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Dal 1879 ad oggi, storia di un teatro
La dismissione dello storico teatro Turreno di Perugia è la causa prima della stesura di questo libro in cui, oltre che un dettagliato rilievo del manufatto e un’accurata ricerca d’archivio sul processo trasformativo del Teatro dal 1879 ad oggi, sono contenute anche cinque proposte progettuali per il riuso e la valorizzazione di un’opera della memoria cittadina. Il volume prende spunto dalla tripartizione temporale “ieri - oggi - domani” per suggerire un excursus storico dell’opera, un’analisi dello stato attuale di conservazione e infine una raccolta di progetti che prefigurano un possibile futuro per un nuovo utilizzo dell’antico teatro, frutto di un lavoro di ricerca e didattica svolto durante il corso di Progettazione Architettonica 3 di Ingegneria Edile- Architettura di Perugia e di una tesi di laurea. Coniugando la necessità di tutela della memoria storica, senza scivolare in un pericoloso monumentalismo, il progetto contemporaneo sul e per il patrimonio storico è qui inteso come strumento di valorizzazione in chiave attiva, attraverso nuove letture degli spazi e degli usi, all’interno dell’organismo-città
City as organism. New visions for urban life-ISUF Rome 2015-Book of abstracts
The idea of fringe in the city of Venice is a singular concept as unique as the morphology of the lagoon city itself. Unlike other cities on the mainland, Venice does not have precise borders; it evolves and grows on
the water through the addition of islands, a process which could, potentially, make Venice a city with infinite extension. The boundaries are primarily represented by the challenges between the artificial and the natural, challenges on which Venice has been founded for many centuries. Moreover, they are always provisional borders which dissolve progressively into the sea
ARCHITETTURA CONVENTUALE DEL XVII° SECOLO. Il recupero tipologico e funzionale del complesso monumentale di San Pietro Sopra le Acque (PG)
Il Convento di San Pietro fu voluto dal Cardinale Marcello Landi, a quel tempo Vescovo della città di Todi, che lo fece costruire a proprie spese affidandolo ai Riformati (Frati Minori), dei quali ben conosceva lo zelo e la pietà. La costruzione iniziò nel Febbraio 1614, ed i frati vi andarono ad abitare nel 1618 e vi esercitarono un fecondo apostolato. Nel 1863, a seguito delle leggi eversive emanate con l’Unità d’Italia, il convento fu soppresso e mai più riscattato; i religiosi senza alcun motivo, furono deportati in Sardegna. Il convento, dopo alterne vicende (dal Demanio la proprietà passerà al Comune di Massa Martana alla fine dell'Ottocento), nel 1965 fu acquistato dalla Famiglia Angelantoni Giuseppe. La struttura conventuale, fortemente lesionata a seguito degli eventi sismici del Maggio 1997, è stata totalmente recuperata sia internamente che esternamente (tra il 2000 e 2006).
Nel saggio, oltre a ripercorrere puntualmente le fasi storiche, si affrontano tre questioni specifiche: il rapporto tra impianto tipologico e nuove destinazioni d'uso; la ricostruzione di elementi costruttivi ed il rapporto con i materiali originarii; il restauro degli spazi e delle aree esterne, in rapporto alle nuove funzioni ed alla corretta gestione delle stesse
L’ex stabilimento Ellesse. Riflessioni sulla tutela e valorizzazione del patrimonio industriale in Italia
Obiettivo Novecento raccoglie riflessioni sul tema della città ideale e sulle sperimentazioni compiute nel secolo scorso. Interesse particolare è la recente iscrizione della città di Ivrea tra i siti UNESCO: il riconoscimento tangibile del valore architettonico e sociale della visione riformatrice di Adriano Olivetti.
Obiettivo Novecento raccoglie una selezione di contenuti originali volti all’interpretazione dell’esperienza eporediese nel contesto attuale e nell’ottica di una prospettiva futura. L’intento non è solamente la divulgazione di visioni e previsioni in ambito locale, ma delle teorie più rilevanti del secolo scorso e la verifica puntuale sullo stato dell’arte in merito al dibattito sulla città pianificata, diffusa e dispersa. Professionisti ed esperti del settore espongono e promuovono la propria vision all’interno della raccolta che alterna teorie storicizzate a possibili scenari futuri nell’intento di (re)interpretare in maniera attuale il secolo appena trascorso
ARCHITETTURA DEGLI EDIFICI FERROVIARI XIX° sec. Progetto e conservazione della Stazione di Sant’Anna a Perugia
La “FCU”, tra le ferrovie che attraversano la regione Umbria, è quella che più di tutte ha incarnato le speranze e la caparbietà di una popolazione e degli uomini che l’hanno rappresentata. Sulla realizzazione dell’itinerario, che taglia in due sezioni il territorio umbro, e più ancora sul suo prolungamento verso l’Adriatico (per quel gran progetto di trasversale italiana mai compiuto) sono stati spesi decenni di studi e discussioni. Il 27 Settembre 1908 fu emesso il Regio Decreto che stabiliva la concessione delle linea e le norme che regolavano i rapporti tra la Provincia di Perugia e la Società Italiana per le strade Ferrate del Mediterraneo. Il progetto definitivo fu presentato il 7 Marzo 1910 e l’anno successivo, dopo lunghe operazioni di esproprio dei terreni, i lavori ebbero inizio.
Nel saggio, oltre a raccontare brevemente la storia della FCU e contestualmente l'approfondimento storico della Stazione di Sant'Anna, si riflette su due temi specifici: il risanamento conservativo delle strutture portanti ed il recupero delle qualità architettoniche originarie alla luce degli interventi di adeguamento sismico; la valorizzazione degli spazi e delle finiture interne in funzione delle nuove destinazioni d'uso e dell'inserimento del nuovo corpo scala
Morfologia urbana e resilienza. Strumenti e modalità del progetto contemporaneo tra ‘permanente e temporaneo’
Le mura delle città antiche. Nuovi paesaggi urbani tra memoria e progetto
“La città è un recinto o un insieme di recinti, dove matura l’arte di maneggiare le medie e piccole distanze, quel che intendiamo da allora in poi per ‘architettura’.”1 In queste parole di Benevolo si concretizza la lettura che il contributo qui proposto vuole suggerire in tema di perimetri murati delle città. Cingere, o meglio recingere, è l’atto primo dell’abitare, il gesto che separa lo spazio dell’uomo da quello della natura impervia e minacciosa. Il recinto è quel limite che protegge e prima ancora che misura, che separa e che unisce e parimenti, come traccia esterna, esso rappresenta l’epifania della forma. Il muro, d’altro canto, esprime l’atto in cui questa linea si materializza e da cui lo spazio architettonico si origina. Lo studio si muove a partire dalla riflessione che le mura in fondo non sono che muri, quindi recinti e come tali sono portatrici delle medesime categorie significanti e strutturali. Architetture del limite, prima ancora che apparati di difesa militare, le cerchie fortificate hanno rappresentato per secoli l’immagine fisica e politica dell’urbs e della civitas, la sintesi della forma e al contempo del potere e non di meno, come pareti porose, esse sono state l’involucro, la pelle urbana, su cui si è strutturato l’antico binomio “città–campagna” (diremmo oggi “città–paesaggio”). La ricerca parte dall’assunto che il mutato panorama della città aperta contemporanea ha radicalmente alterato il rapporto mura-città invertendone l’ordine semantico, se un tempo le mura contenevano la città ora è la città stessa a contenere le mura. Ne consegue che i recinti murati, pur se hanno perso il significato di limite ultimo, continuano a costituire un limite e, di più, rappresentano quel delicato margine tra centro storico e città d’espansione extra moenia. Questo rilevante aspetto induce a indagare l’oggetto mura non solo e non tanto dal punto di vista storico o conservativo, ma dal punto di vista urbano, nella convinzione che i perimetri antichi possono ancora giocare un ruolo fondamentale nelle dinamiche della città. Dispositivi lineari bifronti, le mura rappresentano i luoghi della permeabilità urbana ed esprimono un immenso potenziale in termini di valorizzazione dei centri storici proprio in relazione al tema dell’accessibilità, e quindi in senso lato dell’accoglienza. D’altra parte, la tutela e la salvaguardia dei beni patrimoniali non può prescindere, al di là delle azioni di consolidamento, dalla riabilitazione in chiave urbana di certe architetture del passato ai luoghi del futuro. Lungi dalla pericolosa accezione di monumento, le cinte murarie devono essere restituite alla contemporaneità come architetture, e come tali per vivere, semplicemente, debbono essere vissute.
In tale direzione la ricerca si struttura sostanzialmente in tre parti.
Una prima parte teorico-critica approfondisce il significato storico delle mura e quello mutato contemporaneo, fornendo un spunto di riflessione sullo stato dell’arte in tema di recupero e valorizzazione delle architetture fortificate urbane.
Una seconda parte, di carattere più metodologico, illustra l’oggetto della ricerca, gli obiettivi, le fasi di studio a partire da una strategia di intervento suggerita. La tesi dottorale si sviluppa a seguito dell’esperienza personale di ricerca già intrapresa su due casi studio italiani, quelli di San Gemini e Viterbo, condotta all’interno del Dipartimento di Architettura e Progetto nel triennio di dottorato. Da ciò il contributo proposto vuole essere una sperimentazione su un caso studio straniero, quello di Siviglia, come strumento di verifica di una metodologia già applicata.
La terza parte riguarda il progetto relativo al perimetro murato di Siviglia e diviene l’occasione per illustrare con dettaglio l’iter operativo, i risultati ottenuti e il programma strategico interno alla ricerca. La cerchia muraria di Siviglia rivela numerose divergenze rispetto agli esempi già citati: è infatti una cinta fortificata di matrice araba con uno sviluppo dimensionale molto più esteso, ma soprattutto è un perimetro murato in gran parte demolito. Questa caratteristica, pur se può apparire un paradosso, diviene determinate nella scelta. L’integrità del circuito assume infatti un ruolo centrale nella trattazione della ricerca, comprovando l‘innata capacità di “resistenza” che le mura mantengono anche attraverso le sole tracce che di esse rimangono.
1 L. Benevolo, La città nella storia d’Europa, Laterza, Roma-Bari 2001, p. 1
L’architettura come pratica inclusiva: un progetto di connettività transculturale a Berlino
The project presented in this contribution is the synthesis of an interdisciplinary collaboration between architecture and sociology, as it stands as a design and programmatic verification of possible strategies of physical-spatial and socio-cultural interchange between different social groups. The paper invites a critical reflection on the concept of ‘integration’, starting from the diffuse inhabited space with particular attention to the role of public space in today’s society. In particular, the study explores the role of architecture in the creation of a model of social integration, presenting a project aimed at promoting inclusion in schools in Berlin. The research project presented is based on the concept of transculturalism, a cultural perspective broader than multiculturalism, which transcends the boundaries of ‘communities’ in favour of a single, broader society able to coexist according to common principles and values.Il progetto presentato in questo contributo è la sintesi di una collaborazione interdisciplinare tra architettura e sociologia, poiché si pone come verifica progettuale e programmatica di possibili strategie di interscambio fisico-spaziale e socioculturale tra diversi gruppi sociali. Il saggio invita a una riflessione critica sul concetto di ‘integrazione’ a partire dallo spazio abitato diffuso con particolare attenzione al ruolo dello spazio pubblico nella società odierna. In particolare, lo studio esplora il ruolo dell’architettura nella creazione di un modello di integrazione sociale, presentando un progetto volto a promuovere l’inclusione nelle scuole di Berlino. Il progetto di ricerca presentato si basa sul concetto di transculturalismo, una prospettiva culturale più ampia del multiculturalismo, che supera i confini delle ‘comunità’ a favore di una società unica, più ampia, in grado di coesistere secondo principi e valori comuni
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