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Laboratory of reference for trypanosomatidic infections -In-Vitro-and-In-Vivo-Screenings-of-New-Antiparasitic-Compounds-State-of-the-art-and-New-Developments-COST B22
2008 | Action Number: B22
In Vitro and In Vivo Screenings of New Antiparasitic Compounds: State-of-the-art and New Developments
Pages: 92
Author(s): Reto Brun, Donatella Taramelli
Publisher(s): Swiss Tropical Institute
Joint meeting of COST B22 WG3 Drug Evaluation, WG4 Preclinical Research and EU-IP Antimal
Crescere con due lingue
Rischi e potenzialità del bilinguismo. Un progetto nelle scuole dell'Infanzia di Moden
Usare le parole per gestire situazioni di conflitto alla scuola primaria
Questo contributo illustra i risultati di un’indagine esplorativa relativa alle modalità di gestione verbale di situazioni diconflitto da parte di bambini della scuola primaria. L’analisi mira a rilevare come gli allievi monolingui e plurilingui di 7-8 anni gestiscono l’atto di protesta in italiano nell’interazione tra pari. Oltre a descrivere alcuni degli usi pragmatici dei bambini delle classi multilingui coinvolte, l’osservazione sperimentale ha l’obiettivo di offrire indicazioni ai docenti per sviluppare interventi didattici rivolti a questa fascia d’età
Valutare le competenze orali in italiano L2. Variazione longitudinale e situazionale in apprendenti a livello avanzato
l volume affronta il tema della valutazione delle competenze orali in italiano L2 di studenti immigrati a livello avanzato, presentando uno studio sperimentale che esplora la natura, lo sviluppo e la misurazione della proficiency linguistica. Secondo una prospettiva acquisizionale, la ricerca analizza la variabilità longitudinale e situazionale nelle interlingue avanzate, secondo una prospettiva legata al testing verifica la relazione che intercorre tra due tipi di misurazione: quella analitica, che rileva la complessità, l’accuratezza e la fluenza, e quella più soggettiva, basata sui descrittori del Quadro Comune Europeo di Riferimento. Lo studio, oltre ai risultati teorici, discute le implicazioni pratiche sia per la didattica sia per la valutazione delle competenze linguistiche degli studenti immigrati
L’Esperienza della Scuola Media A. Volta di Bomporto: studiare in L2, un laboratorio per le insegnanti
La lingua di mezzo
L'osservazione dell'interlingua nei percorsi di apprendimento della L
European COST B22 Lab for antiparasitic drug screening (http://www.icp.ucl.ac.be/cost/costB22/ screening_survey.pdf )-2008-2012.
European COST B22 Lab for antiparasitic drug screening (http://www.icp.ucl.ac.be/cost/costB22/ screening_survey.pdf ). My lab is part of the new COST action on “Drug development in parasitic diseases” CM0801 (http://www.costcm0801.org/CM0801/Welcome.html ) 2008-2012. The initiative is reported in the following text: 2008 | Action Number: B22
In Vitro and In Vivo Screenings of New Antiparasitic Compounds: State-of-the-art and New Developments
Pages: 92
Author(s): Reto Brun, Donatella Taramelli
Publisher(s): Swiss Tropical Institute
Joint meeting of COST B22 WG3 Drug Evaluation, WG4 Preclinical Research and EU-IP Antimal
Valutare le competenze orali in italiano L2: variazione longitudinale e situazionale in apprendenti a livello avanzato
In questa tesi si affronta il tema della valutazione delle competenze orali in italiano L2
di studenti immigrati a livello avanzato – un’area di ricerca poco esplorata in generale
e del tutto trascurata in Italia, dove invece la valutazione è un problema delicato per
gli operatori della scuola, cui le recenti riforme chiedono di registrare le competenze e
i progressi linguistici degli alunni immigrati. La tesi si propone di contribuire a
risolvere questo problema, discutendo la natura, lo sviluppo e la misurazione della
proficiency linguistica. Riprendendo le recenti discussioni emerse a livello
internazionale, in questa tesi si coniugano la prospettiva acquisizionale e quella del
testing, elaborando uno studio che, oltre ai risultati teorici, offre anche qualche spunto
circa le implicazioni pratiche sia per la didattica sia per la valutazione delle
competenze linguistiche degli studenti immigrati inseriti nella scuola italiana.
La tesi quindi da un lato analizza in prospettiva acquisizionale la variabilità
longitudinale e situazionale dell’interlingua di apprendenti avanzati impegnati
nell’arco di tre anni nello svolgimento di quattro task comunicativi, e dall’altro
verifica in prospettiva legata al testing la relazione che intercorre tra due tipi di
misurazione: quella analitica che rileva la complessità, l’accuratezza e la fluenza del
parlato (CAF), impiegata nei cosidetti developmental index studies di stampo
acquisizionale, e quella più soggettiva basata sui descrittori del Quadro Comune
Europeo di Riferimento (QCER), maggiormente legata all’ambito del testing.
Il corpus della tesi è costituito dalle produzioni di quattro studentesse immigrate
di diverse nazionalità e L1, integrato con quelle di due parlanti native di italiano con
caratteristiche simili, che costituiscono la pietra di paragone per il confronto con le
apprendenti. Le produzioni analizzate si riferiscono a due task monologici (il racconto
di un film e il racconto di una storia ad immagini) e a due interattivi (l’intervista e
l’apertura delle telefonate di servizio).
La ricerca ha un carattere essenzialmente esplorativo, nel senso che si pone
l’obiettivo di rispondere ad alcune domande-guida facendo scaturire eventuali ipotesi,
piuttosto che di verificare ipotesi già formulate o di convalidare teorie specifiche. In
particolare cerca di rispondere a tre serie di domande: (1) Come variano complessità,
accuratezza e fluenza nel corso del tempo, man mano che progredisce l’interlingua?
Come variano con il variare dell’attività comunicativa e rispetto ai parlanti nativi?
Come si sviluppa il percorso individuale di ciascun soggetto? Quali relazioni
intercorrono tra queste tre dimensioni dell’interlingua? (2) I descrittori del QCER sono
efficaci nella valutazione delle competenze orali? In particolare, sono sensibili allo
sviluppo longitudinale e alla variazione situazionale? (3) Quali relazioni intercorrono
tra le misure CAF e le valutazioni QCER?
L’analisi conferma come l’interlingua vari sistematicamente nel tempo, secondo
i task svolti, e da apprendente a apprendente. In primo luogo, in prospettiva
longitudinale, per tutte le apprendenti si registra un buon progresso in quasi tutte le
misure considerate. In secondo luogo, così come per le studentesse italiane, anche per
le apprendenti c’è variazione tra task fin dalla prima rilevazione. Ma, mentre per le
prime i task monologici risultano sintatticamente più complessi e un po’ meno
accurati e fluenti di quelli interattivi, per le seconde, gli indici della complessità e
della fluenza variano in direzione opposta; e dunque le apprendenti risultano quasi più
complesse e fluenti nei task monologici che in quelli interattivi. Alle successive tre
rilevazioni si realizza un progressivo avvicinamento al comportamento linguistico
delle italiane, anche se in modo e in misura diversa da task a task e da apprendente a
apprendente. In terzo luogo, la maggiore variabilità tra le apprendenti sembra
dipendere soprattutto dal livello di competenza iniziale. Infatti, da parte delle due
ragazze che alla prima rilevazione risultavano più deboli, alcune misure, soprattutto
complessità e fluenza, hanno registrato progressi non solo più significativi ma anche
più lineari rispetto a quelli delle ragazze più avanzate.
Un importante risultato di questa tesi è quindi la constatazione che il percorso
evolutivo non sia costituito semplicamente da un aumento lineare e generalizzato di
complessità, accuratezza e fluenza. In un task interattivo ad esempio un alto indice di
complessità sintattica può indicare incompetenza sul piano interazionale, per cui le
apprendenti possono evidenziare progressi attraverso una riduzione dei valori di
complessità. Gli indici CAF non hanno pertanto andamenti sempre lineari:
complessità, accuratezza e fluenza in alcuni casi possono progredire insieme, in altri
aumentare a spese una di un’altra. Tale andamento sembra legato a vari elementi: il
tipo di task e le scelte rispetto allo stile discorsivo che esso comporta, il livello di
competenza iniziale, e infine le interazioni tra le tre dimensioni, con conseguenti
effetti di compensazione. Le misure CAF non possono quindi essere considerate come
indici assoluti della competenza, poiché un aumento o una diminuzione non
corrisponde automaticamente a un cambiamento in positivo o in negativo. Di qui
l’importanza di una loro combinazione, oltre che di un confronto con la variazione
nativa, quando l’obiettivo è elaborare profili di proficiency affidabili.
Il QCER si rivela nel complesso uno strumento piuttosto efficace nella
valutazione dei livelli della coerenza-coesione, della correttezza grammaticale e della
fluenza, anche se non è sempre sensibile alla variazione tra task. È questo il caso ad
esempio dei task interattivi, in modo più evidente delle telefonate. Infatti qui i
valutatori percepiscono i descrittori coerenze-coesione come poco adatti alle
caratteristiche di questo task, in quanto non offrono informazioni sufficientemente
dettagliate circa la qualità della performance attesa.
Comunque, in generale, la tesi evidenzia l’utilità sia delle misure CAF sia delle
valutazioni QCER, dimostrando come entrambe siano in grado di rilevare la
variazione longitudinale e situazionale, disegnando in alcuni casi gli stessi andamenti,
in altri complementando l’uno l’interpretazione dell’altro. L’indagine svolta quindi
mette in luce l’utilità di una maggiore interazione tra ricerca acquisizionale e testing
linguistico. Chi si occupa di testing può trovare nell’acquisizione spunti per una
migliore definizione degli elementi linguistici corrispondenti ai livelli di proficiency.
E chi si occupa di acquisizione può trovare nel testing strumenti per una più rigorosa
verifica dell’affidabilità degli strumenti di elicitazione e di misurazione.
Lo studio infine ha utili implicazioni tanto per la didattica quanto per il testing:
nella costruzione di un sillabo linguistico-comunicativo è importante tenere conto dei
dettagli dell’interazione e delle routine ad esse collegate, così come nel testing è utile
non separare rigidamente la competenza linguistica dalla competenza interazionale.This dissertation deals with the problem of assessing oral proficiency among
immigrant learners of Italian L2 at an advanced level. This is an area of research
rarely investigated in general and still neglected in Italy, where today assessment is a
delicate issue for school operators, who are required by recent school reforms to
evaluate linguistic competences and progress for immigrant students. The dissertation
aims at contributing to the solution of this problem, by discussing the nature,
development and measurement of linguistic proficiency.
Referring to recent discussions at international level, it tries to combine two
perspectives: second language acquisition and testing. Together with theoretical
results, this combination can offer suggestions for practical implications of both the
teaching and assessing of language proficiency of migrant students enrolled at Italian
schools.
From an acquisitional perspective this project analyses the longitudinal and
situational variation of advanced learners involved in a three year time period in four
communicative tasks. From a testing perspective, it aims at verifying the relationship
between two types of measurements: an analytic one which quantifies complexity,
accuracy and fluency (CAF), used in SLA research by the so called developmental
index studies, and a more subjective one based on the descriptors of the Common
European Framework of References (CEFR), more closely linked to testing.
The corpus comprises the oral performance of four migrant students from
different nationalities and mother tongues, as well as that of two native speakers of
Italian with similar characteristics, who constitute the benchmark for the comparison
with the learners. The language analysed has been elicited with two monologic tasks
(film retelling and picture story telling) and two interactive ones (interview and
telephone call openings).
The study is explorative in nature, in so far as it aims at answering research
questions and generating hypotheses, rather than verifying pre-formulated hypotheses
or convalidate specific theories. In particular it aims at answering three sets of
questions: (1) How do complexity, accuracy and fluency develop longitudinally? How
do they vary in different communicative activities and in comparison with native
speakers? What is the individual path of development of each learner? What are the
possible relationships between these dimensions? (2) Are the selected CEFR
descriptors effective in assessing oral proficiency? In particular are they sensitive to
longitudinal and situational variation? (3) What is the relationship between CAF
measures and CEFR ratings?
The analysis shows that interlanguage varies systematically in relation to the
task and learner. First, in the longitudinal perspective, all learners show progress in
almost all the measures considered. Secondly, like the Italian students, all the learners
show variation since the first data collection. However, whereas for native speakers
the monologic tasks are syntactically more complex, and less accurate and fluent than
the interactive ones, learners are more complex and fluent in the monologic tasks than
in the interactive ones. Over the years learners achieve a progressive alignment with
the native speakers’ linguistic behaviour, even if the manner and rate of progress
change from task to task and from learner to learner. Thirdly, the higher variation
amongst learners is due to the initial level of competence. The two learners that were
weaker at the fist data collection, particularly in complexity and fluency, register
changes that are not only more significant, but also more linear than those achieved by
the two more advanced learners.
An important result of this study is the observation that progress does not
always correspond to a linear and generalised increase in complexity, accuracy and
fluency. In an interactive task, for instance, a high index of syntactic complexity can
indicate incompetency at the interactional level. This means that learners can achieve
progress through a reduction in complexity. Furthermore complexity, accuracy and
fluency in some cases can progress together, in other cases they develop one at the
expense of the other. This seems to be connected to a series of factors: the initial level
of competence, the type of task, the speech style chosen, and finally the interactions
amongst the three dimensions, which can result in trade-off effects. Therefore CAF
measures cannot be considered absolute indexes of proficiency, as an increase or
decrease does not correspond automatically to a positive or negative change. As a
consequence it is important to combine the different measures and compare them with
native speaker variation, if the objective is the elaboration of more effective
proficiency profile.
The CEFR seems generally an effective tool, even if it is not always sensitive to
task variation. This is the case with interactive tasks, in particular telephone calls. The
raters used in this thesis perceive the descriptors cohesion-coeherence as unsuitable
for the peculiarity of this interactive task, as they do not provide enough detailed
information about the quality of the expected performance.
However, in general, the study underlines the usefulness of both CAF measures
and CEFR ratings, showing how they can both reflect longitudinal and situational
variation, revealing in some cases the same tendencies, and in others complementing
each other’s interpretation. The study shows the usefulness of a broader interaction
between acquisition and testing. Those who are involved in testing can find various
suggestions for a better definition of the linguistic elements related to different levels
of proficiency in acquisition research. Those who are involved in acquisition can find
instruments for a more rigorous validation of the elicitation and measurement
instruments in the testing literature.
Finally, the study has useful implications both for teaching and testing. In
implementing a communicative syllabus it is important to consider the details of
different types of interaction and their related routines, whereas in testing it is useful
not to separate rigidly linguistic competence from interactional competence
Un ponte tra la classe e il laboratorio di italiano L2: strategie didattiche
Il laboratorio di italiano L2 è lo spazio didattico che dovrebbe creare un ponte tra ciò che sanno fare gli allievi plurilingui e ciò che devono ancora imparare per potersi muovere con sufficiente autonomia nelle attività di classe. Per definirne la programmazione didattica sarebbe dunque fondamentale una co-progettazione condivisa tra docente di italiano L2 e insegnanti di classe, di modo che i percorsi dedicati all’italiano L2 favoriscano realmente una maggiore partecipazione alle attività in classe, e viceversa le proposte per la classe siano maggiormente accessibili per gli studenti plurilingui. Non è sempre scontato però a scuola avviare questo tipo di collaborazione. Una strada per favorire questo processo può essere quella di lavorare insieme, cominciando a piccoli passi, con la sperimentazione di materiali didattici. Il presente contributo descrive alcune proposte organizzate in modo da costruire un ponte nelle due direzioni, dal laboratorio alla classe e viceversa, permettendo di avviare “prove di progettazione condivisa”, oltre che mettere in dialogo i due spazi educativi complementari e diffondere buone pratiche di educazione linguistica
Riflettere sulla (s)cortesia linguistica nella scuola primaria. Un percorso di formazione e sperimentazione educativa dedicato alla pragmatica linguistica
Abstract: 'Oggi facciamo pragmatica' is a teacher training and action-research project launched in 2015 at various primary schools in a mid-sized town of Northern Italy. Its main goal is promoting inclusive language education practices aiming at developing both pragmatics and grammar. To be more precise, the project integrates the development of communicative skills and the ability of reflecting on grammar rules and on the set of norms which guide the selection of these rules within a specific communicative context. After presenting the teacher training modules as well as the structure of the teaching units for pupils, the paper describes a set of activities focusing on linguistic (im)politeness conducted with primary school fourth graders
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