11 research outputs found

    Polyinternalolefins

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    Characterisation by EPR and other techniques of La1-xCexCoO3+delta perovskite-like catalysts for methane flameless combustion

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    Two differently prepared series of La1-xCexCoO3 (x=0, 0.05, 0.1, 0.2), indicated by A and C, have been analysed by EPR at temperature ranging between 95 and 295 K, both before and after their use as catalysts for methane flameless combustion. At progressively lowering temperature, some samples showed a narrowing Lorentzian-shaped pattern. This has been attributed to the formation of ordered layer-like systems. A different behaviour has been noticed with the x=0.1 samples of both series. The formation of spin bags and of spin glass has been hypothesised with these samples. A correlation between EPR spectra and catalytic performance has been highlighted. (C) 2001 Elsevier Science B.V. All rights reserved

    Polyinternalolefins

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    Polyinternalolefins

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    Odorant Binding Proteins of the Red Imported Fire Ant, Solenopsis invicta: An Example of the Problems Facing the Analysis of Widely Divergent Proteins

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    PMCID: PMC3031547This is an open-access article distributed under the terms of the Creative Commons Public Domain declaration which stipulates that, once placed in the public domain, this work may be freely reproduced, distributed, transmitted, modified, built upon, or otherwise used by anyone for any lawful purpose

    L'ARCHIVIO DI LEO. Prima presentazione pubblica del fondo Leo de Berardinis. Festa con i suoi attori

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    L'ARCHIVIO DI LEO, a cura di Cristina Valenti (responsabile dell'Archivio Leo de Berardinis), con Marco De Marinis e Laura Mariani. Laboratori delle Arti/Teatro, nell'ambito delle iniziative del Centro Teatrale La Soffitta, Dipartimento delle Arti Università di Bologna. La giornata è stata organizzata in occasione del completamento della prima tranche del lavoro di riordino, catalogazione, digitalizzazione del Fondo - Archivio Leo de Berardinis, affidato al Dipartimento delle Arti con contratto di comodato d’uso sottoscritto dalle eredi Carola De Berardinis e Maria Grazia Grassini. La costituzione del Fondo presso il Dipartimento delle Arti suggella il legame privilegiato di Leo con l’Università di Bologna, che gli ha conferito la Laurea ad Honorem il 4 maggio 2001. La raccolta documentaria, relativa all’attività del Maestro dal 1967 al 2001, si riferisce per la maggior parte al ventennio bolognese (1983-2001), periodo in cui l’artista ha prima operato presso la Cooperativa Nuova Scena, quindi ha aperto lo Spazio della Memoria e infine ha diretto il Teatro Laboratorio San Leonardo. “Luogo di registrazione di una vita straordinaria”, come l’ha definito Claudio Meldolesi che ne è stato il principale ispiratore e artefice, l’archivio comprende manoscritti, appunti e brogliacci di lavoro, copioni, registrazioni sonore e video, fotografie, locandine, programmi di sala, rassegne stampa. Una raccolta non sistematica e non priva di lacune, in grado però di restituire, anche nella sua irregolarità, uno Spazio di Memoria analogo a quello che fu il suo teatro vivente, che può rivivere oggi nelle interazioni con studiosi e cultori dell’opera di Leo. La giornata è stata pensata come una festa per Leo, all’insegna del suo teatro, di cui sono stati protagonisti gli attori, che hanno portato le loro testimonianze, memorie, visioni in omaggio al Maestro. Un’installazione video ha accompagnato l’omaggio degli artisti, alle cui spalle sono stati proiettati documenti fotografici e testuali estratti dall’archivio. PROGRAMMA - Ore 15.00 Apertura - Saluti di Giuseppina La Face, Direttore del Dipartimento delle Arti; Mirella M. Plazzi, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Relazioni di Marco De Marinis, responsabile scientifico del Centro La Soffitta; Laura Mariani, comitato scientifico dell’Archivio Leo de Berardinis; Cristina Valenti, responsabile dell’Archivio Leo de Berardinis. Ore 15.45 Primo movimento_Voci: Eugenio Allegri, Macbeth; Ivano Marescotti, Senza Leo; Loredana Putignani, Leo e Neiwiller. Salvare dall’oblio; Silvio Castiglioni, Gli uomini sono strade. Leo a Santarcangelo; Fabrizia Sacchi, King Lear n.1; Valentina Capone, L’uso della maschera nel teatro di Leo. Interludio (audio): Toni Servillo, A bottega da Leo. Ore 17 Break. Ore 17.15 Secondo movimento_In forma di coro: Stefano Randisi, Drammaturgia spezzata e ricomposta. I lampi di Amleto, Urlo, Totò e Laurence Olivier in The Connection; Angela Malfitano, La Tempesta bianca (La Tempesta); Marco Sgrosso, L'inferno dei Grandi (Quintett); Marco Manchisi, Il peso delle parole nel crepuscolo della scena (Metamorfosi, Totò, Principe di Danimarca); Enzo Vetrano, Totò, Principe di Danimarca; Elena Bucci, Il ritorno di Scaramouche; Licia Navarrini, Samuel, 120 ore di lavoro su Beckett; Francesca Mazza, La luce e lo spazio scenico; Gino Paccagnella, Edificio teatrale e Poesia. Installazione video: Roberto Passuti. Ricerca d'archivio: Viviana Santoro e Cristina Valenti

    Leo de Berardinis oggi

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    Non diminuisce l’interesse per Leo de Berardinis che si conferma protagonista del Novecento teatrale: attore, regista, drammaturgo e dramaturg, creatore di spazi e di luci, teorico, politico dell’organizzazione, pedagogo, uomo-teatro insomma, intimamente coinvolto da musica, cinema, arti visive, letteratura, scienze. Laureato ad honorem dall’Università di Bologna nel 2001, ad inaugurare simbolicamente il millennio, dopo un percorso lungo e accidentato che lo ha visto imporsi all’attenzione con le contestazioni più radicali di un teatro nuovo inventato con Perla Peragallo, Leo più di ogni altro ci sembra rappresenti la parabola multipla e complessa del della scena italiana della seconda metà del Novecento. Su Leo sono stati scritti libri di pregio, numerosi saggi, ma questo volume ha la pretesa della novità: gli studi proposti nascono infatti da ricerche di prima mano condotte nell’Archivio Leo de Berardinis, conservato presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, come l’artista desiderava. Mentre il dossier di testimonianze raccoglie gli interventi proposti in occasione della "Prima presentazione pubblica del fondo Leo de Berardinis", organizzata a Bologna, presso i Laboratori delle Art (attuale DAMSLab), il 12 giugno 2017, quando la famiglia artistica di Leo è stata invitata a dialogare virtualmente con tracce e reperti estratti dai materiali d’archivio e organizzati in installazione visiva. Nell’un caso e nell’altro l’archivio manifesta il suo valore di memoria attiva, non solo in quanto luogo di conservazione, ma anche per la capacità di aprirsi all’esterno riattivando inediti percorsi di ricerca e di confronto fra pratica e cultura scenica. Leo, che non nascondeva la sua diffidenza rispetto alla possibilità di restituzione tecnologica della vita scenica, ha sicuramente voluto che la rappresentazione documentale della sua attività non andasse dispersa, condividendo con gli attori, gli organizzatori e i collaboratori del suo teatro un progetto, forse mai del tutto esplicitato ma di fatto realizzato, di costruzione di un corpus archivistico del tutto organico alla sua idea di teatro come spazio della memoria, dialogante con la tradizione, impegnato creativamente nel presente e propulsore di eredità scenica. Un progetto che si è concretizzato in particolare nel periodo bolognese (1982-2001), al quale appartiene la maggior parte dei materiali (che coprono complessivamente l’intero arco della sua attività, a partire dal 1967), grazie al favore di una nuova stanzialità e al sodalizio culturale con l’Università di Bologna e in particolare con Claudio Meldolesi. Affidato in comodato d’uso al Dipartimento delle Arti, prima dalla tutrice legale poi dalle eredi, quell’archivio per molti versi anomalo, a seguito di un esemplare lavoro di inventariazione, ordinamento e descrizione realizzato con la consulenza dell’IBC, ha conquistato l’attuale consistenza di archivio storico a tutti gli effetti, già navigabile attraverso la base dati e presto anche online in maniera analitica (Cristina Valenti). L’Archivio con i suoi straordinari tesori costituisce il filo rosso dei saggi contenuti nella prima parte della rivista, intitolata Studi. Ripensare Leo attraverso l’archivio. Questi i temi trattati: la statura anche teorica di Leo protagonista del Novecento teatrale (Marco De Marinis), la drammaturgia (Stefano Casi) e il rapporto privilegiato con Shakespeare (Franco Vazzoler), il Teatro di Marigliano riletto attraverso una fonte d’eccezione come i quaderni inediti di Perla Peragallo (Stefano De Matteis, Sara Biasin), la fioritura del pensiero e dell’esperienza scenica della fase bolognese (Massimo Marino), il rapporto con la critica (Roberta Ferraresi), Leo che agisce da compositore (Roberto Anedda) e lascia testimonianze iconografiche ancora da studiare (Silvia Mei), Leo cultore esigente di rapporti umani e d’arte insieme (Laura Mariani). Il dossier Le testimonianze degli artisti raccoglie le parole di quindici attori e quattro suoi collaboratori, proseguendo la dimensione di coralità inaugurata da La terza vita di Leo. Gli ultimi vent’anni del teatro di Leo de Berardinis riproposti da Claudio Meldolesi con Angela Malfitano e Laura Mariani e da ‘cento’ testimoni (Titivillus 2010). Leo è stato infatti un grande maestro che ha lasciato tracce indelebili in chi ha lavorato con lui. Il dossier riproduce la struttura della giornata dedicata alla presentazione dell’archivio. Nel Primo movimento intervengono le Voci di Eugenio Allegri, Valentina Capone, Silvio Castiglioni, Roberto Latini, Ivano Marescotti, Stefano Perocco di Meduna, Loredana Putignani, Fabrizia Sacchi, Toni Servillo; mentre il Secondo movimento si presenta in forma di Coro, cioè nella forma fisica con cui gli attori si presentarono allora: e sono Elena Bucci, Angela Malfitano, Marco Manchisi, Francesca Mazza, Licia Navarrini, Gino Paccagnella, Stefano Randisi, Marco Sgrosso, Enzo Vetrano. In mezzo un Interludio con brani di un’intervista inedita a Maurizio Viani, artista della luce al fianco di de Berardinis. Queste testimonianze possono essere lette come “documenti” di un archivio letteralmente in vita, un “archivio incarnato” da chi ha avuto Leo come maestro e regista e ne prolunga il lascito: grazie alla memoria acquisita consciamente e inconsciamente dal corpo dell’attore, grazie al suo impegno nella trasmissione orale del proprio sapere, come è tipico del teatro

    Frammenti semantici. Riflessioni su descrizioni archivistiche e web semantico: Il caso dell’archivio Giovanni Testori

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    This doctoral thesis is about the possibility to put archival data (for example archival descriptions, authority records and so on) directly into semantic web, particularly using a technology called “Topic Maps”. Topic Maps are an ISO standard quite similar to RDF. To show that it's possible to express archival data directly into semantic web, I translated all archival standards (such ISAD, ISAAR, ISDIAH, ISDF) into Topic Maps Constraint Language schemas. TMCL is a standard of the Topic Maps family. What it's important is that you can declare constraints and inference rules to ensure that a topic map holding archival data is compliant to archival standards. So, once shown that is possible expressing archival data into semantic web, which is the main advantage? I think that we can find three advantages in this approach: you can build flexible and extensible information systems you can create import and export as linked data you can merge data of different areas (for example you can merge archival authority records and librarian authority records) For that aim I also created crosswalks between different standards. For example I mapped FRAD with ISAAR. For import and export I created some XSL-T stylesheets to convert EAC and EAD to Topic Maps and I released them as opensource on google code. Lastly I proposed a strong idea to develop flexible information systems (for example a software to manage a digital library or an archival information system such the archival system for national archives). In those systems data wouldn't be stored in a database, but directly in RDF triples or, why not, in a topic map. This allows to extend or change the system without a database change (so you can add or change a descriptive field without touch the database)

    SETI scientific activities in Sardinia: Search for ET, pulsars and Fast Radio Bursts

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    The Sardinia Radio Telescope, which was inaugurated in 2013, is getting ready to participate in the Search for ExtraTerrestrial Intelligence (SETI) observations. This involves, in collaboration with the SETI collaboration and the ``Breakthrough Listen initiative", the onsite installation of the SERENDIP VI setup for SETI observations. In parallel, a scientific team at the Cagliari Astronomical Observatory is becoming acquainted with SETI search algorithms: both standard algorithms using the Fast Fourier Transform; and more versatile algorithms using the Kahrunen-Loève Transform (KLT) as well as Wavelets. The team is also investigating the possibility to pursue, with the SERENDIP VI setup, the simultaneous search for Extraterrestrial Intelligence, pulsars and Fast Radio Bursts

    SETI in Sardinia: status of scientific and technological developments

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    Since 2013, several staff members of the Cagliari Astronomical Observatory have been involved with SETI activities, both from a technological and a scientific perspective. One major asset related to this research area is the presence, in the territory, of one of the most modern single-dish antennas: the Sardinia Radio Telescope (SRT). In this paper, we outline all aspects of our initiatives in the framework of the Search for ExtraTerrestrial Intelligence. We describe the development of SRT instrumentation for the purpose of receiving data that could potentially contain signs of life, as well as the directions that we are investigating for studying and analyzing these data, including in an international context
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