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    Smart working, tempi di vita e del lavoro e riequilibrio demografico dei territori

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    Il volume raccoglie una prima serie di risultati dell’attività dell’Osservatorio sull’impatto dello smart working sul mercato del lavoro e le aree interne, costituito da INAPP e Centro ArIA (Centro di ricerca per le Aree Interne e gli Appennini) nel 2022. L'obiettivo delle ricerche condotte dall’Osservatorio è analizzare i mutamenti del rapporto tra lavoro e territorio derivanti dalla diffusione di forme di lavoro agile. Le profonde trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro a partire dalla crisi pandemica consentono, a questo punto, di misurare l'impatto dello smart working sui tempi di vita e di lavoro non solo nella prospettiva del rapporto individuale, ma quale strumento per il riequilibrio demografico e territoriale, nonché per la conversione ecologica dell’economia. L'attenzione si è rivolta specificamente ai territori che hanno subito fenomeni di spopolamento e abbandono (Sud, aree interne, territori marginali, zone montane). Le tematiche esaminate nel corso delle ricerche dell'Osservatorio sono ampie e si riferiscono a: smart working, relazioni industriali e ruolo del sindacato nello sviluppo territoriale; politiche di attrazione demografica nelle aree interne attraverso lo smart working; politiche di decongestionamento dei centri e di riequilibrio demografico territoriale attuate da Pubbliche Amministrazioni locali; smart working e nuove modalità di cooperazione pubblico-privato; smart working, facilitazioni e miglioramenti dei servizi al cittadino; smart working e riattivazione di economie di prossimità; correlazioni positive tra miglioramento dei territori, performance di impresa e benessere organizzativo; smart working e green new deal; smart working, welfare aziendale, territoriale e di comunità; smart working e nuovi modelli di impresa nelle aree interne

    A mo’ di introduzione. Conversazione con Fabrizio Barca Intervista collettiva

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    «La Strategia nazionale per le aree interne ha avuto il grande merito di mettere al centro del dibattito pubblico italiano le aree marginali e i piccoli comuni. Le aree interne hanno tutte storie straordinarie, ma la storia straordinaria del loro possibile futuro è ciò che deve stare al centro, usando e rigenerando quelle antiche storie. Questo è il “mare ampio e infinito” a cui puntare». Fabrizio Barca C’è un pezzo importante del nostro paese che è tenuto lontano dai servizi fondamentali di cittadinanza. Aree dove non è garantito ai residenti l’accesso alle scuole, alle strutture sanitarie, ai trasporti, a internet. È l’Italia interna, per decenni oscurata, marginalizzata, rimossa perché considerata arcaica, improduttiva, refrattaria all’innovazione. Eppure sono luoghi, per lo più di collina e montagna, che offrono ossigeno, acqua, legname, silenzio, senza alcuna contropartita. E sono anche territori dove si producono alimenti di qualità, energia da fonti rinnovabili, dove la presenza umana cura e manutiene il paesaggio. La desertificazione umana di queste aree interne implica dunque un duplice costo: a monte, la svalorizzazione di ecosistemi vitali stratificatisi nel corso di secoli e, a valle, l’abbassamento delle condizioni di sicurezza e della qualità della vita. Nel 2013, su impulso dell’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, nasce la Strategia nazionale per le aree interne (Snai), una politica diretta in primo luogo a riconoscere le fragilità sociali e fisiche dei luoghi e delle comunità lontane e, nel contempo, a potenziare la dotazione di servizi essenziali di cittadinanza in modo da contrastare lo spopolamento. La Snai è una politica place-based, che considera vincoli e potenzialità luogo per luogo, soggetti e risorse specifici di ogni area interna, dotazione di servizi civili e opportunità di occupazione in ogni contesto territoriale. In questo libro, scritto a più mani da alcuni dei protagonisti dell’esperienza Snai, si ricostruisce la storia di questa ancora giovane politica pubblica e si prefigurano adattamenti futuri per assicurare dignità e vivibilità agli italiani delle aree lontane

    Il modello “piccola scuola come comunità educante”: l’esperienza pilota della Val di Susa"

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    In questo contributo si presenta una ricerca-azione condotta durante l’anno scolastico 2017/2018 con i docenti di due plessi di un istituto comprensivo della Val di Susa focalizzando, nell’ordine, le principali attività realizzate, i risultati raggiunti e il nuovo modello didattico e organizzativo che ne è derivato. Il modello scaturito da questa ricerca assegna un ruolo da protagonisti agli studenti che, guidati dagli insegnanti, scelgono un tema, legato al territorio di appartenenza, al quale attribuiscono un valore di riferimento identitario e affettivo significativo. Dopo aver condiviso questa scelta, studenti e docenti coinvolgono a cascata altre scuole del territorio, i propri familiari e tutti i soggetti della comunità locale interessati, a vario titolo, al tema scelto e che possono contribuire alla realizzazione di attività incentrate su di esso. Il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati si traduce in un processo partecipato e generativo di un percorso didattico interdisciplinare e integrato nel curricolo, oltre che attuabile sul territorio. Il percorso didattico si sviluppa secondo un circolo virtuoso in cui gli studenti, agendo come costruttori attivi di competenze e conoscenze, sviluppano in modo progressivo un’expertise sul tema prescelto attingendo alle risorse disponibili nella comunità locale, per poi restituirle accresciute e arricchite ad essa, attraverso lo sviluppo di artefatti e la creazione di eventi legati alla tematica prescelta. Questo lavoro dimostra, da una parte, come i soggetti di un territorio possano attivamente contribuire allo sviluppo e alla realizzazione di un progetto didattico con ricadute a livello di comunità locale; dall’altra, come un piccolo istituto scolastico, situato in una zona isolata e scarsamente popolata, possa radicarsi maggiormente nel territorio e rafforzare la propria funzione di presidio culturale e sociale, adottando un modello didattico e organizzativo basato su una progettazione partecipata

    Smart working e performance aziendale nelle aree montane: organizzazione del lavoro, carriera e qualità della vita

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    I risultati in generale mostrano una buona tenuta del modello teorico e incoraggiano l’approfondimento per il prosieguo della ricerca. Come ogni studio empirico, l’indagine condotta presenta alcune limitazioni. Ad esempio, il campione degli intervistati potrebbe essere ampliato, mentre la formulazione delle domande può essere migliorata per poter trarre ulteriori considerazioni su tutte le variabili indagate e per favorire la compilazione del questionario. Inoltre, il prosieguo della ricerca si prefigge di verificare empiricamente le diverse possibili relazioni esistenti tra creatività e struttura del lavoro e come si possano migliorare le condizioni del lavoro da casa onde favorire pensiero critico e creatività individuale e di gruppo pur lavorando in smart. La crescita armonica di una comunità che lavora richiede approcci multidimensionali che possono ripensare alla possibilità di sostenere processi di pensiero creativo e critico, anche quando il lavoro è centrato principalmente sullo smart working

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Il punto di vista della working-class sul ruolo dello smart working nelle PMI italiane: un caso studio

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    Alla luce dell’epidemia di COVID-19 e del conseguente cambiamento nella natura del lavoro, i dipendenti hanno ora maggiore flessibilità riguardo a dove e quando svolgere la propria attività lavorativa. La nuova forma di flessibilità riguardante il lavoro può essere quella del lavoro ibrido: ambiente di lavoro in cui il personale può scegliere tra lavorare in sede o lavorare fuori sede, tramite telelavoro o attraverso il lavoro a distanza (McEwan, 2016). Sono disponibili anche altre forme di lavoro ibrido, attraverso il quale il personale è libero di scegliere se lavorare in sede in alcuni giorni e fuori sede in altri, in base a circostanze, obiettivi e preferenze personali (De Masi, 2020; Angelici & Profeta, 2023). Lo scopo di questo lavoro è quello di guardare al fenomeno emergente di queste nuove forme di flessibilità del lavoro da un punto di vista sociologico e organizzativo. Nello specifico, sono state formulate due domande di ricerca. La RQ1 mira a osservare la relazione tra un lavoro che offre un alto livello di flessibilità e la riduzione dello stress nella vita del dipendente. Inoltre, la RQ2 si propone di studiare come la socializzazione tra i dipendenti venga coltivata con questa nuova forma di flessibilità. Il paper prende in considerazione, attraverso un case study, tre PMI che hanno implementato una forte policy di smart working (Yin, 2004). Le imprese sono state selezionate da due database Great Place to Work e Welfare PMI (Corbetta, 2014). I due database prestano considerazione alle imprese che si distinguono per una particolare attenzione verso i dipendenti. Questa attenzione si instaura tramite una duplice relazione: da un lato la tensione ad accrescere la produttività dell’impresa, dall’altro la creazione di un ambiente positivo e un contesto di eccellenza nella stessa. Dal punto di vista metodologico dopo la selezione delle imprese, l’acquisizione dei dati si è basata su tre interviste rivolte ad altrettanti dipendenti per ciascuna impresa. I soggetti intervistati sono stati selezionati nel rispetto dei seguenti criteri: il bilanciamento di genere, l’appartenenza a tre ambiti di lavoro diversi e un bilanciamento nell’anzianità lavorativa. In una fase successiva, è stata effettuata un’analisi di cinque dimensioni del conflitto proposte da Rotondo et. al (2003). Le dimensioni del conflitto includono la combinazione di tre forme di conflitto lavoro-famiglia (tempo, tensione e comportamento) e due direzioni di conflitto lavoro-famiglia (interferenza del lavoro con la famiglia e interferenza della famiglia con il lavoro). Per dare risposta ai suddetti quesiti di ricerca, il presente contributo ha utilizzato l’analisi dei contenuti, una tecnica qualitativa che consente di decodificare le informazioni presenti nei report predisposti dalle due società considerate nell'analisi (Krippendorff, 1999). Il contributo ha l’obiettivo di offrire un’ulteriore prospettiva al fenomeno dello smart working, non solo a livello di interazione con l’attività lavorativa ma anche di tipo socio-relazionale con l’ambito familiare e domestico. Inoltre, il paper può andare a proporre prospettive diverse nell’applicazione delle pratiche manageriali legate al fenomeno dello smart working

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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