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    Il ruolo dei professionisti nella tassazione analitica aziendale

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    L’attività professionale nel sistema aziendale delle segnalazioni al fisco. - Qualunque tentativo di comprendere il ruolo dei professionisti nella tassazione analitica aziendale deve riconoscere la centralità delle aziende nel funzionamento del sistema fiscale, quali realtà insostituibili che “producono” i volumi di gettito più significativi. Dopo la riforma fiscale del 1973, la maggior parte delle somme incassate dall’Erario transita attraverso le aziende strutturate, nelle quali la regolazione dei rapporti economico-finanziari con i dipendenti, i clienti ed i fornitori avviene tramite meccanismi che rendono la ricchezza visibile al fisco e che assicurano un’adeguata precisione nella misurazione della loro capacita economica, utilizzando anche le scritture contabili obbligatorie. In queste realtà, i professionisti affiancano i direttori amministrativi per gli adempimenti periodici e per la rappresentanza avanti gli Uffici finanziari, oppure il management per le operazioni più complesse, con lo scopo di suggerire le migliori soluzioni contrattuali, fiscalmente meno onerose. Ma le segnalazioni economico-patrimoniali delle aziende strutturate si fermano alla produzione del loro reddito ed alle indicazioni della ricchezza erogata nei confronti di soci, di dipendenti, di collaboratori, di professionisti e di piccoli imprenditori. Le informazioni su come tale ricchezza venga poi impiegata per la produzione di altri redditi sono in possesso delle aziende bancarie e di quelle che si occupano di gestire i loro risparmi, mentre i professionisti rientrano in gioco perché trattano da vicino i rapporti di milioni di artigiani, di commercianti e di altri piccoli imprenditori, anche nei confronti dell’Amministrazione. - L’assistenza fiscale nelle aree prive di segnalazioni. - Nei segmenti di mercato che non sono occupati dalle aziende più strutturate, operano aziende spesso a conduzione familiare e/o a ristretta base proprietaria, nelle quali i proprietari sono anche i gestori dell’attività economica. Qui non esistono gli interessi del dominus o della collettività alla rilevazione, alla documentazione ed alla rendicontazione delle operazioni aziendali cui devono attenersi i manager delle public companies ed i funzionari degli enti pubblici. La ricchezza si produce e si consuma “tra le mani” dei proprietari. I contrasti di interessi svaniscono nelle relazioni dirette con l’imprenditore, mentre le rigidità organizzative delle aziende medio grandi sono assorbite dalle decisioni dello stesso dominus. Di conseguenza, i pagamenti “in nero” ai lavoratori irregolari oppure gli incassi non certificati non emergono per il fatto che un professionista venga incaricato di predisporre o di sorvegliare le registrazioni contabili, di redigere il bilancio e di compilare le dichiarazioni fiscali. In queste realtà, la contabilità costituisce un inutile orpello imposto dalla normativa fiscale e non assolve ad alcuna funzione di controllo dell’amministrazione, com’è obbligo, invece, anche del diritto (commerciale), nelle realtà in cui proprietà e management sono nettamente separate. Ecco perché la riforma fiscale del 1973, imponendo le scritture contabili anche all’interno delle realtà di piccole dimensioni, ha miseramente fallito ed ha favorito l’occultamento di ricavi . E tale fenomeno è stato incentivato anche dalla carenza di un’adeguata rete di segnalazioni delle operazioni non dichiarate al fisco, e ciò anche per l’impossibilità pratica di censire i consumi privati. Il contemporaneo arretramento dell’Amministrazione negli accertamenti su base estimativa di queste imprese, ha così provocato una progressiva lacerazione tra coloro che, essendo segnalati tramite le ritenute, venivano tassati “al centesimo” e coloro che, nella migliore delle ipotesi, dichiaravano i ricavi tracciati dagli elenchi fornitori, salvo poi ridurre artificiosamente la base imponibile. Con la riforma fiscale, l’assistenza fiscale è stata rivolta al nuovo “popolo” delle partite Iva ed ai milioni di contribuenti sui quali è ricaduto l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. I professionisti non hanno svolto, per lungo tempo, alcuna funzione ausiliaria nei confronti del fisco, limitandosi a riportare in dichiarazione le retribuzioni dei dipendenti, già segnalati dai sostituti, a scomputare le ritenute, a calcolare gli oneri deducibili e le detrazioni d’imposta. Per gli artigiani, i commercianti ed i professionisti, invece occorreva predisporre e curare i registri contabili in cui venivano registrati i documenti consegnati dal cliente. Proprio nei confronti di questi soggetti, l’Amministrazione ha perso progressivamente la propria funzione impositiva, dissolvendo nel tempo le capacità estimative che si erano affinate nel corso di decenni di applicazione dell’imposta di ricchezza mobile. I compiti degli Uffici sono stati indirizzati alla vigilanza ed ai controlli selettivi delle dichiarazioni e delle contabilità, anche se la mole enorme di dichiarazioni cartacee, spesso compilate in modo errato, non consentiva il controllo di tutti i contribuenti. Le risorse che venivano assorbite dal controllo delle dichiarazioni cartacee erano eccessive e sull’effettivo recupero di gettito si poteva dubitare, soprattutto nei casi in cui si apriva la via del contenzioso, con ulteriori spese per l’Amministrazione. - La responsabilizzazione dei professionisti nella compilazione delle dichiarazioni e nel rilascio di specifiche attestazioni. - Nel corso degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso si è cercato di porre rimedio a queste situazioni. Sono stati elaborati strumenti di determinazione del reddito, a prescindere dalle scritture cronologiche che potevano essere facilmente manipolate dai contribuenti. Basandosi sull’intuizione che gli <<autonomi>> svolgono la loro attività per trarne un reddito sufficiente per il loro sostentamento, si avvertì l’esigenza di utilizzare strumenti che tenessero conto non solo della produzione di un reddito minimo, ma anche delle specificità aziendali, delle caratteristiche esteriori del complesso aziendale e del contesto ambientale. Da qui, il passaggio dai rozzi coefficienti di redditività (Visentini-ter, coefficienti presuntivi, minimum tax) alla creazione degli studi di settore. Come le dichiarazioni fiscali, però, gli studi di settore sono basati sui dati raccolti direttamente dai contribuenti con appositi questionari, e quindi l’esigenza primaria restava quella di garantire la corretta comunicazione di dati sui quali dovevano essere costruiti gli stessi studi, poiché se i contribuenti avessero mentito, anche gli studi “avrebbero mentito”. Il processo di riordino dell’assistenza fiscale è iniziato, invece, dalle dichiarazioni fiscali di milioni di dipendenti, di pensionati e di proprietari di soli beni immobili. La compilazione delle loro dichiarazioni è stata veicolata dagli studi professionali ai Centri di assistenza fiscale istituiti con l’art. 78 n. 413/91 (CAAF). Di lì a poco, l’intera materia dell’assistenza fiscale è stata rivisitata nel D.Lgs n. 241/97, per semplificare gli adempimenti e per far affluire rapidamente e senza intoppi i dati corretti nelle banche dati dell’Amministrazione, agevolando in questo modo l’attività di controllo e la razionalizzazione delle risorse degli Uffici. Attraverso i CAF ed i professionisti, la liquidazione ed il controllo formale delle dichiarazioni (ex artt. 36-bis, 36-ter D.P.R. n. 600/73 e 54-bis D.P.R. n. 633/72) sono stati affidati agli intermediari, i quali dovevano impegnarsi ad elaborare e trasmettere in via telematica le dichiarazioni fiscali. Venuti meno in questo modo gli errori di trascrizione e di caricamento delle dichiarazioni cartacee, è stato possibile ridurre la rilevazione degli errori di calcolo ed il controllo delle spese documentate, con la conseguente abolizione dei Centri di servizio. Si può dire pertanto che il primo livello di responsabilizzazione dei professionisti – basato sul rilascio del c.d. “visto di conformità” – è servito a razionalizzare l’impiego delle risorse dell’Amministrazione, svincolandole da un’attività eccessivamente onerosa, e senza un ritorno adeguato di gettito. I professionisti avrebbero garantito la rispondenza dei dati trasmessi alla documentazione giustificativa e la corretta effettuazione dei calcoli. A questi scopi, sono stati pensati anche gli istituti dell’“asseverazione” dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore e della “certificazione tributaria”, di cui al decreto del Ministero delle finanze n. 164/99. Ma per queste attestazioni, il fallimento è stato determinato dagli stessi fattori che hanno impedito alla contabilità di misurare la capacità economica delle imprese. Benché gli strumenti fossero teoricamente perfetti – soprattutto in relazione alla possibilità di far certificare da un soggetto terzo la rispondenza dei dati contabili alla documentazione in possesso del cliente – la rilevazione meramente documentale dei dati necessari per il rilascio delle predette attestazioni, consentiva ancora una volta al contribuente di mentire, occultando dati, operazioni ed informazioni che neanche il professionista più preciso ed astuto avrebbe potuto conoscere e segnalare. - Le asimmetrie informative nella tassazione aziendale. - Le figure professionali assumono, in linea generale, un ruolo di “mediazione” tra la Pubblica amministrazione e gli <<autonomi>> (intendendo con tale nozione quei soggetti privi di rigidità organizzative con le quali viene assicurato che tutti i lavoratori dipendenti sono in regola con la legge e che le fatture di acquisto e di vendita sono correttamente registrate in contabilità, nonché che i loro importi vengano esposti nella dichiarazione). Mano a mano che questi crescono, al consulente vengono rivolte domande più complesse , lasciando gli adempimenti contabili ai dipendenti dell’azienda. Si può dire, in effetti, che la consulenza vera comincia dove finisce l’evasione, intesa in senso lato come occultamento dei ricavi, perchè il professionista interviene quando occorre individuare la migliore soluzione contrattuale e fiscalmente meno onerosa, di operazioni perfettamente visibili all’esterno o analiticamente segnalate. Anche quando si affrontano fattispecie di maggiore complessità, che possono riguardare le operazioni di riassetto aziendale, il professionista viene chiamato ad illustrare i costi, i benefici e le criticità di operazioni visibili al fisco tramite contratti ed atti pubblici. Il professionista “filtra” per sua natura i tecnicismi fiscali, e nel tentare di inquadrare compiutamente le fattispecie trattate viene a conoscenza delle specificità delle singole realtà aziendali. Egli conosce, però, solo ciò che il management o il dominus dell’azienda vuole mostrare all’esterno, non la ricchezza che si muove fuori dal circuito contabile. E tale situazione è ancora più accentuata quando la proprietà coincide con il management, cioè quando nelle aziende familiari o a ristretta base proprietaria, il ricavato delle operazioni non documentate viene ripartito con il coniuge, con i figli e con i soci . Quindi, se è vero che la contabilità può essere aggirata, tanto nelle piccole quanto nelle grandi aziende, ciò avviene indipendentemente dal coinvolgimento dei professionisti. Questi “misurano” la capacità che viene documentata, con la conseguenza che la loro funzione ausiliaria, nei confronti questa volta del fisco, deve essere ristretta in questo ambito. La loro funzione può essere quella di garantire che quanto dichiarato risponda a quanto documentato, oppure che le caratteristiche esteriori dell’azienda vengano correttamente comunicate per garantire il corretto funzionamento degli studi di settore. Ed in tale direzione, questi sono gli obiettivi che si è tentato di raggiungere con il visto di conformità, con l’asseverazione e con la certificazione tributaria, seguendo una progressiva “invasività” delle competenze professionali. Ciò che i professionisti non possono fare, è ricreare nei confronti dei propri clienti il contrasto di interessi delle aziende più strutturate. Viene a loro preclusa le capacità di segnalare la ricchezza che hanno i “grandi sostituti d’imposta”, perché non dispongono delle stesse informazioni e della forza contrattuale di cui dispongono i soggetti che erogano la ricchezza. Solo avendo presente questa cornice strutturale, si può comprendere allora che il loro intervento consente, semmai, di segnalare, con un soddisfacente grado di precisione, le operazioni nelle quali sono coinvolti, solo dopo che sono state effettuate, perché contribuiscono a costruirle oppure a documentarne l’esistenza (fatture, cessioni di quote societarie o di rami d’azienda, etc.). Benché l’assistenza fiscale sia attualmente impostata sulle verifiche di documenti redatti da altri, la sua evoluzione potrebbe servire a canalizzare un flusso di informazioni che consentirebbe al fisco di monitorare le operazioni appena concluse. La possibilità di fornire in tempi ristretti informazioni rappresenta, dunque, il nuovo campo di azione nell’attività di collaborazione con il fisco, allo scopo di realizzare con i professionisti un’attività di monitoraggio che possa disinnescare sul nascere eventuali comportamenti fraudolenti, come si sta sperimentando con il visto di conformità per effettuare versamenti tramite la compensazione dei crediti Iva. -- Dalla contabilità alle operazioni: l’evoluzione dell’assistenza fiscale passa attraverso l’abolizione delle scritture contabili e l’estensione dei servizi di “certificazione” delle singole operazioni. - L’attenuazione della tassazione nei confronti di soggetti con modesto volume d’affari e l’eliminazione di inutili scritture cronologiche non può supplire alla carenza di strumenti efficaci di individuazione e di segnalazione della capacità economica di contribuenti che operano con il consumo finale, e che per questo sfuggono ai controlli del fisco. L’esperimento del “regime dei minimi”, caldeggiato dall’Amministrazione per la semplificazione degli adempimenti e per la riduzione dei costi amministrativi, in primo luogo dei compensi professionali, ha creato una zona franca dalle ricostruzioni estimative del reddito di soggetti di piccole dimensioni, in controtendenza con l’evoluzione delle tecniche accertative degli ultimi venticinque anni. Il passaggio graduale ad un sistema di determinazione analitica del reddito senza la contabilità, ha dimostrato l’inutilità di trasferire di peso sui piccoli le modalità di determinazione della ricchezza secondo modalità aziendalistiche. Al tempo stesso, però, tale regime di tassazione non ha permesso all’Agenzia di far emergere base imponibile, e soprattutto non ha estromesso i professionisti dall’assistenza fiscale . Il regime dei minimi ha confermato cioè la necessità di assistenza professionale anche per i contribuenti con redditi modesti. Il commerciante, il piccolo artigiano ed il libero professionista apprendono dal commercialista, le modalità di fatturazione, le specificità, le limitazioni e le opportunità di ciascun regime di tassazione, affidandosi in ogni caso alla sua consulenza per presentare la dichiarazione e per conoscere le imposte ed i contributi previdenziali da pagare. In tutti questi aspetti, i professionisti conservano un ruolo centrale che non è venuto meno neppure nelle ipotesi di tutoraggio diretto dell’Agenzia delle Entrate, previste per la compilazione delle dichiarazioni più semplici e nel regime di tassazione dei contribuenti “minori” introdotta dall’art. 13 L. n. 388/2000, anche perchè, a conti fatti, i regimi di tassazione “senza contabilità” si sono spesso rivelati più onerosi di quelli ordinari, non ammettendo la deduzione di oneri dal reddito complessivo e la detrazione di spese. Benché vi siano le asimmetrie informative sopra accennate, sulla relazione diretta tra <<autonomi>> e consulenti il fisco deve continuare a puntare, visti i buoni risultati raggiunti per l’assistenza fiscale ai dipendenti ed ai collaboratori. Responsabilizzare e valorizzare l’attività dell’intermediario professionale é la strada da seguire, salvaguardando la riservatezza dei rapporti con il cliente. In questa direzione la tracciabilità finanziaria è un buon punto di partenza, ma va separata concettualmente dalla tracciabilità delle operazioni utili ai fini fiscali. Analizzare la regolazione degli aspetti finanziari delle operazioni, non significa che queste operazioni siano automaticamente rilevanti per il fisco. Per la tracciabilità finanziaria, occorre sempre valutare, poi, gli effetti deteriori sul gettito che potrebbero generare misure esasperate nell’utilizzo di strumenti tracciabili di pagamento. In buona sostanza, una soglia di tracciabilità troppo bassa, come quella prevista dal decreto Bersani (euro 100) potrebbe incidere sui meccanismi di segnalazione garantiti dalla detrazione di spese normalmente regolate in contanti, incentivando indirettamente la pratica di uno sconto sul prezzo che viene pagato “senza ricevuta”. Il coinvolgimento del professionista deve servire a segnalare quelle operazioni sulle quali non arrivano le grandi aziende. La vera innovazione non riguarda quindi la tracciabilità finanziaria, bensì la riconversione di adempimenti contabili, la cui inutilità è palese, in nuovi adempimenti che possono essere un fattore di emersione della ricchezza documentata ma non tassata, adempimenti che consentono un flusso tempestivo e completo di dati al fisco relativi a ricavi documentati che altrimenti resterebbero occulti. L’indipendenza del professionista potrebbe assicurare la corretta conservazione dei documenti, e quindi la visibilità delle transazioni effettuate dal contribuente in sede di verifica, ma si potrebbe pensare anche di attribuire la possibilità allo stesso commercialista di emettere e di inviare la fattura in uscita del contribuente. In tale ottica, la responsabilizzazione del commercialista potrebbe creare un’idonea garanzia per la comunicazione dei ricavi al Fisco in tutte le realtà in cui non sono presenti le rigidità organizzative e la serialità dei comportamenti che stabilizzano la certificazione e la successiva dichiarazione dei corrispettivi. Il passaggio dal controllo ex post della contabilità al monitoraggio preventivo delle operazioni, simultaneamente al loro momento di effettuazione, potrebbe inserirsi nelle nuove misure di tracciabilità, non finanziaria, delle stesse operazioni, stabilite dall’art. 21 del decreto legge 31 Maggio 2010, n. 78, in materia di fatturazione elettronica per importi superiori ad euro 3.000,00. La pratica di occultamento che si intende contrastare riguarda gli importi regolarmente fatturati che non vengono dichiarati al fisco, facendo affidamento sulla selettività dei controlli e sulla scarsa probabilità di essere scoperti. E’ intuitivo, però, che la probabilità di essere scoperti non aumenta per effetto di un nuovo obbligo che resta nella esclusiva disponibilità del fornitore. Anche in questo caso sarebbe comunque necessaria un’ispezione fisica della documentazione per scovare proventi occulti, soprattutto per quelli volutamente tenuti entro i limiti della tracciabilità dei movimenti finanziari. Qualora invece venisse attribuita al commercialista la responsabilità nei confronti del fisco dell’esistenza e della corretta rilevazione in dichiarazione di documenti di cui ha curato la redazione, e magari la trasmissione alle controparti, il successivo passaggio dell’invio telematico al fisco sarebbe a portata di “click”. Si tratterebbe quindi di un’attività di tutoraggio estesa alla fase di emissione delle fatture di soggetti rientranti nelle soglie di applicabilità degli studi di settore o di soggetti “minimi” per le fatture di un certo importo e che verrebbe posta in essere nell’interesse esclusivo del fisco. Si potrebbe evitare in questo modo la creazione di numerazioni parallele delle fatture ovvero i “tagli” improvvisi nelle dichiarazioni del surplus di fatturato eccedente le risultanze degli studi di settore. Specularmente, l’assenza di un elemento necessario della fattura, indicato esclusivamente da un dottore commercialista, non dovrebbe costituire motivo di disconoscimento del costo o di negazione della detrazione dell’Iva, ma determinerebbe l’obbligo di segnalazione da parte del cliente, al quale verrebbe altrimenti applicata una specifica sanzione per aver ostacolato l’attività di controllo. E’ indubbio, tuttavia, che la completa visibilità delle operazioni si può raggiungere esclusivamente mediante il coinvolgimento del cliente. In questa direzione è necessario il ripristino degli elenchi fornitori. Tale segnalazione non richiederebbe un intervento diretto del commercialista, come quello proposto per le fatture, ma potrebbe servire ad incrociare i dati del fatturato dei fornitori, a ridurre il fenomeno delle fatture “autoprodotte”, nonché a migliorare l’operatività degli studi di settore. Le funzioni dei professionisti potrebbero estendersi anche alle rilevazioni (periodiche) di specifiche caratteristiche esteriori dell’azienda, che potrebbero risultare rilevanti per gli studi di settore, come la verifica della capacità ricettiva di un ristorante, la misurazione della superficie dei locali adibiti ad un’attività commerciale, la verifica dell’esistenza di beni strumentali rilevati presso l’esercizio e le risultanze dei libri contabili. Su queste basi il commercialista può assumere, quindi, una funzione segnalatoria che non contravviene ai rapporti confidenziali con il proprio cliente, ma che si avvicina alle funzioni pubblicistiche già attribuite ai notai nelle segnalazioni dei mediatori immobiliari.The professional activity in the corporate system of reporting to the tax Authority. - Any attempt t

    Strumenti per il miglioramento di affidabilità in Fonderia

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    Per recuperare efficienza produttiva e vantaggi competitivi riducendo tempi e costi esistono diversi metodi e strumenti standard di miglioramento d’affidabilità: la loro applicazione alle problematiche concrete di produzione in fonderia riveste una sfida interessante da sostener

    I GLUCIDI

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    Alimentazione per lo sport e la salute

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    Questo testo fa parte di un’opera in due volumi pensata e dedicata allo studente di Scienze Motorie. Il corso di studi in Scienze Motorie è caratterizzato da un’ampia multidisciplinarietà. Lo studente affronta discipline tra loro molto diverse quali anatomia, biologia, diritto, psicologia, sociologia, pedagogia ecc., oltre a quelle più strettamente sportive, quali teoria, tecnica e didattica degli sport. Questa caratteristica è indispensabile per la figura professionale che si vuole formare e per i ruoli che il laureato potrà svolgere nel mondo del lavoro. Per lo studente universitario, però, ciò richiede il saper affrontare materie anche molto complesse senza aver avuto la possibilità di costruire una buona base di conoscenze in un particolare ambito. Questa è stata la sfida che ci siamo posti nel progettare e realizzare quest’opera: scrivere un testo di livello universitario che, specialmente per il volume dedicato al triennio, pur non addentrandosi in modo approfondito in problematiche tipiche del settore biomedico, aiutasse il lettore a comprendere le basi nutrizionali del funzionamento del corpo umano nonché le modificazioni funzionali indotte dall’attività motoria, agonistica e non, e dalle condizioni ambientali nelle quali si svolge l’esercizio. Di nutrizione e alimentazione si parla in molti contesti e ambiti diversi, le fonti di informazione non mancano; quello che serve allo studente è possedere un solido bagaglio di conoscenze di base con il quale poter filtrare la massa delle informazioni circolanti. Il primo volume è stato dedicato agli studenti del Corso di Laurea di Primo Livello. Nella prima parte dell’opera (capitoli 1-3) vengono trattati gli aspetti generali dell’alimentazione e nutrizione umana, che introducono alla sezione successiva (capitoli 4-10), nella quale le differenti classi di macro- e micronutrienti vengono analizzate separatamente, con particolare attenzione al loro utilizzo e alle loro eventuali particolari richieste nell’esercizio fisico. Nella terza sezione (capitoli 11-14) il lettore acquisirà cognizioni sullo stato di nutrizione dell’individuo, che lo condurranno alla quarta e ultima sezione (capitoli 15-18), nella quale vengono presentati alcuni argomenti di approfondimento e, in particolare, un capitolo sui principi di alimentazione per il wellness e lo sport agonistico. Il secondo volume è invece dedicato agli studenti del Corso di Laurea Magistrale, nonché a tutti coloro che desiderassero approfondire le conoscenze acquisite col primo volume. Pur nelle differenze a seconda dell’Università, si può affermare che gli approfondimenti necessari nella scienza della nutrizione per un laureando magistrale in Scienze Motorie riguarderanno la relazione tra nutrizione e sport, o la relazione tra nutrizione e salute. In altre parole lo studente vorrà approfondire le proprie conoscenze sulle migliori strategie nutrizionali – per chi richiede al proprio corpo la massima efficienza – oppure sul ruolo della nutrizione nella salute – per un più corretto stile di vita, contribuendo così ad educare una società che purtroppo insegue uno stile di vita che favorisce malattie quali arteriosclerosi, diabete e cancro. Il secondo volume è quindi diviso in due sezioni: la prima dedicata alla nutrizione per lo sportivo, la seconda al binomio nutrizione e salute. Nelle società occidentali appare sempre più evidente che, per migliorare la salute pubblica, più che chiedere alla medicina continui miracolosi progressi, è fondamentale modificare lo stile di vita, ben sapendo che i due capisaldi di questo cambiamento sono appunto un’adeguata attività fisica e una corretta alimentazione

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Principi di Nutrizione

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    INDICE Parte 1. Generalità. Nutrizione: sfide moderne per una Scienza antica Obesità e denutrizione; Nutrizione paleolitica; Organismi geneticamente modificati; La dieta dell'ultima moda; Il mondo degli integratori per gli sportivi; Tradizione e scienza. Gusto, fame, appetito e sazietà Odorato e gusto; Appetito; Fattori periferici che influenzano l'introduzione di cibo; Fattori centrali che influenzano l'introduzione di cibo. Digestione e assorbimento Tratto gastrointestinale; Cavità orale ed esofago; Stomaco, Intestino tenue, Intestino crasso Enzimi e zimogeni; Secrezione pancreatica; Ormoni; Acidi biliari e Secrezione biliare Digestione delle proteine; Digestione dei carboidrati; Enzimi utilizzati per la digestione dei carboidrati. Digestione dei lipidi; Assorbimento nell'intestino tenue; Aminoacidi; Monosaccaridi; Grassi; Assorbimento delle vitamine idrosolubili; Assorbimento delle vitamine liposolubili; Assorbimento di acqua ed elettroliti; Assorbimento di minerali e oligoelementi; Assorbimento di sostanze diverse; Resistenza di nutrienti alla digestione. Parte 2 – I nutrienti Glucidi Caratteristiche chimiche dei glucidi: Monosaccaridi e loro derivati, Disaccaridi, Polisaccaridi; Glucidi negli alimenti; LARN di glucidi; Indice glicemico; Importanza dei glucidi nell'esercizio fisico; Carboidrati non disponibili; Definizione di fibra alimentare; Componenti della fibra; Caratteristiche funzionali; Classificazione della fibra alimentare; Ruolo sulla salute; Raccomandazioni nutrizionali. Lipidi Acidi grassi; Colesterolo; Presenza dei lipidi negli alimenti; Ossidazione degli acidi grassi polinsaturi (perossidazione lipidica); Assorbimento e trasporto dei grassi ai tessuti; Apolipoproteine e funzione delle lipoproteine; Metabolismo degli acidi grassi; Acidi grassi alimentari; Acidi grassi essenziali e sintesi di prostaglandine; Acidi grassi saturi; Acidi grassi trans; Acidi grassi monoinsaturi. Acido linoleico coniugato. Proteine Le proteine e il loro turnover; Gli aminoacidi; Fonti alimentari di aminoacidi; Proteine alimentari a rilascio lento e veloce; Gli aminoacidi a catena ramificata; Digeribilità delle proteine; Qualità delle proteine e metodi di misura; Punteggio chimico; Valore biologico; Tasso di efficienza della proteina; Punteggio degli aminoacidi corretto per la digeribilità; Fabbisogni proteici; Avvicendamento proteico e bilancio azotato; Assunzione dietetica raccomandata; Proteine richieste per l'attività fisica; Fonti proteiche a confronto; Problemi associati al consumo eccessivo di proteine; Fabbisogni di aminoacidi; Attività fisica e disturbi del comportamento alimentare; Attività fisica e fabbisogni dei singoli aminoacidi. Vitamine Vitamine idrosolubili: B 1 (tiamina), B 2 (riboflavina), PP o B 3 (niacina), B 5 (acido pantotenico), B 6, H (biotina), Acido folico, B 12 (cobalamina), Vitamina C. Vitamine liposolubili: A (retinolo), D, E, e K. L'acqua e il bilancio idrico La molecola dell'acqua; L'acqua e gli alimenti; Le acque minerali; Acqua corporea e bilancio idrico; Euidratazione; Ipoidratazione e disidratazione ; Iperidratazione e iponatremia. Minerali Sali minerali. Macroelementi: Calcio (Ca), Cloro (Cl), Fosforo (P), Magnesio (Mg), Potassio (K), Sodio (Na),Zolfo (S). Microelementi e oligoelementi: Ferro (Fe), Rame (Cu), Zinco (Zn), Fluoro (F), Selenio (Se), Cromo (Cr), Gli altri minerali. Bevande alcoliche e nervine L'alcol etilico nell'alimentazione umana; I benefici del consumo di vino; La gradazione alcolica o titolo alcolometrico; Assorbimento e metabolismo dell'alcol; Alcol e guida; Alcol e pratica sportiva. Le bevande nervine, caratteristiche generali; Il caffè, il tè e le bevande a base di cola; La caffeina, Caffeina e attività sportiva. Parte 3 – Stato della nutrizione Anamnesi alimentare Bioenergetica Metodiche di valutazione del dispendio energetico Parte 4 – Alimentazione applicata Alimentazione equilibrata Piramide alimentare e dieta..
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