485 research outputs found

    Euromosaic - a still open challenge - Introduzione

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    Nell’attuale scenario socio-politico, oggi più che mai, il concetto stesso di Europa appare indefinito e confuso. Infatti, in base a diversi contesti Europa può essere un toponimo, anche se per la sua morfologia i geografi tendono a considerare “continente” l’intero blocco eurasiatico – il termine delimita dei territori e assume quindi rimandi (geo)-politici. Tuttavia, il termine Europa può anche denotare un etnonimo, e includere un insieme di etnie e culture le quali, pur nelle loro differenze, condividono tratti culturali e comuni origini cristiane, in tal caso, si privilegia una prospettiva storico-culturale. Infine, con Europa si può altresì indicare un mercato economico, i cui Stati membri beneficiano della libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone che condividono anche, a maggioranza, una valuta comune. Nell’ultimo caso si opera tout-court una sovrapposizione, tanto comune quanto ingiustificata, tra l’Europa geo-politica e l’Unione Europea (UE). Come noto, l’odierna UE è il risultato del divenire di una coalizione nata all’indomani della Seconda Guerra mondiale; nel 1958 la Comunità Economica Europea (CEE) nacque proprio con l’intento di promuovere la collaborazione economica tra paesi sulla base della convinzione che favorire il commercio, e creare quindi una rete di interdipendenza tra vari stati, potesse ridurre i rischi di successivi eventuali conflitti. L’originaria unione, che includeva solo sei nazioni – Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – e mirava ad una cooperazione economica, si è nel tempo ampliata sia geograficamente sia negli ambiti di interesse, includendo progressivamente settori che spaziano oggi dal clima all’ambiente, alla salute, alle relazioni esterne e alla sicurezza, all’economia ed alle 6 - EUROmOsaic: a still OpEn challEngE politiche monetarie e alla giustizia, fino ad includere l’attualissimo quanto spinoso problema dell’immigrazione. Per sottolineare tale evoluzione, nel 1993, la definizione stessa di Comunità Economica Europea è stata sostituita, appunto, unicamente con Unione Europea. Tra i principali valori ed obiettivi dell’UE vi sono la salvaguardia della libertà, della dignità umana, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto ed il rispetto dei diritti umani. Nel 2012 all’UE è stato motivatamente attribuito il premio Nobel per la pace, avendo «for over six decades contributed to the advancement of peace and reconciliation, democracy and human rights in Europe».1 Nonostante tale insigne riconoscimento, purtroppo, oggi l’UE vive momenti di grande tensione, attanagliata dalla problematica crisi dei migranti e percorsa dai venti gelidi del cosiddetto euroscetticismo, che ha indotto nel giugno scorso la tanto controversa Brexit, anche se è da puntualizzare che la attuazione dell’uscita del Regno Unito dall’UE è ancora in una (dibattuta) fase attuativa. L’UE è quindi ben lungi dall’essere acquisita e consolidata, ma presenta piuttosto uno scenario estremamente fluido e multiforme, che può e deve essere analizzato sotto diverse angolature e prospettive per poter essere compreso

    Euromosaic - a still open challenge

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    Nell’attuale scenario socio-politico oggi più che mai, il concetto stesso di Europa appare indefinito e confuso: in base a diversi contesti Europa può essere un toponimo, e delimitare quindi dei territori, anche se per la sua morfologia, i geografi tendono a considerare continente l’intero blocco eurasiatico – il termine assume quindi generalmente rimandi (geo)-politici. Tuttavia, Europa può anche denotare un etnonimo, e includere un insieme di etnie e culture le quali, pur nelle loro differenze, condividono tratti culturali e comuni origini Cristiane, e quindi privilegiare una prospettiva storico-culturale. Infine, con Europa si può anche indicare un mercato economico, i cui Stati membri beneficiano della libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e condividono anche, a maggioranza, una valuta comune. Nell’ultimo caso si opera tout-court una sovrapposizione, tanto comune quanto ingiustificata, tra l’Europa geo-politica e l’Unione Europea (UE). Come noto, l’odierna UE è il risultato del divenire di una coalizione nata all’indomani della Seconda Guerra mondiale; nel 1958 la Comunità Economica Europea (CEE) nacque proprio con l’intento di promuovere la collaborazione economica tra i paesi sulla base della convinzione che favorire il commercio, e creare quindi una rete di interdipendenza tra vari paesi, potesse ridurre i rischi di successivi eventuali conflitti. L’originaria unione, che includeva solo sei paesi – Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – e mirava meramente ad una cooperazione economica, si è nel tempo ampliata sia geograficamente sia negli ambiti di interesse, includendo progressivamente settori che spaziano oggi dal clima all’ambiente, alla salute, alle relazioni esterne e alla sicurezza, all’economia ed alle politiche monetarie e alla giustizia fino ad includere l’attualissimo quanto spinoso problema dell’immigrazione. Per sottolineare tale evoluzione, nel 1993, la definizione stessa di Comunità Economica Europea è stata sostituita, appunto, con Unione Europea. Tra i principali valori ed obiettivi dell’UE vi sono la salvaguardia della libertà, della dignità umana, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto ed il rispetto dei diritti umani. Nel 2012 all’UE è stato motivatamente attribuito il premio Nobel per la pace, avendo «for over six decades contributed to the advancement of peace and reconciliation, democracy and human rights in Europe». Nonostante tale insigne riconoscimento, purtroppo, oggi l’UE vive momenti di grande tensione, attanagliata dalla problematica crisi dei migranti e percorsa dai venti gelidi del cosiddetto euroscetticismo, che hanno indotto nel giugno scorso la ormai arcinota Brexit, anche se è da puntualizzare che la attuazione dell’uscita del Regno Unito dall’UE è ancora in una (dibattuta) fase embrionale. L’UE e’ quindi ben lungi dall’essere acquisita e consolidata, ma presenta piuttosto uno scenario estremamente fluido e multiforme, che può e deve essere analizzato sotto diverse angolature e prospettive per poter essere compreso. Di tale scenario, molteplice e complesso – in cui si intrecciano temi e questioni principalmente di natura socio-politica, lingua-culturale, storica, identitaria – i contributi raccolti in questo volume intendono tracciare una rappresentazione significativa, offrendo dalle loro diverse angolature una vasta gamma di dettagliate analisi. Si mettono in rilievo differenze e/o similitudini all’interno dei vari Stati membri dell’UE, evidenziando in tal modo sia quanto è stato sinora attuato nella effettiva realizzazione dell’Unione, sia quante e/o quali tessere manchino, in particolar modo in specifici settori, per completare e al tempo stesso preservare la edificazione dello sfaccettato Euro-mosaico. I diversi contributi, forniti da docenti impegnati nell’ambito della didattica delle lingue presso diversi Atenei italiani e/o da studiosi delle politiche europee, sono stati suddivisi in tre sezioni in base a tre principali aree di investigazione, e si articolano attraverso una pluralità di approcci e metodologie che rendono i singoli discorsi critici riccamente modulati e ne potenziano gli stili argomentativi. La prima sezione riunisce contributi principalmente focalizzati su analisi più specificatamente socio-linguistiche di alcune politiche adottate dall’Unione Europea. La seconda sezione è incentrata su differenze e/o similitudini emerse all’interno dell’UE dalla contrapposizione/comparazione di aspetti più squisitamente linguistico-culturali. La terza sezione è dedicata ad un’analisi comparativa di metodologie e tecniche (glotto)didattiche adottate in alcuni atenei europei. Data l’importanza della diversità linguistica, è altrettanto fondamentale ed interessante esporre e far conoscere i modi in cui vengono implementate le politiche linguistiche del plurilinguismo e del multilinguismo, e quali siano le (nuove) frontiere della glottodidattica in atenei italiani ed europei. Dalla vastità e attualità dei temi trattati nei singoli contributi emerge lo scenario di popoli e nazioni che stanno vivendo un’era ricca di fermenti sociali e di cambiamento, in cui la portata del fenomeno migratorio non può essere sottovaluta. Tuttavia, di forte attualità appare il messaggio sotteso all’intero volume, ossia che le differenze linguistiche e socio-culturali presenti sia tra i singoli stati membri, sia al loro interno, non devono essere considerate una minaccia, ma piuttosto una sfida ancora aperta, e, indubbiamente, «a rewarding challenge» (Amin Maloof)

    Regional varieties vs standard Italian – the case of the Neapolitan dialect

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    Dialects, i.e. “a non-standard variety of a given language” (Dudek 2018: 297), although legitimate linguistically, tend to be stigmatised and works in dialect are often viewed as a ‘minor’ output. Additionally, dialects often constitute a significant barrier to interlingual transfer (Guillot 2010, 2016) and the linguistic features of dialects can be problematic in rendering them to a standard language – or even maintaining them with similar dialect words of the target language – mainly in the field of audiovisual translation (Longo 2009; Cavaliere 2010, 2019, 2021)

    Translation and Migration - Narratives of a Transition

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    This volume focuses on migration in its socio-linguistic and psychological dimensions, encompassing migration keys mainly associated with communication across linguistic and cross-cultural boundaries. In particular, migration is broadly understood and analysed as relating to the cross-over of language, translation, mediation/interaction activities and representations in a (multi)media framework. The authors’ contributions encompass themes of linguistic and psycho/socio-cultural representation, socio-cultural conflict, renegotiation of individuals and group identities, cross-cultural and cross-linguistic sensitivity. These issues are explored by scholars from renowned Italian universities whose contributions are meant to promote a cross-fertilization of ideas and theoretical approaches. The volume is divided into two Sections: Translation and Migrant Representations and Migration and Identity Issues. The first Section – Translation and Migrant Representation – focuses on translation and on various forms of migrant (media) representations. Globalization is demanding greater and greater attention to mediation processes and issues of transfer, in terms of ‘travelling concepts’ and the interactions that make up cultural encounters, and the circulation of representations. International migration flows seem to have subverted the functions of the borders of nation-states, whose aim seems no longer to be to safeguard their territories in time of war, but rather to protect them from mass invasion by migrants, who are perceived as «undeserving foreigners». The contributions in the second Section – Migration and Identity Issues – focus more specifically on studies of cultural and social identity, multiculturality, cultural hybridity, language acquisition, and identity in multilingual societies. Though multicultural societies seem to have become the norm today, identity in integration is a particularly relevant and thorny issue, as some contributions highlight from different perspectives. In our increasingly fragmented societies, where numerous cultures mix, the old national boundaries have collapsed, and major demographic movements have blurred the very notions of ‘identity’, ‘culture’ or ‘nation’. The national-romantic idea of an inner association between language and people/nation, and subsequently their national culture, the German muttersprachliche Kultur – now belongs to the past. The recognition of changes in communication patterns leads us to renegotiate the ‘linguistic nationism’ equation , which previously shaped identities around language identity and a rejection of separate languages and cultures. The more so because in our multilingual societies, where the status of the individual depends crucially upon his or her access to and proficiency in the language(s) of highest status within the national context. As Miller argues, «the important link between second language use and social identity must be seen in its relation to empowerment and the ongoing process of selfrealisation». As all the contributions in this volume show, migration flows have produced, and are still producing racial, and cultural hybridity, and our societies have consequently become «an abstract [yet palpable] concept compounded of ideas about the sovereignty of nation-states, the intensification of commerce, and strategies of cultural representation». It could thus be constructive to consider interdisciplinarity and transdisciplinarity as a translation problem, potentially enhancing our understanding of the contact zones arising in the transitions between disciplines. In particular, in this ever-increasing scenario of global displacements, rather than insisting on the accepted notion of translation as a bridge-building activity, we might consider a more general theory of political transaction, like the one postulated by Susan Bassnett: «Translation therefore has both a personal and a political dimension and needs to be seen as the primary tool in a twenty-first century vision of the world that seeks to encompass multiple forms of communication with the objective of avoiding catastrophic conflicts arising from a failure to read the sigs of other cultures». Paradoxically, the first aim of translation is to enhance differences rather than erase them: «Translation in a globalized world has the potential both to strengthen the localization of speech communities and to allow for the engagement with differences without which we are condemned to, at best, mutual indifference and, at worst, reciprocal hostility». In this perspective translation can also become a transformative act leading to a reciprocal change, as Bauman argues: «No act of translation leaves either of the partner intact. Both emerge from their encounter changed, different at the end of the act from what they were at its beginning» . In this sense, and once again, translation and migration metaphorically overlap, since every cross-cultural encounter with ‘translated’ people may/should have the same transformative power for all of us

    ‘Dimensioni psicologiche e linguistiche dell’integrazione interculturale di immigrati in Italia’

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    " L'Italia è un paese di recente immigrazione e ciò ha indotto in modo crescente la necessità di un approfondimento interdisciplinare dei fattori in grado di promuovere l'integrazione dei lavoratori immigrati. Molte ricerche effettuate negli ultimi decenni su diverse popolazioni di lavoratori immigrati hanno rilevato come dimensioni quali la disoccupazione, il tipo di lavoro, il cambiamento di lavoro, la lontananza dalla famiglia, le difficoltà di apprendimento di un'altra lingua, la discriminazione siano frequentemente associati a disagio psicologico e allo sviluppo di patologie psichiche e fisiche (Aroian & Norris, 2000; Aroian, Norris, Patsdaughter & Tran, 1998; Frye & D'Avanzo, 1994; Furnham & Sheikh, 1993; Hattar-Pollara & Meleis, 1995; Kim & Rew, 1994; Lipson, 1992; Lipson & Miller, 1994; Moghaddam, Ditto & Taylor, 1990, 1990; Moon & Pearl, 1991; Thompson, 1991). Del resto, nel nuovo scenario multietnico emerge continuamente per gli immigrati l’esigenza di un percorso verso l’ integrazione quanto più chiaro ed agevole possibile. Ogni processo di accettazione e integrazione deve quindi avvenire attraverso il dialogo (dià-légein = legare ciò che è separato) ed il confronto, il che presuppone necessariamente una possibilità di scambio comunicativo, e quindi di condivisione, almeno parziale, di codici linguistici. “Riuscire a comunicare, e non solo per risolvere questioni di ordine burocratico, lavorativo o di assistenza primaria, svolge anche un’importante funzione psicologica, in quanto permette allo straniero di ridurre la percezione della distanza che lo separa dagli autoctoni e di attenuare, seppur parzialmente, quel senso di alterità e di estraneità rispetto alla società italiana.[...] Non si tratta dunque solo, anche se sono fondamentali, di differenze linguistiche, ma addirittura di diversi modi di conoscere il mondo.” (Bichi, Valtolina 2005: 181[...]197). Pertanto, la presente ricerca mira ad approfondire alcune dimensioni psicologiche e linguistiche rilevanti nella promozione dell'integrazione interculturale di lavoratori immigrati in Italia. 1) Per quanto riguarda, più specificamente, le dimensioni psicologiche essa si muove nell’ambito dei modelli transazionali di analisi e valutazione dello stress lavoro-correlato (Cooper, Sloan, Williams, 1988; Siegrist, 1996; Zurlo, Pes, Cooper, 2007; Zurlo, Pes, Siegrist, 2010) e applica tale prospettiva allo studio dello stress e degli effetti di esso sulla salute psicofisica dei lavoratori immigrati. In questo senso essa intende concentrare l'attenzione sulle fonti e le dimensioni dello stress da acculturazione (Noh, Kaspar, 2003; Noh, Avison, 1996; Noh, Kaspar & Chen, 1998), nonché sugli effetti di esse sulle condizioni di salute psicofisica dei lavoratori immigrati. Lo stress da acculturazione è connesso alla necessità di adattamento al nuovo contesto culturale e lavorativo nel paese ospitante (Berry, 1980; Kim, 1991; Kuo, 1984; Palinkas, 1982; Phinney, 1990), al dover imparare una nuova lingua (Hurh & Kim, 1990), e al dover affrontare non di rado conflitti culturali intergenerazionali all'interno della famiglia (Kuo, 1984; Nah, 1993; Noh, Wu, Speechley, et al,1992;. Shin, 1993). Le suddette fonti di stress da acculturazione possono dare origine a diversi problemi psicologici (Berry, Kim, Minde, e Mok, 1987; Hirayama e Cetingok, 1988;. Lin et al., 1992; Noh, Speechley, et al., 1992). L'Acculturation Stress Index (ASI, Noh & Avison; 1996) è uno strumento self-report creato per misurare e valutare dimensioni e intensità dello stress da acculturazione. Esso è composto da 5 Scale, corrispondenti ad altrettante fonti di stress percepite: Language barriers, Social isolation, Sense of marginality, Socioeconomic adjustment, Difficulties in family relations. La ricerca mira a: proporre la versione italiana dell'Acculturation Stress Index; analizzarne le proprietà psicometriche e la struttura fattoriale; e verificarne la validità predittiva rispetto allo stato di salute psicofisica di lavoratori stranieri. A 700 lavoratori migranti in Italia ed equamente distribuiti per etnia (Est Europa, Ghana, Marocco) sarà somministrata una batteria comprendente: un questionario sulla salute fisica; la versione italiana dell'ASI (Noh & Avison, 1996); e la versione italiana della Symptom Check List-90-R (SCL 90-R, Derogatis, 1994; Sarno, Preti, Prunas, Madeddu, 2011). I dati saranno elaborati attraverso analisi fattoriale (Principal Axis, Varimax rotation, communalities >.35, eigenvalues >1; Scree test; Parallel Analysis; item factor loadings >.30) per verificare la validità di costrutto, e attraverso analisi della regressione logistica (Dependents e Covariates in median split, Forward, indicator contrast) per valutare la validità predittiva delle dimensioni dello stress da acculturazione sul disagio psicofisico dei lavoratori immigrati. I risultati saranno analizzati tenendo conto delle diverse etnie di lavoratori immigrati considerati nel campione. 2) Per quanto concerne le dimensioni linguistiche il progetto intende partire dalla valutazione della portata delle barriere linguistiche nel globale processo di integrazione (Cavaliere, 2010; 2014). “Un primo vincolo per l’instaurarsi di relazioni positive è sicuramente quello linguistico: la inizialmente totale mancanza di conoscenza della lingua italiana da parte degli stranieri immigrati e la scarsissima conoscenza della lingua inglese da parte degli italiani costituisce indubbiamente la prima barriera.” (Bichi, Valtolina 2005: 164). In tal senso, occorre ricordare che molti immigrati spesso provengono dai cosiddetti paesi dell’ Outer Circle , ossia quei paesi - secondo la famosa visualizzazione in tre cerchi concentrici operata da Kachru (1985; 1992) per rappresentare la diffusione della lingua inglese nel mondo - che hanno vissuto un periodo di colonizzazione sotto il Regno Unito, e in cui tutt’oggi l’inglese ricopre il ruolo di ‘seconda lingua’ nelle rappresentanze istituzionali, spesso svolgendo anche una funzione aggregante soprattutto in contesti linguistici estremamente frammentati. In tale orizzonte, nell’ambito del progetto saranno elaborati due sondaggi da somministrare rispettivamente a comunità di migranti provenienti da paesi dell’ Outer Circle residenti in Italia, ed a cittadini italiani. Il primo sondaggio, rivolto a diverse comunità di migranti stranieri mira a valutare le difficoltà relative alla interazione con figure istituzionali e l’eventuale apporto/contributo fornito dalla pregressa conoscenza della lingua inglese da parte degli stessi migranti. Il secondo sondaggio, che sarà effettuato con residenti italiani del territorio campano, intende conoscere la/e lingua/e attraverso cui avviene (laddove avviene) comunicazione con gli stranieri residenti ed il grado di interazione reciproca. Strumento primario di ogni mediazione cross-culturale è dunque la lingua, poiché la strada dalla marginalizzazione - o peggio discriminazione - alla piena integrazione passa infatti innanzitutto attraverso il multilinguismo e lo scambio interculturale. Giacché solo tale scambio consente, soprattutto alle nuove generazioni, di scoprire e valorizzare, piuttosto che temere, la diversità, imparando al tempo stesso a trascendere gli stereotipi e a ricercare piuttosto un comune terreno di dialogo e interscambio, la ricerca mira a esplorare e descrivere come, anche all’interno di tali contesti, la promozione della conoscenza della lingua inglese, come lingua franca (Seidlhofer, 2001;House, 2003; Jenkins, 2007), divenga sempre più anche in Italia una ormai irrinunciabile forma di comunicazione interculturale. D’altra parte, la messa in rilievo del ruolo della lingua inglese come L2 (lingua seconda) nella promozione del processo di integrazione fa emergere dal punto di vista linguistico anche la dimensione della L3 (Lingua terza), ovvero della lingua o delle lingue che il parlante apprende dopo la lingua madre e dopo aver già intrapreso il percorso di apprendimento di una prima lingua straniera (Hufeisen, Lindemann 1998; Cenoz, 2003; Hufeisen, Neuner 2003; Bongo, 2010). Tale dimensione rappresenta un interessante campo d’indagine e un’opzione teorica rilevante per la spiegazione e comprensione di una serie di fenomeni complessi legati all’acquisizione delle lingue straniere. In particolare essa appare promettente nell’analisi dei fenomeni di plurilinguismo e multilinguismo, che gli accentuati fenomeni di migrazione (anche intereuropea) stanno moltiplicando. Nell’ambito della ricerca ci si chiederà se e in che misura il processo di acquisizione e/o apprendimento della lingua del paese di migrazione possa essere facilitato dall’esplicito ricorso a una lingua e cultura ponte, già utilizzata dal migrante come prima lingua straniera (tipicamente l’inglese, ma anche ad es. altre possibili lingue coloniali). Tale questione sarà rivolta in particolare all’analisi degli strumenti didattici utilizzati nei percorsi di apprendimento (più o meno ufficiali) di migranti stranieri in Italia, anche nel confronto con i materiali utilizzati per i migranti in altri paesi europei, a cominciare dalla Germania. PUBBLICAZIONI (DEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI) DEI SINGOLI PARTECIPANTI AL PROGETTO MARIA CLELIA ZURLO 1. M.C. ZURLO (in press). Abortion Stigma e salute psicofisica femminile. In: L. Chieffi (a cura di), Fecondazione assistita e aborto nel dibattito bioetico. 2. R. CAPASSO, M.C. ZURLO, & A.P. SMITH (in press). Ethnicity and work related stress: Migrant workers in South Italy. In: Anderson, M. ed. Contemporary Ergonomics and Human Factors. London: Taylor & Francis. 3. M.C. ZURLO, F. VALLONE (in press). Crioconservazione dei gameti e patologie oncologiche femminili: i dilemmi della maternità. In: L. Chieffi (a cura di), Fecondazione assistita e aborto nel dibattito bioetico. 4. M.C. ZURLO, D. PES, R. CAPASSO (2013). Teacher Stress Questionnaire: Validity and Reliability Study in Italy. PSYCHOLOGICAL REPORTS, vol. 113, pp. 490-517, ISSN: 0033-2941, doi: 10.2466/03.16.PR0.113x23z9 (articolo su rivista) 5. M.C. ZURLO (2013). La filiazione: temi e problemi. In: Zurlo M.C. (a cura di), La filiazione problematica. Saggi psicoanalitici (seconda edizione riveduta). pp. 3-70, NAPOLI:, Liguori, ISBN: 978-88-207-3394-0 (contributo in volume) 6. M.C. ZURLO (2013). The intersection of the logics of filiation in the context of beginning of life: a psychoanalytic approach. In: L. Chieffi (a cura di), Bioethical issues by the Interuniversitary Center for Bioethics Research (C.I.R.B.). pp. 113-131, NAPOLI:Editoriale Scientifica, ISBN: 9788863425963 (contributo in volume) 7. M.C. ZURLO (2013). Dimensioni dello stress degli insegnanti italiani e tedeschi: studio comparativo con il modello Effort-Reward Imbalance. In: Elmar Schafroth, Martina Nicklaus, Christine Schwarzer, Domenico Conte (a cura di), Italien, Deutschland, Europa: Kulturelle Identitäten und Interdipendenzen / Italia, Germania, Europa: fisionomie e interdipendenze. vol. collana: Beiträge zur Kulturwissenschaft, Bd. 27, pp. 233-251, Oberhausen:Athena Verlag, ISBN: 9783898965033 (contributo in volume) 8. M.C. ZURLO (2013). Kisir çiftlerin stres, uyum olanaklari ve duygusal rahatsizlik boyutlarinin degerlendirilmesi (Evaluation of Dimension of Stress, Adaptive Resources and Emotional Disorders in Inferitile Couples). YANSITMA, pp. 141-155, ISSN: 1305-1210 (articolo su rivista) 9. M.C. ZURLO (a cura di) (2013). La filiazione problematica. Saggi psicoanalitici. NAPOLI (seconda edizione riveduta e ampliata): ISBN: 978-88-207-3394-0 (curatela) 10. M.C. ZURLO, D. PES (2012). Effort-Reward Imbalance e salute psicofisica degli insegnanti. GIORNALE ITALIANO DI MEDICINA DEL LAVORO ED ERGONOMIA, vol. 34, pp. 81B-87B, ISSN: 1592-7830 (articolo su rivista) 11. M.C. ZURLO (2011). Diamesolabisi kai omada. I metodos tis fotoglossas se omada oiokogeneiakon mesolabiton [Mediazioni e gruppo. Il metodo del Fotolinguaggio nei gruppi di formazione alla mediazione familiare]. In: Klimis Navridis (a cura di), Omadikotita kai diamesolabisi [Gruppalità e mediazione]. pp. 175-199, ATENE: Pedio, ISBN: 9789609405973 (contributo in volume) 12. M.C. ZURLO (2011). L'intervento di affido familiare nella prospettiva della psicopatologia dello sviluppo. In: O. Greco, I. Comelli, R. Iafrate (a cura di), Tra le braccia un figlio non tuo. Operatori e famiglie nell'affidamento di neonati. Collana Psicologia Sociale e Clinica Familiare diretta da V. Cigoli e E. Scabini, pp. 70-76, Milano: Franco Angeli, ISBN: 9788856833843 (contributo in volume) 13. M.C. ZURLO, A. AMBROSINO (2011). La valutazione di dimensioni dello stress, risorse adattive e disagio emozionale in coppie infertili. In: XIII Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica dell'Associazione Italiana di Psicologia (AIP), Catania, 16-18 Settembre 2011, Atti, p. 414, Torino: Espress edizioni srl, ISBN: 9788897412229 (contributo in Atti di convegno). 14. M.C. ZURLO, D. PES (2010). Crisi, stress e coping degli insegnanti: un itinerario di ricerca. In: E. Schafroth, C. Schwarzer, D. Conte (a cura di), Krise als Chance aus historischer und aktueller Perspektive. pp. 214-234, Oberhausen: Athena, ISBN: 9783898963961 (contributo in volume) 15. M.C. ZURLO (2010). Bioiatrikì proodos kai genealogikì problematikì (Progressi biomedici e problematiche della filiazione). In: Klimis Navridis, Nikolas Christakis (a cura di), To uperneoterikò upokeimeno (Il soggetto ipermoderno). pp. 65-80, ATENE: Ellinika Grammata, ISBN: 9789601905402 (contributo in volume) 16. M.C. ZURLO, A. AMBROSINO (2010). Disagio emozionale e risorse adattive individuali e diadiche in coppie infertili: studio pilota. In: P. Braibanti. IX Congresso Nazionale SIPSA ""La psicologia della salute tra ricerca e intervento nei servizi socio-sanitari, nella comunità, nei luoghi di lavoro e nella scuola"". Bergamo, 23-25 settembre 2010, pp. 143-144, Milano: Franco Angeli, ISBN: 9788856832945 (contributo in Atti di convegno) 17. M.C. ZURLO, D. PES (2010). Valutare lo stress degli insegnanti: Adattamento italiano del Teacher Stress Questionnaire (TSQ). In: IX Congresso Nazionale SIPSA ""La psicologia della salute tra ricerca e intervento nei servizi socio-sanitari, nella comunità, nei luoghi di lavoro e nella scuola"". Bergamo, 23-25 settembre 2010, pp. 157-158, MILANO: Franco Angeli, ISBN: 9788856832945 (contributo in Atti di convegno) 18. M.C. ZURLO, D. PES (2010). Effort-Reward Imbalance e salute psicofisica degli insegnanti. In: IX Congresso Nazionale SIPSA ""La psicologia della salute tra ricerca e intervento nei servizi socio-sanitari, nella comunità, nei luoghi di lavoro e nella scuola"". Bergamo, 23-25 settembre 2010, pp. 283-284, MILANO: Franco Angeli, ISBN: 9788856832945 (contributo in Atti di convegno) 19. M.C. ZURLO, D. PES. J. SIEGRIST (2010). Validity and reliability of the effort-reward imbalance questionnaire in a sample of 673 Italian teachers. INTERNATIONAL ARCHIVES OF OCCUPATIONAL AND ENVIRONMENTAL HEALTH, vol. 83, pp. 665-674, ISSN: 0340-0131, doi: 10.1007/s00420-010-0512-8 (articolo su rivista) GIANCARMINE BONGO 1) G. Bongo (in corso di stampa). Lob der Ferne. Sprache und Fremdsprache bei Paul Celan. ANNALI – ISTITUTO UNIVERSITARIO ORIENTALE. SEZIONE GERMANICA [ISSN 1124-3724]. 2) G. Bongo (in corso di stampa). Vom Textarchetyp zum Textprototyp. Möglichkeiten und Grenzen der Prototypen-Hypothese in der Textlinguistik. LINGUE E LINGUAGGI [ISSN 2239-0367]. 3) G. Bongo (2014). L’“atto dello scrivere” tra unità del testo e unità del discorso. BOLLETTINO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DI GERMANISTICA, vol. VII, p. 213-222, [ISSN 1974-1944]. 4) G. Bongo (2014). Spazializzazione e metafore spaziali nel linguaggio. In: F. Santoianni (a cura di), La filosofia nello spazio del pensiero. Carocci, Roma: ITALIA. pp. 33-38 [ISBN 9788843073375]. 5) G. Bongo (2014, I ed. 2012). Nachwort. Die Sprache der Popularisierung: eine Umkehrung. In: G. Bongo / G. Caliendo, The Language of Popularization: Theoretical and Descriptive Models / Die Sprache der Popularisierung: theoretische und deskriptive Modelle. PETER LANG, Berna: SVIZZERA. pp. 289-291 [ISBN 9783034313742]. 6) G. Bongo (2014, I ed. 2012). Die Sprache der Popularisierung: eine Standortbestimmung. In: G. Bongo / G. Caliendo, The Language of Popularization: Theoretical and Descriptive Models / Die Sprache der Popularisierung: theoretische und deskriptive Modelle. PETER LANG, Berna: SVIZZERA. pp. 223-246 [ISBN 9783034313742]. 7) G. Bongo, G. Caliendo (a cura di) (2014, I ed. 2012) The Language of Popularization. Theoretical and Descriptive Models / Die Sprache der Popularisierung: theoretische und deskriptive Modelle PETER LANG, Berna, Svizzera: 3 (collana Sprache in Kommunikation und Medien) [ISBN 9783034313742]. 8) G. Bongo (2012). Trasmissione del sapere e linguistica: il problema delle categorie d'analisi (con particolare riguardo alla trasmissione del sapere in ambito accademico). In: G. Diani / C. Preite (a cura di), La trasmissione del sapere nelle diverse comunità accademiche: una prospettiva plurilingue. Officina Edizioni, Roma: ITALIA. pp. 54-71 [ISBN 9788860490957]. 9) G. Bongo (2011). Konnektoren in der deutschen und in der italienischen Wissenschaftssprache (am Beispiel der Einleitungen zu wissenschaftlichen Zeitschriftenaufsätzen). In: G. Ferraresi (Hrsg.), Konnektoren im Deutschen und im Sprachvergleich. Beschreibung und grammatische Analyse. Narr, Tübingen: GERMANIA. pp. 251-288 [ISBN 9783823365587]. 10) G. Bongo (2010). Exzerpte wissenschaftlicher Texte in universitären DaF-Unterricht. In: M. Foschi Albert, M. Hepp, E. Neuland, M. Dalmas, Text und Stil im Kulturvergleich. iudicium, Monaco di Baviera: GERMANIA. pp. 102-110 [ISBN 9783862050147]. 11) G. Bongo (2010). Il tedesco come L3 («lingua terza»): presupposti teorici e prospettive di ricerca per l’apprendimento in ambito universitario.. In: M. Cennamo, A. Lamarra, A.R. Tamponi, L. Cavaliere, Plurilinguismo e integrazione: abilità e competenze linguistiche in una società multietnica.. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli: ITALIA. pp. 207-221 [ISBN 9788849519938]. 12) G. Bongo (2010). Der theoretische Raum der Wissenschaftssprache. Untersuchungen über die funktionale Konstitution einer Wissenschaftssprachtheorie und deren Anwendung in der Praxis (pp. 220). Peter Lang, Berna: SVIZZERA [ISBN 8886358660]. FLAVIA CAVALIERE 1. F. CAVALIERE, L. ABBAMONTE (eds) (in press). Mediterranean Heritage in transit - (mis-representations via English Cross-cultural and Educational Perspectives. Cambridge Scholars Ltd (in press). 2. F. CAVALIERE (in press). The British and Italian Code of Ethics for Social Work: a lingua-cultural comparative analysis. ESP ACROSS CULTURES 11 (in press). 3. F. CAVALIERE (in corso di stampa). Meduse con aculei: The Hours di Michael Cunninghan. In S. Manferlotti (a cura di). In La malattia come metafora nelle letterature dell'Occidente. Napoli: Liguori Editore (in corso di stampa - saggio in volume). 4. F. CAVALIERE (in corso di stampa). In the wake of ‘Mediterrean-ness’: identity and transculturality. CIVILTÀ DEL MEDITERRANEO 24 (in corso di stampa - articolo su rivista) 5. F. CAVALIERE (in corso di stampa). La Traduzione come strumento di integrazione nel nuovo melting pot europeo. CIVES – Cittadini Italiani Verso l’Europa, collana Centro Europe Direct LUPT “EUROPAROLE” (in corso di stampa) 6. F. CAVALIERE, L. ABBAMONTE (2014). The Kercher/Knox trial: accommodation strategies in a bilingual setting. In V. K. Bhatia et al (eds). Explorations in Language and Law. Language and Law in Academic and Professional Settings. Analyses and Applications. Aprilia: Novalogos, vol 2, pp. 79-104. (saggio in volume) 7. F. CAVALIERE (2014). Bambini immigrati e mediazione linguistica: il fenomeno del Child Language Brokering. RTH - Research Trends in Humanities, vol.1, 2-5; http://www.rth.unina.it/index.php/rth/index ISSN: 2284-0184 DOI: http://dx.doi.org/10.6093/2284-0184%2F2220 (articolo su rivista). 8. F. CAVALIERE, L. ABBAMONTE (2013). Restorative Justice, a comparative analysis of discursive practices and dialogistic exchanges in the USA and Italy . In C. Williams and G. Tessuto (eds) Language in the Negotiation of Justice: Contexts, Issues and Applications, Farnham, Ashgate, pp.121-145 (saggio in volume). 9. F. CAVALIERE (2012). The Shaping of the News. How Information can be Moulded by the Press, Roma, La Nuova Cultura (monografia). 10. F. CAVALIERE (2012). T.E.L.L.. Technology Enhanced Language Learning, Napoli, Diogene Edizioni (monografia). 11. F. CAVALIERE, L. ABBAMONTE. (2012). Restorative Justice and Mediation – The Healing Power of Language. In AAVV. Explorations in Language and Law. Approaches and Perspectives. Novalogos, vol 1; Aprilia (LT):Novalogos, p. 110-123. (saggio in volume). 12. F. CAVALIERE (2012). Eat Pray Love: Un Viaggio a Napoli tra Pizza e Pregiudizi. In P. Sabbatino (a cura di). Il viaggio a Napoli tra letteratura e arti. vol. 20, Napoli/Roma: Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 533-566. (saggio in volume). 13. F. CAVALIERE (2012). La traduzione come trasposizione di culture. In G. Cafiero ( a cura di). Dottorato di Ricerca Internazionale in Filosofia dell’ Interno Architettonico. Lezioni. Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, pp.41-48. (saggio in volume). 14. F. CAVALIERE, L. ABBAMONTE (2014). Book Chapters in Academia: Authorship in Methods (re-) Presentation and Conditional Reasoning. In S. Maci & M. Sala (eds). Genre Variation in Academic Communication. Emerging Disciplinary Trends, vol.1 , pp.199-229 (saggio in volume

    Coping with untranslatability in AVT

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    Many of the most penetrating thinkers over time have focused their attention on the issue of translation and highlighted how translating “may very probably be the most complex type of event yet produced in the evolution of the cosmos” (Richards 1953: 250). In the same vein, Walter Benjamin even maintained that “translations prove to be untranslatable” (Benjamin 1923 in Venuti 2004: 82). Such intricacy may basically be because translation “brings into play not only two languages but also two cultures” (Eco 2001: 62). As a consequence, the extent to which a text is (un)translatable may both depend on the socio-cultural distance between the Source and Target Languages and also on how deeply the text is rooted in its own Source Culture. Additionally, “the cultural implications for translation vary from lexical content and syntax to ideologies and modes of living in a given culture, including genre expectations/constraints” (Cavaliere 2019: 11). This explains why the problems inherent in all translations are at their most evident when translating and adapting a text for the screen. In AVT, in fact, in contrast to other static written modes of communication, the medium prevents both the audience from back-tracking in the text in order to retrieve meaning and, more importantly, the provision of a “thick translation […] that seeks with its annotations and its accompanying glosses to locate the text in a rich cultural and linguistic context” (Appiah 2004: 399). Drawing on the works of well-known translation/AVT scholars, my study will be carried out on English audio scripts of well-known films/TV series and their subtitled/dubbed Italian version (qualitative examples chosen on the basis of their untranslatability will be investigated). My analysis aims to highlight how untranslatability may variously result from differences between linguistic structures to socio-cultural motivations, from the in-built constraints of the medium to the condition of temporality in translation. One of the important functions of translation is to inform about a foreign culture (Levý 2011: 96), and in this perspective, a renewed emphasis on connections among translation, linguistics, philology, philosophy, and socio-cultural issues through easy-to-grasp examples may offer students possibly stimulating (cross)curricular initiatives, especially at advanced undergraduate and graduate levels

    L’EUROmosaico linguistico: scenario e politiche di tutela

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    Linguistic diversity has been an issue tackled since the EU began its life as an economic community in 1958 the 4 languages (Dutch, French, German and Italian) in which the Treaty was drafted were recognised as official languages in the Members States and therefore became the working and official languages of the Institutions. However, progressive enlargements have brought in additional states and the current UE official languages are 24 and, consequently, all legislation is promulgated in parallel in all official languages, while interpretation/translation is provided all languages. Additionally, apart from official state languages, in the linguistic Euromosaic some other 60 languages, i.e regional minority languages, are currently in use by almost 46 million EU citizens, together with a large number of immigrant minority languages spoken by the large migrant/refugees communities. All these languages represent an essential component of EU fabric and identity. Not surprisingly, in an age of intensive political and socio-cultural changes language policy has been acquiring increasing importance and linguistic diversity, in particular, has become an issue of growing social importance, recognized also as an all-encompassing dimension of the socio-economic pillars of any truly sustainable development. Nonetheless, a majority of living languages, for different reasons, are threatened in their existence. Given the interdependence among languages, cultures, and ecosystems, the loss of cultural and linguistic diversity represents an undeniable loss of our collective human heritage, resulting in social and cultural disruptions, but, as highlighted by many eminent linguists, similarly to bio-diversity, promoting and supporting language diversity requires constant nurturing. This is the reason why, nowadays, minority languages have been increasingly gaining support both at global level and at European one, and many initiatives/projects have been promoted in order to support minority and/or endangered languages. Among the main educational language policy issues enacted in contemporary Europe is NPLD 2020 Project, whose aim is both the safeguard and promotion of minority and endangered languages such as Irish, Welsh and Estonian language

    Food, Family and Females: (Southern) Italy in U.S. Advertising

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    At the cross-over of Italian and North American lingua-cultural frameworks the complex issue of national identities plays a pivotal role, which is variously represented and advertised in media communication. A country is not only represented through its geography and landscapes, arts, products and artefacts, but also through the verbal output and receptivity of its speech community that shares metaphors, images, icons (Hymes 1980), and through the recurring topics (and even commonplaces or truisms) that frequently occur in discursive interactions. Such mis/representation contributes to shape what Anderson defined Imagined Communities (1983). Imagined communities and national identities are not a clear-cut and a once-and-for-all affair: they mainly consist in a dynamic interplay of symbols, clichés and conventional, anachronistic behavioural models, which are easily communicated through media, and commercials. It is by now a shared notion that when exposed to overused representations on a regular basis, viewers absorb biased contents a-critically. In this perspective, Gerbner (1993, 2002) among others illustrated how media are responsible for shaping or ‘cultivating’ viewers’ conceptions of social reality. By acting as a pervasive sixth sense, visual media often construct and broadcast unbalanced portrayals, which are predictably filtered through and mediated by the viewers’ race, socioeconomic status, area of residence, and racial predisposition. Such stereotypical representations are an effective way of simplifying and diffusing complex notions by representing marked clichéd traits, and may even increase emotional identification, contributing to the creation of cultural boundaries between Us and Others, i.e. insiders and outsiders of one’s specific national community. In our case, Americans of Italian heritage are frequently represented through anachronistic behavioural models, such as the ethnocentric sense of family, fixation on food, and mafia. Regardless of a multifaceted, ever-developing reality, these cultural etiquettes are perpetuated, often construing derogatory meanings that can alter audience attitudes towards minorities, such as American women of Italian heritage who are frequently represented through anachronistic behavioural models, especially in TV commercials. Indeed, the real societal groups can be very different from the frozen image of the ‘advertised’ communities. In 1980s-1990s US TV commercials, Italian American women were depicted either as caring mothers and good-cooks, or overweight grandmothers wearing housecoats or aprons – often with a funny or ironic effect. The typically Italian deli-food fixation is displayed in the setting of welcoming kitchens, and the sense of family appears to be ethnocentric/clannish. In late 1990s-2010 US TV commercials the evolution and foregrounding of ‘updated’ stereotypes is recognizable, though always revolving around food (facilitated) preparation and consumption as the pivot of family life. Drawing on selected TV commercials, we investigated from an evaluative semantic (Hunston &Thompson 2000; Martin & White 2005; Bednarek & Martin 2010; Fleitz 2010) and multimodal discourse analysis perspective (van Leeuwen 2008, 2013; Kress-van Leeuwen 2001, 2006) the (mis-)representation of Italian American women in US advertising in a diachronic perspective. Our analysis highlighted how nation-based stereotypes are re-mediated through inter/intra-textual references in a process of re-semiotization that appears to be a successful social practice and a fundamental component of marketing strategies. Is there any scope, however, for boundary-crossing, meaningful, informative memes in the contemporary US commercial semiosphere? Are genuine Italian artifacts and products actually advertised? Are authentic cultural values, practices, skills and traditions transmitted? Apparently not. Racisms and gender bias in their variety of forms and instantiations have a long history in advertising, inescapably leading to pervasive stereotyping, that is still being written. Not only Italian Americans, but also (or mainly) African Americans, or Asian Americans etc. are frequently framed into unflattering frozen portrayals by national or local brands and agencies to meet the audience expectations – a privilege of Italian Americans being the Mafia connection, not to mention the ‘Guidos’ and ‘Guidettes’ (Cavaliere 2012). However, with the world of social media acting as ‘taste-police’ and giving immediate feedback, many such campaigns quickly garner criticism for being (overtly) racist and get shut down. In this fluid scenario, we could even speak of a lively cross-media communication (or feedback) and reciprocal influence, which, in the long run, could change the dynamics of advertising. But, for the time being, ‘upgraded’ stereotypes are continuously shaped to meet and reinforce the perceptual expectations of the audience, according to the characteristics of the advertised goods. Such ongoing re-contextualization of the ‘Italian’ social/ethnic group in the US commercial semiosphere is mainly carried out through the advertising practices of quoting, paraphrasing, genre-mixing and hybridization, equivocation, ambiguity and shift in expectations – often leading to final effects of surprise. We can say that advertisers have re-voiced/ mimicked fictional old-worlds thanks to the potential of semiosis for mobility across boundaries and practices. Thus, local meanings and fossilized metaphors are continuously created, which can produce comic, grotesque and even paradoxical effects, and a persuasive, if inaccurate, meta-fictional setting is shaped, where the womanly stereotype is reinforced by the ethnic stereotype, thus creating an updated and more alluring commodification of the ‘Italian caring mamma’ and Womanly Homemaker

    Mediterranean Heritage in Transit - (Mis)representations via English

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    It is mainly within and around Mediterranean itineraries that the European Union seeks its in/tangible cultural heritage. It aims to develop reflective societies, where knowledge can be created in connection with peoples’ heritage, in keeping with its strategic research agenda. In the same years as the McDonaldization/Starbuckization of society (Ritzer 1993; 2008), aspects of Mediterranean cultures have both survived and flourished beyond their natural boundaries, frequently acquiring new connotations/meanings through the medium of communication in English. Through diverse awareness-raising initiatives, it encourages peoples to repossess and safeguard their own unique, ‘indigenous’ cultures. The focus is on “the practices, representations, expressions, knowledge, skills – as well the instruments, objects, artefacts and cultural spaces [...] – that communities recognize as part of their cultural heritage” . In this arena of contemporary cultural heritage, this volume brings together many different strands of analysis, helping to shed light on the complex and multifaceted phenomena that constitute the vibrant socio-semiotic landscape of the Mediterranean. The latter, in fact, can be seen both as the possible unifying referent of diverse physical and anthropic environments, and as a metonymic embodiment of contemporary social and lingua-cultural paradigm shifts. Such issues have been investigated across a wide range of (transdisciplinary) theoretical analytical frameworks, and also from an educational perspective. Mediterranean Heritage in transit views this vibrant scenario from a dynamic cross-cultural perspective, and investigates the domains of identities and stereotypes, advertising, films, myths and festivals, landscapes, fluid knowledge and new technologies, culture-bound terms, migrating words and food.The book also includes worksheets for each chapter with proposed activities for university students who may be engaged in analyzing webpages, reading and producing tourist brochures, studying subtitling techniques in TV series and comparing multi-language subtitles and dubbing, or replicating experiments, such as implementing a sociolinguistic survey after the design of specific research questions. All these activities are designed to put best practices into effect by enhancing the reading and learning experience and encouraging self-study and self-evaluation in keeping with the theoretical strands proposed in the chapters, thus incorporating research into classroom procedures. The assumption is that a sound method can be successfully reproduced in other contexts: teachers and researchers will be able to transfer their experiences to other contexts, for example by adopting the chapters’ analytical frameworks, methods and contents in other social, linguistic and cultural contexts. The volume’s principle value, then, can be found in its double design: the chapters can and should be read as research papers and can be utilized both as sources for structuring activities in a range of different classes, and as materials for self-study. The underlying rationale of the book lies in the attempt to bring to the fore the prominent role of English in representing the Mediterranean heritage, although it is a non-Mediterranean language. At the same time it attempts to bridge the gap between academic research and class practice at the university level
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