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    Disciplinare e punire

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    Geraldina Boni, oltre ad aver curato l’aggiornamento del volume, è Autrice esclusiva del Capitolo Ottavo “Disciplinare e punire”. In esso si ripercorre l’evoluzione del diritto penale canonico dal Codex Iuris Canonici del 1983 alla recente promulgazione di un nuovo Libro VI De sanctionibus poenalibus in Ecclesia. Si descrive quindi la normativa ora vigente, soffermandosi sulle sue specificità e sulle principali innovazioni introdotte, nonché su alcuni problemi ancora da risolvere. Peculiare attenzione è riservata allo sviluppo della disciplina dei delicta reservata al Dicastero per la dottrina della fede e in generale alla repressione degli abusi sessuali, di coscienza e di potere nella Chiesa.Disciplining and Punishing. In addition to editing the updated version of the volume, Geraldina Boni is also the only Author of Chapter VIII “Disciplining and Punishing”. The Chapter retraces the evolution of Penal Canon Law from the 1983 Codex Iuris Canonici to the recent promulgation of the new Book VI De sanctionibus poenalibus in Ecclesia. The now in force legislation is therefore described, by focusing on its specificities and main innovations, as well as on some problems that are still to be solved. Particular attention is reserved to the development of the regulation of the delicta reservata to the Dicastery for the Doctrine of the Faith and, in general, to the repression of sexual, conscience and power abuses in the Church

    Segni e simboli degli alimenti e del cibo nel terzo millennio

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    Food, it is now recognised, has not only a nutritional value but also a psychological, social and intercultural value. Food has not only nutritional value, it is a social and societal fact

    Giacomo Boni: documenti e scritti inediti. Catalogo ragionato dell’Archivio Boni-Tea (ILASL – Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere - Milano)

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    L'Archivio denominato Boni-Tea, conservato a Milano presso l'Istituto Lombardo Accademia Scienze e Lettere, è il risultato di un primo nucleo di documenti di Giacomo Boni, venuti in possesso di Eva Tea nel 1925 per lascito testamentario, cui si aggiunsero, nei decenni successivi, altri materiali raccolti dalla stessa Tea con il fine di ricostruire la biografia dell'illustre archeologo veneziano e di pubblicare gli scritti inediti dedicati alle risultanze degli scavi che, per quasi un quarto di secolo, Boni condusse nel Foro romano e al Palatino. Dopo molte vicissitudini, la raccolta di scritti rimase allo stato di bozze e tutto l'ingente archivio, costituito da testi, lettere, documenti grafici, fotografie, cadde in oblio. Al termine di un lungo lavoro di ricognizione e inventariazione, il presente volume, oltre a raccogliere il catalogo completo dei materiali, intende restituire la dimensione umana e culturale di Boni e offrire un'immagine completa della sua attività, dai suoi esordi veneziani nel campo della tutela dei monumenti fino alla lunga stagione di scavi, ricerche e valorizzazione dell'area del Foro romano e del Palatino

    "Cultural Studies" e creatività profana. Vita quotidiana, appropriazione e consumi.

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    L’attenzione per le pratiche di consumo quotidiano in quanto forma di creatività profana [Willis 1978, 1990] e momento di appropriazione delle merci e dei prodotti dell’industria culturale è un punto di intersezione tra studi culturali e teoria sociale sul consumo, che mette in gioco sia la dimensione del potere degli apparati della produzione sia il piacere e l’autonomia del consumatore. Il consumo dalla teoria sociale contemporanea è riconosciuto come pratica quotidiana e allo stesso tempo produttiva di significato, e la dimensione dell’appropriazione ha ottenuto un’attenzione crescente negli ultimi decenni [Sassatelli 2004; Warde 2017; Evans 2019]. L’appropriazione però, più che costituire un punto di approdo apre a sua volta ulteriori interrogativi, relativamente al rapporto tra dimensione simbolica e pratica, alla consapevolezza del consumatore dei vincoli strutturali e delle forme di egemomia culturale con cui si confrontano le sue pratiche quotidiane [de Certeau 1980, Fiske 1989a, 1989b], o al prevalere di un orientamento alla costruzione di un mondo significativo e del sé attraverso il rapporto con la cultura materiale [Appadurai 1986, Miller 1987, McCracken 1988]. Ugualmente la creatività del consumo, particolarmente enfatizzata dagli studi sulle culture partecipative contemporanee e sul consumatore produttivo che attualizzano la figura del prosumer [Toffler 1980], deve essere compresa alla luce dei rapporti di forza tra produzione e consumo, strutturalmente diseguali e oggetto di continua negoziazione, e dei bisogni autonomi di autoespressione e autorealizzazione del consumatore, pienamente legittimi e fondativi della cultura del consumo moderna, la cui effettiva capacità di incidere sulle strutture sociali e sulla cultura è però controversa, e non può esser data per scontata

    The Reality of Art Worlds. La messa in scena televisiva del campo artistico

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    Over the last few years, an increasing number of reality television shows are being produced and broadcast, centered on the art worlds. The first show of this kind was Artstar (Gallery HD, 2006), where eight artists (out of over 400 applicants) participated in a group exhibition at Deitch Projects art gallery. It only lasted one season, but it was soon followed by similar reality shows such as School of Saatchi (BBC, 2009), where young artists compete for a chance to be chosen by famous art collector Charles Saatchi to showcase their work in a worldwide renowned gallery; Work of Art: The Next Great Artist (Bravo, 2010), in which artists compete for a solo exhibition and a cash price of 100,000;GalleryGirls(Bravo,2012);StreetArtThrowdown(Oxygen,2015);andArtBreaker 100,000; Gallery Girls (Bravo, 2012); Street Art Throwdown (Oxygen, 2015); and Art Breaker (Ovation, 2015). In their variants, all these programs both depict and enact the commodification of the art worlds, where artistic celebrity is configured as an end-product that has commodity value. These talent shows essentially involve participants learning to labour for success in the art worlds, while at the same time co-creating the entertainment spectacle with little guaranteed return. Furthermore, this systematic production of artistic celebrity thrives on competing discourses that construe artistic talent as the product of both merit and manufacture, “authenticity” and (the) market.Negli ultimi anni si è potuto assistere alla messa in onda di un numero sempre più elevato di reality show centrati sui mondi dell’arte. Il primo programma di questo genere è stato Artstar (Gallery HD, 2006), dove otto artisti (su oltre 400 partecipanti alle selezioni) hanno partecipato a una mostra di gruppo presso la galleria newyorkese Deitch Projects. Benché durato una sola stagione, il programma è stato seguito da altre trasmissioni simili, come School of Saatchi (BBC, 2009), dove alcuni giovani artisti competono per la partecipazione a una mostra presso la galleria di Charles Saatchi; Work of Art: The Next Great Artist (Bravo, 2010), il cui premio finale consiste in un assegno da 100.000 dollari; e poi ancora Gallery Girls (Bravo, 2012), Street Art Throwdown (Oxygen, 2015) e Art Breaker$ (Ovation, 2015). Pur nelle loro varianti, tutte queste trasmissioni mettono in scena la mercificazione dei mondi dell’arte, dove la celebrità artistica si configura come prodotto finale con un determinato valore di mercato. Questi programmi mettono in scena il lavoro necessario per ottenere il successo nei mondi dell’arte, in uno sfruttamento dei concorrenti che partecipano alla creazione dello spettacolo in cambio di scarse garanzie per il futuro. Tale sistematica produzione della celebrità artistica fa leva su una serie di retoriche discorsive in conflitto tra loro, dove il talento artistico viene narrato come il prodotto di capacità individuali e di disciplina professionale, fondendo le istanze antitetiche dell’“autenticità” e del mercato

    F. Vergari, Politicomics : raccontare e fare politica attraverso i fumetti

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    Recensione del libro omonimo di Federico Vergari, dove si analizzano i rapporti tra politica e linguaggio dei fumetti, in Italia e nel mondo

    Supergene Nonsulfide Zinc Ores: State of the Art

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    Nonsulfide zinc deposits (NSZ) are a relatively uncommon ore type. They were the earliest source for mined zinc, and in the last years have enjoyed a renewed interest due to new processing technologies. Two types of deposits are indicated: hypogene and supergene [1], which can be distinguished according to their geological setting and mineralogical characteristics. Hypogene ores are derived from high temperature fluids in hydrothermal and/or metamorphic environments (e.g. Vazante-Brazil, Beltana-Australia and Franklin-USA). Hypogene NSZ mainly consist of anhydrous zinc silicates and oxides. They are less abundant and economically less significant (with the exception of Vazante) than supergene types. Supergene NSZ are derived from the weathering of primary sulfide deposits: a combination of conditions is needed for the development of economically significant deposits of this type. Key conditions include: (1) pre-existing zinc concentrations, (2) efficient oxidation promoted by tectonic uplift and/or prolonged deep weathering; (3) permeable wall rock to allow for ground-water movement; (4) effective trap sites; (5) hydrogeological environments that do not promote dispersion and loss of Zn-bearing fluids. These deposits contain hydrated zinc silicates and carbonates such as hemimorphite (Zn4Si2O7(OH)2???H2O) and hydrozincite (Zn5(CO3)2(OH)6), or the most common carbonate smithsonite (ZnCO3). The best example of a supergene nonsulfide Zn deposit is the Skorpion operation in Namibia [2]. There are other examples: e.g. Accha [3] and Yanque [4] in Peru, or Hakkari [5] in Turkey. Other deposits, which have been long considered supergene, are instead related to the circulation of low temperature hydrothermal fluids (as Angouran in Iran [6], and -partly- the well-known ???La Calamine??? deposit in Belgium). Recent developments in processing technologies for the treatment of NSZ zinc deposits (acid-leaching, AmmLeach®, pyrometallurgy, electrowinning) have increased the commercial interest for NSZ ores with a revival in exploration throughout the world, blossoming at the beginning of the twenty-first century. Nevertheless, at several mines the hydro-metallurgical plants are underperforming relative to initial expectations, which has resulted in delays to the development of NSZ deposits exploitation. Capital and operating costs, acid consumption and metal recoveries have not completely met the feasibility study expectation, and other oxide resources (Mehdiabad-Iran, Sierra Mojada-Mexico, Torlon Hill-Guatemala, Jabali-Yemen) are still battling with technical and/or political issues. However, many technical problems can be mitigated by a better identification of the mineralogical association of the metallic and nonmetallic minerals. This should be a fundamental step in the exploration of nonsulfide mineral deposits, because the extraction process is highly sensitive to mineralogy. Therefore, before the metallurgical processing methods are chosen, it is necessary to take into account both the physical and chemical properties of the ores and their gangue minerals. References: [1] Hitzman et al. (2003) Economic Geology 98: 685???714. [2] Borg et al. (2003) Economic Geology 98: 749-771. [3] Boni et al. (2009) Economic Geology 104: 267???289. [4] Mondillo et al. (in press) Economic Geology. [5] Santoro et al. (2013) Ore Geology Reviews 53: 244-260. [6] Boni et al. (2007) Mineralium Deposita 42: 799???820

    La nomina di Lodovico Mortara a primo presidente della Corte di Cassazione romana

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    L’autore, prendendo spunto da un recente libro di Massimiliano Boni e da un articolo pubblicato sul Giornale d’Italia del 30 aprile 1915, ricostruisce la vicenda della tormentata “corsa” di Lodovico Mortara per la presidenza alla Cassazione romana. Ricostruisce anche taluni aspetti della personalità di Mor- tara e degli altri magistrati coinvolti, prendendo in esame le diverse ipotesi circa la possibile paternità dell’articolo sopra menzionato.The author, taking the cue from a recent book by Massimiliano Boni and from an article published in the Giornale d’Italia (April, 30th, 1915), recon- structs the story of the tormented “race” of Lodovico Mortara for the presi- dency of the Roman Cassation. He also reconstructs certain aspects of the per- sonality of Mortara and other magistrates involved, by taking into account the various hypotheses about the possible authorship of the aforementioned arti- cle
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