569 research outputs found

    Applicazione dei domini di interazione 3d per fondazioni superficiali alla progettazione definitiva di un asse autostradale

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    Il tradizionale tema della verifica di una fondazione superficiale può essere affrontato mediante i poco diffusi, ma ormai ben noti, domini di interazione 3D. L’impiego di quest’approccio ha consentito, nell’ambito della progettazione definitiva di un asse autostradale, una verifica più rigorosa rispetto al metodo della “pressione limite” tradizionalmente utilizzato. L’obiettivo di ridurre al minimo le iterazioni tra progettista strutturale e geotecnico è stato il fattore discriminante nella scelta di questo metodo di verifica, all’interno di un progetto che prevedeva l’esecuzione di un gran numero di verifiche su diverse tipologie di opere. Al fine di rendere possibile l’impiego professionale di tali teorie è stato inoltre necessario fornire un’interpretazione articolata delle prescrizioni delle “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni” 14/01/2008, specialmente per quanto concerne i coefficienti parziali γR sulle resistenze

    Implications of seismic design aspects on a pile supported wharf structure

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    This paper illustrates the design issues of a pile supported wharf in a high seismicity area in Indonesia, a commonplace port structures in which the seismic response involves significant pile–slope interaction. Pile design in high-seismicity liquefiable areas involves different aspects of earthquake geotechnical engineering with important consequences both on structural and geotechnical calculation. For the structural design, non-linear soil structure interaction (pseudo-static analysis) has been considered. Moreover, in the geotechnical design, liquefaction mitigation measures and global stability assessment have been treated. The global stability assessment of the structure is deeply affected by simplified design methodology. In particular the hypothesis of simultaneous occurrence of maximum inertial forces and liquefaction during a seismic event is an assumption full of consequences in the current practice of geotechnical design in liquefiable soils; although international codes do not provide any specific recommendation. Such an example eventually shows very clearly that absence of precise recommendations may lead to an over conservative design

    Chicano Art as Alternative Media: Its Influence on US Popular Culture (and Beyond)

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    In 1972, Chicana/o artists held the first Día de los Muertos exhibits in the USA to publicly honor Mexican heritage in a majority Anglo-American society. Day of the Dead altar installations and art became mediums for publicly communicating about Latino identities and political struggles. Weaving together various elements of the US Latino experience -- including Roman Catholic, Indigenous, and Mestizo artistic and cultural traditions juxtaposed with aspects of US popular culture, US Day of the Dead celebrations assumed an ideological and political value that far transcended the holiday’s original religious meaning in Latin America. This celebration of the dead had unexpected appeal with non-Latinos, who felt that mainstream US culture lacked public opportunities to collectively remember and heal after the death of loved ones. Today, the holiday is a popular autumn ritual in schools, museums, community centers and commercial venues across the US. Through various communication flows (the mass media, tourism, commerce), Chicano artistic influences have not only proliferated across the USA, adding a new celebration to the holiday calendar, but have also migrated to Mexico and other parts of the globe.Published in The International Journal of the Arts in Society by Common Ground. Readers must ask permission to reproduce.Peer reviewe

    Quality Markers and Consumer Communication Strategies: Empirical Evidence in the 'Very Fresh' Sector in Italy

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    Quality is a key factor when consumers choose agri-food products, but at the same time is difficult for them to assess. On the demand side, consumers require protection measures, and on the supply side, efficient communications need to be available to all operators, including those who cannot afford to supply their own. In this context, quality markers such as logos, brands and indications or denominations that distinguish a product from its competitors can be a strategic way of transmitting information, especially for firms which cannot afford resources for communications or their own brand name. This research analyses and assesses the role of brands and territorial markers (PDO, PGI) in enhancing and promoting “very fresh” food products, in particular fruit and vegetables. The first part of the work identifies the most widely used quality markers, and the legal and organisational aspects for some of them. The second part is empirical and includes case studies on PDO and PGI, two company brands (Melinda and Marlene) in the fruit and vegetable sector and, finally, one collective brand, “QC – Qualità Controllata” set up by a regional authority, Emilia Romagna Region. Our case studies lead to the conclusion that collective brands and indications or denominations alone are not a sufficient condition for commercial success. What is essential, on top of basic product requisites, is the organisation of supply and brand strategy.Agribusiness, Agricultural and Food Policy, Food Consumption/Nutrition/Food Safety,

    La strategia nelle forme reticolari tra piccole e medie imprese. Un approccio processuale alla pianificazione

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    La necessità di fronteggiare un contesto competitivo che evolve secondo schemi non lineari, contradditori e di alternanza tra momenti di stabilità e di instabilità sta sollecitando nuovi comportamenti strategici delle imprese, centrati sul potenziale della cooperazione inter-organizzativa (Smith et al., 1995). La considerazione di fondo è che la cooperazione consentirebbe l’integrazione in forma collaborativa di processi e risorse per il conseguimento di un vantaggio competitivo comune, che, altrimenti, le singole imprese dovrebbero perseguire sfruttando ed adeguando la struttura interna o, in alternativa, sviluppando adeguate relazioni di scambio (Das, Teng, 2000). Tale considerazione è il nucleo centrale di un ampio dibattito scientifico che a partire da metà anni Ottanta ha visto un’intensa proliferazione di contributi che approcciano il fenomeno inter-cooperativo applicando differenti teorie e modelli (es.: teoria dei costi di transazione, teoria dei giochi, teoria delle risorse, modello del comportamento strategico, modello del processo decisionale strategico). Il presente lavoro si inserisce all’interno del dibattito scientifico summenzionato con il proposito di riflettere sul processo di formazione della strategia nelle forme reticolari tra piccole e medie imprese. Si intende, in tal modo, offrire un contributo empirico per rispondere alle sollecitazioni che invitano a orientare la ricerca sulle reti d’impresa lungo la dimensione processuale, per avvicinare la conoscenza dell’intricato insieme di scelte, eventi, situazioni, opportunità che spiegano come il contenuto, la struttura e la governance della rete emergono ed evolvono nel corso del tempo (Hoang, Antoncic, 2013). A differenza della prevalente impostazione strategica sulle reti di impresa, che interpreta il problema strategico con riferimento ai benefici e ai rischi per la singola impresa derivanti dalla partecipazione al sistema relazionale inter-organizzativo (Gulati et al., 2000), il presente lavoro pone al centro il network ed affronta il tema della formazione della strategia competitiva dei network di piccole e medie imprese. Proprio tenendo in esplicita considerazione le peculiarità dell’oggetto di studio, si focalizza l’attenzione sul processo di formazione strategica utilizzando un modello ed una metodologia che hanno quale loro epicentri il costrutto della visione strategica (Gluck, 1984) e la mappatura strategica (Ackermann, Eden, 2011). Dopo aver inquadrato il concetto di forma reticolare utile ai fini del presente lavoro, si affronta il tema della formazione strategica dapprima introducendo il modello di riferimento e le sue fasi fondamentali e, successivamente, focalizzando l’attenzione sulla fase della mappatura della visione strategica imprenditoriale. Particolare enfasi sarà attribuita alla visualizzazione strategica quale strumento utile per la rappresentazione e la condivisione del pensiero strategico individuale e collettivo. Infine, si riportano le prime evidenze empiriche tratte dal progetto di ricerca-azione attualmente in esecuzione

    Sistemi di controllo manageriale e strategia aziendale. Analisi delle medie imprese del nordest

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    Il presente lavoro si inserisce nell’ambito della copiosa letteratura che, a partire dagli anni Ottanta, ha affrontato il tema della progettazione e dell’uso dei sistemi di controllo manageriale secondo l’approccio contingente (Otley, 2016). L’impostazione di riferimento è la teoria organizzativa della contingenza, che, applicata al tema del controllo aziendale, postula l’assunto secondo il quale la scelta ottima in termini di architettura dei sistemi di controllo dipende dalla specifica configurazione assunta da alcune variabili interne ed esterne: struttura organizzativa, dimensione aziendale, complessità ambientale, tecnologia, cultura, strategia (Chenhall, 2003). Coerentemente con l’impostazione contingente, gli sforzi della ricerca scientifica si sono indirizzati verso lo studio del come i sistemi di controllo dovrebbero essere progettati e utilizzati per adattarsi ai contesti specifici di applicazione, tenendo conto dell’evolversi di questi ultimi. Nel tentativo di offrire un contributo al dibattito in corso, il presente lavoro si pone l’obiettivo di ricercare se esista una reciproca influenza tra l’architettura dei sistemi di controllo e le scelte strategiche di business in uso nelle medie imprese del nordest e quali siano le eventuali ripercussioni sia in termini di controllo, sia di strategia. Per perseguire la summenzionata finalità, sul piano concettuale si è scelto di utilizzare il modello LOC (Levers Of Control) di Simons (1995) per la variabile “controllo” e i tipi strategici di Miles and Snow (1978) per la variabile “strategia”. Sul piano metodologico, si è scelto di svolgere la raccolta di dati su ampia scala mediante l’invio di un questionario strutturato all’intera popolazione delle 1.249 medie imprese del nordest. I dati acquisiti, corrispondenti ad un tasso di risposta del 18%, sono stati analizzati con tecniche quantitative di analisi statistica. L’analisi dei dati evidenzia un utilizzo di tutte le leve del controllo, con prevalenza della leva diagnostica, e una flessibilità di comportamento sul piano strategico che di fatto impedisce di riconoscere in modo puntuale i cluster strategici del modello di Miles and Snow. Sul piano del controllo, la pratica aziendale sembra confermare l’esistenza di una tensione dinamica tra le differenti leve del controllo e l’uso del controllo come sistema integrato (Malmi, Brown, 2008; Tuomela, 2005). Tali scelte sembrano coerenti con la mancanza di un unico, stabile orientamento strategico aziendale e supportano comportamenti indirizzati a sostenere contemporaneamente differenti pattern strategici, a seconda delle opportunità che il management giudica interessanti da perseguire

    Swollen Optic Disc and Sinusitis

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    Purpose: To present a case of optic disc swelling caused by sinusitis. Methods: Ocular symptoms were investigated using computed tomography imaging of the facial bones to detect the relationship between the sinus inflammation and the optic nerve. Results: A particular configuration of the optic nerve was detected. Optic nerve course through the inflamed sphenoidal sinus is a condition associated with a greater risk of inflammation. Conclusion: Sinusitis is a rare but treatable cause of optic neuritis. The choice of the correct radiological investigation to be done to set up a proper treatment of the sinus pathological condition is also essential for the resolution of ocular symptoms
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