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    Esporre per vendere: Le mostre merceologiche de La Rinascente nella cultura del design italiano anni Cinquanta

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    Questo contributo indaga il ruolo delle mostre merceologiche nella storia del design italiano circoscrivendo il fenomeno a La Rinascente e alla prima metà degli anni cinquanta quando iniziano le attività dell’Ufficio consulenza arredamento, diretto dall’architetto Carlo Pagani, e il grande magazzino presenta alcuni prodotti alla IX Triennale

    La parabola dell'Apem

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    Negli anni della ricostruzione il grande magazzino milanese La Rinascente si fa promotore con il contributo di Gio Ponti di una società a sostegno dell’artigianato italiano per favorirne l’esportazione, rimettendo le arti applicate al centro del dibattito di quegli anni sia nelle riviste pontiane sia alla Triennale dove Apem (Artigianato Produzione Esportazione Milano) partecipa nel 1947. L’Apem avrà una vita breve e l’obiettivo prefissato non sarà raggiunto; nondimeno in quel periodo l’architetto milanese coinvolse nell’iniziativa diversi artisti e ceramisti, oltre ai migliori artigiani, con i quali realizzò egli stesso alcuni oggetti. Il saggio è una sistematizzazione, fatta a partire dalle poche fonti disponibili e dallo spoglio delle riviste di settore, funzionale alla ricostruzione della storia dell’Apem, inserita nel più ampio contesto italiano del piano Marshall con società affini come la Cna (Compagnia nazionale artigiana) o l’Enapi. A latere emerge come La Rinascente, dall’immediato dopoguerra fino alla fondazione del premio Compasso d’Oro nei primi anni Cinquanta, abbia giocato un ruolo chiave nella cultura progettuale del design italiano segnandone alcuni passaggi fondamentali

    Paolo De Poli e l’America: 1947-1967. Gli smalti verso il “nuovo mondo”

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    Il contributo intende ricostruire attraverso fonti d’archivio la partecipazione a Italy at Work dell’artista e artigiano dello smalto su rame Paolo De Poli contestualizzandone la presenza, sia prima che dopo l’evento, nelle relazioni con il mercato e i musei americani. Dopo la partecipazione alla New York World’s Fair del 1939 i contatti con gli Stati Uniti risalgono al 1946 quando con la Commissione assistenza distribuzione materiali artigianato (Cadma) esporta i suoi oggetti per l’Handicraft Development Incorporated (Hdi) per aderire, nel 1950, alla Compagnia nazionale artigiana (Cna). Documentati sono anche i rapporti con Apem, società per l’esportazione di prodotti artigianali de La Rinascente, relazionata alle attività commerciali-promozionali dell’Hdi

    Il negozio conteso. Pubblicità e allestimenti commerciali nella costruzione del Moderno italiano: 1930-1950

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    Tra le due guerre il negozio è un "oggetto della modernità" che induce una nuova cultura del vendere. Il volume ripercorre alcuni temi progettuali del negozio nella storiografia dell'architettura e del design a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, sia in Europa sia negli Stati Uniti d'America. Vengono così evidenziate le principali caratteristiche dell'architettura commerciale emerse in questi ambiti geografici e culturali, oltre alla letteratura che ha seguito il loro sviluppo. Rimarchevoli sono le relazioni intercorse tra i diversi paesi, soprattutto a seguito dell'Expo parigina del 1925. Il racconto è una rilettura critica delle vicende legate al progetto degli spazi della vendita o una sua riconsidera-zione alla luce di episodi e indagini curatoriali emerse negli ultimi vent'anni. È infine esaminato il caso italiano, mettendo dapprima in luce i rapporti tra il progetto commerciale e l'ambito pubblicitario, per affrontare poi il racconto della letteratura tecnica e delle riviste di settore che trattano organicamente la progettazione del negozio in tutti i suoi aspetti. Sottese all'intera ricerca sono le relazioni tra progettazione, comunicazione e alcune estetiche del Moderno - trasparenza, astrazione, luce, geometria -, ripercorse come costanti espressive che si alimentano della circolarità tra l'architettura, il design, la scenografia

    La rivista Graphicus nella tipografia torinese.

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    Il saggio ripercorre le vicende di Graphicus intrecciandole alla storia della tipografia torinese per la quale rappresenta un punto di riferimento lungo l’intero secolo scorso, a prescindere dalla sua longevità estesa ai giorni nostri. La rivista è fondata da Luigi Gianolio a Torino nel 1911 con il nome di Piemonte Grafico, per l’arte, per l’unione, per il bene economico e la sua storia è dagli inizi unita a quella della società Nebiolo, coinvolta anche in diversi progetti editoriali. L’intento della rivista è fornire un supporto culturale e professionale ai tecnici che svolgevano un ruolo nuovo nell’industria, alla luce delle nuove tecniche tipografiche. Nel 1932 Graphicus subisce un cambiamento dalla collaborazione con la Scuola Tipografica Vigliardi-Paravia e grazie al contributo del pittore Giulio Da Milano, direttore dello Studio artistico Nebiolo, del tipografo Edoardo Orecchia e dell’artista Ezio D’Errico, partecipa negli anni decisivi per la moderna grafica italiana al dibattito in corso sui nuovi linguaggi, confrontandosi con la milanese Campo Grafico. Dal dopoguerra, con la nascita dell’associazione Progetto Grafico, la rivista diventa una sorta di organo di rappresentanza ufficiale della categoria dei tipografi, cambiando ulteriormente veste e contenuti negli anni dell’art direction di Aldo Novarese, avviandosi verso un processo di internazionalizzazione con l’ingresso nel gruppo di lavoro costituito dalle principali riviste di settore europee Eurographic Press

    Giocare da grandi. La nuova Faro e il suo contributo all’educazione pedagogica

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    L’azienda Faro (1945-2015), poi La Nuova Faro, ha attraversato con grande successo la seconda metà del secolo scorso introducendosi anche nei programmi didattici delle scuole. Attraverso le sue copie perfette, in miniatura, di oggetti presenti nelle case degli italiani e nei luoghi del lavoro, Faro si presta a raccontare l’evoluzione del giocattolo nella cornice dei cambiamenti sociali, di consumo e degli stili di vita. L’azienda, inoltre, consolidandosi negli anni in cui il design italiano acquisisce una sua marcata identità, risulta interessante per i rapporti intercorsi con altre imprese del Made in Italy nel distretto produttivo in cui si radica. Il contributo ripercorre e sistematizza attraverso materiali d’archivio una parte della sua grande collezione di giochi

    Laboratorio Milano: città e commercio negli anni del boom

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    Negli anni del boom economico in Italia e segnatamente a Milano, dove la pratica del design gioca un ruolo chiave insieme a quella dell’architettura, emerge un nuovo modello progettuale basato sulla pianificazione della campagna pubblicitaria, secondo le regole della distribuzione e del marketing, che in qualche modo investe anche l’architettura dei negozi pianificandone ogni aspetto. Un “metodo” ben esemplificato alla fine del decennio seguente dai manuali di immagine coordinata, espressione della corporate identity della marca, finalizzati a una progettazione sistematica e omogenea dei punti vendita secondo una logica di replicabilità (Upim)
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