1,420 research outputs found

    Il pensiero linguistico nella Grecia arcaica e classica

    No full text
    Questa ricostruzione del pensiero linguistico greco arcaico e classico è focalizzata in particolare su un aspetto che farà da filo conduttore dell’intera esposizione: il rapporto tra la nozione di verità e quella di efficacia. Più esattamente, essa prova a tracciare il percorso che porta a distinguere tra due attività che la tradizione filosofica successiva ci ha abituati a considerare come mutualmente esclusive e che invece i greci vedevano in stretta continuità: parlare per dire la verità e parlare per ottenere effetti. Per fare questo l'indagine non sarà limitata alla filosofia in senso stretto ma terrà conto anche di testi che oggi considereremmo “letterari”, come i poemi omerici ed Esiodo, e di una disciplina tipicamente greca e paradossalmente trascurata dalle ricostruzioni tradizionali della “filosofia del linguaggio” dei greci: la retorica

    Presentazione libro “Con-tatto con il mondo costruito. Rieducare il corpo allo spazio nell’era post-pandemica” a cura di Francesca Casalino e Lucia Nicolai

    No full text
    Presentazione del libro "Con-tatto con il mondo costruito. Rieducare il corpo allo spazio nell’era post-pandemica” a cura di Francesca Casalino e Lucia Nicolai, presso il Lavatoio Contumaciale sito in Piazza Perin del Vaga 4 (Roma), il 18 novembre 2022

    Complotti persuasivi? Un'indagine retorica

    No full text
    Negli ultimi anni, il complottismo è diventato un fenomeno sempre più presente nella sfera pubblica. Per ogni avvenimento che segna l’attualità, scatta una teoria del complotto. Di conseguenza, affrontare questo tema è oggi una responsabilità collettiva, condivisa dai protagonisti della sfera civile e del mondo accademico. In questa prospettiva, la tesi di dottorato Complotti persuasivi? Un’indagine retorica si sviluppa in una duplice ottica: proporre un ritratto retorico, nel senso che chiarirò nel seguito, del complottismo e contribuire alla riflessione generale sulla forza persuasiva dei discorsi complottisti. Perciò, in questa ricerca, si mira a indagare l’effetto persuasivo prodotto dai discorsi complottisti attraverso l’analisi retorica di un corpus specifico. Tale corpus, oggetto dell’analisi, è costituito da un insieme di discorsi complottisti apparentati ai tre generi retorici: il genere giudiziario, il genere deliberativo e il genere epidittico. È importante chiarire che la tesi non propone una riflessione filosofico-normativa sull’argomentazione ma un’indagine di stampo retorico descrittivo sul funzionamento pratico del processo persuasivo attuato in vari discorsi complottisti. La scelta di presentare la metodologia e i concetti chiave della retorica antica (riletta alla luce di alcuni concetti della retorica contemporanea e dell’analisi del discorso), come strumenti euristici del processo persuasivo complottista, mostra come la retorica abbia al contempo un obiettivo teorico e pratico. A livello teorico si tratta di acquisire gli elementi essenziali della techne retorica, e attraverso questa, sviluppare uno sguardo riflessivo sulle pratiche argomentative attuate nei discorsi complottisti. A livello pratico l’obiettivo consiste nell’usare i concetti chiave della retorica come linee guide per l’analisi dei discorsi indagati. Con il riferimento alla techne retorica, l’obiettivo non è dunque di prescrivere ma di descrivere. La scommessa è che lo studio di questa tematica, nel quadro metodologico delineato, permetta di individuare alcuni aspetti del discorso complottista che altrimenti resterebbero vaghi. In effetti, pensiamo che una ricerca basata su un’analisi retorica dei discorsi complottisti ci dia la possibilità di affrontare diversi interrogativi come: cosa rende i discorsi complottisti persuasivi? Quali sono i meccanismi persuasivi presenti nei discorsi complottisti? Possiamo, a partire da questi procedimenti persuasivi, proporre una definizione univoca e stabile del complottismo? Ecc. Rispondervi ci porta a sviluppare la tesi di fondo seguente: i discorsi complottisti condividono molto con i meccanismi persuasivi abitualmente individuati nella retorica. A questa prima ipotesi va aggiunto un corollario che si collega al contesto attuale. La persuasione complottista sarebbe una delle manifestazioni della post-verità e della tensione contemporanea che si delinea tra fiducia, sfiducia e trasparenza. Di conseguenza, riteniamo che chiedersi che cosa renda i discorsi complottisti persuasivi abbia delle ricadute su altri temi di riflessione retorica come quello della sincerità e quello del rapporto con la verità e il verosimile. Di più, questo studio ci permetterebbe anche di confrontarci con preoccupazioni più generali su fenomeni contemporanei come la post-verità e la polarizzazione della società.Per esplorare tali proposte, la ricerca si organizza in due parti principali. Una prima parte generale di contestualizzazione e una seconda parte di analisi. La tesi si conclude poi con una breve riflessione sui possibili sviluppi teorici e pratici di questa ricerca. La prima parte della tesi ha lo scopo primario di contestualizzare il tema affrontato. Proponiamo, in primo luogo, di chiarire il nostro oggetto di ricerca, di interrogarci su cosa sia il complottismo, su chi siano i complottisti e su quali siano le diverse teorie del complotto in circolazione. In secondo luogo, proponiamo di contestualizzare temporalmente il nostro studio, ovvero di interrogarci sui legami esistenti tra complottismo e post-verità, mondo digitale e rapporto con l’informazione e la comunicazione, ma anche sull’intreccio contemporaneo fra il complottismo e le nozioni di fiducia, sfiducia e rivendicazione del diritto alla trasparenza. In terzo luogo, proponiamo di inserire il complottismo nell’attuale dibattito scientifico passando in rassegna la letteratura dedicata a questo tema. In tal modo, potremo collocare meglio l’approccio retorico nel contesto di tale dibattito. Per fare questo, abbiamo operato una selezione e ci siamo concentrati sulle discipline che presentano tratti e osservazioni comparabili con un approccio retorico al complottismo. In questa prospettiva, presentiamo brevemente la letteratura proposta in scienze politiche e storiche, in psicologia, in filosofia e in linguistica, precisando anche quali sono le conoscenze retoriche esistenti sul complottismo. Infine, chiariamo cosa intendiamo per retorica descrittiva, di impostazione aristotelica. Spieghiamo con maggiori dettagli la prospettiva adottata ed esponiamo i principali tratti caratteristici di questo approccio. Definiamo cosa intendiamo per techne retorica e come essa servirà da quadro teorico e metodologico per la nostra ricerca. In effetti, la techne ci permette di far emergere dall’analisi dei risultati omogenei pur mostrando le varianti dei diversi discorsi complottisti studiati. La seconda parte della tesi è dedicata all’analisi di un corpus di discorsi complottisti, emersi di fronte a un evento particolarmente violento: il periodo degli attacchi islamici in Europa, il periodo della pandemia di covid-19 e il periodo segnato dall’invasione dell’Ucraina da parte dalla Russia. Questi discorsi sono stati selezionati seguendo la tripartizione classica dei generi oratori (giudiziario, deliberativo ed epidittico) e analizzati utilizzando le tre prove retoriche (ovvero i mezzi di persuasione a disposizione dell’oratore: ethos, pathos e logos). L’utilizzo di questo apparato concettuale che ha radici nella Retorica di Aristotele, ci consente di proporre un quadro metodologico coerente ed applicabile a discorsi classificati tutti come complottisti ma che rispondono a obiettivi persuasivi distinti. Tramite questa metodologia, da una parte, compariamo le condizioni della persuasione in diversi contesti e, dall’altra parte, precisiamo le impressioni ottenute in ogni singolo caso, assicurandoci di non proporre ipotesi troppe restrittive. In questa prospettiva ogni discorso è analizzato separatamente, sebbene l’intreccio tra loro permetta di testare la solidità delle nostre ipotesi. Di conseguenza, l'analisi dei diversi discorsi presi in esame alimenta la riflessione sulle condizioni della persuasione complottista. A tale scopo, alla fine di ogni singola analisi, è proposto un resoconto, e, nella parte conclusiva della tesi, una riflessione di sintesi. In questa ultima parte delineiamo due possibili sviluppi della nostra ricerca: l’approfondimento di una riflessione teorica sulla fiducia e l’utilizzo di certi principi retorici in ambito educativo nella lotta al complottismo

    Interventi di archeologia urbana a Napoli: Castel Nuovo e piazza Dante. L'indagine archeologica: dall'età romana al Viceregno spagnolo: L'indagine archeologica dall'età romana al Viceregno spagnolo.

    No full text
    L'indagine archeologica effettuata in occasione dei lavori per la costruzione dela Metropolitana di Napoli in Piazza Dante, ha consentito di acquisire nuovi elementi relativi alla topografia dell'area urbana tra l'eà romana ed i periodo vicereale. Sono state individuate quattro fasi pprincipali di frequentazione, precedenti alla sistemazione ottocentesca della Piazza

    Parole come armi. Riflessioni sull’intreccio tra parlare e combattere

    No full text
    Argomento di questo articolo è l'associazione tra ‘parlare’e ‘combattere’. Tale associazione affonda le sue radici nella cultura greca arcaica, ed è ancora la base per le molteplici espressioni che attingono all'ambito del conflitto per riferirsi all’attività verbale. L’idea di fondo è che una riflessione su tale associazione possa contribuire a una migliore comprensione dell’odio discorsivo e, più in generale, del rapporto tra linguaggio e violenza. La tesi è che la relazione tra ‘parlare’ e ‘combattere’ sia un intreccio profondo che è meglio comprendere in termini di chiasmo piuttosto che di metafora.The topic of this article is the association between speaking and fighting. This association is rooted in archaic Greek culture, and it is still the basis for the many expressions that draw on the domain of conflict to refer to verbal activity. The guiding idea is that a reflection on this association can contribute to a better understanding of discursive hatred and, more generally, of the relationship between language and violence. The thesis is that the relationship between speaking and fighting is a deep entanglement that is best understood in terms of a chiasmus rather than a metaphor

    Le parole dell'odio. Dal lessico alle pratiche verbali

    No full text
    Argomento dell'articolo è il fenomeno dello "hate speech" (discorso d’odio). La tesi che si sostiene è che tale fenomeno può essere meglio compreso se si parte dal mettere in discussione la netta distinzione tra una tra forma di violenza puramente ‘fisica’ e una puramente ‘verbale’ e si cerca, invece, di mettere a fuoco l’intreccio tra verbalità e violenza nell’essere umano, domandandosi se, ed eventualmente in che modo, il fatto di essere" animali parlanti" modifichi anche il nostro modo di essere violenti. Per fare questo, occorre superare un approccio puramente lessicale o semantico al fenomeno e inserire invece le parole d'odio nelle concrete pratiche verbali nelle quali esse sono utilizzate

    Retorica e vita quotidiana : che cosa ha ancora da dirci Heidegger sulla Retorica di Aristotele

    No full text
    L'articolo mira a mostrare la rilevanza filosofica della lettura della Retorica di Aristotele proposta da Heidegger durante il corso tenuto a Marburgo nel 1924 (Grundbegriffe der Aristotelischen Philosophie). L'obiettivo principale non è discutere la correttezza filologica dell'interpretazione di Heidegger o il ruolo che il corso ha svolto nello sviluppo del pensiero successivo del filosofo tedesco. Piuttosto, l'intento è mostrare come (e perché) la lettura heideggeriana ci consenta di (ri)valorizzare la Retorica aristotelica inserendola nel dibattito filosofico contemporaneo. La tesi sostenuta è che la forza principale della lettura heideggeriana della Retorica è la sua capacità di mettere in evidenza, in linea con la prospettiva aristotelica, l'intreccio tra corpo, linguaggio e socialità nell'essere umano.The paper aims to show the philosophical relevance of the reading of Aristotle’s Rhetoric proposed by Heidegger during the course held in Marburg in 1924 (Grundbegriffe der Aristotelischen Philosophie). The main objective is not to discuss the philological correctness of Heidegger’s interpretation or the role that the course played in the development of Heidegger’s next thought. Rather, the intent is to show how and why the Heideggerian reading allows us to enhance the Aristotelian rhetoric in contemporary philosophical debate. The thesis argued is that the main strength of the Heideggerian reading of rhetoric is its ability to bring out, in line with the Aristotelian perspective, the interweaving of body, language and sociality in the human being

    Chi ha paura della retorica?

    No full text
    L’articolo pone la questione relativa al ruolo che la retorica può ancora svolgere nel nostro dibattito pubblico. La tesi sostenuta è che, per quanto possa apparire paradossale, oggi abbiamo bisogno di più e non di meno retorica. L’idea di fondo che sta alla base di questa tesi è che la retorica è la disciplina che, sin dalle sue origini, ha saputo assumere la radicale ambivalenza della parola e la sua intrinseca natura agonistica. La tradizione antiretorica che risale a Platone, ed è ancora ben radicata nella nostra cultura, ha rimosso questa ambivalenza per cercare di neutralizzare il nesso antropologico tra linguaggio e violenza. Si tratta però, al di là delle apparenze, di una mossa insidiosa che rischia solo di occultare la forza della parola senza assumersene la responsabilità.The article focuses on the role that rhetoric can still play in our public debate. The thesis argued is that paradoxical as it may seem, today we need more and not less rhetoric. The underlying idea is that rhetoric is the discipline that, since its origins, has been able to take on the radical ambivalence of the language and its agonistic nature. The anti-rhetorical tradition that dates back to Plato, and is still well rooted in our culture, has removed such ambivalence in an attempt to neutralise the anthropological link between language and violence. However, despite appearances, this is an insidious move that only risks concealing the power of the word without taking responsibility for it
    corecore