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    Architetture topografiche. Architetture topografiche. La forma dell’insediamento nei paesaggi di “sottrazione”

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    L’indagine proposta affronta il tema del rapporto tra morfologie naturali della terra, tracciati e sistemi insediativi: il “radicamento al suolo” dell’architettura viene assunto come principio che individua la specificità e l’identità del luogo. Si assume, quale presupposto, che il paesaggio sia legato alle forme architettoniche insediative ed, in quanto tale, possa essere descritto, esso stesso, come fatto architettonico, espressione di “principi di forma” in grado di preservare l’intelligibilità dei processi compositivi e tettonici dell’architettura. Le caratteristiche geomorfologiche, geografiche e climatiche del luogo determinano “paesaggi urbani” e “forme insediative” in continuità morfologica con le preesistenze fisiche, il sito geografico, i caratteri topografici, gli assetti morfologici dei territori: architetture dentro il suolo o, comunque, radicate in esso. L’architettura del suolo si trasforma in “struttura assente”, che permane nel cambiamento: è materia di progetto, in quanto capace di generare il tracciato archetipico e persistente di un territorio e di una città in trasformazione

    La forma del deserto tra strade carovaniere e insediamenti. L’oasi di Dakhla come modello di sostenibilità.

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    An oasis is the result of the long and patient work of man who shapes the soil by building walls, constructing hydraulic and irrigation systems, taking care of the palm grove and organizing agriculture. Through the oases of the Western Sahara Desert, the caravan routes are configured as a network of precise geometries, which from the shores of the Mediterranean cross and structure the entire territory. The most important settlements of the ancient kingdom of Saharan Egypt are the five western oases: el-Kharga, el_Dakhla, Bahariya, Farafa and Siwa. They have a particular connotation of identity whose form cannot be separated from the intrinsic relationship with nature. The natural and anthropic landscape develop and articulate, interpreting in continuity, the peculiar and consolidated characters of the places. The hierarchy of the streets, the sequence of the green, the architectural types, the construction techniques, are the translation of a natural order, a sustainable and recognizable system. A privileged condition where collective places, houses, streets, private spaces, domestic and public dimensions, the space of ritual, the space of social iterations and culture, find themselves unconditionally connected. The case study is strongly representative and is considered a tool for methodological definition: the construction of oases as the most complete example of population in harmony with the ecosystem in the Mediterranean

    The landscape form as act of visual perception

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    The territory is a spatial narrative, a three-dimensional composition of scenes. There is a link between movement and landscape visible form. This best expresses itself through the movement of the camera because its architectonic composition derives from the act of gazing. The movement organizes the sequences of the perception and allows us organizing and experiencing the space. For this reason, within the Department of Civil Engineering Sciences and Architecture of Politecnico di Bari, we wanted to experience a new way to promote and divulge a scientific research, about Apulian rural landscapes and architectures, by using an uncommon tool for a university: that of the cinematographic storytelling

    Palinsesto architettonico

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    Fare architettura significa mettere al centro il processo del progetto. L’architetto trasforma lo spazio fisico secondo un modello pedagogico in cui i “saperi” dell’innovazione e della tradizione si coniugano. Un approccio “rinascimentale” che sviluppa il rapporto tra tecnica e cultura, che interpreta la conoscenza e che non rinuncia mai alla dimensione poetica. Un modello che, se disancorato dal progetto come ricerca, come approccio unitario fondato su utilitas, firmitas e venustas, rischia di essere pura sperimentazione tecnologica. Fare architettura è fare ricerca, costruire percorsi, elaborare e sviluppare le idee. La bellezza dell’architettura non è una dimostrazione matematica, bensì l’intreccio di profonde conoscenze del mestiere e dell’arte di costruire. Un’opera di architettura non è pura creazione, piuttosto una costruzione dove si conservano le virtù del processo metodologico e la tendenza a ricercare ininterrottamente oltre l’opera stessa. Come Enea, Alberto si fa carico della storia e del futuro senza rifugiarsi in ciò che conosce già. Unisce le storie, i maestri, in un unico processo di modificazione per evitare che false illusioni possano indurre a pensare di poter, da soli, inventare il futuro

    The Domestic Architecture in Egypt between Past and Present: the Passive Cooling in Traditional Construction

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    The issues of upgrading environmental, protection and reuse of historic interest move this research, which finds in the study of the forms, technical and character of the cities of the Mediterranean, the appropriate answers. From urban scale analysis, traditional town configuration, you come to the test of its architecture and its extrinsic systems: court house, the takhtabush, the loggias, courtyards, covers, the mashrabiya, the claustrum, the wind-escaper, the malqaf, the badgir, the qà'a, the salsabil, the landscape .This cities subject to extreme climatic situations in the past have given architectural and techniques adequate answers, simple and efficient. For example, the relative humidity and temperature controlled through the construction of stone and brick of raw land surface. This condition combined with control over operation of cooling systems, whose method in a hot-dry climate, is to exploit the high thermal mass of masonry stone or brick cooked or raw. This process can slow down the passage of heat inside and maintain low temperatures during the hottest hours

    Luigi Cosenza: la casa Oro tra tradizione e modernità

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    La casa Oro (L. Cosenza e B. Rudofsky, Napoli 1936), opera che porta Luigi Cosenza alla ribalta della scena e del dibattito architettonico nella seconda metà degli anni Trenta, viene inquadrata nel clima culturale del tempo e letta come un tassello che, ancorché giovanile, risulta dotato di estrema compiutezza e allo stesso tempo organico all’amplissima produzione teorica e progettuale che seguirà. Si delinea il profilo di Cosenza, intellettuale impegnato nella politica, nella cultura, nella speculazione teorica e nella progettazione dell’architettura. La casa Oro si inserisce nella riflessione sulla figura e sul ruolo dell’architetto contemporaneo e del suo rapporto critico con la tradizione e con la modernità, sia sul piano teorico sia sul piano della forma architettonica. L’opera è descritta puntualmente nella sua complessa articolazione compositiva e nel rapporto con il contesto costituito da un costone tufaceo affacciato sul golfo di Napoli, con continui riferimenti ad opere successive e agli scritti di Cosenza. Il tema compositivo dominante si sviluppa in forma di variazioni – leggibili in una lunga successione di sezioni ortogonali alla linea di costa – del rapporto tra il suolo/parete di tufo che subisce azioni di modellazione, scavo, erosione e i volumi puri che gli si giustappongono, incastonandosi in esso a formare una serena concrezione di bianchi cristalli, generando, nelle tese e variabili distanze tra natura e artificio, una varietà di spazi, chiusi, aperti, semiaperti, coperti, scoperti, semicoperti, recintati, ipogei e semiipogei, compressi o dilatati, che stabiliscono precise e misurate relazioni con diversi punti dell’orizzonte costiero e marino del golfo. La proposizione dei momenti salienti della storia dell’opera prelude al riconoscimento delle radici tipologiche, spaziali e formali del progetto, individuate nelle architetture tradizionali dei borghi marinari del golfo di Napoli (studiate da Rudofsky nelle sue ricerche sulle architetture spontanee e al centro di un ampio interesse culturale in quegli anni promosso, tra gli altri, da G. Pagano e G. Ponti) che vengono qui descritte nella forma e nel processo di genesi tecnica e spaziale. L’elaborazione formale di Cosenza e Rudofky pienamente immersa nella contemporaneità – sia sul piano della cultura dell’abitare, sia su quello del rapporto con la ricerca architettonica contemporanea e, più in generale, con quella delle arti figurative del moderno – trova con la tradizione una continuità scevra da qualsiasi forma di nostalgia o di mimesi

    Fortified architecture as monarchy propaganda in Sicily

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    Proceedings of International Conference of Italian network of ISUF Internationa

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Abitare nel moderno: la ricerca teorica degli architetti - guida bibliografica

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    Il contributo si sviluppa in forma di guida bibliografica sulla ricerca teorica degli architetti del moderno sul tema dell’abitare. L’argomento è articolato in tre parti: alle origini del moderno, un nuovo modo di abitare; lo spazio domestico della modernità, estetica delle avanguardie e problema sociale dell’arte; abitare dopo il moderno. Nella prima parte sono affrontati i temi della qualità dell’abitare agli albori del moderno, della nuova estetica moderna e della casa come opera d’arte totale con specifico riferimento ad autori quali H. Muthesius, H. van de Velde e J. Hoffmann. Nella seconda parte si affrontano i temi: della civiltà dell’abitare; della casa come manufatto artigianale; del rapporto tra utopia e problema sociale dell’abitazione; della casa come prodotto industriale; dell’Existenzminimum; del primato della forma; del rapporto tra costruzione e forma; della casa come macchina da abitare; del rapporto tra tradizione e innovazione, della casa come organismo. Con riferimento ad autori quali: A. Loos, H. Tessenow, B. Taut, W. Gropius, A. Behne, H. Meyer, E. May, A. Klein, Th. Van Doesburg, L. Mies van der Rohe, Le Corbusier, G. Capponi, G. Ponti, P. Marconi, L. Piccinato, C.E. Rava, L. Figini, E. Peressutti, G. Pagano, B. Rudofsky, E.N. Rogers, F.Ll. Wright. La terza parte chiude il percorso con i temi della casa come società di stanze e delle complessità e contraddizioni dell’abitare con riferimento rispettivamente a L.I. Kahn e R. Venturi
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