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La logistica: un nuovo fattore di competitività per le imprese e le regioni
L'articolo esamina i servizi della logistica come fattore competitivo per lo sviluppo regionale e propone un'analisi delle regioni logistiche europee
Freight transportation flows: New trade regions and trade routes
This paper highlights the trends in global freight transportation which has recently shown intense growth but also a “new” geography of flows. In particular the analysis describes the growth in relation to GDP with reference to destinations (Europe, United States) and to the origin of flows. The trends identified show the emergence of new patterns of routes and nodes. Moreover, logistic services are proving to be an advantage for the Mediterrean area which is the place of transshipment and unloading of containers arriving from Asia. At present, there is not a strict hierarchy between hubs in the Mediterrean basin, in contrast with what has happened in the North of Europe. In Southern Europe, the competition among regions to attract these new flows is becoming fierce. Factors playing a fundamental role in this scenario are: accessibility to the main populated and economically dynamic regions of Europe, existing infrastructure (although there is a need to update and modernise facilities), regional development policies, and, above all, the strategies of the global terminal operators
SPH838799_Supplemental_Material_CLN – Supplemental material for Health-Related Quality of Life After Hip Arthroscopy for Femoroacetabular Impingement: A Systematic Review and Meta-analysis
Supplemental material, SPH838799_Supplemental_Material_CLN for Health-Related Quality of Life After Hip Arthroscopy for Femoroacetabular Impingement: A Systematic Review and Meta-analysis by Chetan Gohal, Saif Shamshoon, Muzammil Memon, Jeffrey Kay, Nicole Simunovic, Filippo Randelli and Olufemi R. Ayeni in Sports Health: A Multidisciplinary Approach</p
La fisionomia reticolare per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia
Considerato che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre. Su tale premessa si fonda il presente contributo, che fa parte di un lavoro ben più ampio condotto dal Centro di Ateneo OPSAT dell’Università degli Studi di Salerno e volto ad individuare un modello di sviluppo per il Mezzogiorno d’Italia, alla luce delle attuali sfide geoeconomiche. Pertanto, attraverso l’analisi dell’ampia letteratura internazionale, saranno evidenziate le positive implicazioni territoriali generate dalla creazione di reti – materiali ed immateriali – che “irrigano”, ossia diffondono, lo sviluppo. Numerosi sono i contributi teorici che testimoniano negli ultimi anni l’affermazione di una fisionomia reticolare dello spazio geografico, in quanto da tempo si parla di economia delle reti come modello economico competitivo. La geografia, insieme con altre discipline, ha proposto nuove rappresentazioni del territorio, incentrate sulla ridefinizione delle relazioni spaziali, sulla rivalutazione della dimensione locale, sull’evoluzione dei comportamenti dei soggetti economici, fino ad individuare tessuti reticolari articolati su significative nodalità, che sono in grado di valorizzare appieno fattori di competitività. Un’impostazione teorica di questo tipo è riscontrabile anche in diversi documenti strategici e/o programmatici di istituzioni europee, nazionali e regionali, ed è riferita a vari settori, come ad esempio, per la conservazione della natura, ha assunto particolare rilievo la costruzione delle reti ecologiche; per incrementare le opportunità di crescita anche nelle aree svantaggiate si è puntato inequivocabilmente sulla realizzazione delle reti di infrastrutture; per configurare un modello alternativo alle metropoli di scala internazionale si sono affermate le reti di città; per ricercare una dimensione più flessibile a quella distrettuale, le unità produttive si stanno organizzando in reti di imprese, così da garantire maggiore valore alle conoscenze e competere in modo più efficace. Infine, con l’impiego metodologico della categoria di “regione” (da quella amministrativa a quella geografica), verranno svolte alcune considerazioni sul grado di applicazione del suddetto modello nel Mezzogiorno d’Italia, nonché sulla opportunità di implementarlo soprattutto in quelle realtà caratterizzate da scarsa coesione socio-economica-territoriale (così come intesa dalla Comunità Europea)
Spreadsheet_1 – Supplemental material for Mid-term outcome after arthroscopic treatment of femoroacetabular impingement: development of a predictive score
Supplemental material, Spreadsheet_1 for Mid-term outcome after arthroscopic treatment of femoroacetabular impingement: development of a predictive score by Luca Pierannunzii, Paolo Di Benedetto, Christian Carulli, Gennaro Fiorentino, Daniele Munegato, Manlio Panascì, Domenico Potestio, Filippo Randelli, Federico Della Rocca, Valentina Rosolen, Manuela Giangreco and Nicola Santori in HIP International</p
Economia circolare e sostenibilità come strumento di integrazione e organizzazione territoriale tra Francia e Belgio : il caso retex
Quest’articolo nasce da un lavoro di indagine sul campo nell’area metropolitana di Lille nel settembre del 2020. La ricerca riguarda un progetto, Retex, che mira a incrementare le interdipendenze transfrontaliere tra Francia e Belgio aumentando la capacità di Ricerca e Sviluppo nel settore del recupero materiali tessili, realizzando così un sistema transfrontaliero che viene definito di “economia circolare”. L’articolo mostrerà come questo è riuscito nell’aspetto avanzamento della R&D e nella capacità di partenariato tra le aziende ma ha mostrato i suoi limiti per la visione diversa degli attori pubblici dei due lati della frontiera. Si sono dimostrati importanti dal lato francese e praticamente assenti da quello belga. Dimostriamo inoltre quanto la realizzazione in un territorio di una vera rete di aziende operanti in modo “circolare” sia un lavoro che vede il ruolo dell’attore pubblico, ad ogni livello, come fondamentale senza il quale sarebbe altrimenti realizzarlo. Si vedrà come si tratti di una transizione, quella dal lineare al circolare che si fa attraversando una estesa zona di “coabitazione” dei due sistemi all’interno delle stesse aziende.Circular economy and sustainability as a tool for integration and tettitorial organization between France and Belgium: the Retex case. This article starts from a field survey work in the Lille metropolitan area in September 2020. The research concerns a project, Retex, which aims to increase the cross-border interdependencies between France and Belgium by increasing the R&D capacity in the sector of recovery of textile materials thus creating a cross-border system which is defined as a “circular economy”. The article will show how this has succeeded in the advancement aspect of R&D and in the capacity for partnership between companies but has shown its limits for the different vision of public actors on both sides of the border. They proved to be important on the French side and practically absent from the Belgian side. We also demonstrate how much the creation in a territory of a real network of companies operating in a “circular” way is a work that sees the role of the public actor, at every level, as fundamental without which it would otherwise be possible to achieve it. We will see how the transition from linear to circular is accomplished by crossing an extensive area of “cohabitation” of the two systems within the same companies
IL ruolo dei porti turistici nello sviluppo territoriale. Il caso della città metropolitana di Cagliari, Sardegna.
L’accessibilità è considerata un fattore trainante dello sviluppo territoriale e un indicatore di performance
chiave delle politiche di coesione. Tuttavia, in questo quadro un attore non viene ancora considerato: i porti
turistici. Tuttavia, i porti turistici contribuiscono in modo decisivo allo sviluppo delle economie locali creando domanda
per il turismo nautico e facilitando il collegamento con il turismo costiero. In questa prospettiva, l’articolo presenta
una proposta metodologica per classificare i porti turistici secondo la loro capacità di agire come gateways territoriali
applicandola al caso della città metropolitana di Cagliari. I risultati evidenziano l’utilità di una tale classificazione per lo
sviluppo di una pianificazione integrata
IMMIGRAZIONE, IMPRENDITORIA E CRISI ECONOMICA. ALCUNE RIFLESSIONI SUL CASO TORINESE
Negli ultimi anni i lavoratori stranieri, ed in particolare quelli che svolgono un lavoro di tipo imprenditoriale, sono stati colpiti dalla crisi, ma sembrano essere più resilienti rispetto alla rispettiva componente italiana. Dopo una breve analisi sul concetto di comunità resiliente, il contributo ha l’obiettivo di analizzare l’imprenditoria etnica nella Provincia di Torin
Il trattino dirimente. Il Friuli (-) Venezia Giulia ovvero il Friuli contro la Venezia Giulia (e viceversa)
La nascita della Repubblica, introducendo l’istituzione delle Regioni, produsse l’invenzione del Friuli – Venezia Giulia. In quell’operazione furono messe assieme due parti che erano contermini e che avevano avuto, pur appartenendo a due Stati diversi, una serie di relazioni nel corso del secolo precedente, ma che erano state messe una contro l’altra dall’esito vittorioso della prima guerra mondiale e da quello perdente della seconda: due aree in contrapposizione, costrette a convivere sotto la medesima denominazione. La denominazione adottata dai Costituenti più che indicare una realtà geografica, suggeriva un’aspirazione (a una riannessione), un rammarico (per una terra persa), un memento (di una diversità politica vicina), ma non consentiva una chiara identificazione sotto l’aspetto geografico. Anzi, nonostante la definizione di Venezia Giulia risalisse alla metà dell’Ottocento e fosse stata proposta per distinguere i territori abitati da italiani all’interno dell’Impero asburgico, al momento della sua scrittura nella Carta fondamentale la quasi totalità dei territori conquistati nel 1918 erano esterni all’Italia, lasciati alla Jugoslavia o amministrati – come nel caso di Trieste - dagli anglo americani. Nel 1948 la gran parte della Venezia Giulia era al di fuori dell’Italia, e il “recupero” di Trieste nel 1954 non cambiò di molto le cose, se non dal punto di vista simbolico.
La contrapposizione derivava dalla scelta, fatta dal Governo italiano, di favorire nell’opera di ricostruzione successiva al primo dopoguerra, le province annesse e in particolare Trieste, a scapito del Friuli, provocandone il declino economico e la periferizzazione. Tale processo fu alimentato durante il ventennio del regime, anche in forza dei diversi interessi politici locali, e trovò definitiva attestazione, dopo la fine del conflitto successivo, nelle conseguenze dell’introduzione della “cortina di ferro”, che trasformò il territorio in baluardo militare e politico contro l’Est, condizionandolo nel suo complesso anche nel timore di un’occupazione straniera.
Così se da un lato Trieste – ovvero la parte principale della Venezia Giulia rimasta all’Italia – manteneva sovvenzioni dallo Stato italiano anche nel momento in cui era amministrata dal governo militare alleato, dall’altro nei primi tre decenni repubblicani nessun stabilimento produttivo era costruito nella parte friulana, se non negli spazi prossimi al Veneto.
La distinta attenzione produsse una differenziata crescita economica, politica, sociale e culturale, che aggravò la separazione tra le due parti, stimolando un conflitto diffusa, declinato sotto diversi aspetti.
Questo stato delle cose proseguì fino alla seconda metà degli anni Settanta, quando due fenomeni del tutto esterni alle vicende locali, produssero un’inversione di tendenza. Da un lato l’allentamento della contrapposizione internazionale fece sì che il confine non fosse più visto e vissuto come il baluardo dell’Occidente (o, dall’altro versante, dell’Oriente) e le relazioni confinarie e le attività produttive poterono dispiegarsi senza temere repentine interruzioni. Dall’altro i due terremoti del 1976 e la successiva ricostruzione consentirono una ridiscussione dell’organizzazione territoriale supportandola con l’arrivo di grandi quantità di quattrini, che produssero il coinvolgimento della provincia udinese a quello che veniva indicato come il modello NordEst. A suggello di questa nuova condizione, fu richiesta – e ottenuta - l’introduzione di un’università a Udine quale luogo di formazione della classe dirigente locale, in contrapposizione a quella di Trieste, fondata per un motivo analogo a l’indomani dell’annessione post 1918.
Alla crescita del Friuli ha fatto da controcanto il declino della Venezia Giulia, che nella presenza del confine aveva trovato ragion d’essere e alimento primo. La fine del Novecento e l’avvio del nuovo secolo – che hanno visto l’abolizione del trattino nella denominazione ufficiale con la riforma del titolo V della Costituzione - vedono meno distanti le due parti sotto l’aspetto economico, sociale e culturale, ma ancora contrapposte e soprattutto senza evidenti volontà di collaborazione, nonostante la Regione nel suo complesso abbia una popolazione – 1,2 milioni di abitanti - prossima a quella di diverse singole Province italiane di medie dimensioni
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