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    Prolusione alla cattedra d\u27istituzioni civili dell\u27avvocato Filippo Brunetti ... recitata nel giorno 4 giugno 1810

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    In Faenza : presso Conti Data del testo Segn.: [ast]8 https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?context=L&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI&tab=Everything&docid=alma99000259674020604

    I carbonati autigeni di Cappella Monta (Miocene Medio -Sup., Appennino vogherese)

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    Fin dalla seconda metà dell’800 (Taramelli, 1877; 1882; Sacco, 1891) e successivamente in Sacco (1929) erano state segnalate nella zona dell’Oltrepo pavese alcune località fossilifere con faune a grandi bivalvi (calcari a Lucina). Nell’Appennino settentrionale depositi carbonatici di questo tipo sono presenti in successioni di età Miocene medio-sup. affioranti in differenti contesti geotettonici (Ricci Lucchi & Vai, 1994; Conti & Fontana, 1998; 1999), dai bacini satelliti (Successione epiligure) all’avanfossa (peliti di scarpata e depositi torbiditici). Tali depositi sono stati recentemente interpretati, grazie ad analisi geochimiche, paleoecologiche e sedimentologiche, come carbonati autigeni (chemioerme), la cui precipitazione è legata all’espulsione di fluidi freddi ricchi in metano (cold seeps). Vengono qui presentati i risultati delle analisi sedimentologiche, composizionali e geochimiche dell’ammasso carbonatico di Cappella Montà, tra gli abitati di S. Antonino e Mondondone (Appennino vogherese) che mettono in luce la natura metanogenica di tali carbonati autigeni a grandi bivalvi. Il rilevamento di dettaglio ha permesso inoltre di evidenziare che tale ammasso carbonatico è in posizione primaria ed è situato al tetto di un orizzonte di areniti risedimentate e di siltiti arenacee probabilmente correlabile per facies ed età a depositi che nell’Apennino emiliano sono stati inclusi entro la Formazione del Termina. Tale caratteristica lo rende estremamente interessante per lo studio di peculiari litofacies, in quanto sono solo pochi, limitati all’avanfossa appenninica e quasi sempre in posizione secondaria (risedimentati), gli esempi di carbonati autigeni impostati su un substrato composto da litologie grossolane (arenaceo-conglomeratiche)

    A Florentine family in crisis: the Strozzi in the fifteenth century.

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    PhDIn 1434 the Strozzi lineage had held a leading position in Florentine society and government for at least one hundred and fifty years, and was one of the largest and wealthiest of the city's patrician lineages. The records of the catasto of 1427 and of the scrutiny of 1433 are used to give a profile of the dominant social, economic and political position of the Strozzi before the advent of Medicean dominance. Their record of electoral success, and the political and cultural leadership of influential and respected men such as Palla di Nofri and Matteo di Simone, with other factors, put the Strozzi amongst the greatest enemies of the victorious Medicean regime of late 1434. The effects of political opposition and exile on the lineage are examined both directly, through records of office-holding, and indirectly through such indicators as marriage alliances and household wealth. The two most prominent lines of the Strozzi were exiled after 1434. Palla di Nofri's life and preoccupations in his Paduan exile are examined, together with the lives of his sons; none of these Strozzi ever returned to Florence, pursued as they were by the enmity of the Medicean regime. The very different careers of Filippo di Matteo and his brother Lorenzo are also examined: how they succeeded in founding a lucrative bank in Naples, and in returning to Florence to 'rebuild' (rifare) the position of the Strozzi lineage there. The final decades of the century saw the Strozzi in an economically more secure position, due substantially to the efforts of Filippo. Except for a very small number of its members admitted into the regime, most of the lineage is here shown to have remained excluded from significant political office until after the fall of the Medici regime in 1494

    Le Mouvement Cinq Etoiles: organisation, idéologie et performances électorales d’un nouveau protagoniste de la politique italienne

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    Le Mouvement 5 Etoiles (M5S en italien) constitue l’innovation la plus significative de la politique italienne ces dernières années. Son succès électoral soudain et ses origines et modalités d’organisation particulières ne rencontrent guère de parallèles en perspective comparée. Dans cet article, nous présentons les principaux aspects de ce parti en commençant par une brève biographie de son fondateur et leader charismatique, le comédien Beppe Grillo, depuis les shows télévisés jusqu’aux salles de spectacle et au blog qui l’a lancé comme personnalité politique. Nous décrivons ensuite les principaux traits organisationnels du M5S, le positionnement idéologique de son électorat, les fortunes électorales du parti aux niveaux national, infranational et européen et ce qu’il été en mesure de réaliser ou non dans les institutions représentations. Ici, le M5S a opté pour le maintien de son caractère distinct vis-à-vis des partis de l’establishment, même si cela l’a conduit à une influence négligeable en termes de politiques publiques

    The radical right in Europe, between slogans and voting behavior. IHS Political Science Series No. 123, July 2011

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    The paper analyzes the radical right‘s attitudes toward the EU focusing in particular on the level of congruence between the programmatic statements of the central office and the voting behavior of their MEPs. It shows that although radical right parties represent a source of opposition to the EU, within the EP they express their dissent making use of the rules of the game, voting with the opposition more than the other forces do, but voting almost as much with the majority. The party public office in the EP is inserted in the legislative process and even more collusive with the other parties of both sides of the political spectrum than the Eurosceptical rhetoric and statements of central office makes the public believe

    DOMINIO EPILIGURE. INTERVALLO EOCENE MEDIO-TORTONIANO P.P.

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    Sul versante padano dell' Appennino settentrionale affiora estesamente, in discordanza o apparentemente concordante (paraconcordanza) sulle varie unità liguri, una successione stratigrafica, che seppure variabile in termini di associazioni litologiche e di potenza, presenta caratteristiche comuni dal Monferrato alla valle del F. Foglia (Appennino marchigiano).Durante l'Eocene medio (Luteziano), subito dopo la fase tettonica ligure, la sedimentazione comincia su di un substrato fortemente deformato ed in ambiente marino piuttosto profondo, con depositi rappresentati da potenti accumuli di brecce poligeniche a matrice argillosa (melange sedimentari, olistostromi), da marne ed argille emipelagiche con strati torbiditici e da corpi arenacei risedimentati. I primi sono segnalati nell' Appennino reggiano ed in maggior misura nel settore modenese e bolognese fino alla val Sillaro; simili depositi affiorano poi anche a SE, nell' Appennino tosco- marchigiano (Sasso di Simone e Simoncello). Questi depositi, a lungo erroneamente accomunati ai terreni caotici di origine tettonica sottostanti, sono noti con varie denominazioni ( brecce argillose della Val Fossa-Baiso, di Costa dè Buoi, della Val Tiepido p.p.) e si differenziano per talune loro peculiari caratteristiche litologiche (varietà della matrice e dei clasti) ed in qualche caso contengono lembi, anche di dimensioni ettometriche, di unità appartenenti ai complessi di base liguri, interpretabili come frane di scivolamento in massa.Tutte le brecce poligeniche derivano da colate miste di fango e detrito e mostrano una tipica tessitura clastica rappresentata da una matrice pelitica (in qualche caso anche sabbiosa) e da clasti di varia natura litologica e taglia. Il materiale che costituisce questi depositi deriva quasi invariabilmente dalle unità liguri: nella maggioranza dei casi esse sono rappresentate dalle unità litostratigrafiche appartenenti ai cosiddetti "complessi di base", ma sono segnalate anche brecce poligeniche costituite da materiali provenienti dai flysch ad elmintoidi cretaceo-eocenici (Gruppo della Val di Sambro). I depositi pelitici eocenici, a luoghi presenti entro le brecce poligeniche sotto forma di clasti e/o livelli di sedimentazione "normale", sono rappresentati da argille e marne grigio-scure e rosate. Queste peliti costituiscono, assieme a potenti corpi arenacei risedimentati, la Formazione di Montepiano. Essa affiora in tutto l'Appennino emiliano, mentre è assente nell' area marchigiano romagnola (coltre della Val Marecchia); corpi arenacei risedimentati (Arenarie di Loiano) rappresentano la quasi totalità della formazione nelle parti più meridionali dell'Appennino emiliano. Le Arenarie di Loiano nell' area tipo (medie valli del Setta e del Savena) sembrano essere interamente comprese entro l' Eocene medio, ma altrove corpi arenacei ad esse correlabili potrebbero raggiungere, assieme ai depositi pelitici, anche l' Oligocene inferiore.Le peliti della Formazione di Montepiano sono spesso coinvolte in fenomeni di franamento sinsedimentario (slumping) e presentano intercalazioni di torbiditi pelitico-siltose od arenacee, o più raramente di siltiti brune. Sono in genere policrome, ma nella zona meridionale, in alcuni affioramenti sovrastanti le unità litostratigrafiche del Gruppo della Val di Sambro, prevalgono nettamente argille nerastre o grigio-verdi con intercalazioni arenacee e piccoli accumuli derivati da colate di fango e detrito (Argille di rio Giordano) che passano rapidamente, attraverso un progressivo aumento delle intercalazioni arenacee, alle sovrastanti Arenarie di Loiano. Queste sono costituite da torbiditi arenacee quarzoso-feldspatiche biancastre in strati molto spessi o massicci; più raramente, sia alla base che nella parte superiore del membro, compaiono torbiditi arenaceo-pelitiche con rapporto arenaria/pelite piuttosto variabile. Alle torbiditi arenacee si associano localmente (zone di Riola e Monzuno) livelli di conglomerati e brecce caratterizzati da una marcata bimodalità, con clasti e blocchi anche pluridecimetrici . La sedimentazione nel bacino epiligure durante l'intervallo Eocene medio-Oligocene inferiore è dunque caratterizzata da depositi emipelagici o torbiditici di bassa energia (peliti della Formazione di Montepiano) ai quali si sovrappongono o si intercalano, in aree più ristrette, depositi torbiditici a più elevata energia o dovuti a trasporti in massa (Arenarie di Loiano). Le caratteristiche petrografiche di questi ultimi indicano che l'area di provenienza della maggior parte del materiale (fanno eccezione alcune sporadiche immissioni di materiale "appenninico") poteva essere costituita dal margine del paleocontinente europeo (blocco sardo-corso) al quale il bacino epiligure doveva essere prossimo. Nell' Oligocene inferiore in seguito ad un accentuarsi dei movimenti tettonici si ha l'emersione generalizzata di una paleocatena appenninica costituita in prevalenza dalle unità liguri accrete e dai primi depositi epiliguri. Su questi ultimi in discordanza (e in alcuni casi direttamente sulle sottostanti unità liguri), tra l' Oligocene inferiore e la parte basale dell' Oligocene superiore, si depongono, ancora in ambiente marino profondo, torbiditi (Formazione di Ranzano) costituite in buona parte da materiali "appenninici" (ofioliti, frammenti di roccia sedimentari, metamorfiti di basso grado, ecc...) differenziabili sulla base delle caratteristiche sedimentologiche ed in particolare del rapporto arenaria/pelite degli strati.Nell' Appennino emiliano ad est del F. Secchia prevalgono nettamente le litozone pelitiche o pelitico-arenacee, cioè quelle costituite da torbiditi sottili con la porzione pelitica degli strati predominante su quella arenacea. Corpi francamente arenaceo-conglomeratici sono presenti quasi esclusivamente nell' Appennino reggiano ed in particolare negli affioramenti della struttura di Viano (Valli del Secchia, Tresinaro e Crostolo). All' interno della Formazione di Ranzano sono segnalati con una certa frequenza depositi arenacei e pelitici che testimoniano di una diffusa attività vulcanica (arenarie tufitiche, livelli a zeolititi) correlabile con ogni probabilità a quella coeva che interessava l'adiacente bacino subligure (Arenarie di Petrignacola e di M. Senario).All' inizio dell' Oligocene superiore si verifica un nuovo avanzamento delle unità liguri verso i domini subliguri e toscani, che si ripercuote sulla sedimentazione epiligure. Questa è infatti caratterizzata da una generalizzata discontinuità tra i depositi emipelagico-torbiditici della Formazione di Antognola, riferibili ad un ambiente di scarpata-bacino, e quelli sottostanti. La Formazione di Antognola, che in alcuni punti poggia direttamente sulle unità liguri, è caratterizzata soprattutto da marne ed argille marnose emipelagiche grigio-verdastre con tipiche patine nerastre manganesifere, alle quali si associano sporadiche torbiditi pelitico-arenacee. Questa litofacies é diffusa in tutto l' Appennino emiliano ed é segnalata in alcuni piccoli affioramenti anche in Val Marecchia. Estremamente diffusi nell' ambito della formazione sono poi alcuni potenti corpi arenacei che si ritrovano a differenti altezze stratigrafiche in eteropia con i depositi emipelagici. Tali corpi sono sviluppati nell' Appennino reggiano (arenarie di Iatica, Villaprara, Carpineti) che in quello modenese e bolognese (Arenarie di Anconella) dove costituiscono sia dei corpi a geometria marcatamente lenticolare caratterizzati da torbiditi arenacee in strati molto spessi o massicci (zone di Anconella e Rocca Malatina), sia potenti corpi tabulari costituiti da torbiditi arenaceo-pelitiche (zone di Pietra Colora e Monteacuto Ragazza). Nel Forlivese e in Val Marecchia torbiditi arenaceo-pelitiche correlabili per litologia e posizione stratigrafica ai depositi precedenti sono noti con la denominazione di Formazione di Poggio Carnaio e Formazione di Campaolo. La prima formazione è caratterizzata dalla presenza di livelli a slumps associati ad orizzonti arenacei risedimentati molto potenti. L' analisi petrografica delle frazioni psammitiche e ruditiche di questi corpi arenacei mostra che la maggioranza degli apporti clastici extrabacinali proveniva dalle formazioni arenacee epiliguri e liguri sottostanti che evidentemente dovevano essere in parte già sollevate ed erose.Intercalati nella parte superiore della Formazione di Antognola, o in alcune aree (Pedeappennino modenese e bolognese) rappresentanti la quasi totalità della formazione, sono presenti potenti accumuli di brecce poligeniche a matrice argillosa costituite, come quelle presenti alla base della successione epiligure, da materiali provenienti dalle unità liguri (soprattutto dai "complessi di base") e derivate da colate miste di fango e detrito (brecce argillose della Val Tiepido-Canossa). Buona parte di questi depositi, presenti sistematicamente in tutto l'Appennino emiliano, (soprattutto lungo la fascia prossima al bordo padano), sembra essersi messa in posto alla base del Miocene sui depositi pelitici emipelagici (in molti casi questi ultimi sono contenuti come clasti entro le stesse brecce) testimoniando una fase deformativa di una certa importanza e la creazione entro o ai margini del bacino epiligure di alti strutturali costituiti dal substrato della successione epiligure stessa.Durante l' Aquitaniano e il Burdigaliano inferiore si ha una apparente diminuizione dell' instabilità tettonica del bacino: la parte superiore della Formazione di Antognola (membro delle marne selciose) mostra caratteri litologici abbastanza omogenei in tutto l' Appennino emiliano e nella valle del F. Savio (parte superiore della Formazione di Campaolo) ed è caratterizzata dalla presenza di depositi vulcanoclastici (cineriti) e da litotipi ricchi in silice oltre che da marne emipelagiche e da torbiditi arenaceo-pelitiche. In val Marecchia la parte alta della Formazione di Campaolo si differenzia però per la comparsa di livelli a calcareniti risedimentate alternate a marne nocciola debolmente selciose e per la presenza di arenarie giallastre poco cementate. I livelli cineritici (caratterizzati da abbondanza di frammenti vetrosi a composizione dacitica, riodacitica e riolitica) si presentano in genere come strati di spessore estremamente variabile (da pochi cm a qualche metro) in genere a granulometria piuttosto fine (arenaria finissima o silt, biancastri o grigio scuri e di basso peso specifico) e sembrano essere diffusi soprattutto negli affioramenti epiliguri del margine padano bolognese. Testimonianze di un vulcanesimo miocenico inferiore con caratteristiche chimico-mineralogiche simili sono segnalate anche in domini differenti da quello epiligure, permane però una notevole incertezza circa l' ubicazione degli apparati vulcanici responsabili di questa notevole attività esplosiva.La fase tettonica burdigaliana (registrata in buona parte della catena appenninica) determina una drastica variazione paleoambientale marcando quasi ovunque il passaggio da una sedimentazione torbiditico-emipelagica di scarpata-bacino a un ambiente di piattaforma; tale variazione si accompagna generalmente a lacune stratigrafiche e a discordanze angolari. Dal Burdigaliano superiore inizia infatti la deposizione della Formazione di Bismantova (affiorante nell' Appennino emiliano) e delle Formazioni di S. Marino e M. Fumaiolo (area tosco-romagnola e marchigiana). La Formazione di Bismantova (dalla omonima rupe nell' Appennino reggiano) é un complesso mosaico di litofacies riconducibili ad una grande varietà di ambienti deposizionali compresi tra la zona litorale e quella batiale. La succesione verticale, comune alla stragrande maggioranza delle aree di affioramento, indica la transizione da facies di piattaforma a facies torbiditiche bacinali, attraverso lo sviluppo di facies intermedie e di scarpata.La parte inferiore della formazione, spesso caratterizzata nei primi metri da un caratteristico orizzonte fossillifero conglomeratico-arenaceo a glauconie , mostra dapprima una tendenza di tipo "regressivo" (nel corso del Burdigaliano), seguita nella parte inferiore del Langhiano da un trend "trasgressivo" piuttosto marcato, cui si accompagna un caratteristico arricchimento in minerali glauconitici. Il progressivo approfondimento del bacino è testimoniato dalla transizione da facies di piattaforma interna (Pietra di Bismantova, arenarie del membro di Pantano p.p.), costituite in prevalenza da biocalcareniti e arenarie calcaree a stratificazione obliqua, a facies di piattaforma esterna (membro di Pantano p.p. e membro di Cigarello p.p.) caratterizzate da arenarie siltose bioturbate e arenarie calcaree risedimentate, cui si accompagna un caratteristico arricchimento in minerali glauconitici poco evoluti. La parte superiore della formazione, di età langhiano-serravalliana, predominata da peliti marnose (membro di Cigarello) e da torbiditi arenaceo-pelitiche (Arenarie di Vetto e di Marola) indica il definitivo annegamento della piattaforma e il passaggio generalizzato ad ambienti di scarpata-bacino .Nella coltre della Val Marecchia le Formazioni di S. Marino e di M. Fumaiolo mostrano nel complesso una evoluzione sedimentaria simile a quella della coeva Formazione di Bismantova. La Formazione di S. Marino, caratterizzata alla base da depositi di mare molto basso (biocalciruditi trasgressive a briozoi, coralli, echinidi, bivalvi ecc..) passa nella parte mediana a calcari organogeni massicci , e verso l' alto a calcareniti a stratificazione obliqua con strutture da onda. A questa evoluzione (trend trasgressivo-regressivo) è associato un progressivo aumento del contributo silicoclastico ed in glauconie che prelude alla deposizione della sovrastante Formazione di M. Fumaiolo. Questa,costituita da arenarie giallo-verdastre glauconitiche e localmente da sottili livelli di marne debolmente arenacee, che tendono a diventare più abbondanti verso l'alto, coincide con il brusco inizio di una fase trasgressiva che porta alla deposizione, in un ambiente marino marginale, di arenarie a stratificazione obliqua a grande scala e successivamente a facies arenacee bioturbate di piattaforma esterna. La sedimentazione della Formazione di M. Fumaiolo evolve poi in modo differenziato: in alcune aree (San Leo) si ha la persistenza anche nel Serravalliano di facies di piattaforma interna, mentre al M. Fumaiolo sono presenti depositi di facies più profonda. La parte superiore evidenzia ancora di più la tendenza all'annegamento con la deposizione di marne arenacee grigio-chiare alternate a marne nocciola spesso fossilifere affioranti in tutta la val Marecchia.Nel Serravalliano superiore un nuovo acme tettonico interessa l'intero bacino epiligure determinando in molte aree una evidente discontinuità nella sedimentazione, pur non producendo rilevanti differenze paleoambientali. Con la Formazione del Termina (Appennino emiliano) e con le Argille di Montebello (Val Marecchia), entrambe quasi ovunque discordanti sulle formazioni mioceniche (Bismantova-S. Marino-Fumaiolo) o su altre unità epiliguri, continua infatti la generale tendenza all' approfondimento (fase trasgressiva) che caratterizzò nel Langhiano-Serravalliano inferiore il dominio epiligure.In Val Marecchia le Argille di Montebello (Serravalliano superiore - Tortoniano inferiore) sono rappresentate da argille di color plumbeo con rare intercalazioni di strati calcarei biancastri contenenti una malacofauna di ambiente epibatiale ed affiorano in una piccola area in discordanza sui sottostanti depositi di piattaforma.Nell' Appennino emiliano la Formazione del Termina (Serravalliano superiore-Messiniano inferiore?) si caratterizza essenzialmente per la presenza di estesi depositi pelitici (marne del Pigneto), rappresentati da marne grigie sabbiose spesso macrofossillifere. Ad esse si intercalano in diverse aree (Appennino modenese e bolognese) potenti corpi di arenarie giallastre risedimentate (arenarie di Montebaranzone) e, limitatamente al basso Appennino modenese, brecce argillose poligeniche derivate da colate sottomarine di fango e detrito (brecce di Montardone e di Barozzi) costituite da materiali provenienti dalle unità liguri . In alcuni casi (Val Reno - Appennino bolognese) le peliti della Formazione del Termina poggiano in apparente continuità di sedimentazione sulle peliti medio-mioceniche della Formazione di Bismantova

    Conformation of actinomycin-D

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    NUCLEAR magnetic resonance (NMR) spectroscopy has recently been found useful for investigating the conformations of polypeptides like gramicidin S1,2, valinomicin3 and so on. We now report preliminary conclusions on the conformation of the two peptide lactone rings of actinomycin D4 on the basis of NMR results and theoretical conformational analysis. Fig. 1 depicts the NMR spectra of actinomycin D obtained in different experimental conditions. The assignment has been made on the basis of chemical shift values, and the characteristics of the signals in double and triple resonance experiments. By examining the results obtained, some interesting features can be derived. © 1970 Nature Publishing Group

    An Improved Simulator of AC45 Foiling Catamarans for Crew Training

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    Oggi i catamarani di Coppa America hanno molte caratteristiche innovative, quali pinne idrodinamiche e vele rigide. Essi sono progettati non solo per stare a galla, ma anche per planare sulle pinne e "volare" al di sopra della superficie del mare. Queste nuove caratteristiche richiedono nuove competenze che l'equipaggio deve acquisire. Il lavoro presentato si occupa di questo problema lo sviluppo matematico di un simulatore di catamarano con pinne plananti, in corso di realizzazione a scopo di addestramento. Il simulatore è stato progettato principalmente per interagire con l’equipaggio e per fornire un “feedback” fisicamente realistico in uno scenario immersivo. Oltre a ciò il simulatore offre la possibilità di confrontare diverse strategie di gara e per selezionare quello più promettente. Le caratteristiche principali del simulatore sono illustrate, gli algoritmi descritti, le interfacce grafiche mostrate
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