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Il ruolo del paesaggio antico nella costruzione di spazi pubblici identitari. Pikionis e il Parco Archeologico ad Atene (1954-1958).
Roma, Spalato, Atene sono esempi della fragilità e della forza espresse dalla città stratificata, dimostrando come spesso il paesaggio antico abbia offerto forme e materie in cui le comunità, all’indomani dei conflitti, potessero riconoscere un passato comune per poter prefigurare un nuovo futuro.
In quest’ottica viene proposta una lettura del progetto di Pikionis per il piano d’assetto dell’area attorno all’Acropoli d’Atene (1954-58) concentrando l’attenzione sull’analisi di tre “luoghi dello stare”: la piazza alla base dei Propilei, la piazza recinta del complesso di San Dimitrios Loumbardiaris, il belvedere sul colle delle Muse. Nella visione di Pikionis le necessità di tutela, rese urgenti dall’esasperazione speculativa della ricostruzione postbellica, incontrano le istanze neoelleniche tese all’affermazione dell’identità greca in un clima d’incertezze politiche e culturali
EXPO_microstorie
Sull'evento EXPO 2015 intervengono: Filippo Angelucci, Oscar Buonamano, Massimo Crotti, Alessandro Gabbianelli, Maria Teresa Granato, Fabrizia Ippolito, Mauro Mario Mariani, Paola Misino, Marco Toderi
SEMI,RAMI E RADICI: DAI TERRITORI FRAGILI A QUELLI FLESSIBILI. NUOVE IPOTESI DI INTERVENTI PER LA RIGENERAZIONE URBANA
Grazie alla Rivoluzione industriale gli insediamenti antropici si sono sviluppati secondo gradi di autonomia crescente fino a rendere indipendente lo sviluppo degli insediamenti umani dalla disponibilità locale di risorse, smarcandosi così dal rapporto di sussistenza sinergica città/campagna (E. Sereni, 1961). Ciò è stato possibile grazie alla canalizzazione di flussi di energia e materia. Precedentemente invece gli insediamenti umani si sono sviluppati in luoghi in cui erano disponibili le risorse per il sostentamento delle comunità (acqua, materie prime, cibo). In epoche successive lo sviluppo urbano ha richiesto che ai servizi originali si affiancassero delleinfrastrutture quali strade, porti, mercati e magazzini per favorire la circolazione e la trasformazione delle merci (Calabi, 2005). Questa evoluzione, spinta dall’accelerazione improvvisa della Rivoluzione industriale, ha portato a sistemi sempre più rigidi e completamente dipendenti dai flussi canalizzati, in cui la loro interruzione - se non prontamente ripristinata - ha come effetto l’immediato collasso dei sistemi, con conseguente decadenza/abbandono degli insediamenti (Maffioletti, 2005). Per ridurre queste criticità sono state condotte, da un lato ricerche su soluzioni che rendessero gli edifici meno dipendenti dai flussi canalizzati, dall’altro soluzioni di canalizzazione più flessibili per il supporto degli insediamenti umani. Le ricerche “Un muro per ricominciare”, “Post it” e “SEED Italy” rappresentano tre diversi approcci a questi problemi: nel primo caso viene individuata una struttura di supporto/canalizzazione che rappresenta l’elemento fondante della costruzione - o ricostruzione - dell’insediamento, in questo caso un “muro”; nella seconda ricerca vengono invece progettate delle infrastrutture estremamente leggere e adattabili su cui è possibile appoggiare elementi costruiti, però largamente riconfigurabili; mentre infine, nel terzo caso, si definisce un sistema di supporto minimo alle abitazioni – un core tecnologico e strutturale - intorno al quale poter costruire involucri di forma e dimensione diversa integrati al costruito esistente. Il contributo approfondisce, grazie alle possibilità di riconfigurazione degli insediamenti, gli aspetti tecnologici e ambientali delle tre ricerche citate, in una logica di trasformazione dei territori da fragili a flessibili
Uso del suolo e variazioni sul paesaggio. Un’analisi diacronica sulla Costiera Amalfitana
La bellezza del paesaggio italiano, narrata fin dai primi viaggiatori del Grand Tour, è strettamente legata a una moltitudine di pratiche agricole che gli abitanti di ogni luogo hanno adattato alle caratteristiche orografiche, climatiche e geologiche del proprio territorio, modellando nel corso dei secoli il supporto naturale in un mosaico straordinariamente diversificato in termini di forme, suoni, sapori, profumi e colori. Queste agricolture tradizionali, oltre ad aver garantito il sostentamento e lo sviluppo delle civiltà che si sono succedute nella penisola, hanno rappresentato l’unica vera forma di tutela del paesaggio agrario fino alla metà del Novecento, quando la “scomparsa delle lucciole” pasoliniana determinò una drastica trasformazione dei sistemi di produzione agricola: con l’avvicinarsi degli anni Sessanta, infatti, all’agricoltura di tipo tradizionale venne preferita una pratica agro-industriale più redditizia, basata su processi di intensificazione produttiva su larga scala, sulla semplificazione genetica, agronomica ed ecosistemica. Tale processo ha provocato una rapida trasformazione del paesaggio rurale italiano e l’abbandono delle terre marginali, difficilmente meccanizzabili e raggiungibili. Questo contributo tratta le conseguenze culturali e fisiche di tale abbandono, prendendo ad esame un paesaggio rurale tradizionale straordinario, già inserito nella WHL Unesco, quello della Costiera Amalfitana
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Antiche città e nuovi municipi: le fragili identità nella città metropolitana
Come sperimentare, all’interno di territori attraversati da fenomeni di metropolizzazione, strategie di rigenerazione urbana fortemente radicate nei contesti locali, che siano in grado di produrre valore aggiunto non solo localmente - quindi riaffermando e rinnovando i valori identitari profondi - ma anche in un territorio più ampio, arricchendo la dimensione metropolitana del valore delle differenze e delle identità locali.
La questione appena delineata rappresenta l’output in chiave propositiva di un tema ben più ampio, che tratta dell’indebolimento della identità e della periferizzazione dei centri minori insita nei fenomeni di metropolizzazione, che a sua volta affonda le sue radici nelle modalità e nelle condizioni storiche e geopolitiche nelle quali essa è avvenuta.
Il campo di riflessione è, all’interno della parte più densa della città metropolitana di Bari, la condizione di fragilità e di appannamento dell’identità profonda dei piccoli centri, e quindi: le origini e la natura del fenomeno della metropolizzazione nel contesto barese; la ricostruzione delle motivazioni per cui essi, da luoghi singolari nel territorio aperto, abbiano ‘pagato’ l’inserimento nei processi di metropolizzazione con l’impoverimento e la periferizzazione; le modalità per il riconoscimento dei valori che possono essere individuati come chiavi di volta per ridefinirne il ruolo e le prospettive di rigenerazione.
In particolare la tesi, che non deve apparire scontata ma bensì necessita di essere adeguatamente verificata, è che in un contesto di metropolizzazione i valori identitari profondi, i patrimoni culturali e paesaggistici locali possano essere strategici, ovvero motori di identità e sviluppo condiviso dalla comunità locale e da quella metropolitana; rifuggendo però il rischio di una prospettiva difensiva o nostalgica o – peggio – mercantile, ma rinnovando il significato dei valori che ne sono posti alla base; e inoltre contribuendo a costruire una visione più sfaccettata e ricca della città metropolitana e delle sue politiche
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