioeconomica, la fragilità ambientale e i rischi derivanti dal global climate change, e dalla crisi economica e socio-sanitaria in atto, prende spunto dal ruolo, sempre più al centro del dibattito pubblico e disciplinare, che il patrimonio culturale e naturale può svolgere nei processi di rigenerazione attraverso il miglioramento della qualità ecologico-ambientale, il recupero e il riuso di beni comuni, la promozione di economie circolari, l’inclusione sociale, la conservazione di valori culturali e identitari. Porre “natura” e “storia” come invarianti non negoziabili delle pratiche e dei processi di pianificazione a difesa delle identità locali, significa «conoscere e dare senso agli oggetti territoriali in modo che ogni azione o intervento si saldi armonicamente e funzionalmente al contesto preesistente» (Turri, 2002). In questo quadro di riferimento il paper evidenzia come la rigenerazione di territori espressivi di valori ambientali, identitari e culturali, densi e stratificati ma che squilibri socio-economici e decenni di incuria e malgoverno hanno relegato a ruoli marginali, come la Calabria, richieda la messa in campo di politiche, strategie e strumenti connotati da una visione integrata, multiscalare e multidisciplinare in grado di cogliere e mettere a sistema tutte le opportunità offerte dai programmi nazionali e comunitari di rilancio del post-pandemia, come il PNRR, ricucendo i legami identitari tra comunità insediate e territori, tra dinamiche insediative e assetti del patrimonio storico e stratificato (Ricci, 2019)

    Rete di reti e sperimentazione per la rigenerazione urbana. I contributi

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    Il saggio presenta una sintesi dei temi affrontati nei ventotto contributi selezionati nell’ambito della Call for paper “Nuova questione urbana e nuovo welfare. Regole, strumenti, meccanismi e risorse per una politica integrata di produzione di servizi”, promossa dal Dipartimento PDTA della Sapienza Università di Roma, articolandosi in sei parti, corrispondenti ad altrettante ricomposizioni sintetiche delle reti per la costruzione della città pubblica. La Call aperta a ricercatori, studiosi e professionisti, ha voluto promuovere un ampio confronto, tra tutte le discipline del progetto accomunate dalla centralità della dimensione sperimentale, e dalla condivisione di finalità sociali e di un impegno etico e civile, sottolineando il ruolo rilevante che esse possono svolgere, nella costruzione di nuovi assetti e configurazioni fisiche e immateriali, in grado di garantire elevati livelli di qualità di vita per le comunità insediate. Nel complesso, la “rete di reti” formata dall’insieme dei contributi, dà conto di un’ampia articolazione di prospettive scientifico-disciplinari, che si riflette nella varietà degli approcci con cui viene declinato il tema della definizione di un nuovo welfare urbano nell’ambito di strategie di rigenerazione di parti di città e territori, in cui è possibile sperimentare nuovi riferimenti cognitivi e progettuali, finalizzati alla costruzione della città pubblica quale componente strutturante per il governo della città contemporanea

    Spazio pubblico, arte, identità. Per una strategia di rigenerazione urbana

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    La riflessione al centro del volume “Spazio pubblico, arte e identità. Per una strategia di rigenerazione urbana”, che fa proprio l’interrogativo su quali siano le modalità di interazione tra spazio pubblico e pratica artistica, si contestualizza in un processo di approfondimento e di confronto, a tutto campo e multiscalare, dal contesto internazionale a quello nazionale, sul ruolo imprescindibile dello spazio pubblico, e più in generale della città pubblica, quale componente strutturale delle strategie di rigenerazione urbana riferite, in particolar modo, a contesti urbani e territoriali connotati da una significativa compresenza di componenti del patrimonio culturale. Tale riflessione consente di mettere a fuoco alcuni nodi tematici, che si configurano come significativi ambiti di innovazione disciplinare, centrali negli obiettivi e nelle politiche urbane europee, che da anni rivestono un ruolo rilevante nelle attività di ricerca e di sperimentazione, di disseminazione e di formazione che il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura, della Sapienza Università di Roma, sta svolgendo quale interprete proattivo e propulsivo delle istanze sociali, culturali, economiche e politiche, che scaturiscono dalle profonde trasformazioni indotte negli ultimi decenni nei territori delle città italiane ed europee dai processi di metropolizzazione del territori

    Città pubblica e nuovo welfare. Una rete di reti per la rigenerazione urbana

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    La riflessione al centro del volume “Città pubblica e nuovo welfare. Una rete di reti per la rigenerazione urbana”, scaturisce dalla necessità di sperimentare nuovi approcci e strumenti per la messa in campo di una strategia urbanistica, che assuma la città pubblica come riferimento fisico-strutturale di un nuovo welfare urbano, “rete di reti” materiali e immateriali, interattive e integrate, espressione e rappresentazione dell’identità culturale e sociale delle comunità insediate, motore di sviluppo sostenibile e di riconnessione ecologica. Tale riflessione, si contestualizza in un processo di approfondimento e confronto, a tutto campo e multiscalare, dal contesto internazionale a quello nazionale, consentendo di mettere a fuoco alcuni nodi tematici che si configurano come significativi ambiti di innovazione disciplinare centrali negli obiettivi e nelle politiche urbane europee, chiamando tutte le discipline del progetto ad assumere un ruolo prioritario in grado di recepire la nuova dimensione della città contemporanea e di dare risposte alle criticità che la caratterizzano. Questioni da anni al centro delle attività di ricerca, sperimentazione, disseminazione e formazione che il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura, della Sapienza Università di Roma (PDTA), svolge quale interprete proattivo e propulsivo delle istanze sociali, culturali, economiche e politiche che scaturiscono dalle profonde trasformazioni in atto nei territori delle città italiane ed europee. Le contaminazioni e le specificità dei differenti linguaggi disciplinari, sottese da una comune dimensione sperimentale, si esprimono nella molteplicità dei contributi della Call for Papers ospitata in questo volume

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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